Una mamma non può fare male al suo bambino

Quando, in anticipo sul tuo stupore Comincia così una mattina come tante mattine, con l’auto ingombra di cose che io e Mike Delfino continuiamo a trasportare avanti e indietro in un unico ininterrotto flusso di prestiti, donazioni, restituzioni, microtraslochi. Sto guidando in direzione della scuola e alle mie spalle, schiacciati tra uno stand appendiabiti e due scatoloni, Pupo e Pupa con la loro giacca gialla da pulcini condividono per necessità un’unica cintura di sicurezza e senza alcun motivo si tengono per mano. Un altro dato interessante è che non litigano. «Ma chi è Rambo?» chiede dal nulla, all’improvviso, il Pupo a sua sorella, con quella sua cadenza dolce che me lo rende irresistibile. È molto difficile che la Pupa non sappia rispondere a una domanda. Perciò ci pensa un secondo e poi dice, «Eeeeh… è un cristiano, credo». «Un crisstiano?» chiede il Pupo, stupito. «Sì», fa lei. «Ne abbiamo parlato a catechismo. È un cristiano… mi pare sia venuto dall’Africa». «Allora avrà una miliardina d’anni?» domanda ancora il Pupo. «Macché. Quelli non ce li ha neanche Gesù Cristo». «Allora 102?». «No, sono troppi». «97?». «Mannò», ride lei. «A 97 anni sarebbe già in pensione».

Verranno a chiederti del nostro amore «Si può sapere allora quanti anni ha?». Lei ci pensa un attimo. «Guarda, ne avrà 48. Massimo 60». A questo punto mi sento in dovere di intervenire. «Ma bambini, scusate, che mestiere fa Rambo?». Loro ci pensano un attimo, assorti. Poi la Pupa risponde: «Il pizzaiolo!» e mezzo secondo dopo il Pupo le fa eco: «Il pizzaiolo, certo!». Conosco bene i miei figli e dovrei ormai essere abituata alle loro conversazioni surreali ma devo ammettere che questo dialogo persino io l’ho trovato strano.

Un amore così lungo, tu non darglielo in fretta Il Pupo, sei anni, ha deciso che di giorno indossa la maschera da grande. Prima di entrare a scuola fatica a darmi anche solo un bacio di saluto. Ho pensato ok, almeno sono già abituata e quando diventerà adolescente non subirò nessuno choc. Però la sera prima di addormentarsi mi abbraccia forte al buio e mi sussurra: «Sei la mia mammina canarina». E poi, sempre nel buio, mi fa domande molto importanti. Tipo: «Mamma». Pausa. Silenzio. Sospiro. «Una mamma non può fare male al suo bambino, vero?».

Digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani Quando me l’ha chiesto mi è venuto in mente un viaggio in treno sull’improbabile lunghissima tratta Milano-Salerno, qualche settimana fa, per andare a presentare Straziami ma di tofu saziami a una rassegna letteraria. Sedute proprio davanti a me e alla mia coautrice c’erano due sorelle con tre bambini tra i tre e i cinque anni: Anastasia, Matteo, un piccolo innominato. Li accompagnava, purtroppo, anche il nonno dei bambini – cioè il padre/padrone di entrambe.

(Madre 1, rivolta ad Anastasia)  «Stai ferma. Stai zitta. Guarda che adesso cadi». «Hai visto? Sei caduta». «Adesso ti fai male».

(Madre 2, rivolta alla nipote) «Hai visto? Ti sei fatta male. Guarda, mi fa piacere».

(Nonno, al bambino innominato) «Stai zitto. Adesso ti tiro una mappina. Vieni qua che ti tiro una mappina in faccia». «Sciac!» (segue pianto di bambino, lungo, inconsolabile).

(Madre 1) «Questi bambini non stanno mai fermi» (ma portargli magari un giochino, qualche pennarello, un foglio?)

(Madre 2, a Matteo) «Stai fermo. Ti ho detto di star fermo. Se non stai fermo ti tiro una mappina».

(Madre 1) «Se non sai cosa fare guarda fuori». «Mamma, ci sono le gallerie». «Non me ne frega niente. Sei un monello».

(Madre 2) «Zia, dov’è andata la mamma?». «Ti ha abbandonato perché sei un monello». «Non è vero» (interviene il fratellino). «È andata in bagno». «Tu taci, parli troppo, sei peggio di una femminuccia». «Sciac!» (schiaffo di zia. Segue pianto di bambino, lungo, inconsolabile – bis).

(Madre 1) «Marò, loggicamente mi si è rovesciato il latte tutto sul fondo della Luìvuittòn. Guarda che schifo, sta tutto sul fondo. Marò, ma solo a me devono succedere queste cose? Matteo è colpa tua che ti muovi troppo! Stai fermo! Mi fai incazzare! Non ti muovere! Vieni che ti tiro una mappina».

I tuoi occhi come vuoti a rendere, i tuoi occhi per loro Se una delle madri manteneva perlomeno una sua coerenza interna – biscia era all’inizio, biscia è rimasta sempre – l’altra invece era dissociata e alternava minacce a inattese cortesie-flash: «Vieni, che ripassiamo i numeri in giapponese dal libro di Geronimo Stilton». Oppure, al telefono con il marito, poco sotto Roma: «Ciao amore, i bambini sono tranquilli, sono qui seduti accanto a me». E ci credo che sono tranquilli, pensavo. Con tutte le mappine che gli avete tirato nelle ultime ore. L’amica che viaggiava con me mi ha trattenuto: se intervenissimo, ha detto, creeremmo ulteriore tensione e a farne le spese sarebbero – magari non ora, ma più tardi sì – di nuovo i bambini. Come fai a cambiare la testa di queste persone? mi ha chiesto, e forse aveva ragione. Ho pensato che queste due madri hanno imparato a picchiare i figli perché per tutta la vita le hanno prese dal padre. E poi ho pensato che ci sono Paesi tipo l’Austria dove se sculacci tuo figlio in pubblico ti becchi una denuncia – il che non significa che poi tra le mura di casa tu sia irreprensibile. Ma insomma.

Resta che quando il Pupo l’altra sera mi ha chiesto quella cosa non ho saputo rispondergli. E ancora mi resta aggrappata alla testa, e per quanto la scuota non me la scrollo di dosso, l’idea che sul treno – quel giorno – qualcosa avrei dovuto farlo.

Soundtrack: Questa canzone di Fabrizio De André forse l’ho già citata altre volte. In effetti è uno dei miei pezzi preferiti. A quanto pare parla di un’unione per molti versi di facciata, ma a me piace pensare che i due della canzone si siano amati davvero, e molto. Nonostante lo stupore.

 

33 commenti su “Una mamma non può fare male al suo bambino

  1. Una cosa che dico sempre al mio grande dopo avergli dato la buonanotte è: Mamma non ti lascerà mai. E’ un mantra per noi due. E’ come dirgli: ci sarò sempre. E al tempo stesso sono quella che più lo incoraggia all’autonomia e alla libertà di scegliere, anche adesso che ha 6 anni.
    (Non potevi scegliere canzone più bella)

  2. avrei detto qualcosa di molto banale e scontato tipo che i bambini non si picchiano, che non si picchiano a quel modo, che non si picchiano in faccia, che non si picchiano in pubblico, che non si picchiano per un nonnulla, che non si picchiano, che non si picchiano in privato, che non si picchiano reiteratamente, che non si picchiano insultandoli, che non si picchiano, che non si picchiano, che non si picchiano

    1. E avresti fatto bene, eppure temo abbia ragione la tua amica, ne avrebbero di nuovo fatto le spese i bambini, successivamente. Anche qui per uno scapellotto chiamano la polizia. Qualche anno fa un turista italiano a stoccolma fu arrestato per una cosa simile, suscitando grande indignazione in patria. A giudicare da quel che quel padre diceva ai giornalisti allora, nemmeno due giorni di galera avevano potuto “cambiare la sua testa” e secondo me pure il figlio uscì da quella vicenda pensando che se lo fosse meritato, lo schiaffo. È così triste.

  3. Ecco, non c’entra nulla con questo post , ma volevo dirti che sto leggendo il tuo libro e sono arrivata al punto in cui si parla di meduse.
    Siccome non voglio “spoilerare” niente dirò solo che anni fa in vacanza anche io mi scontrai con un ignorantone cosí e pensai : o mamma ma che speranza c’é per l’Italia con elementi del genere? Poi scrivi un post come questo e mi cadono le braccia dallo sconforto.
    Angela

  4. Io, da quando sono mamma, ogni volta che sento un bambino piangere mi giro di scatto e mi piange il cuore.
    Poi vedi scene come quella da te descritta e la voglia di intervenire è tanta, ma quasi mai si fa o dice qualcosa.
    Questo senso di impotenza davanti ai maltrattamenti dei bambini (perché di questo si tratta) è lacerante…e spesso anch’io mi ritrovo a pensare “avrei dovuto fare qualcosa”.

  5. Dimmi che la scenetta in treno te la sei inventata. Ti prego, dimmelo.
    Bellissimo il dialogo dei Pupi. La battuta che mi e’ piaciuta di più: «Guarda, ne avrà 48. Massimo 60». Mi fa venire una fitta di nostalgia per quel tempo lontano in cui l’eta’ e’ un concetto del tutto relativo.
    Monica

    1. c’è quasi niente di quel che leggete qui che sia inventato. per fortuna o purtroppo. in questo caso purtroppo.
      (invece per il dialogo dei pupi concordo. la percezione del tempo nei bambini è fantastica.)

  6. Che groppo in gola la storia del treno. Quella incoerente, uguale a mia mamma! Forse ti senti in colpa di non aver detto niente in treno, ma il fatto di parlarne qui sicuramente farà riflettere certe persone che porteranno questo messaggio lontano. Picchiare i figli per sciocchezze, ma anche solo picchiare i figli tout court, resta per certi una tradizione dura da abbandonare.

    1. quanta ragione hai. per loro era perfettamente normale. un intercalare come dire al proprio figlio “stai zitto” oppure – all’opposto – dargli una carezza

  7. Sì, le mamme possono fare male ai loro bambini. Non sempre volontariamente, si sa. Se intervenivi, la luisuitton te la tirava in faccia. Non puoi educare con un intervento. Soprattutto non puoi educare chi ragiona a suon di pappine e colpe e femminuccia e stai fermo dicendo quello che sarebbe giusto: “Razza di decerebrati, che fate?”.

  8. avrei tanto da dire riguardo a questo post, e poco tempo per pensarci.
    idee sparse:
    1. mi vergogno per loro, per lo schifo che mi fa in questi casi il genere umano a cui appartengo.
    2. avrei voluto essere lì, con un ricco costume da supereroina di quelle vere, per puntare un dito magico in mezzo al petto di quei soggetti e con un raggio atomico eliminare tutta la loro meschineria, per poi avvolgere i bambini in un abbraccio e portarli via balzando dal finestrino, in un gran frusciare di mantello nel vento.
    3. nel mondo reale, non saprei. con gente così ignorante temo che ogni intervento (spacciarsi per maestra ed inventare giochi, fornire album casualmente trovato in borsa, raccontare storia, leggere libro..sorridere) sarebbe stato travisato ed avversato.
    4. per restare in tema De Andrè, è pur vero che dal letame nascono i fior. Noto con commossa gratitudine sempre più esempi nel mondo di delicati fiori nati in campi di erbacce. Spero che anche quei bimbi possano scrollarsi di dosso la crosta di sporcizia che le famiglie stanno costruendo loro addosso, per crescere buoni e pieni di speranza, e desiderare da grandi essere mamme e papà migliori dei loro. La nuova generazione che salva e riscatta la vecchia malata che l’ha messa al mondo è il mio lieto fine preferito.

    1. cara lia anche io me li porterei via tutti, questi bambini, poi penso che magari farei peggio, ché in ogni caso anche quelle mamme così discutibili sono per loro punti di riferimento, e se non le avessero? mia madre come te sostiene sempre che anche da situazioni familiari pessime siano poi venute su belle persone, belle nel senso di risolte e in equilibrio. un tempo lo credevo anche io, oggi sono in un periodo di cosmico “non so”

  9. Un po’ come nel tuo caso, se sola, probabilmente sarei intervenuta e altrettanto probabilmente mi sarei fatta riportare a più miti consigli da un’eventuale amica. La verità è che una mamma (un papà, un nonno …) può fare male al proprio bambino eccome, e non so scegliere tra questa manco troppo sottile violenza quotidiana e quella più smaccata alla quale senza pensarci due volte ci ribelleremmo quasi tutti. E’ molto triste. Tutto.

    Bellissimo il primo pezzo, il dialogo tra i tuoi pupi. Il pizzaiolo. Surreale como solo i bimbi sanno essere. E Pupo l’ha trovato quanto di più logico. Bello.

    1. i miei pupi sono veramente capaci di uscite bizzarre. la violenza quotidiana è invece un veleno che scende goccia a goccia. si spera che poi crescendo i bambini se ne disintossichino (vedi commento di lia, più sopra). io la trovo devastante quanto quella smaccata cui tu alludi

  10. Hai ragione… io leggendoti mi sento una mamma terribile, sono giorni di capricci insulsi a casa nostra, mio figlio alla soglia dei 4 anni è tornato ad avere quelle bizze dei “terrible two”, solo che a due anni non si buttava per terra e non urlava in questo modo. Ora dalla sua ha anche una proprietà di linguaggio che ti fa rimanere allibita. Ecco tutto questo per dire che dopo che io ovunque siamo lo ignoro anche per un’ora di seguito, dopo l’ora di codesto sfinimento in cui tranquillamente a voce ferma ma pacata e autorevole (non autoritaria) gli spiego cosa non va bene a volte cedo, e allora provo a sbrocco e parte la patta sul sedere, ieri sulla bocca (e non ti dico come mi sono sentita) e poi la punizione. Mi sfida in continuazione per poi rendersi conto di quello che fa e chiedermi scusa ma poi ricomincia da capo. Non sono come quelle mamme che tu decrivi del treno, e i miei genitori non mi hanno mai tirato sberle… nè urlato, e allora perchè io sbrocco così? Eppure noi ci abbracciamo tanto, le coccole sono all’ordine del giorno, faccio un part time e quindi lui sta tanto con me e anche col papà eppure in questo momento, vuoi per il suo carattere forte, vuoi per la sua voglia di affermarsi, vuoi perchè non è mai stato “un bambino che dove lo metti sta” ha ste crisi che io mal gestisco e non riesco a trovare un canale comunicativo che ci soddisfi. E non voglio che lui si plachi solo perchè ha paura di me. Continuerò a parlargli, a spiegargli quali cose sono giuste e quali no, nel mentre spero che crescendo le cose migliorino (come quando non appena inizato a camminare non voleva più il passeggino e voleva andare per i fatti suoi). Grazie per la pazienza della lettura e per lo sfogo. Anna

    1. Cara Anna,
      solo per mandarti un abbraccio. Le sfide dei figli sono le più difficli, perché sono quelle degli amori più grandi. E con nessuno, come davanti a loro, ci si sente inadeguate. Ma io credo che l’amore reciproco si senta, fluisca, e sia un balsamo. Questi sono passaggi, probabilmente anche importanti (per noi madri sfinenti), ma appunto, in quanto passaggi, passano.

        1. cara anna. tante volte con tre mi sembra di uscire di testa e arrivo a un passo dallo sbroccare. a volte sbrocco. stasera ho dato una sculacciata perché è sceso per la settima volta dalla sua camera da letto al piano di sotto (“non riesco a dormire”) ed erano già le dieci e io sono sveglia dalle sei. non succedeva da settimane, lui mi ha guardato stupito come a dire: perché lo fai, mamma? e in quegli occhi c’era tutto, e io mi sono sentita un’idiota. sottoscrivo ogni parola del commento di eleonora qua sopra. sono sfide difficili. mai smettere di combattere, però. ce la puoi fare e ce la possiamo fare. ma non sentirti come le donne del treno, questo no. ti abbraccio e riscrivimi, se vuoi

          1. Grazie anche a te Paola. Sai cos’è? Che quando sbrocco vedo la paura nei suoi occhi e lui tra un singhiozzo e l’altro mi dice:”non fare così io voglio la mamma felice”… non mi sento come le donne del treno ma non riesco cmq a sentirmi in pace. Sn sfide avete ragione. E no non smetterò mai di combattere. Grazie ancora. Anna

    2. Se mentre fa un terribile capriccio tu gli parli o spieghi o comunque gli dai attenzione, non fai altro che rinforzare il suo capriccio. Lui sta semplicemente pretendendo attenzione e la ottiene in questo modo.
      Il metodo giusto è ignorarlo, completamente. Così dimostri che il capriccio non ottiene il risultato. Ogni volta che grida, si rotola o fa qualcosa di simile per te deve diventare trasparente.
      Dopo tre o quattro volte smetterà.

  11. Non è solo la violenza fisica, quella passa. Ma quel «Hai visto? Ti sei fatta male. Guarda, mi fa piacere», quello, mi fa più paura di tutto…
    Non so se, al tuo posto, sarei rimasto zitto. Ma so che se avessi iniziato a parlare con le due donne e col nonno, con la lingua tagliente che mi ritrovo, sarebbe presto finita a botte… E probabilmente non mi sarebbe dispiaciuto…

  12. Sdrammatizzando: lì sì che sarebbe dovuto intervenire Rambo il pizzaiolo. Partendo dal nonno e finendo con le figlie, giù mappine con le sue mani a badile. Poi vediamo che voglia gli rimane addosso, a quelli, di prendersela con i bambini.

    Venendo a noi. Non ho letto tutti i commenti e probabilmente qualcuno lo ha già scritto, ma a volte, quando i figli escono di testa, farebbero perdere la pazienza anche a un santo e ti verrebbe voglia, nella parte più viscerale e ancestrale di te, di mollargliene una di quelle belle. A me è successo solo una volta, di dare uno schiaffetto sulla mano a Marghe che, ma era piccola piccola, per ore ha tentato di strappare le foglie dell’unica pianta che avevamo in casa. Mi sono sentita talmente male che probabilmente non gliene darò mai più un altro, anche se, sicuramente, ci saranno momenti in cui desidererò farlo.
    E poi dipende anche dai bambini: mio cugino, quando era piccolo e andava in black-out mentale, tornava registrato solo con uno sganassone, non c’era verso. Mia cugina non le ha mai prese in vita sua, non c’è MAI stato bisogno.

    La violenza in generale, e a maggior ragione sui bambini, non ha ragione di esistere.
    Quella fisica, ma anche quella verbale e comportamentale.

    Ciò detto: ma come si fa a mettere la foto al profilo?

  13. Cara anna, grazie di aver scritto le cose che avrei voluto scrivere io… tarandole su una bambina di 8 mesi. Quante volte viene la paura di guardarsi e riconoscersi nella donna del treno. Magari in quella dissociata. Tanta paura di sbagliare, tante insicurezze e tante certezze di aver sbagliato. Sono una brutta compagnia i sensi di colpa, per tanti motivi che tutti sanno, ma sono anche belli, perché significano che non abbiamo ancora smesso di cercare di essere tutto il meglio che possiamo per loro.

  14. Mia figlia di due anni ha la pessima abitudine di allontanarsi da noi. Ieri abbiam fatto una piccola gita, verso sera ci siamo trovati con altre due coppie, di cui una aveva un bimbo (più piccolo, non erano interessati l’una all’altro e viceversa), eravamo seduti a bere e mangiare qualcosa, lei ha mangiato un po’, ha interagito con gli altri, che conosce, ha guardato i giochi del bimbo, poi ha cominciato ad allontanarsi, prima stando semplicemente ferma a pochi metri da noi e guardandosi intorno, poi, dopo essere stata richiamata e riportata vicino a noi un paio di volte, si è incamminata da sola tagliando l’angolo e sparendo dalla nostra vista. Le sono corsa dietro, l’ho bloccata strattonandola per il braccio, trattenendola, le ho spiegato con tono fermo che non doveva allontanarsi da sola. Non le ho fatto male, ma è un brutto gesto e non è la prima volta che lo faccio. La mia intenzione è proprio quella di spaventarla con quello strattone e infatti lei di solito piange. Il brutto è che mi dispiace farlo e che immagino che chi mi vedesse farlo, penserebbe che sono una madre prepotente (e/o penserebbero quello che tu hai pensato delle due sul treno).
    Io le ho prese da bambina e spesso penso che una pacca sul sedere a volte ci stà, anche se finora non mi è mai scappata. Questo strattone quando scappa, invece, è diventato quasi la prassi. Mi sento orribile a dirlo qui, dove altri mi possono leggere e criticare, ma come si fà a non fare del male al proprio bambino, quando ti fà arrabbiare e non riesci a fargli capire che quello che fà non va bene e quel modo brusco ti sembra l’unico che possa funzionare?

  15. I guess I&172#8;ll have to buy an Xbox or something. On the bright side, with this new game, I could finally get my hands on the 360 version of Unleashed. (I’m stuck with the much less day stage filled Wii version FTL)

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