Abbiamo il Covid. Ma c’è anche una buona notizia

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E fu così che – dopo un anno di iperprudenza paranoica per la quale sono anche stata più volte presa per i fondelli – ci cascammo.

Il Pupo (a cui dovrò prima o poi assegnare un altro nome) è tornato a casa da scuola martedì scorso e mi ha detto:

«Mamma, Laccio non sa di niente».

«In che senso non sa di niente?»

«Non puzza come al solito».

«?»

«Non sento gli odori. Dammi qualcosa da mangiare».

Poi ha preso un pezzo di focaccia. «Sembra carta vetrata».

(…)

Mesi fa – per via della mia iperprudenza paranoica, appunto – mi ero ingegnata acquistando online un kit di tamponi rapidi, da tenere in casa, «casomai servissero». Nell’arco del 2020 ne ho visti somministrare ai miei figli e ne ho subìti io stessa; in più ho guardato diversi tutorial su YouTube per imparare a farli, non mi è mai sembrata una procedura particolarmente complicata. E così ho sparato un mega cottonfioc nelle nari dello stoico Pupo. Dicono che il risultato arriva in 10 minuti, per noi si è trattato di 10 secondi: «Pupo, sei positivo», ho detto mentre lui scoppiava in singhiozzi. Mi sono infilata le scarpe, ho chiamato la maestra della Maggot, sono andata a ritirarla da scuola. Quando le ho spiegato perché, ha pianto pure lei. Tornate a casa, non riuscivo a convincerla a lasciarsi tamponare.

«Amore, fallo anche tu, almeno abbiamo un’idea più chiara», e intanto pensavo che a) per via di un incubo, aveva dormito con suo fratello due notti prima e b) proprio quella mattina, io mi ero infilata nel suo letto baciandola everywhere. 

«Non se ne parla. Te lo fai tu il tampone se proprio vuoi. Io quest’anno ne ho già fatti 10 o forse 100».

«Il mio è qui, amore, vedi? E per ora è negativo».

«Allora me lo faccio da sola», mi ha detto strappandomi il cotton fioc di mano. Poi se l’è infilato su per la narice sinistra, è arrivata in fondo, ha lacrimato un po’ per il fastidio (è un riflesso), ha roteato il bastoncino due, tre, quattro volte, me l’ha restituito. Aggiungo questi dettagli perché non ne posso più di sentire gente che si lamenta per la procedura «invasiva e che traumatizza i bambini», tralasciando magari di togliersi un dubbio che potrebbe interrompere pericolose catene di contagi.

Dopo l’immersione nel reagente, sono passati 7 secondi – 7 come gli anni che la Maggot ha appena compiuto – ed ecco la sua doppia linea: positivo.

Di lì è iniziato un cinema che non vorrei qui troppo dipanare nei dettagli. Dieci giorni dopo, la nostra personale e provvisoria contabilità covidiana ha visto in campo

  • 5 positivi (cioè noi tutti)
  • 42 pacchetti di fazzoletti di carta
  • 5 litri di amuchina/alcol usati per igienizzare superfici domestiche quando ancora pensavamo, poveri illusi, che qualche membro della famiglia potesse evitare il contagio; e più in generale per tenere bassa la carica virale circolante
  • dispiegamento di medicinali vari tra cui Aspirina, cortisone, eparina (per la cronaca, le iniezioni di quest’ultima me le ha fatte il Pupo).
  • tutto sommato, pochissime ricerche su Google per verificare la gravità dei sintomi
  • decine (non scherzo) di telefonate da Ats, medici, pediatri, ospedale Niguarda che ci tiene monitorati da remoto, vigili urbani interessati a sapere come ce la caviamo per fare la spesa «perché non tutto può arrivare online, signò». Ho poi scoperto la figura del prenotatore di tamponi che ti chiama esclusivamente per questo, dandoti orari e modalità piuttosto buffe, ai limiti del criptato: «Allora Maraone alle 10.12, mercoledì, metodo Drive Through, Snodo E – Aldo dice 26×1». Oggi ha rotto gli indugi dandomi per la prima volta del tu.
  • 11 eroici componenti della ‘Brigata Laccio’, ovvero vicini, amici e fratelli (miei) che tre volte al giorno accompagnano il cane in giro per la passeggiatina. Quest’operazione vista da fuori (o dall’alto, come in un film) farebbe molto ridere perché si vede proprio lo sgraziato bombardone che viene eiettato in cortile velocissimo, attraverso quattro centimetri di pertugio; poi, a porta chiusa, i membri della Brigata prelevano da un tavolino verde, posto all’aperto, guinzaglio e accessori vari, in modo che tra noi e loro non ci siano contatti – se non per tramite del bombardone stesso, che però non si contagia e non contagia.
  • un discreto numero di spese online e una ormai lunga lista di debiti con amici e vicini che ci hanno comprato cibo e medicinali lanciandoceli sul gradino.
  • la convinzione di Mike Delfino che a portarci sfiga sia stata una felpa blu elettrico che egli ha acquistato di recente per sé stesso, per me e per il Pupo («prima di quella felpa non avevamo niente»).
  • perdita di olfatto e gusto per tre componenti su cinque (Mike Delfino ancora ne soffre. Io in recupero).
  • stigmate sulle mani à la Jesus per un componente (il Pupo. Una cosa terribile. Ora sparite).
  • lenti a contatto colorate per la Pupa, che ne ha fatto il momento “up” delle ultime due settimane e ora dice: «D’ora in poi voglio avere solo gli occhi verdi».
  • una quantità di messaggi vocali, che prima d’ora detestavo e non avevo mai mandato.
  • la convinzione della Maggot che i miei genitori le credano quando, al telefono con loro, si spaccia per me («Ciao papà, ciao mamma, sono Paola»). Poi attacca tutta soddisfatta e mi dice: «Anche stavolta sono riuscita a fregare i nonni».
  • paura. Che le cose precipitassero. Di stare peggio. della famosa tempesta citochinica. Di aver contagiato chi non dovevamo. Di non riuscire a prenderci cura gli uni degli altri. Che mancasse, a un certo punto, il respiro.
  • decine di misurazioni con il saturimetro che mi piacerebbe, quando tutto questo sarà finito, scaraventare dalla finestra. Piccolo coup de théâtre l’altra sera quando Mike Delfino aveva 37 battiti al minuto e saturazione a 78 (svelato l’arcano: aveva le punte delle dita troppo fredde, bisogna sfregarle prima di misurare).
  • un arsenale di giochi da tavola noiosiss stimolanti e creativi. Con i Pupi siamo riusciti a limitare l’accesso al digitale dispiegando una serie di orribili ricatti. Tuttavia, durante una loro incursione congiunta nell’amato videogame che la Maggot chiama «MineCrack», lei e il Pupo hanno creato una serie di nuovi personaggi meritevoli di menzione: ci sono la tartaruga Miliardi, i cani Fassi Colei-che-osserva, il pollo Normale Quattro, i gatti Micio MaoCoppinoppi e, infine, Stronzo. Di quest’ultimo in particolare ho la sensazione che non ci dimenticheremo tanto facilmente.

PS La notizia buona

La notizia buona è in arrivo (tra poco) e sta nella fotografia un poco sfocata qui sopra, ma se siete d’accordo le dedichiamo un post a parte.

 

9 commenti su “Abbiamo il Covid. Ma c’è anche una buona notizia

  1. Ciao Paola,
    hai tutta la mia comprensione e solidarietà.
    Ha parte l’olfatto e il sapore, tutto il resto è sotto controllo?
    Coraggio piccola che cosa prevede la procedura burocratica della sanità Lombarda?
    🙋‍♀️🥰

    1. grazie Mariuccia… direi che vediamo la luce in fondo al tunnel dopo diversi giorni di sintomi vari. Lunedì qualcuno dei miei famigliari ha già il tampone in uscita. Io mercoledì prossimo. Per ora sanità lombarda sorprendentemente efficiente, non posso dire nulla di negativo fin qui, incredibile ma vero. un abbraccio!

  2. Quando ho letto io il tuo libro era disponibile solo kindle perché non era più stato ristampato… dovrebbero regalarlo negli ospedali!
    E grazie Paola, perché riesci a farci sorridere e ridere di una situazione così pesante.
    Un abbraccio fortissimo a tutta la famiglia.

  3. Solo un commento. Anche io non ne posso più di genitori che non vogliono sottoporre i propri pargoli alla “traumatizzante” esperienza del tampone…..e si parla di pargoli delle medie, non dell’asilo.
    Da noi in Piemonte, nell’ambito del programma “scuola sicura” hanno proposto di sottoporre a tampone (gratuito) i ragazzi delle seconde e terze medie a rotazione per tenere sotto controllo i contagi. In sostanza ogni ragazzo avrebbe avuto il tampone una volta al mese. L’adesione nella scuola di mio figlio, ma non solo, è stata bassissima. Nella sua classe su 24 abbiamo aderito in 3…..poi però gli stessi genitori hanno dato il consenso al tampone per poter iscrivere i pargoli al campionato di basket.
    Questione di priorità.
    Detto ciò vi auguro di tornare presto alla normalità, perché la convivenza h24 è bellissima solo se temporanea 😉

  4. Ciao Paola,
    Ti leggo da tanto tempo,molto prima di avere finalmente la mia bimba,ma non ho mai lasciato commenti anche se i tuoi post mi piacciono veramente tanto (e concordo con la nonna,dovresti scrivere molto più spesso!). Anche io super attenta e paranoica,sono stata contagiata a dicembre da mia mamma che,da brava asintomatica,l ha trasmesso anche a mio padre,il mio babysitter. non appena mio padre ha avuto i primi sintomi, mi sono isolata subito con la bimba (di dieci mesi) e fortunatamente ho risparmiato il contagio al mio compagno che,essendo partita iva, questo virus proprio non se lo può permettere. nonostante io fossi consapevole di aver fatto la scelta giusta, la paura di stare male, di non riuscire a prendermi cura di mia figlia,le misurazioni continue della febbre e la solitudine mi hanno segnato parecchio e credo di capire come tu ti possa sentire. ed è per questo che, anche se non ti conosco personalmente, ti mando un fortissimo abbraccio virtuale!

  5. Libro già preordinato! 😍 Ti leggo sempre, da anni, anche se non ho quasi mai commentato… Spero stiate tutto meglio! (Poi un giorno vorrei anche sapere cosa pensi della Miriano, che sul suo profilo FB minimizza la situazione covid e fa la f**a perché l’ha avuto da asintomatica 🙈).

  6. E comunque siamo noi iperprudenti a beccarcelo!!! Ho appena saputo di essere positiva, lasciando increduli gli amici che da mesi vanno notando in mio marito e in me un eccesso di prevenzione e distanziamento sociale. ……..

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