Chissà se sua mamma gliel’aveva spiegato

Un uomo onesto, un uomo probo  Gli svarioni lessicali del Pupo sono deliziosi e purtroppo, col crescere dell’età (7 anni), sempre più rari, perciò vanno tenuti da conto. Mi piace da pazzi per esempio quando canta La ballata dell’amore cieco e arrivato al dunque se ne esce con «Un uomo onesto, un uomo crodo», ma apprezzo anche la parabola di Zaccheo, il capo degli esattori delle tasse che poi si converte. Il Pupo sa raccontarla benissimo ma insiste a chiamarlo Zacchèro: quando gli giuro che la erre non c’è si irrita e cambia nervosamente discorso.

Si innamorò perdutamente di una che non lo amava niente  Un’altra cosa che fa il Pupo ultimamente è leggere i giornali. Tanto, e di sua iniziativa. Noi non abbiamo la tv ma ogni mattina alle sette riceviamo a casa il Corriere della sera. E io – che pure di mestiere faccio questo, e sono cresciuta guardando due tg al giorno nei tempi in cui la censura aveva standard diversi da oggi e la visione del corpo di un morto sparato non veniva considerata un problema – per i miei figli mi chiedo sempre invece quanto e cosa filtrare.

Gli disse, portami domani il cuore di tua madre per i miei cani  Tuttavia proprio in questi ultimi giorni il Pupo si è appassionato alla vicenda di Salah Abdeslam, e io non l’ho scoraggiato; certo, sempre spiegandogli quel che potevo. Ieri mattina mi ha chiesto: «Ma tu credi sia vero che era stanco, ci credi che non vedesse l’ora di venir catturato?» e poi ha voluto riguardare con me molte volte le foto sgranate in cui lui, la testa incappucciata dalla felpa bianca, tenta quell’ultimo disperato atto di opposizione. «La polizia l’ha già preso, perché non si arrende?» mi ha chiesto indicando le gambe di Salah puntate in avanti, «Come in un’azione a rugby, mamma, come quando tento di spingere qualcuno fuori campo e lui resiste», e poi si è messo a carezzarle, quelle gambe di carta, con le sue belle dita dalle unghie rosicchiate, proprio uguali alle mie però da maschio bambino.

Gli disse lei ridendo forte, l’ultima tua prova sarà la morte  Ci ho pensato tantissimo stamani alle dita di mio figlio che carezzano le gambe del terrorista; gliele ho invidiate quelle dita tutto sommato capaci di non provare schifo neanche per chi distrugge e ammazza. Ci ho pensato tanto che hanno cominciato a intrecciarmisi in testa immagini un po’ slegate, come quella del ragazzino che nel campo profughi di Idomeni teneva in mano un cartello con la scritta Sorry for Brussels; o del piccolo congolese, 4 anni, che ha attraversato il Mediterraneo in gommone in giacca e cravatta perché la mamma continuava a ripetergli «Stiamo andando in un Paese che ci accoglierà con una grande festa, dobbiamo vestirci eleganti» (fa tanto La vita è bella, non trovate?). Non ho trovato un vero nesso tra tutto questo, ma resta che giro da ore con lo stomaco annodato ripensando a loro e al Pupo che poche ore fa, prima di voltare pagina, ha guardato un’ultima volta quelle gambe di carta e poi ha commentato, «Chissà se sua mamma quand’era bambino gliel’aveva spiegato, che non bisogna uccidere nessuno». Mi sono detta, In effetti. E poi mi sono detta, Ah, magari noi mamme potessimo bastare, figlio mio.

20 commenti su “Chissà se sua mamma gliel’aveva spiegato

  1. Che bello, se bastasse una mamma per far capire ai suoi figli, anche grandi, che non si uccidono gli altri.
    Che bello, se bastasse vestirsi con la giacca per farsi accogliere da un nuovo Paese.
    Che bello, se bastasse la logica dei bambini.
    Che bello sarebbe.

    Sono sollevata al pensiero di avere una bambina ancora piccola, per cui è ancora presto per leggere i giornali, per cui alla fine i cattivi perdono sempre (forse te lo avevo già scritto), perché sono i bravi a vincere.

    Paola, non so come commentare quel che succede. E se non so spiegarlo a me stessa, come faccio a spiegarlo a lei?

    1. cara Chiara, questa è davvero la madre di tutte le domande. io comunque continuo a pensarlo, che i cattivi perdano sempre, e forse da qui dobbiamo partire per spiegare a noi stessi (prima che ai figli) quel che è accaduto…

      1. csepmen: azt mindenképpen megígérhetem, hogy a kampánysorozat végén megjelenő Nomád fantasy fanzinban, ahol a nyertesek kártyamásait is közzétesszük, illetve összefoglaljuk a rendezvénysorozat ezen szakaszát igyekszünk majd a győztes csapat lejátszott életútjáról számot adni hiszen (ahogy azt az elején is ígértük) egy világrész sorsába szólhatnak majd bele a végén és az eszerint fog változni is.

  2. Ma che piangere tutto questo. Io ho paura anche di soffermarmi a pensare, leggere mi fa togliere la testa dalla sabbia, ma quello che vedo non mi piace e vorrei trovare un lieto fine sempre.

  3. …mi piace pensare in maniera ingenua che la sua mamma gliel’abbia spiegato che nn si uccide nessuno..perché mi dico che noi mamme siamo un po tutte uguali in questo..cerchiamo di proteggere i nostri figli e insegnar loro la differenza tra ciò che é bene e ciò che é male, ciò che é giusto e ciò che nn si fa. Mi piace pensare che ci proviamo nonostante tutto, un po dappertutto e che alcune lezioni vengono poi dimenticate….già, mi piace pensarlo, ma poi rimango senza parole quando nn so spiegare alla mia nana quanto schifo c’è in giro e che fine han fatto le lezioni delle mamme di questi personaggi. Oh Paola…come sempre un post che fa riflettere e ridere e commuovere. 😉

  4. Ciao Paola, ti leggo da poco, ma ti ho letta tutta (quasi d’un fiato, nelle mie notti insonni in attesa del mio secondo angioletto che ora è qui tra le mie braccia…), hai un dono bellissimo: sai scrivere magnificamente. Il tuo post mi ha molto commossa. Il pupo è fantastico!!! Grazie dei tuoi pensieri sempre “alti” e “leggeri”, continua ad arricchirci ogni volta che puoi! Grazie!

  5. Un ragazzo prezioso, da tenere da conto. Sono rari, quelli capaci di soffrire per i colpevoli e di preoccuparsi per loro; ma sono molto importanti: a condannare e a maledire, davvero, siam buoni tutti, a qualsiasi età.
    Non è solo merito dell’educazione, o del DNA – alcuni sono così, ecco.
    Buona Pasqua, e speriamo per il futuro. Di tutti.

  6. Alla fine credo sia la madre di tutte le domande: ma quelle persone li, che fanno cose così cattive, che infanzia hanno avuto?
    E’ spesso anche il mio cruccio. Non solo per cose “grandi” come quelle di Bruxelles, ma anche per cose più “piccole” di cronaca nera: abusi, violenze, omicidi. Quelle persone li, che infanzia hanno avuto? Ma mi rendo conto che me lo chiedo più come rassicurazione personale, come per allontanare ogni dubbio che i miei figli, un domani, possano compiere atti riprovevoli di ogni genere. La verità è che non lo so. Non lo so come era l’infanzia di tutti i “cattivi” e non so come l’infanzia che sto facendo vivere ai miei figli, influenzerà il loro futuro.
    Posso solo sperare che facciano tesoro di ciò che gli insegno e che lo usino al meglio.
    E che ogni decisione che prenderanno, sarà guidata da un buon proposito.

  7. Non sapevo del bimbo congolese e mi ha commosso fino alle lacrime.
    Ma con l’accoglienza che stiamo dando basteranno le raccomandazioni delle mamme a limitare l’odio e la rabbia?
    Perché in queste politiche così poco inclusive vedo tanta miopia.

    Il Pupo è veramente bello. Come dicevano sopra è veramente raro trovare chi sa vedere l’essere umano nel mostro.

    Un abbraccio e anche io Pupo ti prometto che lo spiegherò ai miei bambini
    Ciao
    V

  8. Commovente l’immagine del Pupo che accarezza il giornale ma che riesce andare così in profondità da essere solo tra poche persone, difficilmente bambini.
    Angosciante al tempo stesso la domanda sull’educazione ricevuta dalla sua mamma: quali insegnamenti avrà ricevuto un terrorista da piccolo?
    Innocenza di un bambino che riesce a credere che la mamma e la famiglia restano le fonti del sapere e del bene, che sconfigge il male.
    Energia pura per noi genitori che spesso ci perdiamo in pensieri più leggeri.
    Grazie!

  9. mi ha ricordato un po’ me da piccola.
    anche io cresciuta con due telegiornali al giorno, in epoca di Brigate Rosse che di morti ammazzati ce ne facevano vedere 3 alla settimana. In bianco e nero, ma non è che la sostanza cambiasse. Alle volte, sentivo commenti esasperati delle persone intorno a me specie quando qualcuno di questi terroristi veniva “ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia”. Di solito del tenore di “meno male uno di meno”. Io mi arrabbiavo moltissimo, pensavo sempre alla mamma di quel terrorista e dicevo: anche se era cattivo, ce l’avrà ben avuta una mamma no? Adesso lei starà piangendo.

    Col senno di poi, credo che questo sia l’atteggiamento che in generale vorrei vedere nei miei figli, un domani (ma anche un oggi, via). Non il buonismo, ma una sana consapevolezza che la violenza genera violenza e che non c’è vittoria nell’ammazzare qualcuno, fosse anche il diavolo in persona.

    Quanto al resto, sono stata impietosamente prese in giro da tutti i miei famigliari perché tendevo sempre a non correggere gli svarioni lessicali dei miei figli… dai, era così simpatico sentirli dire cocciolato (cioccolato) antipole (antilope) e vilige urbano!
    Mi consolo pensando che il mio piccolo (quasi 9 anni ormai) confonde il briefing con il piercing, e ne vengono fuori discorsi deliranti (il mio figlio maggiore ha un piercing e partecipa ai briefing dell’animazione oratoriale quindi sono parole che in casa mia girano)
    Impagabili, davvero.

  10. Cara Paola, non ci crederai ma è più o meno quello che mi ha detto questa sera la mia bimba grande, 9 anni, prima di spegnere la luce. È successo che il suo papà, che fa il tuo stesso lavoro, le ha detto a cena che nel mese di maggio starà via un po’, prima in America poi in Francia. È da tempo che non si arrende e ci pone sempre la medesima domanda: ‘perché i terroristi uccidono gli altri, per quale motivo’. Questa sera era però particolarmente insistente, non le bastava più la nostra solita risposta per rassicurarla, tanto che a un certo punto si è lasciata prendere dalla disperazione, ha paura, l’ha detto chiaramente al suo papà, e ora ne ha ancora di più perché lui sta per partire soprattutto per la Francia. Insomma è stata una serata difficile ma che tenerezza sentirle dire più o meno la stessa cosa del pupo ossia che i loro genitori, dei terroristi, quando erano piccini, non avevano insegnato loro che non si fa del male agli altri, e così si è addormentata, con questa semplice certezza per Lei. E mi sono ricordata cosa avevi scritto del pupo giorni fa. I bambini quanta saggezza disarmante…

  11. … wow.Che bel post, l’innocenza di tuo figlio ci aiuta a vedere questo dramma che è il terrorismo con occhi diversi e con meno pregiudizi per quanto mi riguarda.
    Da quando sono mamma mi faccio così tante domande sul nostro e sul loro futuro…
    Magari, magari bastassero le mamme!
    A presto ciao

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