Strascichi (con quei ricci splendidi)

La scuola materna nuovissima, appena cominciata, tra tutti i luoghi del mondo è il luogo in cui la Piccolissima non vuole stare. Sostiene con fermezza che a) intanto non è una scuola ma un ospedale e b) i bambini sono dottori. Ad aggravarne la posizione (e rafforzare la tesi della Piccolissima) il fatto che questi bimbi indossano grembiuli (rosa o celesti, comunque molto chiari però). Vista da fuori riconosco possa fare molto ridere l’idea di un plotone di medici di tre anni impegnati a far diagnosi e visitarsi a vicenda tutto il giorno, tra l’angolo del gioco simbolico, i tavoli con il Didò e la piccola biblioteca di classe. Però a esser genitori – genitori di mia figlia intendo – si ride un po’ meno perché il cosiddetto graduale inserimento a scuola – cominciato l’ormai lontano 12 settembre – non si può dire che vada a rilento, questo no: semplicemente, non avviene.

Ti ringrazio per avermi stupito   Del resto l’avevamo già posticipato, di una settimana, dopo il suo ricovero per broncopolmonite. Ché poverina bisognava si riprendesse, si riposasse un po’, recuperasse slancio e fiducia. Ma sono bastati due giorni in ospedale per indurla a credere che adesso noi insomma, la si voglia fregare. Sembra quei pazienti psichiatrici, irrimediabilmente via di testa ma lucidi e coerenti nel loro delirio. E quando le diciamo «Amore, guarda che questa è la tua nuova scuola, conoscerai tanti amici, giuriamo che non devi restarci di notte e nessuno ti farà punture, è un posto divertente» lei ci guarda e annuisce come a dire sì, sì, certo. Poi però si rifiuta di scendere dalla macchina o, una volta trascinata dentro, ci aderisce addosso come la colla Artiglio.

La coperta è gelata e l’estate è finita   Tutti procedono con estrema cautela. Le maestre – che la Piccolissima definisce “brutte”, non come quelle dell’anno scorso, “dell’asilo bello”, che erano infatti “molto belle” – hanno una pazienza infinita, non si preoccupi è normale, dopo l’ospedale, il trauma, la situazione nuova, signori bisogna capirla questa bambina, tra l’altro ha dei ricci splendidi, eccetera. E noi? Noi certo non vogliamo forzare. Succede così che la si lasci a scuola alle nove, anche nove e mezza (dipende da quanto ci abbiamo messo a convincerla a uscire di casa) e la si vada a riprendere alle undici e mezza. Neanche il tempo di mollarla e già bisogna tornare. In genere va a prenderla Mike Delfino; negli ultimi giorni abbiamo provato con i nonni, i quali si dicono convinti che la loro presenza all’uscita, di minor impatto emotivo rispetto alla nostra, finirà col tranquillizzarla.

Per sognarti devo averti vicino   Una volta sola abbiamo provato a lasciarla a pranzo, ma non ha mangiato niente. Quella mattina ha pianto così tanto che ci hanno detto: facciamo un passo indietro, questo è un pianto d’ansia, un pianto troppo disperato, si capisce dal ritmo dei singhiozzi. «Dovevamo intuirlo che era un pianto d’ansia?» mi chiede Mike Delfino, e io non so cosa rispondere. Del resto anche la sera, nell’approccio alla nanna, questa Piccolissima ci è cambiata tra le mani. Non vuole più stare nel lettino, pretende che ti sdrai accanto a lei e ti si appiccica addosso, ti pego, ti pego, non mi lasciare. Nel buio ti ricopre di carezze estenuanti, può volerci un’ora e mezza per addormentarla e poi in compenso al mattino svegliarla è un’impresa: le tiri su le palpebre e lei le richiude in automatico come il Cicciobello, resta immobile, sembra fatta di pasta di sale.

E vicino non è ancora abbastanza   Questo è il momento in cui condividete le vostre esperienze e raccontate degli aneddoti, non pretendo consigli, mi basta leggere che qualcun altro sta facendo o ha fatto anche dieci anni fa le stesse fatiche. Chi l’avrebbe detto che questa bambina ci avrebbe portato tanto in alto sulla giostra – del resto, con quei ricci mi frega, sempre, e la sera quando alle undici finalmente ha preso sonno e sembra un angioletto dico a Mike Delfino: «Mi viene una gran voglia di dormirle accanto, pensa che cosa dolce, e quanto sarebbe contenta». Lui tenta di dissuadermi come può, «Finisce che non chiudi occhio, sai bene che casino fa, questa, di notte. È come quando da ragazzo dici dormiamo in spiaggia così guardiamo le  stelle, com’è romantico, e poi ti svegli alle cinque pieno di becconi di zanzare, col ferro del lettino ficcato nella schiena e il sole già sparato in faccia». Quando mi fa quest’esempio mi convince sempre.

 

 

Soundtrack Che mi sia venuta in mente Buonanotte fiorellino è piuttosto chiaro, non mi è altrettanto chiaro perché in questo periodo salti fuori tanto spesso De Gregori.

38 commenti su “Strascichi (con quei ricci splendidi)

  1. Non posso raccontarti l’ultimo anno della mia famiglia…te lo riassumo proprio brevemente: Inizia la scuola materna, 2 giorni dopo febbrone che non passa nemmeno con le cannonate, 2 volte al PS con tanto di prelievo, lui, il bambino che non si lascia fare niente, rimane sconvolto; io incinta di 36 settimane…partorisco il delinquentello dopo 3 settimane e da lì il declino! Un anno devastante! All’asilo una tragedia, a casa pure, salute di tutti compromessa! Potrei raccontare aneddoti di ogni tipo accaduti nell’ultimo anno (ma anche la gravidanza è stata memorabile 😥) staremmo vedendo un po’ la luce se non fosse che è ripreso l’asilo e ad oggi siamo tutti e 4 ammalati! Anzi no! Il piccolo delinquentello ha avuto 2 giorni di febbre e adesso è tornato in forma e continua il suo certosino lavoro di distruzione della casa…e non ha nemmeno un anno 😱

  2. io non posso darti la mia testimonianza diretta, però conosco una mamma che ha problemi seri con la figlia pre-adolescente che negli anni di asilo e di scuola primaria non ha mai superato il turbamento del distacco che si è ingigantito al punto che oggi l’ansia è a livelli preoccupanti e quasi ingestibili (ha paura che i genitori torneranno a prenderla all’uscita di scuola) …e la mia povera amica non sa più come fare. di sicuro qualcosa laggiù, nella prima infanzia, è successo e chissà se e come si poteva capire subito per non arrivare oggi così.
    (bellissimi ricciolissimi della piccolissima che è superlativa nei capelli come nel soprannome)

  3. Credo che chiunque al “ti pego non mi lasciare” capitolerebbe. Io scoppierei a piangere. Meno nove giorni all’inserimento al nido, e sto già tremando.
    Non avendo esperienza pregessa posso fare questo se vuoi, starti vicina in modo un po’ tremabondo.

  4. L’anno scorso ho tentato l’inserimento al nido della terza, ed è stato così tragico che l’ho ritirata alla terza settimana e lasciata a casa con la tata. Quest’anno tremavo per la materna, e invece è andato benissimo. Magari la tua piccolissima dopo il trauma dell’ospedale ha bisogno di una pausa… Rimandare di un anno la materna?

  5. La mia ricciolissima di 3 anni e mezzo sta facendo, per la prima volta, dei gran pianti la mattina quando la lascio. Mi si aggrappa disperatamente al collo ripetendo “voglio te, voglio te” e va avanti a oltranza finché la maestra impietosita se la abbraccia e mi lascia andare col trucco sfatto e i nervi a pezzi. Stessa scena avviene col padre. Per fortuna ci dicono che si calma quasi subito e che poi la giornata scorre regolare. Credo sia perché quest’estate è stata molto con i nonni (senza di me) e anche perché la sorella maggiore, che l’anno scorso era nella stessa scuola, quest’anno è alle elementari. Che ti posso dire Paola? Coraggio e tanta pazienza, è dura adesso, ma passerà
    Un abbraccio

  6. Mi ero persa il post precedente. Piccola, tesoro. ha vissuto un’esperienza enorme. Molto più grande di lei e forse anche fisicamente non si è ripresa ancora del tutto. L’antibiotico debilita molto. Sta affrontando anche la nuova esperienza della scuola. Per un bambino è tanta roba. I tempi dei bambini raramente corrispondono a quelli degli adulti. Da insegnante di scuola primaria ti dico che alcuni bambini piangono anche alla primaria in prima e anche in seconda elementare. Ricordo una bambina che pianse disperata anche il primo giorno della quinta. Alla mamma per poco non veniva un infarto. Poi tutto passa. Ci vuole taaanta pazienza. Pensa che tutto si risolverà e sarà un lontano ricordo. Te lo garantisco. Non ti garantisco però i tempi. Un incoraggiamento a tutta la famiglia.

  7. Ho 35 anni ma ricordo benissimo la disperazione di quando a 3 anni e mezzo ho cominciato la scuola materna. Ricordo l’odore che veniva dalla cucina, le cose che dovevo mangiare anche se non mi piacevano (spinaci…frullato di banana…), la cuoca Bruna che era più di una maestra, le canzoncine, i bambini che correvano da tutte le parti mentre io volevo solo tranquillità… io volevo starmene nella mia casetta sulla collina dove c’era tanto vento, la mamma, i conigli, le galline e il nostro cane. Forse la mia tendenza antisociale è venuta fuori lì per la prima volta :)
    Ma ricordo anche il primo giorno in cui ho sentito che c’era la luce in quel buio di angoscia: mi sono messa a giocare con una nuova amica, Mirta si chiamava, e da allora si è sbloccato qualcosa, credo di aver capito (col cuore, mica con la testa) che stare lontano dalla mia mamma e dalla mia casetta sulla collina poteva essere perfino divertente e che no…non sarei morta lontana da lì…e questo è stata una delle scoperte più importanti della mia vita, tornata fuori anche recentemente per una separazione dolorosa. Ovviamente rivedo tutto con gli occhi da adulta oggi, ma mi vien da dire che c’è speranza, dopo lacrime e tribolazioni si può guardare avanti e sentire che sì, SI PUO’.
    Anche il mio primogenito, dopo due anni relativamente sereni di nido ha impiegato 6 mesi per iniziare ad andare alla scuola materna con un minimo di curiosità. Da settembre a febbraio dell’anno scorso la prima cosa che mi diceva OGNI mattino era: “Mamma, oggi no scuola materna”…è stata durissima, tra pianti, ricerche di motivazioni che a volte non convincevano nemmeno me (che incinta del secondo potevo benissimo tenermelo a casa) ma ce l’abbiamo fatta. Mi sentivo in risonanza con lui perchè ricordavo la fatica che avevo fatto io. Dentro di me c’era la convinzione (a volte pesantemente messa alla prova) che ce l’avremmo fatta, che un giorno mi avrebbe salutato con il sorriso. E così è stato. Non subito ma ce l’abbiamo fatta. Da due settimane ha iniziato di nuovo la scuola, è un medio adesso, non fa i salti di gioia per andare a scuola ma inizia a divertirsi e ad aver piacere di questo spazio tutto suo. Fuerza!

    1. Ros, a parte il nome “Mirta” che è stupendo, la tua storia è dolcissima e mi ha scaldato tanto il cuore.
      Mi rivedo molto nel tuo flash-back, anche io ho ricordi nitidi della fortissima nostalgia che provavo quando rimanevo lontana dalla mia mamma, a scuola, e che mi ha fatto soffrire non poco quando ho visto che mio figlio non gradiva il nido in famiglia in cui l’ho lasciato dai suoi sette mesi.
      Vivo costantemente nel terrore che riviva le cose che ho vissuto io, senza pero’ il ricordo di quel riscatto che racconti tu. Ecco, sapere che si riesce a provare quella speranza anche da cosi piccoli (la mia è arrivata mooooolto piu tardi), mi dà fiducia.
      Per ora la materna procede senza intoppi, ogni tanto ci sono piccoli blocchi ma sto imparando (IO) che è importante imparare a superarli. Con tantissima pazienza!!
      Grazie,
      francesca

  8. Ciao Paola, all’asilo di mio figlio ogni bimbo aveva a disposizione un piccolo album di fotografie con le foto di mamma, papa’, fratellini ecc da sfogliare con la maestra nei momenti di nostalgia… molto usato nelle prime settimane, fu poi gioiosamente accantonato… in bocca al lupo, la piccina ha vissuto un brutto momento in ospedale e ci vorra’ qualche tempo perche’ ritrovi fiducia: tieni duro, anche questo passera’!!!

  9. Ecco il mio aneddoto. Il mio grande a tre anni ha dovuto pure lui passare qualche notte in ospedale. Col nido e la materna niente, ma era diventato insopportabile a casa, soprattutto col fratellino piccolo. Qualche mese dopo, in vacanza a Pasqua la notte si è messo a pellegrinare verso il lettone. Quella settimana gli abbiamo permesso di dormire con noi. Si è calmato. Poi anche a casa ogni tanto si alzava di notte. La cosa è durata sei mesi. Adesso dorme come un sasso tutta notte nel suo letto e si è tranquillizzato. Non ho idea se ci sia un nesso tra le due cose. In bocca al lupo alla piccolissima, spero si rassereni presto.

  10. Il mio bimbo più grande ha avuto un’esperienza di ospedalizzazione a 6 anni… ci sono voluti alcuni mesi perché si sedimentasse il ricordo, diventasse “una cosa che gli/ci è successa”, non quella più importante e spaventosa. Penso in realtà sia positivo che lei esprima la sua preoccupazione, perché vi permette di parlarne e tranquillizarla… Meglio fuori che dentro, come dice Shreck.

  11. Mio figlio non ne voleva sapere. Ho rinviato di un anno, ma non è servito. I primi giorni per non farsi vedere piangere si asciugava gli occhi così tante volte da procurarsi escoriazioni alle palpebre. Poi sembrava essersi calmato. Errore: pronto per la scuola, mentre stavamo uscendo vomitava davanti alla porta. Ovviamente quel giorno vacanza. Al quarto giorno di vomito mattutino gli ho pulito la bocca portano scavalcato la pozza e, sentendomi cattivissima, l’ho portato a scuola. Due giorni di pausa, poi vomitava a scuola e dovevo correre a prenderlo. Dopo qualche giorno sono andata a scuola mi sono accertata che stesse bene e, d’accordo con la maestra l’ho lasciato in classe. Ovviamente mi sono sentita un mostro. Alla fine ho risolto lasciandogli portare a scuola una foto mia e del papà ed un foulard che durante la notte dovevo indossare perché così aveva il mio odore e lui poteva sentirlo quando gli veniva la nostalgia.
    Qualche tempo dopo gli ho sentito raccontare ad un amichetto la tecnica per vomitare a comando.
    Oggi ha 15 anni, è in seconda liceo. È bravo, ma la scuola continua a non piacergli.

  12. Non ho grandi consigli da dare anche perché mia figlia di 6 anni che ha iniziato la prima elementare piange ogni mattina appena suona la campanella (se sono io ad accompagnarla, con il papà non ha versato una lacrima). Ed è una bambina che ha fatto nido e materna…Per il tema addormentamento invece posso dire che con l’altro mio figlio più piccolo ha fatto miracoli la melatonina (data per un mese su suggerimento della pediatra). Eravamo in una fase dove poteva stare anche un’ora a letto al buio senza addormentarsi e la mattina era a pezzi. Non è che abbiamo risolto,
    ma la situazione è migliorata tantissimo.

  13. Io ho un lontanissimo ricordo del periodo di inserimento alla materna della mia Creatura (che tra un paio di mesi compirà ventinoveanniventinove, fai un po’ tu i conti): dopo il primo giorno passato senza particolari intoppi, dal secondo giorno è stata una tragedia: piangeva così tanto e in maniera così convulsa da farsi venire il vomito, ci sono voluti mesi e mesi, non ti dico per farlo dormire la sera, la notte si svegliava in continuazione, ti giuro che ci è voluta veramente tutta la mia dose di pazienza (pure quella delle maestre, due sante!!!) per non demordere e continuare. Lo andavo a prendere subito dopo la pappa, perchè di rimanere lì anche per il sonnellino pomeridiano non se ne parlava, si faceva venire le convulsione solo ad accennarlo. Poi, non so che cosa sia scattato, un giorno arrivo per portarlo a casa e mi corre incontro dicendomi “domani portiamo il lenzuolino e il cuscino che resto qua con gli amici a fare la nanna”. Ti giuro che mi sono davvero sentita meglio: io avevo vinto la mia battaglia, ma soprattutto l’aveva vinta lui……….. in bocca al lupo, tengo le dita incrociate per voi.

  14. Il mio nano (4.3 anni) ha sempre dormito abbastanza tranquillamente e ha sempre apprezzato abbastanza il nido (ha anche cominciato a nove mesi, quindi alla fine era un po’ o mangi la minestra o mangi la minestra).
    L’anno scorso, poi, due macchiette sulla caviglia e di corsa al P.S. per una malattia non rarissima ma comunque nemmeno troppo diffusa, che non richiede particolari medicinali etc, ma controllo costante per qualche settimana e riduzione delle attività scalmanate.
    La sera passata al P.S., con prelievo di sangue e medici bravi ma poco empatici, ha scatenato il mio primo attacco di ipocondria/fobia post-traumatica, che ha tirato fuori tutti gli shock assorbiti nei due anni precedenti mentre i miei genitori e parenti stretti morivano uno dopo l’altro.
    Non l’abbiamo gestita benissimo, lui ha avuto paura quella sera e ha percepito le nostre paure dopo, così adesso non ti dice niente, se si sente male si nasconde, se gli viene una bollicina la copre, se gli fa male la pancia fa il vago.
    Noi passiamo TANTO tempo a dirgli che non lo porteremo in ospedale, che ha chiuso, e di volta in volta si tranquillizza abbastanza da farci controllare/portarlo dalla pediatra, ma la volta successiva si ricomincia.
    Una cosa che ha funzionato per un po’ è stato fingere di telefonare in ospedale e chiacchierare lungamente del fatto che aveva chiuso e ci avevano messo una gelateria, facendogli vedere delle foto prese a caso da internet.
    Sulla scuola, a noi ha chiesto un orologio per vedere a che ora saremmo tornati. E gli promettiamo articolatamente che appena usciremo di lì andremo a fare x,y,z.
    In bocca al lupo, comunque.

  15. Ciao Paola, il mio si è inserito bene, ma ha solo un problema: non vuole fare pipi a scuola ( materna). Se la tiene fino a dopo pranzo, quando vado a prenderlo, ma un giorno che non ho potuto andarci, non l’ha fatta con la nonna. Ha aspettato me e ha fatto pipi in pieno pomeriggio, quando sono arrivata io. Vorrei lasciarlo a dormire, ma come faccio? A presto, Flavia

  16. Mia figlia di 19 mesi piange disperata non appena accenno a mollarla al nido, che ha iniziato da dieci giorni. È tranquilla la notte, tranquilla mentre facciamo la strada verso la scuola, tranquilla all’uscita, ma scatena l’inferno ogni sacrosanta mattina quando la lascio. Le educatrici mi cacciano sempre promettendomi che tanto le passa appena volto l’angolo. Dice che qui le nuove direttive ministeriali hanno ridotto i tempi dell’inserimento, che ora deve essere più rapido possibile. Tipo cerotto, sai? Dunque io devo praticamente scapicollarmi fuori, con la giacca in mano e saltellando mentre mi rimetto le scarpe e non le allaccio, con le orecchie piene di quel pianto disperato sentendomi una cacca. Poi volto l’angolo anche io però. E passerà anche questa fase! (Se ti consola, ti confesso che un paio di notti nell’ultima settimana le ho dormito accanto pure io, ho preso tanti di quei calci che mi è passato subito lo slancio romantico)

  17. L’inserimento alla materna della mia piccola, secondogenita e felicissima frequentatrice del nido, è stato lungo e snervante. La portavo alle 9 e riuscivo a uscire dalla scuola alle 9.45, dopo 45 minuti di lacrime, disperazione e maestre che mi dicevano “bisogna essere pazienti, ha bisogno di un po’ di tempo per abituarsi”.
    Quando ho finito la pazienza, dopo due mesi di entrate in ufficio in estremo ritardo, sensi di colpa per non essere paziente e sensi di colpa per aver approfittato anche troppo della flessibilità sul lavoro, un bel giorno l’ho portata nell’orario del pre-scuola dicendomi “pianto per pianto, almeno la porto presto”. Mi ha chiesto la sciarpa che avevo addosso ed è entrata senza fare una piega. C’erano due o tre bambini, la maestra pronta a osservarla e intervenire solo al momento opportuno e probabilmente questo le ha dato più sicurezza nell’affrontare un ambiente nuovo.
    Poi c’è da dire che durante l’anno sono dovuta uscire dall’asilo senza giacca/sciarpa/maglia anche in pieno inverno, a seconda di quale fosse il pezzo di me che volesse tenersi quel giorno. :)

    1. Devo dire che qs cosa dei pochi bambini potrebbe essere una buona tattica. Io lo facevo per necessità di portarlo al prescuola, ma ho scoperto l’anno dopo andando più tardi, quando ero a casa in maternità del secondo, che si sentiva a disagio se c’erano troppi bambini e caos.
      Meglio per lui era un ambiente accattivante di giochi, con pochi bambini e che si popolava lentamente.

  18. Io coi distacchi e il sonno ho fallito su tutta la linea.
    Mi viene anche da scriverti ( lo so che è antipatico, ma perdonami, io sono disperata) beata te che sai che tua figlia fa così perché ha appena avuto il trauma dell’ospedale, quando supererà lo shock post traumatico da stress ospedaliero, tornerà brava e buona come prima. Ci vorrà un po’ di tempo, ma succederà.
    A me invece non succederà mai.
    Ormai lo so, mi sono rassegnata, non ho più forze per combattere.
    Ed il peggio è successo col secondo figlio, non con la prima con la quale non è stato facile, ma ci siamo riusciti.
    Con il demone, che ormai ha 5 anni è un incubo.
    Ha fatto in nido bellissimo senza mai piangere al momento del distacco.
    Con la materna disastro e il primo anno era pure in classe con la sorella più grande di due anni che adora, ma non c’è stato niente da fare!
    Ha pianto dal primo all’ultimo giorno disperatamente, con scene del tipo voglio venire in tribunale con te, se vai via piango tutto il tempo, sto da solo, non gioco con nessuno.
    Tutti a dirmi è il primo anno, tranquilla, andrà meglio quando sarà più grande.
    Il secondo anno ci siamo trasferiti a Copenaghen, inserimento all’asilo danese, altri pianti e lacrime contnuati per tutto l’anno e anche da agosto ( quando abbiamo ripreso dopo le vacanze) la stessa tragedia.
    E di notte, sempre nel lettone, alle 3 in punto, e inizia a tirare calci a raffica fino al mattino.
    Quelli bravi dicono che sentono che non sono serena io a lasciarlo e che si dorme sereni di notte se si è sicuri di giorno.
    Ma io credo di essere serena, so che gli piace (poi qua fanno un sacco di attività che so che gli piacciono, gite nelle foreste quasi tutti i giorni, cuociono i wurstel sul fuoco, e fanno il pic nic, raccolgono vermi, foglie, tagliano il legno) e di giorno mi sembra un bambino tranquillo, gioca coi lego, non guarda tanta tv, a volte va dagli amici, a volte vengono da noi, sta con sua sorella, abbiamo una routine.
    Io ci provo e ci ho provato ma non ci riesco, mi sa che non sono capace.
    E a me dormire piace, mi piace tantissimo, ci sono sempre riuscita con facilità.
    Grazie alle mamme che hanno condiviso del vomito auto indotto, mio figlio non lo fa, e questo mi consola.
    Almeno questo!

    1. Scusa se mi intrometto, ma anche noi abbiamo avuto un lungo periodo di calci notturni, lettone e lui che si rigirava come una trottola. La doc ci ha prescritto magnesio pediatrico e per ora funziona.

  19. …la mia piccola nana ha fatto due inserimenti da manuale sia x il nido sia per la materna…ma nonostante questo mi hanno tenuto “in ostaggio” cmq x tre settimane. Vai a raccontare al capo come mai mi é toccato fare un botto di permessi x entrata ore 9- uscita 11.30 anche se la piccola la dovevo tirare via dalla materna a forza, mentre si aggrappava allo stipite della porta pregandola di lasciarla con gli amici. E le maestre al mio “beh ma nn potrebbe restare di piu?”, risposta “é x i rispettare i tempi dei bambini”. Ok giusto ma spiegatelo a mia figlia….sulla nanna invece la tragedia non si é mai risolta. La mia iperattiva meraviglia non ha mai amato dormire. Dalla culla in poi la considera una perdita di tempo, se ha almeno un residuo di batteria carica. Le abbiamo provate tutte….compresa la melanina che aiuta a ridurre i tempi da “ore” a “quarti di ore”. Ma sempre con passaggio nel lettone, almeno due storie e una o due canzoncine rilassanti. Tutti i commenti mi fan sentire meno strana….mal comune, massima consolazione per la mamma. Forza Paola, sono arrivata alla conclusione che i bambini cambino abitudini apposta x non farci annoiare. (lo so lo so a contarmela sono bravissima 😉)

  20. Paola non ho esperienze personali da portarti, ma volevo chiederti: conosci l’EMDR? È una pratica psicoterapica volta a far superare i traumi, e si può fare anche sui bambini, anche se il terapeuta deve essere abilitato.
    Nella tua zona purtroppo non conosco nessuno, ma c’è un sito internet su cui puoi trovare i professionisti accreditati e magari senti fra di loro chi è abilitato. Io abito e lavoro a Desio (nel campo della riabilitazione infantile) e so che qui c’è una psicologa che lavora con i bambini in questo campo.
    Se hai bisogno di più informazioni scrivimi pure
    daniela@studiopercorrere.it

  21. Il successo nell’inserimento del mio primogenito è arrivato quest’anno… all’alba degli 8 anni, terza elementare, va a scuola senza piangere più e con serenità.
    In compenso il piccolo di casa 4 anni con alle spalle un anno di nido e uno di materna totalmente privi di complicazioni per l’inserimento da un paio di giorni ha iniziato a piangere e stamattina ad attaccarsi alle mie gambe … io sono stupitissima e anche preoccupata. …

  22. Cara Paola, devi metterci tanta pazienza e basta….mio figlio non ha fatto il nido, cosi’ quando ha iniziato la materna sono stati dolori….non ne voleva assolutamente sapere di stare all’asilo (dalle suore) e come mi decidevo a lasciarlo qualche ora in piu’, si ammalava e la volta dopo era tutto da capo……il primo anno l’inserimento l’ho fatto da settembre a natale…..tieni conto che sono una libera professionista (fortunatamente) ma erano piu’ i giorni che non riuscivo ad andare in ufficio che gli altri…era un delirio…a gennaio del primo anno, a seguito di broncopolmonite, il pediatra mi consiglio’ di ritirarlo definitivamente…..l’anno dopo decisi di mandarlo in altro asilo (senza suore) statale , dove poi ha fatto le elementari e ora le medie, ma la solfa non e’ cambiata……praticamente ha sempre pianto tutte le mattine fino alla fine della terza elementare, dopo ha iniziato che non piange piu’ ma gia’ dalla sera prima ha l’ansia per cosa succedera’ il giorno dopo….figurati ora che e’ in terza media con le interrogazioni…….tutte le mattine e’ un terno al lotto per vedere se si alza e va’ oppure se tira fuori qualche grana per rimanere a casa…..le ho provate tutte, a lasciarlo quando piangeva (=sempre), a portarlo quando millantava il mal di pancia, …..sono stati anni molto duri e secondo me la scuola non gli piacera’ mai……eppure ha voti alti e non fa assolutamente fatica a studiare…. e’ che a casa sta’ meglio……non ha ancora sviluppato l’attaccamento agli amici di cui tanti parlano…..quindi santa pazienza, io ogni anno mi ripeto che quando sara’ grande ne rideremo insieme, ma adesso e’ dura………pensa che l’altro giorno ho incontrato la sua maestra di inglese delle elementari e l’unica cosa che si ricordava di lui era quanto piangeva durante le lezioni dicendo che voleva andare dalla mamma……comunque non sono pochi i bambini che danno tutti questi problemi, l’anno scorso un suo compagno l’hanno anche ricoverato due mesi perché vomitava tutte le mattine, per poi sentirsi dire che era stress del bambino……….quindi a tua figlia stalle vicino e porta pazienza, i bambini che si alzano saltellando ed escono per andare a scuola col sorriso secondo me esistono solo nelle pubblicita’ televisive…….

  23. Ciao Paola, Isabelle non va ancora all’asilo, ma se può consolarti è in una mammo-fase acutissima, ragion per cui rifiuta categoricamente che chicchessia (papà incluso) le si avvicini per aiutarla, cambiarla, portarla a far pipì (che fa in bagno una volta su tre) o qualunque altra cosa. Perciò la sera, anche se finalmente potrei delegare a lui le sue cure, devo occuparmene io, mentre anche gli altri due mi reclamano (va bene, nutre la mia autostima, sembra che tutti mi vogliano, ma non è sempre piacevole), oppure strilla così disperatamente da sembrare torturata. In ogni caso credo che per tutti i bambini l’inserimento prima o poi lasci un segno: alcuni entrano a scuola saltellando, ma poi all’uscita ti ributtano addosso tutta la frustrazione che avevan trattenuto prima. E se non è così subito, sarà così dopo qualche mese. Un bacio alla piccolissima.

  24. I miei hanno sempre dormito e sono andati al nido, alla materna e a scuola volentieri (e il piccolo ha iniziato a 9 mesi). Sicuramente un buon carattere di base, ma, non contiamocela, in certe faccende ti deve andare tanto, ma proprio tanto di culo. In compenso, però, il bestiolino piccolo (anni 6) mi sta facendo dannare da tempo immemore con pipì e cacca: è stato ricoverato varie volte verso i due anni e mezzo, ed è tuttora in cura (e, ahimè, lo sarà per tutta la vita) per una malattia rara che coinvolge i reni. Ora, un po’ dipende dal problema in sé, un po’ tanto da questioni psicologiche tipo una certa testardaggine nel negare l’evidenza e rifiutarsi di provvedere, un po’ dal fatto che ha un’autonomia assai limitata (quando dice “ho la pipì/la cacca” significa che gli è già arrivata al livello degli occhi e la mollerà, interamente o parzialmente, nel giro di quattro secondi). Lascio immaginare, quando si è in giro, la comodità di portarsi dietro cambi, bottiglia del latte da usarsi con discrezione alla bisogna (e meno male che è maschio e quindi dotato di impianto estraibile), nonché busta di plastica per eventuali bisogni solidi impellenti, tipo sacchetto del cane. Morale: come vedi non può andar di culo proprio su tutto, ecco.

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