La luce di aprile (a tratti fa male)

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Ieri mattina mi sono alzata e c’era il sole. O forse era l’altroieri. Non lo so più e in fondo non ha importanza. Quello che conta è che ho sceso le scale, come tutte le mattine, dalla mia stanza al soggiorno. Regnava un silenzio profondo e pensavo che nessuno – oltre a me e al fido Laccio – fosse sveglio. Invece poi ho sentito un fruscio, uno sguisc sguisc che mi ha insospettito. Allora mi sono arrampicata sui cinque gradini che portano a quella che chiamiamo “la casetta sull’albero”, uno spazio di tre metri per due, sopraelevato rispetto alla stanza, in cui abbiamo sistemato un finto prato per terra, sul muro una carta da parati con alberi e foglie, e poi molti (dei moltissimi) giochi dei Pupi. Su quel prato finto era seduto il Pupo, 11 anni, preadolescente in pieno scatto di crescita. (Per dire, siamo alla fase in cui quando gli dico qualcosa che non gli garba, cioè il 90 per cento delle volte, mi risponde «Mamma, sei imbarazzante»; oggi mi ha costretto a comprare online il libro dello YouTuber Lyon Gamer, idolo dei teen, che a causa del dannato Covid arriverà non si sa bene quando). Ebbene, aveva messo in fila una decina di pupazzi e li stava guardando. In silenzio.

Gli ho accarezzato la testa bionda e gli ho chiesto, la voce impastata di sonno: «Cosa stai facendo, amore, con questi pupazzi?». Mi ha guardato con quei suoi occhi chiarissimi e ha scrollato le spalle. «Mamma… ho organizzato per loro un concorso di bellezza», ha risposto con semplicità. «Però non ho ancora deciso chi vince. Sono uno più affascinante dell’altro».

Vi racconto questo perché ho notato che ultimamente certe cose che dicono i bambini mi costringono a strizzare gli occhi fortissimo, come quando fissi il sole ed è troppo forte e all’improvviso ti scende una lacrima. Mi è successo anche quando la Piccolissima (ormai non più tale: ha compiuto 6 anni) ha detto, proprio l’altro giorno: «Questo coronavirus una cosa buona ce l’ha». «Quale sarebbe?» le ho chiesto. «Puoi stare tanto tempo con i genitori». Poi mi ha guardato con l’aria un po’ stranita, come a dire: mi meraviglia, mamma, che tu non lo capisca. In quel momento ho pensato che si trattava di un’affermazione di una banalità sconcertante, eppure tanto vera per una persona piccola (di età) come lei. Che, tra le altre cose, si trova ancora nella fase in cui è convinta di poter parlare con la natura, con gli alberi, con gli elementi. Come due sere fa: io ero seduta al computer, cercavo (come ora) di scrivere, lei era fuori. Nel condominio dove abito usiamo il cortile a turno, i bambini hanno tracciato per terra una linea colorata coi gessetti per delimitare gli spazi. Anche i più piccoli ormai sanno come si fa – e questa è un’altra di quelle cose che quando le vedi ti costringono a strizzare gli occhi in quel modo che vi dicevo.

Comunque l’altra sera oltre a lei non c’era nessuno. La Piccolissima ha la curiosa caratteristica, credo comune a molti bambini, di andarsene in giro sempre molto scoperta rispetto a quel che il meteo richiederebbe. E dunque era in cortile da sola, in t-shirt e pantaloni, e urlava qualcosa di indistinto. Fuori c’era un gran vento, insolito per Milano, e mi arrivava giusto un’eco delle sue parole deformate. «…iscimi …pesta», urlava roteando su sé stessa. Poi allargava le braccia e ripeteva: «…iscimi …pesta». Ho guardato fuori dalla finestra, l’ho vista e mi sono alzata sospirando e maledicendomi per non aver messo a fuoco prima la situazione: faceva troppo freddo perché restasse là fuori svestita a quel modo. E così sono corsa a recuperarla, pronta a dover litigare per convincerla. Ho aperto la porta e ho aspettato un momento, per cercare di capire cosa stava dicendo. E a un certo punto l’ho sentito, cristallino.

«Colpiscimi, tempesta!».

Le sono andata incontro, era gelida ma immobile, teneva le braccia spalancate. Si è lasciata trascinare dentro senza troppe storie. «Cosa stavi facendo là fuori?». «Parlavo con il vento. Sono io che lo governo, sai. Se gli dico di fermarsi, lui mi ascolta. Se non mi piace sentirlo, torno in casa. Ma adesso avevo voglia che mi investisse». Dopo più di 40 giorni chiusa in casa, senza andare da nessuna parte, senza vedere un amico, un parco, il tronco di un albero, la piscina, un boccone di sushi al salmone, i suoi adorati nonni o la scuola, ha detto proprio così: avevo voglia che mi investisse. 

12 commenti su “La luce di aprile (a tratti fa male)

  1. Amori grandi e piccoli insieme.
    Qui siamo agli amici invisibili, alle domande esistenziali o estremamente dettagliate (da dove arriva la parola PIGIAMA?), io sono diventata almeno venti volte ogni personaggio di Frozen tranne Elsa (che è Cecilia ovviamente).

  2. Ciao Paola, mi ha colpito molto quello che ha detto la ex piccola pupa, cioè:
    “ in fondo qualche cosa di buono, questo corona-virus ce l’ha…….di stare più tempo con i genitori.
    Dall’inizio di questo terremoto, dico con tutti che Giada ( figlia di Sylvia che compirà il prossimo mese 9 anni) ricorderà tutto questo come il periodo più bello della sua vita.
    Perchè ? Perché finalmente ha i suoi genitori tutti per se, e sopratutto nella sua casa.
    Non in una corsa giornaliera costante, ma finalmente (pur assolvendo ai doveri che le competono) ha a portata di sguardo la sua mamma e il suo papà.
    Che brutta cosa tutto questo, speriamo di uscirne tutti con il minor danno possibile.
    Voi tutti come state? Noi per il momento tutto bene.
    A presto, ti leggo sempre molto volentieri, sei bravissima e sopratutto simpaticissima.
    Un abbraccione e un bacio virtuale
    Mariuccia🙋‍♀️🍀🍀🍀

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  3. E niente, tocca strizzare gli occhi anche a noi…. :'(
    Che prezzo altissimo che stanno pagando i nostri figli per questa tempesta….
    Un abbraccio.

  4. Un altro vantaggio questo coronavirus ce l’ha. Tu che scrivi più spesso…
    (e comunque anche io -come tua figlia ma in modo speculare- sono contenta di avere i figli con me)

  5. Malefico Lyon. Anche noi abbiamo comprato alcune delle sue opere letterarie su richiesta di 11enne. Ma hai visto a sti ragazzini che dita lunghe delle mani gli vengono? Vedi la crescita che crepita dentro

  6. Io inizio a essere un po’stanca di questo non poter fare nulla di abituale fuori da casa (anche se devo dire che mi mancano più che altro i weekend, un pranzo al ristorante fuori città, la domenica, mentre per nulla quei pomeriggi ritiro da scuola-accompagnamento a uno sport x-interrogativi davanti al freezer per mettere insieme una cena rapida). Eppure all’inizio di questa reclusione ero euforica, mi è sembrato da subito un momento irripetibile per passare tanto tempo insieme ai bambini, quanto mai da quando sono nati… Il mio primogenito , sei anni e mezzo, qualche giorno fa mi ha fatto una tenerezza infinita quando, dovendo elencare aspetti positivi e negativi del periodo per un compito scolastico, come prima cosa bella ha scritto “finalmente posso stare con mia sorella”. Io l’ho guardato stranita, perché non mi era mai venuto in mente… Corro, mi sembra che il tempo mi sfugga sempre, mi sembra di non passare tutto il tempo che vorrei coi bambini… Ma anche loro evidentemente si sentono su questa giostra e magari vorrebbero scendere e passare, come ora, intere giornate a giocare tra fratelli, a godere l’uno dell’altra, e non solo poche ore pigre la sera…

  7. Io e mio marito abbiamo sempre continuato a lavorare fuori ma abbiamo dovuto cambiare un po’ i ritmi. Per la prima volta siamo tutti insieme a pranzo e cena e io lavoro da casa un paio di giorni a settimana. Abbiamo cucinato insieme, rivisto cartoni animati di quando erano piccoli e rigiocato infinite volte a Monopoli. Ogni mattina i ragazzi (14 e 12 anni) mi chiedono se quello sarà il giorno giusto in cui sarò a casa con loro….poi non mi considerano un granché ma sembra che la cosa li rassicuri. E io mi riempio di tenerezza e sensi di colpa.

  8. Anch’io la penso come la Pupa. Stare così tanto tempo con i miei figli è meraviglioso e anch’io mi incanto a vedere tutte le loro tenerissime contraddizioni, come siano orgogliosi di videochiamare gli amici chiusi in camera a dire parolacce di nascosto e poi mi chiedano di accompagnarli a letto perché c’è buio.
    Nonostante tutto ( ed essendo io un’introversa con disperato bisogno di solitudine patisco tantissimo la vita in 4 in 65 mq e non essere mai sola neanche in bagno!), egoisticamente, vorrei che questa quarantena non finisse mai per godermi la loro crescita minuto per minuto.

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