Si è un po’ soli nel deserto

Ci sono andata l’altro giorno con molto ritardo, alla Stazione Centrale di Milano, subito dopo l’esame all’università, immersa in quello stato di stupore misto a gioia che segue tutti gli esami fatti a qualunque età – l’adrenalina è scesa, la testa pulsa, è come aver messo le lenti rosa e all’improvviso accorgersi di amare tutto il mondo.

E noi farem del mondo un baluardo Loro, i migranti, non c’erano già più, o meglio ne restavano solo alcune tracce, come quando la mattina dopo aver dato una festa in casa tua ti svegli e trovi i bicchieri mezzi vuoti infilati tra gli scaffali della libreria o poggiati in bagno, sul lavandino; c’erano per esempio un paio di ragazzi seduti con la testa tra le mani proprio di fronte agli ex negozi in cui, un paio di settimane fa, decine di loro connazionali erano rimasti stipati per ore uno sull’altro. A una prima occhiata avresti potuto scambiarli per due universitari di buona famiglia, figli di diplomatici venuti qui dal Kenya o chissà dove, le Hogan ai piedi e i pantaloni lunghi con la piega, poi a guardarli meglio lo capivi, che c’era qualcosa di imperfetto in quei look; i vestiti erano troppo larghi, le scarpe vecchie di almeno un paio di collezioni, quel modo che avevano di tenersi la testa tra le mani non tradiva i postumi di una sbornia ma un’immensa indicibile stanchezza.

Sapremo rider e disprezzar la vita Allora sono andata a sedermi in un bar, sempre in Stazione, per mangiare un panino. Al tavolo di fianco al mio c’era un signore, un omone, avrà avuto forse 80 anni e si intuiva che era stato elegante, soprattutto che era stato qualcuno, guardandolo mi è subito venuto in mente un incrocio tra Dario Fo e mia nonna, morta di Alzheimer quando di anni ne aveva 90 e arrivata alla fine nemmeno ricordava il suo nome però se riusciva a eludere la sorveglianza e ad aprire i lucchetti alla porta scendeva fino in strada e faceva anche dei chilometri, un paio di volte ce l’hanno riportata i carabinieri, usciva in ciabatte e senza cappotto e a chi le chiedeva «Signora, cosa fa in giro? Ha bisogno d’aiuto?» rispondeva «Niente, niente, sto bene, devo solo andare in Stazione».

Il nostro grido è libertà o morte Insomma c’è questo tema dei viaggi che nella mia vita ritorna, riflettevo l’altro giorno seduta a quel tavolo, mentre il signore-omone con i suoi capelli scompigliati bofonchiava giocherellando con la tazzina di caffè che aveva appena bevuto, poi la sbatteva sul tavolo e faceva una specie di verso basso e profondo, poi parlando da solo alzava un po’ i toni, borbottava qualche parolaccia, mandava ciclicamente a quel paese una cameriera che proprio non gli piaceva, a un certo punto ha bestemmiato pure la madonna. E mentre le persone sedute attorno a noi cercavano appena possibile di cambiare tavolo io sono rimasta lì, a pensare a mia nonna e ai migranti.

Sull’aspro monte ci siam fatti lupi Dopo qualche minuto è arrivata una ragazza bella e dallo sguardo luminoso che gli ha poggiato una mano sulla spalla. «Scusami, sono in ritardo» gli ha detto con l’affanno nella voce. Poteva essere sua nipote. Lui è trasalito, ha sorriso, «Mi hai fatto spaventare» l’ha salutata in tono improvvisamente molto dolce, poi indicandomi le ha spiegato: «La vedi quella signorina lì? Sono riuscito a fare scappare tutti ma lei è rimasta, non ha avuto paura di me». Gli ho sorriso anch’io: «Di che avrei dovuto avere paura?». «Vede signorina, è come se avessi dentro un muflone. Lo sa cos’è un muflone? Non ci posso fare niente, non riesco a tenerlo a bada, lui spesso si imbizzarrisce e mi fa diventare cattivo, come prima. Mi fa ringhiare». «Non si preoccupi, i mufloni non mi danno fastidio». «Ha dei bambini? Se ne ha, si ricordi di baciarli sempre molto. Comunque le lascio un mio biglietto da visita, se mai avesse bisogno, chissà», poi se n’è andato con quella bella ragazza, infilandosi in tasca un cucchiaino e il segnaposto in metallo con il numero del tavolo.

Al piano scenderem per la battaglia Sul biglietto da visita che mi ha dato c’è scritto Dottor Roberto T., Medico chirurgo e psicoanalista, specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile. Lo tengo da quel giorno qui sul mio tavolo, mi serve a ricordare quanto poco importa il modo in cui nasciamo, e come viviamo, in relazione a quel che possiamo diventare.

Famelici di pace e di giustizia Mi sono poi informata e ho saputo che i migranti in attesa di essere smistati nei centri andavano perlopiù a rifugiarsi sul terrapieno che separa un certo parco da una certa strada, in pieno centro di Milano, e che ad alcuni di loro in attesa di sistemazione era capitato di dormire lì con i figli; ho letto che c’erano anche i topi e che i bambini molto piccoli li guardavano curiosi, scambiandoli forse per giocattoli, loro che di giocattoli non ne avevano. Così di sabato, due giorni dopo, ci sono andata con Mike Delfino, i Pupi e la Piccolissima e alcuni sacchi di vestiti. Bambini per fortuna ce n’erano solo due, assieme alle loro mamme; avevano o dimostravano qualche mese meno della Piccolissima, dunque un anno o poco più. Uno era un maschietto ma gli avevano messo delle scarpe rosa, aveva sulla testa strane bolle che poi mi hanno spiegato essere i segni delle ustioni – cose che capitano, ad attraversare il Mediterraneo a bordo di uno Zodiac. Abbiamo dato a quelle mamme vestiti e salviette umidificate, dal bagagliaio dell’auto per istinto ho preso anche il pallone nuovo che avevo regalato al Pupo, regalo di pagella, e uno zaino della Pupa con un paio di pupazzi.

Annienterem il fascismo ed i tiranni «Mamma, ma quello è il mio pallone», ha detto il Pupo, e subito dopo, serio: «Comunque glielo voglio regalare», e l’ha messo nelle mani del bambino con le scarpe rosa. Sono tornata a casa felice di avere i miei figli, che mi ricordo di baciare sempre molto, e pure la mia vita. Però mi chiedo cosa possiamo fare noi per questi figli del mondo, e mi corre un brivido lungo la schiena – non da ora – quando leggo gli incitamenti di Matteo Salvini: «Lasciamoli tutti al largo quei barconi, non facciamoli sbarcare», «Teniamoli in mare quegli immigrati, perché ci portano la scabbia». Frasi che vengono condivise su Facebook da 40mila persone mentre io, che Salvini ce l’avevo al liceo (era nella classe accanto) penso che già allora lo detestavo e che avremmo dovuto fare qualcosa per fermarlo quando cominciava ad agitarsi nelle assemblee scolastiche, ma non l’abbiamo fatto. Non ci siamo riusciti perché eravamo troppo gentili e troppo ottusi, e oggi me ne rammarico molto.

 

Soundtrack: In questo periodo mi sento un po’ sotto assedio e non faccio che riascoltare vecchissime canzoni partigiane. Una delle mie preferite, Con la guerriglia, l’hanno rifatta gli A.F.A. e pubblicata in Materiale resistente, un album meraviglioso quanto introvabile, pubblicato nel 1995 per il cinquantesimo anniversario della Liberazione.

 

 

29 commenti su “Si è un po’ soli nel deserto

  1. Io abito a Roma e ho visto le stesse situazioni nei pressi della stazione Tiburtina…visi stanchi,corpi debilitati…mi si è stretto il cuore…e vorrei mostrarli a tutti quei visi…a tutti coloro che fanno discorsi assurdi e qualunquisti…però voglio anche dire che la risposta degli abitanti del quartiere è stata generosa, accogliente…bella…e questo mi ha ridato un minimo di fiducia nei miei concittadini…per fortuna…grandi i pupi…

  2. E’ sempre bello leggerti, soprattutto quando e’ una delle ultima cose che faccio prima di andare a dormire, quando la stanchezza e le incazzature della giornata tendono a farmi dimenticare l’immensa fortuna che ho. E i tuoi bimbi sono fortunati ad avere una mamma come te. Spero di saper fare altrettanto col mio.

  3. grazie, per tutto, per non essere scappata dal dottor roberto t., per aver educato il pupo a essere generoso con il bimbo con la testa bruciata dal sole, anche per l’immagine di quel giovane matteo salvini agitato e per il tuo modo dolente e vibrante di scriverne. a me sono salite le lacrime proprio sul bordo degli occhi, non sono scese solo perché sono in ufficio, e non mi piace piangere in ufficio.

  4. Grazie Paola per il bellissimo post,
    ho un po’ il groppo in gola. L’altruismo che insegni ai tuoi bimbi è una cosa prezione, un dono che fai non solo a loro, ma a tutte le persone che li incontreranno sul loro cammino.
    Spero di riuscire a fare altrettanto con il mio!

  5. grazie a voi, come sempre, anche se mi aiuterete a trovare qualche idea in più per fare qualcosa per questi poveretti nati dalla parte sbagliata del mondo. io scrivo e porto vestiti e giocattoli, ma magari possiamo fare, anche assieme, dell’altro. purtroppo il razzismo, l’indifferenza e la paura albergano ovunque, te ne accorgi benissimo quando per esempio sali sui mezzi pubblici, o dal parrucchiere ascolti le chiacchiere di chi come te sta aspettando il suo turno per la messa in piega, o alla cassa del supermercato. persino in nave per la sardegna sentivo i marinai napoletani prendersela con questi stranieri, questi immigrati che stanno “invadendoci”, dimenticandosi nel dirlo delle proprie origini e del destino condiviso di migranti

  6. In questi giorni quando penso a Salvini più che alle sue posizioni sui migranti penso ai commenti che ha fatto a proposito dell’introduzione del reato di tortura.
    Sostenere che introdurre questo reato sia inutile e che le forze dell’ordine dovrebbero avere mano libera è semplicemente aberrante dal mio punto di vista. Così se un giorno dovesse nascere anche da noi il clima dell’Argentina o del Cile degli anni ’70 rivedremo amici e parenti prelevati di nascosto e fatti sparire perché per strada avevano parlato con il vicino sospettato di essere un “nemico interno”.

    Posizioni del genere, così come quelli che dei migranti dicono “se vogliono venir qui che prendano l’aereo come tutti gli altri”, rivelano che ormai diamo per scontato cose che scontate non sono: aver diritto a un passaporto, a un visto, ad entrare e uscire liberamente dal nostro Paese, a camminare tranquillamente per strada.

    Quello che fa veramente paura non sono le prese di posizione: è quello che lasciano trasparire.

  7. Ciao Paola, sai cosa pensavo proprio questi giorni? che forse dovrei ripulire il mio profilo facebook da tutte queste amicizie, molti in realtà sono poco più che conoscenti, di cui non riesco a sopportare questi punti di vista che mi fanno letteralmente gelare il sangue, o paralizzare la digestione, a seconda dei momenti del giorno. Per me è una violenza leggere queste cose, mi inorridiscono e mi fanno sentire sola, e chiedere giorno dopo giorno come potrò fare a crescere mio figlio in una maniera diversa, se questa povertà umana lo circonderà ed investirà giorno dopo giorno. Non sono mai stata intollerante verso nessuno e cerco di rispettare chi non la pensa come me, ma credimi, lo sto diventando nei confronti di chi è razzista e decide di ignorare tutto quello che lo circonda e che prescinde dal proprio piccolo e basso mondo perfetto.
    Grazie per aver condiviso queste tue riflessioni.
    Un abbraccio,
    Beatrice.

    1. beh cara beatrice, anche secondo me dovresti ripulire il tuo profilo fb, perché fb secondo me deve continuare a essere un po’ lo specchio della tua anima e chi frequenta la tua bacheca deve corrispondere a quel che tu pensi e senti. l’ho fatto anch’io (di ripulire il mio profilo) e ti assicuro che dà mucho gusto. pensa che tengo lontani dei cugini perché li so razzisti nonostante loro continuino a chiedermi l’amicizia per vedere le foto dei miei bambini.

      1. L’idea che il tuo repulisti ti abbia procurato una sorta di benessere è veramente forte. Sospettavo che potesse essere così, ma onestamente avendo mai affrontato con nessuno questo argomento, non avevo un termine di paragone. Fare pulizia, in generale, è un concetto che mi piace, al di là del fatto che possa comportare anche una sorta di “fatica”. Ti farò sapere, nel caso decidessi di farlo, se anche per me sarà o meno altrettanto benefico. Se invece c’è qualche idea per mettersi in gioco in maniera attiva in qualche buona attività… a me potrebbe interessare!!! Sono della provincia di Verona ma mi sposto volentieri per le attività per cui ne valga la pena!!!!
        Bea

  8. Ciao! ti seguo da tempo e mi piace molto il tuo blog, da oggi è online il mio sito,un sito dove poter scambiare vestiti per bambini, inviando i vestiti dei tuoi bimbi ricevi delle stelline, con le quali potrai scegliere altri vestitini nel catalogo. Se vuoi provarlo posso mandarti un codice promozionale per avere l’iscrizione gratuita :)

  9. accidenti, quanto poco faccio per gli altri.
    grazie per aver risvegliato questa coscienza che si vorrebbe linda e pinta, ma è la pulizia delle cose nuove, mai usate: non conta.
    come possiamo aiutare?
    io ho vestiti da regalare, tempo nel fine settimana per organizzare un pic-nic.. idee migliori?

  10. cara lia, se vai per esempio sul sito del comune di milano, o se su facebook ti iscrivi al gruppo “emergenza siria”, lì ci sono degli spunti. e anche delle indicazioni sui centri a cui portare vestiti, giocattoli e altro materiale, che sempre serve e sempre servirà. se poi avessi del tempo che ti avanza potresti sempre tramite questi link scoprire qualcosa di più sul come usarlo. io purtroppo non ce l’ho accidenti (il tempo) ma sto cercando di capire come trovarlo

    1. ottima indicazione, grazie, la sfrutterò.
      da qui a Dicembre devo proprio approfittare del lusso del tempo libero, poi sarà un po’ meno: arriva un fagottino!!!

        1. Siiiiiiiiiii evviva evviva! Dicembre, 14. Fiocco rosa o azzurro sarà la sorpresa di quel giorno!
          Ora che il mondo è un nido da proteggere, gli uomini sono tutti figli tuoi: ancora più forte è il dovere di difenderli.
          Un bacio!

  11. Tante cose, in questo post. Belle e delicate come la decisione del Pupo, meno belle e meno delicate con il ricordo del Salvini in erba.

    Però, vedi come la nostra mente ci fa fare dei giri strani? La cosa che mi è rimasta più impressa è quando hai scritto della tua nonna. Perchè anche la mia ha provato a uscire di casa, a gennaio, con le pantofole e la camicia da notte (lei voleva uscire a compare le sigarette e non andare in stazione, ma poco cambia) e per fortuna la giornalaia sotto casa l’ha intercettata e portata in negozio. E io sono andata a prenderla, ma non avevo pensato a portare una giacca in più. Le ho dato la mia e io avevo un freddo cane (ai tempi in inverno faceva anche freddo). E lei, con i suoi piccoli passi, si appoggiava a me e si era completamente dimenticata del perchè fosse uscita di casa. Lei era la mia profuga, quel pomeriggio.

  12. I bambini sono capaci di gesti semplici ma pieni di significato che noi adulti ci sogniamo!
    Riguardo a Salvini sono molto d’accordo sulla totale assenza di contenuti e sulla demenza delle sue dichiarazioni (quella sulle torture, come citato da qualcuno sopra, è agghiacciante).
    Però, a prescindere da lui come personaggio, è innegabile che ciò che dice raccoglie grande consenso, come dicono anche i sondaggi. E’questo, secondo me, il fatto da analizzare: lui dirà cazzate, ma se molta gente trova sensato ciò che dice vuol dire che c’è un disagio, un sentimento di paura e rabbia generalizzato che lui riesce a tirar fuori e a sfruttare. Tutti coglioni quello che lo seguono? Io non credo..credo invece che queste persone avrebbero bisogno di risposte più serie e concrete ai loro disagi, cosa che nessuno, a quanto pare, gli da.

    1. certo. molti sono anche poco disponibili all’ascolto, va detto. lo vedo con certi miei vicini di casa, che si ammantano di idealismo ma non sono disposti a mollare mai rispetto alle loro posizioni, nemmeno di fronte all’evidenza (in questo caso non parlo di razzismo né di Salvini). diventa dunque un cane che si morde la coda.

  13. Ho letto il tuo post or ora ad alta voce al mio compagno e ai miei figli mentre siamo in viaggio per una domenica al mare…ho iniziato a piangere come una fontana, e gli altri a ridere (di me). Grazie

  14. Paola, le tue parole raccontano spesso i miei pensieri… o quelli che dovrei avere e spesso perdo nel vortice frenetico della maledetta quotidianità. Non commento ma condivido su FB. GRAZIE.

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