Troppo poco intelligente

Il nostro back to school è un improbabile sommarsi di scadenze bucate, incauti acquisti, lavaggi sbagliati. Per esempio: la quantità di copertine colorate richieste dalla scuola del Pupo a mio avviso entra a buon diritto nella categoria dei numeri irrazionali. Il grembiule della Piccolissima, nato rosa pastello, ha preso un’inaspettata piega psichedelica che crea un certo agrodolce contrasto con le divise impeccabili dei suoi compagni di classe. La Pupa usa un mio vecchio zaino del 2004 che ha il difetto di avere una cerniera rotta ma è legato a un ricordo importante, poiché lo acquistai ad Atene, dov’ero in trasferta per lavoro, proprio la mattina in cui morì la mia nonna pugliese che soffriva di Alzheimer ma fino all’ultimo riuscì a dire parolacce in dialetto.

Per complicare il quadro, Laccio – the dog – ha una dermatite che tentiamo di indagare da più di un mese, invano. Mangia cibo monoproteico e anallergico, assume costosissimi neuromodulatori canini, fa appositi shampoo calmanti, esami del sangue a manetta. Nonostante ciò si gratta, procurandosi graffi e ferite. Per limitare il suo sconsiderato autolesionismo ci è stato suggerito di mettergli una t-shirt. Attualmente indossa una delle mie; me l’ha regalata mio fratello a Natale, ha un bel punto di blu e la scritta “A simple life in the mountain” che trovo gli si addica parecchio, ma siccome ha un torace molto stretto gliela aggiustiamo qua e là con lo scotch-carta, il che crea un bizzarro effetto craquelé; nel complesso l’aspetto è quello di un cane in ceramica Raku; spero guarisca o dovrò considerare la cessione del quinto dello stipendio in favore della clinica veterinaria presso la quale è in cura.

Finite le vacanze i bambini sono implacabilmente tornati, e ci sono tornati addosso. Chiunque abbia un figlio piccolo (ma pure chi non ne ha, sospetto) capisce cosa intendo. Almeno credo. Ognuno come sempre ha le sue personalissime esigenze. Con buona pace di chi si lamenta degli adolescenti musoni e silenziosi a noi è toccata in sorte la Pupa, 13 anni e mezzo; attualmente è nella fase in cui vorrebbe fare tutto e in più non smette mai di parlare. Non ha ancora finito di formulare una richiesta, che già passa alla successiva. Ecco un suo tipico fuoco di fila di domande, svoltosi in cinque minuti: «Posso far venire Sofia a giocare?». «Domani posso fare i compiti da Silvana?». «Posso usare il vostro silicone per fare delle gomme da cancellare?». «Martedì prossimo possono già venire i miei compagni a girare un film?». «Andiamo al sushi?». «Venerdì torna la ZiaBubu dalla Serbia, può venire a cena da noi?». «Se non posso usare il vostro silicone, posso usare i soldi della mia paghetta per comprare del silicone? La maizena ce l’ho già». «Le gomme da cancellare mi sono venute ma non cancellano e sono durissime, posso attaccarle ai vetri di casa come fossero decorazioni natalizie anche se non è Natale?». «La prof di matematica dice che sono una persona molto solare, è una bella cosa, vero?». «Posso andare a mangiare sushi con le mie compagne a pranzo, il primo giorno di scuola?». «Per quale motivo, se Maria non viene, tu ritieni che sia una motivazione sufficiente per dire di no anche a me?». «Posso leggere questo romanzo di fantascienza anche se parla di violenza e sopraffazione femminile?». «Mamma, cosa intendi con la frase “il valore della rinuncia”?».

Il Pupo, che a novembre compirà 10 anni, molto controcorrente rispetto ai suoi standard ha cominciato la scuola con spirito positivo. «Ho chiesto di fare Cesare nel Giulio Cesare di Shakespeare». «Cosa ha detto la maestra?». «Che Cesare lo fa Sofia, ma io posso fare Bruto». «Wow, sei sicuro?». «Al 60 per cento. È un buon personaggio?». «Buono non direi, ricordati che Cesare gli dice “Tu quoque, Brute, fili mi” e poi si becca tutte quelle coltellate». «Sì, ma tieni conto che non era davvero suo figlio. Sai che l’altro giorno da C. mentre guardavamo dei cartoni animati sul divano mi scappavano delle puzzette ma ho trovato un trucco per non farle sentire?». «Sarebbe?». «Quando ti scappano, saltelli da seduto per cinque volte, hop! hop!, l’aria torna dentro e nessuno si accorge di niente. Se serve, ripeti». «Però dei saltelli sì, che si accorgono». «Sono abituati ai miei saltelli, non mi hanno chiesto spiegazioni».

La Piccolissima invece, 4 anni e mezzo, attraversa la sua età dell’oro aiutata da una sana dose di negazionismo. La settimana scorsa mio padre l’ha portata a una festicciola di fine estate e poi mi ha riferito: «Solo perché tu lo sappia, tua figlia si rifiuta di riconoscere i suoi compagni di classe». Si è poi arresa al rientro a scuola, ma la sera, prima di crollare addormentata, illanguidita dal caldo inanella riflessioni filosofiche. A me l’altro giorno ha detto: «Mi piace essere piccola». «Perché, amore?» le ho chiesto. «Perché quando sei piccola non sei vecchia. Perché non arrivi al bordo del letto, dunque non ci sbatti i piedi quando dormi. Perché le bambole sono più alte di te. E poi: quando è piccola qualcuna, come me, ha i capelli ricci». A Mike Delfino invece ha posto una questione esistenziale: «Papà, ma tu ti domandi mai che forma avrò, quando sarò grande?». A lui sono venuti gli occhi lucidi e un senso di improvvisa vertigine. L’ha presa in braccio, le ha risposto: «Qualunque sia la forma che avrai da grande, per me sarai bellissima» – che, a ben guardare, è quel che tutte le figlie del mondo meriterebbero di sentirsi dire da un padre.

 

Soundtrack: Se non conoscete la canzone che dà il titolo a questo post, adesso è proprio il momento che corriate ai ripari. Se la conoscevate, ditemi che ne pensate. Collateralmente ringrazio mio fratello che mi ha fatto tornare in mente gli Scisma.

 

 

22 commenti su “Troppo poco intelligente

  1. Cara Anna, io da piccola non arrivo al fondo del letto e avevo i capelli ricci, come i tuoi ma castani. Ancora adesso non tocco il fondo del letto e ho i riccioli. A volte la bellezza dell’infanzia rimane.

      1. Buongiorno. Sono Miriam Lavoretano, io ho beneficiato di un prestito di 15.000€ presso un prestatore sig.ra Cristina Allegri che presenta offerte di prestito a ogni persona nella necessità. Dunque se siete interessato o avete una persona che è nella necessità di prestito, contattarla per maggiori informazioni:

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        Cordiali saluti

  2. Tranquilla piccolissima, qualunque forma avrai da grande, sarà sul serio la cosa più bella che il tuo papà abbia mai visto…Te lo dice una che senza quei “sei bellissima” detti con amore, forse oggi non sarebbe qui…

  3. Al momento sono rimasta ferma alla questione della ZiaBubu rientrata dalla Serbia e la curiosità mi assale…è il primo paese a cui hai pensato o è proprio così?

        1. Assolutamente particolare. Più che la terra in sè, la gente che la popolazione direi.
          Nel bene e nel male. Per amare quei posti e quei popoli devi ugualmente odiarli. Per poi accorgerti di amarli. E via in loop.

      1. Eroina no, troppo onore.
        Cerco di essere coerente e scegliere la banalità del bene, e mi auguro che i miei nipoti adorati imparino ad essere generosi, ad amare e essere curiosi senza preconcetti.
        Tempi oscuri ahinoi ci attendono.

    1. Io sono sempre in attesa che qualche benemerito le inventi di acciaio inox o qualche materiale similare… In genere la durata media della loro incolumità va dalle tre settimane al mese e mezzo, se proprio siamo fortunati. Sigh.

  4. A parte la piccolissima, qui non pervenuta, mi ci ritrovo in pieno. La mia tredicenne è un continuo “posso…????”, con una agenda sociale/sportiva/scolastica che manco alla casa bianca; il decenne non è ancora del tutto (ma temo non lo sarà mai) rientrato nel ritmo scolastico e per ora continua a vagare per casa in mutande con aria spensierata; io arranco….

      1. Siiiii! Alla fine mi prende per sfinimento. Ma quando guardo alcune adolescenti senza alcun interesse è perennemente annoiate arrivo anche ad apprezzare i “ti prego”….

  5. cara Paola,
    io sono alle prese con la prima elementare della mia “grande” che il primo giorno dopo ben 3 ore di scuola è uscita col muso lungo dicendo: non abbiamo imparato nulla, non abbiamo nemmeno usato i quaderni, la maestra continua a sbagliare i nomi (22 nuovi bimbi) e non abbiamo nemmeno compiti. Dopo mie spiegazioni acutissime sull’importanza di conoscere chi si è e come si è prima di incominciare ad imparare insieme mi ha detto: ok va bene, ma gli concedo solo un’altra possibilità alla scuola eh. poi basta….#aspettativealtine

  6. Il mio a quattro anni mi ha guardato, mentre stavo facendo le valigie, e mi ha chiesto:
    “Mamma perché nasciamo, se poi dobbiamo morire?”

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