Didattica di stanza/1

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Primo di una serie di post – forse due forse tre, vedremo, dipende dal tempo che riuscirò a racimolare qua e là – sull’argomento. «Perché diavolo mi hai mandato una ricerca di scienze sugli esacoralli?» mi ha chiesto l’altro giorno un’amica a cui l’avevo inviata per sbaglio, dal cellulare; la vera destinataria era la prof di scienze del Pupo.

In quel momento ho pensato che la situazione mi è sfuggita di mano. Questa didattica a distanza – o didattica di stanza come la chiama una dei miei figli – mi sta uccidendo, come credo stia uccidendo i milioni di altri genitori a vari gradi tumulati nelle loro tiepide case. Nella mia attuale ottuplice veste di genitrice, lavoratrice, baby sitter, dogsitter, colf, consigliera di condominio, rappresentante di classe, moglie (posizionato all’ultimo posto perché è il ruolo che ricopro meno, sigh) trovo massimamente interessante il fatto di poter godere appieno di tutte le sfaccettature della didattica a distanza, su ben tre livelli: prima elementare (la Maggot), prima media (il Pupo), prima superiore (la Pupa).

Parto dunque dalla maggiore. Per lei, prima liceo classico con potenziamento di inglese, è (quasi) come se la scuola non si fosse mai fermata. Fa quattro o cinque ore di lezione ogni mattina, sabato compreso. Pure educazione fisica e religione. Se la cava bene, se non fosse che è relegata a studiare in un salottino (peraltro molto confortevole) al piano di sopra; fino a pochi giorni fa il wi-fi ci ci arrivava poco e male e quando mi capitava, per un motivo o per l’altro, di salire, la trovavo appiccicata alla porta come un geco, o in punta di piedi in un angolo della stanza, o alla finestra, il pc in mano come un rabdomante con la sua bacchetta, il collo teso, nel tentativo di captare il debole segnale; ma proprio l’altroieri Mike D. ha avuto un’intuizione e si è arrampicato su una parte pericolosissima del soppalco, ha tirato cavi, spostato prese, imprecato in veneto e infine è riuscito a piazzare il modem nel punto di incontro degli assi cartesiani della casa, esattamente al centro. Un successo: ora il wi-fi arriva (più o meno) ovunque.

Alla Pupa piace condividere aneddoti riguardanti la sua classe. Diciamo che ne so molto di più ora rispetto a quando andava fisicamente a scuola. «Succedono cose buffe, sai, mamma. Le intrusioni sono le più divertenti». «Intrusioni?». «Beh, c’è la madre di una nostra compagna che compare spesso in video, una mattina si era appena svegliata e passava dietro alla figlia in pigiama, una tazza di caffè in mano, continuando a darle baci in testa, sui capelli. La prof di latino invece ha una bambina di tre o quattro anni che si presenta puntuale alle 12 e le chiede: “Mamma, posso un Pangocciolo?”, sai, con quel “posso” che usano i bambini piccoli». C’è chi approfitta dell’online per fare il furbetto: «Gente che viene interrogata e comincia a dire “Non sento! Va a scatti! Si è persa la connessione”. Oppure una mia compagna, a cui sono caduti tutti i bigliettini che aveva appiccicato sullo schermo del pc. Una, un giorno, ha avuto un attacco di panico». «In che senso?» le ho chiesto. «Beh, quattro persone prima di lei avevano trovato una scusa per non farsi interrogare: la prima ha detto che stava male, un’altra che non le andava il microfono, una si era giustificata a inizio lezione, l’ultimo ha staccato il collegamento ed è scomparso. Quindi lei è rimasta con il cerino in mano ed è andata, tipo, in iperventilazione». La cosa carina di questa situazione – forse dire carina è esagerato – è che i professori si sono molto umanizzati. Resistono coloro che danno del lei agli studenti, ma lo fanno in modo più amichevole di un tempo. «Per esempio la prof di matematica ci dice: “Mettete un po’ le telecamere che voglio vedere le vostre belle facce, voglio vedere se in questi giorni siete cambiati o siete rimasti gli stessi”, “Ah, Prandocchi, ha tagliato i capelli?”. “Brava, Ludovica, ha colorato le ciocche di viola”. “Oh, signor Restano, con quelle cuffie sembra proprio uno YouTuber”». Non mancano le rivalità tra colleghi e i desideri di accaparrarsi le simpatie degli alunni: “Non mi dite che preferite la prof di italiano a me”, “Ma in che senso, davvero la prof di greco ha fatto questo e io no?”. Poi ci sono le intrusioni audio: «A telecamere spente un giorno qualcuno ha ruttato, ma il colpevole non è venuto fuori. La prof era disgustata, dal gesto in sé e dall’omertà: “Ma come, fate il liceo classico nel centro di Milano, ruttate e poi non avete il coraggio di ammetterlo?”. In una certa lezione ci sono gli Aristogatti in sottofondo. E poi suonano sempre i citofoni. Corrieri, consegne a domicilio, il portiere che deve comunicare qualcosa. Una volta la prof stava interrogando, si è alzata un momento per andare a rispondere e un mio compagno che stava traducendo una frase ha bisbigliato: “Raga, ma questo cos’è?”. “Guaaaarda che ti sento!”, ha tuonato lei, comparendo all’improvviso sullo schermo come in un film horror. E giù risate».

Alla fine ho chiesto a mia figlia: ma esiste un lato positivo nel fare scuola in questo modo? Prima di rispondere ci ha pensato un po’. «Mmmh… forse che ti puoi alzare alle 7.50 anziché alle 6.40».

Allora le ho chiesto: la prima cosa che farai quando rivedrai i tuoi compagni a settembre? «Li abbraccerò».

Se volete condividere esperienze e racconti sull’argomento, ne sarò felice. Hasta siempre.

 

 

22 commenti su “Didattica di stanza/1

  1. Bello Paola. Bellissimo.
    Brava la grande C.
    Qui qualche proposta super carina dalla scuola materna e dal nido, ma se apro il pc è un delirio gestire le ragazze, con la grande che vuol rivedere per la centesima volta le due cose che l’avevano colpita in barba a tutte le cose nuove che caricano, e la piccola che tenta di demolire l’oggetto in cento e uno modi innovativi.
    Curioso come tu abbia centrato questo periodo con i tre figli nelle tre prime. Bel carico!

    1. Buongiorno.
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  2. Grande Paola! Hai detto bene la DAD ci sta uccidendo.
    Anche la convivenza forzata H24. Ultimo ruolo quello di moglie, altra perla.
    Nel nostro caso lo smart working x 2 più 2 pupi da gestire (+madre anziana a carico) ci sta spalancando le porte della neuro. Ma resistiamo in qualche modo!
    Un abbraccio e complimenti, Paola

  3. Sono colpita dal fatto che la Pupa ti racconti come aneddoto cio’ che faccio continuamente, cioe’ baciare la Vitto sulla nuca (durante le videolezioni ovviamente)!
    😂😂😂😂

  4. Bello leggere della Pupa … raccontata così pare una bella esperienza …
    io ho la grande in 4ª superiore e la piccola in prima elementare…
    impazzisco con la piccola … molto meno poetica la situazione 😜un abbraccio

  5. Ciao Paola, sono insegnante di scuola Primaria, lavoro su due classi di quinta dove insegno matematica e inglese. Svolgo ogni giorno le video lezioni, al mattino per una classe e il pomeriggio per l’altra.
    Ha ragione la Pupa, le situazioni che fanno da sfondo sono sempre tra le più disparate o disperate, dipende dai punti di vista.
    Mamme che passano l’aspirapolvere mentre tu stai spiegando l’area del rombo, nonni che salutano e chiedono al nipote rosso di vergogna : ” Mi vedono se saluto, mi vedono”?
    Audio e schermi che si bloccano e quindi genitori che iniziano a smanettare e ad imprecare contro : la linea, la scuola, il computer, le insegnanti, l’Azzolina.
    Fratelli che entrano in camera per fa vedere al povero studente l’ultima missione di Fortnite.
    Compiti che si perdono nei meandri dei registri elettronici.
    E quando poi esausta li saluti a lezione terminata, compaiono sullo schermo tipo trofei da far vedere ai compagni: cani, gatti, pesci rossi, criceti e mamme che iniziano a chiederti ” Maestra, come sta andando? E’ riuscita a leggere il compito? Il bambino segue? Ascolti, è vero che quel 7 del primo quadrimestre a giugno diventerà un 8″?
    In quel momento mi cadono le braccia ma per fortuna e magicamente anche la linea!
    Tieniamo duro, manca poco!

  6. Sarà la tua leggerezza ma io nelle tue righe leggo tanta speranza, ottimismo. Anche da noi ci sono momenti difficili, di demotivazione, di stanca. La scuola a volte è lunga, sfilacciata, demotivante, lo smart working con milioni di interruzioni non aiuta. Ma quei momenti che racconti io sono convinta sono quelli che resteranno…ogni tanto quando sono in call con India e Corea le campane della chiesa qui a fianco suonano così forte che non sento nulla…una volta esasperata ho aperto la finestra e messo le cuffie fuori e ho gridato: blessings from Saint George! Tutti erano entusiasti…siamo tutti desiderosi di un po’ di “altro” di un po’ di sole. i nostri ragazzi lo sanno trovare, impariamo da loro.

  7. Ciao Paola, con stupore devo dire che la didattica a distanza funziona! Partiamo dal fatto che ho una sola figlia e questo agevola :-) poi essendo in seconda superiore è piuttosto organizzata e autonoma.
    Sia Prof che i noi genitori genitori abbiamo notato un senso di responsabilità maggiore e una coesione e solidarietà fra compagni. Studiano, si ascoltano, si confrontano. Rimane il grande dispiacere degli abbracci mancati, delle pacche sulle spalle della consolazione fisica in un momento di sconforto. Quello manca tanto..
    Ti abbraccio

  8. grazie Stefi, un abbraccio anche a te… anche io con Cecilia ho rilevato la stessa cosa. gli altri due sono un altro film :-)

  9. Trovo delizioso il titolo del tuo post che ben si addice alla scuola che ultimamente vivono i miei figli (quarta elementare e prima media). A noi, infatti, è rimasta solo la stanza dove fare i compiti assegnati sul registro elettronico.
    La piccola in oltre due mesi ha fatto una sola mezz’ora di lezione on line con le maestre, il grande dispone di 1/2 ore al giorno di lezioni che abbiamo ottenuto dopo molte insistenze con la preside. Non si vogliono mettere in difficoltà gli alunni che non hanno strumenti di connessione, spiegano le scuole, e il risultato è che tutti i ragazzi sono abbandonati a se stessi, ridotti a fare i compiti assegnati sul registro, un po’ ripetendo sempre le stesse cose, un po’ provando a trattare qualche argomento nuovo che nessuno spiega e spesso nemmeno corregge.
    Ci sentiamo abbandonati, ecco. E io sono esausta a furia di tappare i buchi di questo colabrodo.

  10. Cara Paola, grazie del racconto, aspettiamo le altre puntate. Perché sai che alle superiori ha funzionato abbastanza bene. Con due figli elementari-medie la DdS ha fatto di me una stalker, dei figli, dei maestri (fai pure la puntata dei rappresentanti di classe, ti prego, perché questa è una storia a parte), di mio marito, fino di me stessa a me stessa. E mai loderò sufficientemente la stampante che abbiamo comprato a inizio lockdown. Best buy.

  11. io sono curiosa di leggere i tuoi commenti sulla prima elementare, perche io ho due filgi, una in quarta e uno in prima…
    per me seguirlo nella scuola online è una agonia. spesso mi faccio aiutare dai nonni èperche lavoro a tempo pieno. non vedo l’ora finisca questa scuola online con le sue videolezioni, lìanalfabetismo informatico diffuso e i compiti da fotografare alla sera per mandarli alle maestre per tempo.

  12. Io ho due gemelli in prima elementare, ma in classi divise. Mia figlia ha pochissimi compiti e le servono max. 20 minuti al giorno per finirli. Mio figlio invece ha tantissimi compiti tutti i giorni e pure per il weekend. Deve stare anche 3 ore e più per finirli tutti i giorni.
    Non è facile spiegare ai bimbi il perché di questa differenza. Anche perché anch’io non capisco come possa essere così differente il programma in prima. Una cosa ho capito. Se la DAD funziona o no, dipende proprio dall’impegno delle maestre.

  13. Buongiorno a tutti. Da parte mia, ho ottenuto un prestito di 45.000 euro da maxipcredit che al momento sto rimborsando a un tasso di interesse molto conveniente, per maggiori informazioni visita il loro sito web; https://urlz.fr/dsCj

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  14. Mi chiamo Silvia Scali e sono una badante. Noto che in questo momento sono come il più felice. Vengo a testimonianza di un prestito tra privati che ho appena ricevuto. Ho ricevuto il mio prestito grazie al servizio del Sig. Pierre Michel. Ho iniziato le procedure con lei venerdì scorso e martedì 11:35 poiché le banche non lavorano il sabato, poi ho ricevuto conferma che il bonifico dell’importo della mia richiesta di 35.000 EURO mi è stato inviato sul mio conto e avendo consultato il mio conto bancario molto presto, con mia grande sorpresa il trasferimento è andato a buon fine. Ecco la sua e-mail :  combaluzierp443@gmail.com

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