Un vero concorso e una casa sull’albero

L’estate che incombe è la madre di tutti i ritardi, delle consegne sforate, dell’avrei tanto voluto ma non ce l’ho fatta. La nostra casa-cantiere non vola ma sbuffa, sospira, arranca; noi sempre più stretti e accaldati nella casina minima. Laccio – il cane che non è malaccio – ha cambiato quattro residenze in sei mesi, ora è ospite di un’amica eroica che mi manda puntuali reportage, mentre io mi chiedo cosa pensi l’animale di noi (probabilmente: «Sono persone orribili»).

Tempi presenti, casini interni, casini esterni  Come sa chiunque abbia ristrutturato casa, c’è un momento in cui il cellulare straripa di contatti funzionali all’impresa, tipo “Diego Lavabo”, “Lavatrice Smeg”, “Lettino Bollate”, “Sonia Resina”. «Ti sta chiamando un certo Lettino», dice Mike Delfino fissando oziosamente il display. Mentre inanello a fasi alterne affaroni imperdibili e delusioni cocenti, rifletto: su subito.it si trovano un sacco di cose ma non la pazienza. Quella l’ha imparata il Pupo quando la maestra gli ha messo in mano un telaio e gli ha spiegato come si tesse. E la Pupa, che per il laboratorio di Scienze ha atteso giorni e giorni piccolissime larve diventassero moscerini. Io ne ho poca; vorrei sempre che fosse già domani, o almeno sapere come va a finire.

E tu corri e tu cerchi di evitarli non sopporti più i rumori  Per decidere il regalo per le maestre della Piccolissima, la chat di classe ha prodotto 306 messaggi WhatsApp, 22 foto e due liti incomprensibili, il che mi spinge sempre più a sognare un mondo senza social e senza contatti tecnologici. Adoro invece i manovali e il loro modo di lasciarsi messaggi da partigiani in missione, tipo «Oleg, 3 tracce, 16A» che mi ricorda tanto «Aldo dice 26×1» (a chi capisce la citazione senza googlarla regalo un libro) scrivendoli su muri non ancora imbiancati, con la matita piatta, temperata a coltellate. Adoro il loro gergo assieme preciso e spiazzante, quel loro modo secco di dire inbotte, falso telaio, troppopieno, malta bastarda.

Dietro di te le macerie, le false speranze  Invece le mie quotazioni di casalinga & madre amorevole, se viste da fuori, in questo momento convulso veleggiano non troppo sopra lo zero. Per le gite di fine anno, altre mamme preparano ai figli frittatine biologiche alle verdure dimenticate e pane fatto in casa col lievito madre. Io prendo il pan bauletto a marchio del supermercato e ci butto dentro manciate di prosciutto terribile, quello che si trova già pronto nelle buste. Non ho mai la stagnola e li avvolgo direttamente nella plastica della confezione, poi la chiudo con lo scotch. Cerco di compensare almeno con la quantità, e confeziono disgraziati mattoni con sette-otto fette di insaccato. A posteriori faccio domande, e ottengo le risposte che merito. «Com’era il panino, Pupi?». «Beh, altissimo».

Non lo diremo a nessuno, non ti preoccupare  Le notizie sui lavori in corso sono spesso impietose. «La scala non era in legno, ma impiallacciata in cartone, non si può levigare». «Il muratore ha forato un tubo del gas con il martello pneumatico». «La piantina è sbagliata, bisogna rifarla». Nella fatica, la cosa impagabile è che l’altro giorno, in casa mia, ho incontrato un umaréll. Se ne stava lì in silenzio, vicino a Oleg l’elettricista, a osservare rispettoso ma determinato le macerie e le piastrelle rotte, nella classica posizione dell’umaréll: mani dietro la schiena, sguardo imperscrutabile, un po’ curvo in avanti. Sulle prime ho pensato fosse il padre di qualche operaio, ma poi ho chiesto e nessuno lo conosceva. Secondo me, è quando hai un umaréll privato che puoi dire di avere davvero svoltato. Senza contare che ho molto ammirato il coraggio di quest’uomo, disposto a rischiare in prima persona, entrando in casa di sconosciuti per fare il suo dovere: fissare un cantiere.

Ti leggeranno in faccia una vaga idea di futuro migliore   Stanotte ho sognato che Giada Sundas mi veniva a tirare i piedi nel letto, come fanno i morti. Questo avviene perché giorni fa ho promesso alla sua casa editrice che, se il suo libro mi fosse piaciuto, ne avrei parlato in un post. In effetti ho trovato divertente il concetto che sta dietro il titolo: Le mamme ribelli non hanno paura. Il mio modo di confezionare i panini è ribelle o solo pietoso? Se per mesi mando mia figlia alla materna con due (su cinque) bottoni del grembiule mancanti, se non le pettino abbastanza i capelli e lascio che le si formino i dreadlocks, sono ribelle o sciatta? Se mio figlio va a rugby (ma anche a scuola) coi pantaloni strappati al ginocchio destro che è quello con cui si butta sempre per terra, sono ribelle o riprovevole? Quello che ha detto la quasi dodicenne Pupa l’altro giorno, mentre l’accompagnavo in auto alla festa di un’amica, mi è stato di un certo conforto. «Mamma, tu non sei certo sempre perfetta sulle coseeehtipoooh…». «Su cosa?». «Cioè, a volte ci porti nei posti in ritardo o ti dimentichi dove dobbiamo andare, peròooh…». «Però cosa?». «Insomma non sei di quelle mamme che mettono sempre la merendina giusta nello zaino dei figli, o si ricordano di mandarli in gita con l’ombrellino se piove, o di dare 1,50 euro per la foto di classe». «Mi spiace molto». «A noi no». «In che senso?». «Mi piace che in compenso inviti sempre i nostri amici, che organizzi feste e progetti case sull’albero, che ci racconti ancora tante storie. Mi piace anche che non ci vizi troppo. Non sei come quelle mamme che tagliano gli spaghetti ai figli anche se hanno 27 anni».

Ti leggeranno in faccia che facevi l’amore quasi tutte le sere  A proposito di età: la Giada Sundas è encombiabile perché a poco più di 20 anni, quando le sue compagne partivano per l’Erasmus, ha deciso di mettere al mondo una figlia. L’ha deciso proprio, nel senso che non le è capitato, e questo per me, nel mondo in cui viviamo, è un gran bel gesto di ribellione. Se mi raccontate i vostri – che siate madri o padri – prometto di regalare agli autori delle tre storie più divertenti un libro, il suo. Spese di spedizione a mio carico, o consegna a mano in Milano (con caffè). Dunque: due concorsi in un solo post. Poi non provate a dire che, pur nelle difficoltà, non vi voglio bene.

 

Soundtrack: Madre santa, quest’album di Le luci della centrale elettrica mi sta veramente facendo sballare. L’avete ascoltato o siete rimasti lì a fare flanella? Anche la canzone che ho messo in loop per scrivere questo post, Nel profondo Veneto, fa salire il desiderio e carica – oh sì, carica a molla.

52 commenti su “Un vero concorso e una casa sull’albero

  1. Mi sento precisa uguale: io non sto ristrutturando ma addirittura costruendo. Un magnifico massacro. Faccio i panini nello stesso modo, mando in giro i figli da scappati di casa. E le domande son le stesse: ribelle o disgraziata? Tra le ultimissime da senso di colpa cosmico questa. Marito via per lavoro, amica che mi propone spa più pranzo al sabato mattina; figli che hanno scout nel pomeriggio; paccate di compiti da correggere; cervicali in assetto da guerra. Mi dico: fanculo. Smollo i ragazzi a mio fratello alla mattina, procuro che qualcuno li scarrozzi a scout e mi godo acqua termale manicaretti e spetegulès. Ad libitum. Finché non arriva la telefonata del capo scout, mezz’ora dopo la fine delle attività, che domandava gentile dove fossi. Ho fatto il viaggio di ritorno a cento all’ora, dopo aver detto con finta noncuranza al capo di mandare pure i ragazzi a casa a piedi. Non so. Io mi son sentita una cacca, ma a loro non è pesata così tanto, almeno in apparenza. Devo dire che questa cosa che i figli ci amano sempre e nonostante tutto è meravigliosa ma un po’ mi atterrisce.

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  2. I vestiti, a casa nostra, vedono gli armadi di rado. Normalmente, non stirando, passano dritti da cesto della roba sporca a lavatrice a stendino. Dove, al bisogno, si acciuffa ciò che è più idoneo a temperatura e attività del giorno (tuta se c’è ginnastica, calze pulite se le altre sono state messe a lavare e in camera non si può entrare perché al mattino sfiliamo i grandi in ossequioso silenzio mentre lasciamo dormire la piccola). Nel malaugurato caso in cui nessun capo d’abbigliamento risponda alle necessità del momento non è infrequente il sordido ripescaggio dal cesto. Chiamare questo “segno di ribellione coraggiosa” può essere lusinghiero, ma temo si tratti di semplice, sprovveduta sopravvivenza. Quanto ai grembiuli i bottoni sono ancora saldi, come anche le pennarellate, indelebili checché i pennarelli siano detti “lavabili”. I nostri panini sono molto simili ai tuoi, e le cene sono scomposti grovigli di figli mezzi in piedi e mezzi a terra a giocare al cane, e si guardano bene dall’essere sane e nutrienti, ché tanto un pasto salutare è già stato somministrato dall’Autorevole Milano Ristorazione. Potrei andare avanti a lungo… Ciao Paola, quando finalmente sarete nella nuova casa qui c’è gente curiosa che aspetta almeno una piccola foto :)

  3. PS: quanto ai whatsapp…
    Io ho scoperto di non aver scoperto:
    – Che sabato fanno il saggio di musica.
    – Che si devono vestire in un certo modo.
    – Che è vietato mettere ai bambini i pantaloni corti.
    Se non a furia di scontri e sollecitazioni con le maestre e mail disattese da presidi cazzute.
    Solo perché ho deciso di AVVALERMI DELLA FACOLTA’ DI NON ESSERE NEL GRUPPO WHATSAPP.
    MAW – MovimentoAntiWhatsapp

  4. Per ricompensarti dell’umarell ti regalo un’anteprima esclusiva (in privato). La devi cantare (a Mike Delfino e a Laccio, se vuole; non so se i piccoli sono pronti) sull’aria di Life on Mars…

  5. Che boccata d’aria leggerti, come sempre!

    Esattamente come dici tu, non so se sono una ribelle o un disastro, forse mi piace raccontarmi di compiere atti di coraggio solo per nascondere gli atti di pigrizia materna.

    Con il mio primo figlio ne ho (abbiamo, marito partner in crime) combinate di tutti i colori.
    Uno dei nostri atti di ribellione principale è stato quello di opporci strenuamente al concetto di “pisolino pomeridiano nel lettino”, durante il weekend o le vacanze.
    La nostra vita non poteva fermarsi solo perchè lui doveva dormire due ore nel cuore della giornata.
    Cosi sta povera creatura ha dovuto imparare ad addormentarsi dove gli capitava, in auto (ok), nello zainetto sulle spalle del papà (praticamente sempre), sui divanetti di bar, ovunque.
    Quando aveva due anni e mezzo siamo andati in vacanza negli Stati Uniti e abbiamo visitato un parco naturale in bicicletta. Lui è crollato sul seggiolino dietro, stile Linus van Pelt, con la testa a ciondoloni, sotto il sole cocente.
    Per cercare di ovviare alla scomodità, gli abbiamo messo una borsa tra le gambe, in modo che potesse appoggiarci la testa, e l’abbiamo “fissato” (imbavagliato suona male) con una sciarpa.
    Ha dormito per un’ora mentre noi facevamo lo slalom tra gli alligatori, ma quando si è svegliato era incazzatissimo!

  6. INSURREZIONE INSURREZIONE!
    Mi piace molto quanto ti piace Vasco Brondi. Però sto pezzo l’unica cosa che carica è la disperazione. Salut

  7. La citazione non l’ho beccata, ma sei uno dei pochi siti che apro quasi quotidianamente per vedere se hai scritto e stamattina non mi hai delusa! Mi mancavi.
    Il mio gesto di ribellione è essere una mamma giovane rispetto alla media dei compagni di classe (il mio primo figlio è stato un “regalo di laurea”, diciamo così) e fregarmene altamente. Mentre altre mamme hanno figli impeccabili, con la polo (!) anche a giugno, rigorosamente vestiti coordinati, il mio suda felice in canottiera e pantaloncini già dai primi caldi. Pantaloni bucati all’ordine del giorno, ogni tanto la nonna (mia madre) impietosita glieli rammenda. Sono sempre l’ultima a dare i soldi per le gite e le foto di classe. Ed è capitato anche a me, come a te col Pupo tempo fa, di accorgermi che qualcun altro tagliava le unghie a mio figlio… era la nonna paterna, che lo tiene a pomeriggi alterni, e che si guardava bene dal dirmelo.
    Ah, e il mio grande, sempre lui, mi aiuta a cucinare. Cioè, io OSO dargli in mano coltelli e pelapatate, e puntualmente appena mi giro lui si ferisce.
    Il piccolo per ora urla, non dorme, e come massimo contributo una volta l’ho beccato a ciucciare una carota cruda, non lavata e ancora con la buccia, che era riuscito ad afferrare dal tavolo sporgendosi tipo ninja dal seggiolone.
    A volte come te mi chiedo quanto sono ribelle e quanto una madre tremenda. Mi consola sapere che ho compagnia.

      1. Era vero! Pensa che io avevo aperto pure un blog, più un diario segreto che altro, ma poi non ho più
        avuto di scrivere (né di fare mooooolte altre cose). Ti ammiro perché ti immagino a scrivere nei ritargli di tempo. E io di figli ne ho solo due, non ho cani… insomma, altro che sola, sei/siamo in ottima compagnia!!!!

  8. non ho colto la citazione, purtroppo, l’ho googlata e mi e’ dispiaciuto non averla colta, pero’.
    ho, invece, una storia che a me piace molto raccontare e con cui ridiamo sempre tutti. il mio primo figlio l’ho cercato e avuto a 27 anni, mi sentivo tipo una ragazza madre, all’epoca!< in terra straniera e con il mio compagno ce conoscevo da due mesi. siamo ancora insieme, e abbiamo avuto altri 2 bambini, tutti cresciuti con la stessa incoscienza del primo concepimento. l'estate tra la prima e la seconda elementare di emiliano l'abbiamo passata in campeggio, libero, in spiagia, per 9 settimane, su un'isoletta sfornita di quasi tutto. per lunghi periodi ero sola con i 2 (allora) figli, mi sentivo molto selvaggia e ribelle, in effetti. al ritorno siamo stati invitati ad una festa di compleanno e li' i bambini si raccontavano le loro vacanze. c'era chi era stato in montagna e chi al mare, dai nonni o in albergo. ad un certo punto emiliano dice di essere stato in un posto bellissimo, per un sacco di tempo, vicinissimo al mare e che faceva la colazione in spiaggia tutti i giorni. un compagno dice che, si, anche lui, era in un albergo ,a 4 stelle, al mare. al che il mio replica "4 stelle?! nooo, dove ero io ce n'erano molte di piu'" "e quante?" "non so, talmente tante che mica le potevo contare!'.
    ecco, e' stato un gran bel momento ribelle, per me!
    anna

  9. Quindi gli Umarells non sono una prerogativa solo della mia città (Bologna) che ha perfino nominato “direttore dei lavori per un giorno” quello che era stato più assiduo a seguire il “Cantierone” che ha paralizzato per un anno e mezzo la principale via del centro città. La tua citazione su Aldo 26×1 proprio non mi sovviene, però ricordo con simpatia il gergo degli operai in cantiere, quando pure io li frequentavo quotidianamente per lavoro anni e anni fa quando ero ancora giovane, molto giovane. Storie strane che siano accadute nella mia lunga carriera di mamma lavoratrice, sempre di corsa, sempre in ritardo su qualche impegno, non ne ricordo, anche perchè è già passato tanto tempo, so solamente che per fortuna avevo accanto mia madre che mi riportava all’ordine e che faceva vivere a mio figlio una parvenza di “normalità” e che faceva da “agenda vivente” per ricordarmi quelli che erano i miei impegni di mamma. Sono stati anni durissimi, mancanza di sonno, mangiavo quando avevo tempo, non riuscivo mai ad andare dal parrucchiere (ricordo che una volta mio padre, io lavoravo con lui, mi obbligò a prendermi una mezza giornata libera per andarci che non mi poteva più vedere in quelle condizioni).

  10. il mio gesto di ribellione : diventare e rimanere bionda per due mesi nonostante leggessi sui volti di tutti (e a volte anche sul mio) espressioni di attonimento misto a disgusto, specialmente sul volto di mio figlio, che appena mi ha visto non è riuscito a trattenersi dal dirmi “mamma fai vomitare” …e detto da lui ,che mi vuole bene “più di unmilionenovecentonovantanovemila” , ha un certo peso.

    1. brava! mi fai venire in mente che: la Pupa sabato ha tagliato i capelli. rientrata in casa ha chiesto ai suoi fratelli: “Come sto?”. E loro entrambi, Pupo e Piccolissima, all’unisono: “Fai schifo”. Cariiiini

  11. Ciao,
    in poco più di un anno la mia famiglia ha affrontato, volutamente, questi cambiamenti: mia moglie ha mollato il lavoro (dopo 4 anni le era stato detto che il suo impegno era “senza nessun contributo aggiunto importante“), abbiamo cambiato città (passando da Torino a Tortona) e abbiamo deciso di avere la terza figlia.
    Adesso siamo in 5 in 75 mq (“però ci si sta…stringendoci un po’ “) e alla rinnovata ricerca della casa definitiva (se mai arriverà) e di un lavoro per mia moglie (se mai arriverà).
    Non so se la nostra famiglia sia ribelle, autolesionista o pazza … non l’abbiamo ancora capito però andiamo avanti nonostante la gente ci guardi come degli alieni e ci chieda come facciamo. Se hai piacere di leggere, l’abbiamo, in parte raccontato qui: http://www.stupefaccende.it/stupeamici/come-fate/

    Sulla merenda…. Una mattina mia moglie mi ricorda che devo occuparmi della grande perchè lei doveva allattare e aveva l’altra bimba attaccata a una gamba. Io, puntualmente in ritardo, alle 7.55 me ne ricordo e non avendo tempo di preparare alcunché (e non avendo pan bauletto tra le mani) chiedo a mia figlia:”Dolce o salato?”
    Lei risponde:”salato”. Le infilo un pacchetto di cracker, ma preso dai rimorsi, decido di mettergliene due. Penso che troppo salato faccia male: ne levo uno e aggiungo un pacchetto di pavesini. Torno a casa e chiedo:”La merenda è stata sufficiente?”
    La risposta:”mi hanno preso tutti in giro perchè avevo due merende. mi chiedevano … come mai? io comunque ho mangiato tutto ..”. Non so se sia da ribelle, da sfigato o da sciagurati, però adesso sono stato rimosso dall’onere della merenda almeno fino a fine anno🤣

  12. AAAAAAAA! Il matitone piatto! Lo usava sempre mio nonno, è un oggetto per me carico di tenerezza. Una volta ne ho arraffato uno da uno stand a una conferenza, ma davvero non ho il coraggio di fargli la punta :)

  13. A proposito della citazione “Aldo dice 26×1” , hai notato che un telegramma cifrato del 1945 ha una sintassi più elaborata di qualunque messaggio di whatsapp?

  14. Mentre leggevo, alla domanda “com’era il panino?”, sono morta dalle risate!
    Grazie! :)
    Anche io tutte qs situazioni che descrivete le sto vivendo, e provo uno strano malessere… Non sarebbero la mia condizione ideale, ma si deve sopravvivere.
    Continuamente mi consolo, pensando siano periodi transitori; infine realizzò che passano gli anni e tutto rimane in qs stato. Credo sia diventata una scelta di vita.
    Pero’ non mi sento ribelle. Mi adatto e non ho paura di seguire le mie scelte.
    Ma forse non avere bisogno dell’approvazione degli altri e’ una forma di ribellione.
    Ciao

  15. Non ho bisogno di googlare. Vivo a meno di 500 metri da uno stabile occupato (Via Oglio 8, Milano) da un collettivo che si chiama “Aldo dice 26×1”, quindi i ricordi delle storie che mi raccontava il nonno passatore (per convinzione, non per denaro, ovviamente) sono stati recentemente rinverditi.
    Quanto agli umarell, sono stato di recente a New York e lì i cantieri hanno delle piccole finestre romboidali di plexiglass, proprio per favorire l’attività di questi esponenti dell’arredourbano, che anche lì incrociano le mani dietro la schiena.
    Sul panino alto i miei colleghi mi hanno guardato ridere con aria di rimprovero…

  16. Ciao Paola,
    io sono un tipo poco ribelle in genere ma qualcosa faccio anch’io…ormai dura da qualche anno, ma appena inizia il caldo i miei figli vivono a piedi nudi in casa. In vacanza dai nonni dove c’e un bel pratone sono a piedi nudi sempre ( scarpe solo per uscire in strada) e, stranezza massima, sabato scorso eravamo a un compleanno: un sole cocente, un bel prato verde…tolti i sandali e via a giocare! Ovviamente i vari genitori/ nonni mi hanno guardata malissimo ma non hanno commentato. A me veniva caldo a vedere i loro bambini con calza e scarpa da ginnastica chiusa. La questione del piede nudo è anche un non detto di famiglia: mia nipote vorrebbe pure lei, ma mia cognata ne ha fatto un puntiglio e le vieta assolutamente di girare in casa senza pantofole. E dire che in nord Europa e molti altri paesi è una prassi consolidata…

  17. Paola mi manchi sempre così tanto!
    Io penso di essere ribelle e forse provo anche un certo gusto a stupire gli altri. Certo è che gestire da sola due bambini aiuta…
    E così sono andati a scuola negli ultimi due anni, vediamo un po’, con doppia mutanda, senza mutanda, in ciabatte (d’inverno), coi pantaloni corti in novembre e mai mai mai pettinati… ora il piccolo viaggia in sandali rigorosamente coi calzini e il grembiule non lo chiude mai. Sembra un medico in corsia: mani in tasca e sguardo da monello.
    Lui si arrampica sugli alberi. Io al parco quando le mamme mi fanno notare allarmata questa stranezza rispondo serafica che è sempre piaciuto tanto anche a me…
    …potrei andare avanti per ore…

  18. Ciao Paola, io non credo di essere molto ribelle ma in effetti pure i miei bambini (e non solo loro) possono togliersi le scarpe e le calze in casa e pure in giardino, anzi a dire il vero quest’inverno che ho spannolinato il piccolo girava per casa vestito solo dalla cintola in su. Ma non sapevo volesse dire essere ribelli, pensavo significasse non avere abbastanza pantaloni di ricambio.
    Per il resto ho sempre cercato fossero vestiti decorosamente e quindi cerco di rammendare buchini e riattaccare bottoni, io mi sentirei a disagio ad andare in giro vestita sbrindellata e quindi mando a scuola anche loro con i vestiti possibilmente in ordine … tuttavia ultimamente non riesco a essere una sarta puntuale e dopo tutto le brache bucate sul ginocchio van tanto di moda…
    Forse la cosa più ribelle che abbiamo fatto è stata di non battezzarli e non far seguire loro religione a scuola. Dalle mie parti siamo una mosca bianca. E devo dire che non è una cosa facilissima da portare avanti, questa. Ma cadremmo nel pesante e non più nel divertente.

  19. Concorro per la citazione. Posso?
    È una frase in codice partigiana che veniva trasmessa durante la guerra (radio Londra?). Se però devo dire dove l’ho letta direi un racconto di Primo Levi. Ho vinto?
    Ora vado a googlare poi casomai torno e ti racconto dei nostri panini.
    Le cose che faccio (o non faccio) con i bambini sono in realtà frutto di distrazione (o forse sono così distratta che non mi accorgo di essere ribelle)

  20. L’ho googlata ma non ho capito se ho vinto o no.
    La storia del panino è così: oggi sciopero della Milano Ristorazione. Ieri con un incredibile sprazzo di lungimiranza vado con Paolo a comprare il pane e il companatico facendogli scegliere dal salumaio quello che voleva.
    Lascio nel frigo occorrente per panino.
    Poi vado a lavorare (turno notturno) e in serata mi sento col marito ricordandogli di fare il panino.
    Momento di silenzio imbarazzato dall’altra parte. Poi la spiegazione: Alice aveva poca fame e ha detto che voleva solo un panino così ho aperto il frigo e ho trovato quello strano cartoccetto con tre fette di prosciutto e….

  21. Cara Paola,
    che piacere leggerti…
    Io che sono figlia di una mamma che cercava la perfezione, ma che facendo un lavoro a tempo pieno e spesso in viaggio, mi ha dimenticata un paio di volte in stazione (nel senso, che non si è ricordata di andare e riprendermi dopo la vacanza studio…ti lascio dire lo splendore della centrale di Milano il 14 agosto pomeriggio, in anni in cui manco c’erano le schede per i telefonici pubblici….), sono piena di allegre (??) contraddizioni.
    Lavorando una media di 50/55 ore a settimana, non è che posso pretendere la luna, eppure mi ostino a cercare un ordine apparente, che rende in realtà la mia vita estremamente comica.
    Del tipo, per riuscire ad arrivare a casa ad un orario (in)decente, che so, le 20, mi ritrovo a tentare di risparmiare anche i nanosecondi al lavoro. Ciò include, necessariamente, e direi primariamente, la consapevole rinuncia alle necessità personali, bere, mangiare, e sì, persino andare in bagno… Bene, il mio allegro e unico figlio, evidentemente informato del fatto, disse alla sua maestra della materna: “ lo sai che la mia mamma è la più brava di tutti a trattenere la pipì?”. Un argomento che immagino sarà notevolmente approfondito dal suo analista, quando sarà grande…
    Ceniamo, da sempre, quando è presto alle 20.30/21, così tutti i ritmi sonno-veglia sono tarati sul fuso dell’Islanda, al mattino siamo così di corsa che quando i vicini (anche di altri piani) sentono che apriamo la porta, ci urlano dalla tromba delle scale: “ascensore libero al piano x” e ci trasciniamo il marchio del ritardo perenne come la lettera scarlatta. Ti confesso la mia personalissima paura della maestra prevalente, che mi lancia occhiate di biasimo appena varchiamo la soglia della scuola. Ho preso note da lei sul diario….ho fatto le etichette per lo zaino della gita di notte, ritagliando la copertina di una dispensa non mia e che dovevo restituire… sono stata tentata di autoprodurre un certificato medico per la palestra di mio figlio (per fortuna hanno rinunciato ai solleciti il mese scorso, da settembre 2016…) e ho talmente tanti elenchi e riassunti di elenchi, per ricordarmi le cose da fare (e che comunque non faccio..), che sono stata costretta a radunarli in un raccoglitore che ora giace smarrito in qualche recondito posto della casa…
    Più che ribelle, sono da richiudere. 😉

    1. Ovviamente, ho potuto scrivere il post perché mio figlio è in gita e quindi stasera portò tranquillamente tornare a casa a orario libero 😉

  22. Partecipo io per il papà.
    Io assente, lui deve preparare la cena e manca pure il sale per la pasta (e già una casa senza sale nella dispensa… vabbè). Ha usato quello della lavastoviglie, pensando “tanto viene bollito”.
    I nostri figli sono ancora vivi e lottano insieme a noi

  23. Quest’inverno: chat watshapp classe terza elementare del mio piccolo vengono mandati inviti a tre feste di compleanno nei successivi dieci giorni, prendo nota mentalmente.
    Il giovedì mattina presto mi sovviene che all’uscita da scuola c’è il compleanno di Bimba (nuova per la classe, arrivata a settembre), ma ho una bella lezione di corpo libero a cui non vorrei rinunciare, così scrivo a una mamma della classe se può portare lei Romeo, insieme al suo, e che metto il regalo da parte di entrambi nello zaino. Io avrei provveduto al recupero a fine festa. Alle 18, fresca come una rosa, scrivo sul gruppo classe a che ora finisce la festa e mi arrivano 3/4 messaggini “che festa???”. Panico. Panico Puro. Chiamo la mia amica e le chiedo “ma i bambini?” e lei: “li ho lasciati alla mamma di Bimba, così andavano direttamente con lei alla festa”….e io: “ma la festa è domani”. Silenzio. “Oh cazzo, ecco perchè mi ha guardato strano quando le ho dato il regalo…”. Non so se rende descritta così ma è stata una situazione surreale, oltre alla figura di palta con la mamma della Bimba nuova che avrà pensato che abbiamo la strana usanza di piazzare i bambini a uffo all’uscita di scuola.

  24. Beh, Aldo dice 26×1 per me è un tuffo al cuore, era lo striscione con cui il collettivo di Storia dell’Università di Bologna apriva le manifestazioni… peccato che l’insurrezione poi non si sia fatta, in quegli anni di inizio Duemila, ma solo quel massacro che è stato Genova. E ora che ho un bimbo di 3 anni e mezzo (più una gattonatrice di uno) ogni tanto, da storica, appunto, gli sparo dei pipponi tremendi (l’ultimo su Matteotti, vita e soprattutto morte) e la cosa che mi fa più ridere è che lui ascolta tutto compunto (e io mi dico, alè, l’ho interessato) e poi puntulamente se ne esce con domande non pertinenti (“Ma Giacomo Matteotti aveva un fratello che si chiama Giulio, come il mio compagno Giacomo?”… boh, non so, ma che c’entra???, farfuglio) o storie del tutto bislacche (“Una volta, quando non era ancora morto, io sono andato in Australia a vedere i canguri con Giacomo Matteotti”). Il tutto mentre mia mamma mi ricorda di tagliare unghie e capelli, ai miei poveri figli, invece che raccontar loro di morti ammazzati…

  25. Anch’io ho avuto mio figlio presto (23 anni, capitato: una delle due cose migliori della mia vita, insieme al mio secondo marito). Fin da piccolo lo portavo in spiaggia negli orari peggiori (dalle 11 del mattino alle 7 di sera, non stop). Niente cappellino, niente pausa-bagno dopo pranzo. Insomma: un piccolo selvaggio. In seconda elementare tornò a casa da scuola dispiaciuto, dicendomi che aveva sbagliato un compito. La maestra aveva dato loro da compilare una scheda sulle buone abitudini da tenere in spiaggia (cappellino, orari ecc.). E niente: non ne aveva imbroccata una!

  26. Cara Paola, è sempre un gran piacere leggerti! A questo si è aggiunto l’appuntamento immancabile con la tua proposta musicale: meraviglioso questo album delle Luci :-) Con l’ultimo album dei Baustelle come è andata? Ti piace? Secondo me non raggiunge le vette di Fantasma ma si fa ascoltare bene.

    1. Immagino che Francesco Bonanno che risponde a prestitovlcal@gmail.com sia della stessa organizzazione di Alessandro Lucarini pertanto il cambio del nome non cambia le modalità, perciò invito chiunque a richiedere copia contratto e spese da ANTICIPARE, prima di inviare qualsiasi documento…e tutti capiranno

  27. citazione citazione!Ustmamò i ribelli della montagna!!!!!(sono abbastanza spostata se ti dico che è la ninna nanna della mia piccola da quando è nata?…solo che ora comincia a cantarla in ogni dove e qualcuno mi guarda un po’ storto…)

  28. Se l’intervallo tra la pubblicazione di un post e quello successivo è di circa un mese, ti comunico, casomai ti fosse sfuggito, che sei clamorosamente in ritardo….. a buon intenditor…..

          1. ahhhhh ecco! :))))Scusami Giliola, il commento sembrava rivolto a me e non capivo questo tono così secco…
            ahahahah….non avevo capito una mazza… 😉
            e comunque sono pienamente d’accordo con te…paolaaaaa dove sei?

  29. La mia ribellione e’ lasciare che i miei figli vivano in calzoni corti da fine marzo a fine ottobre anche se abitiamo a Milano). È una sensazione fantastica. Ieri una mamma mi ha detto “combatto tutte le mattine per fargli mettere i pantaloni lunghi e il piumino smanicato”…..e io con grande orgoglio ho risposto che invece io non combatto affatto e che noi non possediamo né gli uni né l’altro. Poi arriverà l’inverno davvero e ci copriremo, don’t worry.

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