Sì, viaggiare (coi neonati si può)

Basta prenotare con sette, otto anni di anticipo e un buon posto in un volo supereconomico, con partenza all’alba, lo si trova sempre
A gennaio non abbiamo saputo rinunciare all’allettante offerta della compagnia low cost che prometteva di portarci tutti a Berlino, durante il ponte del primo maggio, per pochi centesimi di euro più tasse. Naturalmente il Pupo stava mettendo i denti e la notte prima del viaggio si è svegliato undiciantanovattanta (uno dei numeri preferiti della Pupa) volte.
Ci siamo alzati tutti tuonati – tranne il Pupo medesimo, vispo e arzillo come fossero le undici del mattino.
Una volta a bordo – non so come, ma ci siamo arrivati – ho capito perché i bambini fino a due anni d’età non pagano il biglietto: non hanno un posto. Sul vostro biglietto compare il vostro nome e quello del bambino, con l’aggiunta della dicitura “Inf”. Dopo tre ore di studio ho capito che “Inf” sta per “Infante”. Suona molto angelico ma sono bubbole, non cascateci. Ogni pupo che si rispetti dà il meglio di sé in aeroplano. E converrete con me che è veramente difficile intrattenere un’anguilla viva, infilata in una cintura attaccata al vostro addome come una protrusione erniaria, in quaranta centimetri di spazio.
Il vero pacco è che quasi sempre il neonato, una volta in aria, fa la cacca. Ma come, non l’aveva fatta a casa, prima di uscire? Sì, ma nei bambini molto piccoli la variazione di pressione nell’aereo favorisce l’espulsione delle feci. Questo vuol dire che subito dopo il decollo fanno “pop” uno dietro l’altro, come tante piccole bottiglie di champagne, e c’è da mettersi tutti in fila per la toilette, incastrati tra il carrello del duty free e una mezza dozzina di disgraziati neogenitori che come voi attendono di cambiare il pargolo. Una volta conquistato il bagno la situazione non migliora, perché nel wc non c’è mai abbastanza posto per stendere il bambino e cambiarlo con un minimo di comodità. Poiché Mike Delfino ha una memoria selettiva e tende a rimuovere certi episodi spiacevoli quali “viaggio in aereo con un bambino piccolo”, quasi subito dopo la partenza gli ho affidato Pupo e Pupa e mi sono immersa nella lettura di un giornale. Accortosi dell’errore mi ha fracassato di richieste d’aiuto ma ho finto di essere diventata moldava e di non capire quel che diceva.

In ogni caso, all’arrivo la testa mi scoppiava per il frastuono. Il Pupo non ha dormito un minuto, mentre la Pupa ha più volte sfasciato, piangendo, il kit di benvenuto per bambini (modellino di aereo in polistirolo sottilissimo) gentilmente fornito dalla compagnia low cost, e ogni volta urlava: “Ne voglio uno nuovo”. Altro che biglietto gratuito per i neonati, riflettevo. Le compagnie aeree dovrebbero pagare i neogenitori per convincerli a viaggiare con loro.
Berlino, comunque, è una città adattissima ai bambini. C’è un sacco di verde, la metropolitana funziona ed è dotata di ascensori e scale mobili quasi sempre funzionanti. Gli zoo sono mirabolanti. La Pupa ci ha dato dei punti perché sapeva tutti i nomi degli animali: di fronte a una gabbia io e Mike Delfino abbiamo tentato di arrabattarci con un “Ehm… zebra più cavallo”, lei ci ha guardato severa e ha corretto: “Okapi. Si chiama okapi”. Ovunque ci sono mercatini delle pulci pieni di giocattoli: abbiamo comprato due Barbie a un euro, una lampada di Topolino a tre euro, una giacca di Minnie a sei.
In Germania, per le ragioni sopra esposte, il tasso di natalità continua ad aumentare: attualmente è di 1,7 bambini per donna (da noi, 1, 34). Siccome in giro ci sono un sacco di neonati, quasi sicuramente i vostri si confonderanno nel mucchio e per quanto male si comportino non verranno più di tanto notati. Portandoli in giro in passeggino per tutto il giorno, poi, riuscirete a stordirli quel tanto che basta a non farli strillare di continuo. E se ciò accade, c’è un rimedio sicuro: l’alcol. La birra, nella capitale tedesca, come è noto scorre a fiumi. Se iniziate a bere a mezzogiorno, troverete tutto ancora più divertente.

26 commenti su “Sì, viaggiare (coi neonati si può)

  1. tra un mese andrò a napoli in aereo con la piccola monella e mia mamma. nessuna delle mie due accompagnatrici ha mai volato prima e mi aspetto delle sorprese. ci sarà da ridere o da piangere?

  2. per andare a trovare la famiglia di mio marito in Portogallo abbiamo aspettato che il pupo avesse 4 anni (un po’ troppo, lo so…)
    Mio marito mi ha già detto: ma mo’ che nasce il secondo, mica dobbiamo aspettare altri 4 anni per farci rivedere in Portogallo?
    Penso che -riuscendo ad andare prima- gli piazzerò il neonato in braccio e, come te, fingerò di non capire la sua lingua!!!
    :)

  3. post mooolto carino.
    io non ho ancora fatto volare il mio bimbo e ha quasi tre anni;
    viaggio molto ma ho paura dell’ aereo, tanto che 30 gocce di valium mi fanno un baffo … in compenso quando mio figlio era nella pancia me ne sono andata dall’ altra parte del mondo più di una volta ( un po’ per dovere, un po’ per piacere )e non ho potuto ovviamente prendere il valium … penso che l’ ultimo sia stato uno dei viaggi più terrificanti della mia vita, tanto che a mio figlio è venuta la tachicardia da quel giorno e ha cercato di nascere a 7 mesi per scappare dal mio corpo …

    p.s. per fortuna l’ ho spannolinato … non avevo mai pensato a quanto fosse divertente cambiare un bimbo in uno degli spaziosi bagni degli aerei!

    ciao, paola

  4. vi assicuro che anche i bambini più grandi (anche se hanno il loro posto) in un’ora di aereo sono capaci di farsi venire le voglie più incredibili! e soprattutto devono sempre…fare la cacca! e hanno sete, e hanno freddo, e vogliono vedere dal finestrino e stare al posto di quel signore lì. Si allacciano e slacciano la cintura di sicurezza mille volte per vedere come si fa!
    noi se riusciamo andiamo a londra prima o poi! per ora in aereo solo bruxelles e roma.
    ciaooooo

  5. amiche, fatevi coraggio e partite! @sonia, mi fa un sacco ridere (con rispetto parlando) il fatto che nemmeno tua mamma abbia mai volato… penso che sarà più difficile “tenere a bada” lei di tua figlia. poi fammi sapere. @acasadiclara: dai, londra non è tanto lontana…

  6. I miei sono abituati a “volare” ma ammetto che dai sei mesi ai due anni è davvero un’impresa. Di solito il nostro volo non supera le due ore (ritardi compresi) ma due mesi fa ci siamo impegnati in un’andata di 11 ore e un ritorno di 13. Non c’è regola con gli stessi bimbi a volte va bene, altre no.
    Mai rinunciare se la meta merita davvero!

  7. Io ed il mio fidanzato abbiamo portato la nostra bimba di un anno in california… ero terrorizzata all’idea considerata la lunghezza del viagigo e le nove ore di fuso orario… è andata benissimo e mi sono resa conto che i bimbi si abituano a qualsiasi cosa e che siamo noi adulti che a volte troviamo in loro una scusa alle nostre paure!! Anche secondo me non bisogna rinunciare a viaggiare… loro si abituano e noi anche !!!

  8. Bellissimo… dovevo sdrammatizzare le ultime ore di attesa prima di partire per l’ospedale… Grazie mille! Dani + Lò + Ricky fagiolone piedone in arrivoooooo! ;D

  9. Sinceramente, non vedo tutta questa difficoltà. Sono spesso in aereo, soprattutto voli intercontinentali, cioè lunghi e il comportamento sbagliato se c’è, di solito, è dei genitori. Se la pupa fa i capricci vuol dire che li fa sempre, nn solo in aereo. Ci hai mai pensato?

  10. A Berlino ci andrò per Natale a trovare la suocera, in macchina, perdendomi l’effetto “pop” di cui sopra. Conosco bene l’efficienza della città, ma grazie per averla testata prima.

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