settimana 32 e 33

Catechismo, che pasiùn (aka “cose di cui non abbiamo mai parlato”)
Le sveglie notturne continuano; anche se durante il giorno il Pupo ha l’aria più serena («È già qualcosa», mi viene detto) con il buio tutta la critical mass dei suoi fantasmi cala sulla terra. Adesso gli piace molto tenermi stretta la mano nell’oscurità dolcemente violata dalle lucine che dovrebbero tranquillizzarlo, e tra le 2.38 e le 3.47 bisbigliarmi cose come «Mi sanguina il cuore a svegliarti, ma da solo non riesco proprio a dormire».
The last day Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro. Il direttore mi ha dedicato l’ultimo editoriale di Gioia. È stata molto affettuosa, mi ha commosso, se vi incuriosisce leggetelo e ditemi cosa ne pensate. Anche i colleghi mi riempiono di fiori, regali e affetto. Mi mancherà questo nostro carrozzone però sono anche molto stanca e spero che il Pupo, quando resterò a casa, si tranquillizzi un po’ e riprenda a dormire, chessò, per più di tre ore di fila. La Pupa piccolissima è a quanto pare anche bassa-bassissima, la ginecologa una visita dopo l’altra distilla un po’ di sano terrorismo psicologico: «È molto giù, guarda che la testa è già impegnata, guarda che rischi di farla per strada». Però siccome anche gli altri due Pupi erano messi così e sono nati tre giorni dopo il termine, io non mi preoccupo più di tanto e soprattutto mi rifiuto di indossare la pancera che lei caldeggia.
E forse quest’alba senza sole prevede comunque l’arrivo del giorno (cit). La Pupa sabato scorso ha cominciato il catechismo e gli scout (laici). Nulla da dire su questi ultimi, io li ho frequentati per vent’anni e mi sono sempre divertita come una pazza. Invece il catechismo ci ha sconvolto. Forse dovrei dire «mi ha sconvolto». Una delle insegnanti, essendo anche madre di un bambino che va a scuola con la Pupa, è pubblicamente nota per le sue posizioni, ehm, non esattamente progressiste (l’anno scorso disse a una mia amica, en passant: «Ma voi che avete in classe un bambinello rom, non avete paura che rubi la merenda ai vostri figli?».
In realtà son colpi al cuore che spalancano gli occhi Momento di outing: quand’ero veramente giovane ho avuto una storia d’amore con il sassofonista dei Quintorigo, che sto giusto ora ascoltando in cuffia. A più di dieci anni di distanza penso ancora che suonassero da Dio e che le loro canzoni avessero testi fantastici (vedi sopra) (se posso consigliarvi un album, è Rospo).
Yeah, let me sing you a song Al catechismo, sabato scorso, però non abbiamo parlato di musica. Dopo i cinque minuti di accoglienza iniziale hanno separato genitori e bambini. I bambini fuori, costretti a giocare a bandiera divisi in due squadre da 26 elementi ciascuna (!), si sono subito innervositi perché alcuni di loro non venivano mai chiamati. Noi adulti invece siamo stati disposti in cerchio in palestra. Eravamo in più di 70, c’era un’eco pazzesca e non si sentiva niente.
(Don G.): «Vi farò qualche domanda. Poi chi se la sente condivide, ma non è obbligatorio. Vorrei sapere come avete scelto il nome di vostro figlio».
(Papà X, poi rivelatosi il marito della Catechista anti-rom): «Cioè, noi nostro figlio l’abbiamo chiamato Nathan perché significa “Dio ha dato” e poi perché, cioè, io sono malato di Nathan Never, cioè, avete presente quello dei fumetti? Cioè, mia moglie lo sa benissimo».
Riti d’ingresso A un certo punto Don G. ci ha chiesto chi se la sentiva «di condividere il ricordo del sacro battesimo». Mentre tutti parlavano di elevazione verso Dio et similia a me sono venuti in mente i seguenti due episodi:
1. Battesimo Pupa: domenica di alluvione, gli invitati persi tra la cascina del prete e la chiesa fuori Milano pressoché irraggiungibile in tempi in cui nessuno possedeva il navigatore, casino, pioggia, fango, liti furibonde tra mogli e mariti, Pupa con 40 di febbre la sera stessa.
2. Battesimo Pupo: domenica di cielo sereno, Pupo come sotto Valium perché reduce dalla sesta malattia, prete gay che ci prova sfacciatamente con il mio fidanzato e nei ritagli di tempo rimprovera me perché non siamo sposati. Nessuno dei due ricordi è condivisibile pubblicamente, penso.
Finalmente, una domanda per me «Cosa vi aspettate per vostro figlio, e cosa invece proprio non vorreste, dal catechismo? Chi se la sente condivida», ha ribadito Don G. con un sorrisone. Ho alzato subito la mano: «Vorrei che fosse un percorso spirituale inclusivo e non esclusivo. Che tenesse conto della realtà che ci circonda, in cambiamento continuo, fluida, complessa. Che insegnasse ai nostri figli a non ripiegarsi sulle scelte di comodo. Che non si conformasse al perbenismo. Che insegnasse giustizia, verità, equità, solidarietà». «Per queste cose basta la festa della scuola» (!!!) mi ha contraddetto subito una mamma. «Io vorrei che li avvicinasse a Gesù, a Dio, alla Chiesa». Tante grazie, questo lo davo per scontato, altrimenti non si chiamerebbe catechismo. «Cioè, io invece spero che Nathan si diverta in oratorio come facevamo io e i miei amici da piccoli, cioè voglio dire, ne abbiamo fatte di cotte e di crude, Don G. se lo ricorda bene» (papà di Nathan). «Vorrei che i nostri figli diventassero veramente amici di Dio» (mamma Y). «Vorrei che imparassero il valore della preghiera e del sacrificio» (mamma Z). «Vorrei che andassero a Messa senza rompere le scatole» (voce non identificata).
Fiat voluntas sua Ecco, uscita da lì stavo quasi pensando di ritirare la Pupa ancora prima del secondo incontro. Poi lei a casa mi ha detto: «Mamma, è stato molto noioso, però diamogli un’altra occasione». Non so cosa fare e nemmeno cosa pensare: prima di sabato ero convinta che fosse giusto, pur non essendo io una cattolica praticante, dare alla Pupa gli strumenti e la conoscenza necessari a compiere le sue scelte con consapevolezza, quando sarà più grande. Adesso invece sono molto, molto perplessa. E voi?

58 commenti su “settimana 32 e 33

  1. Non si puo’ essere italiani senza essere cattolici, scriveva Pasolini. Io vengo da una famiglia in cui la madre era cattolica e praticante e il padre no. Sono andata al catechismo, in una parrocchia in mano a un prete fanatico (che poi ha evidentemente fatto carriera) circondato da altri fanatici. Ho insegnato in una scuola cattolica per sei anni. Dalla mia esperienza ho imparato che un’educazione alla spiritualità e il catechismo sono cose quanto mai diverse. La mamma che risponde “voglio che impari il sacrificio” io la manderei a zappare la terra. Personalmente non voglio che le mie figlie siano indottrinate su sensi di colpa, sacrificio, penitenza, dolore e quant’altro. Per non parlare del rapporto col corpo… fosse anche solo per questo, direi no al catechismo. Esistono, certo, religiosi di grande qualità umana, ma certe comunità, chiuse, autoreferenziali, bigotte mi fanno paura.

    1. dici una cosa che condivido molto: la spiritualità e il catechismo (per quel che è stata la mia esperienza) possono essere davvero lontani. per dire, ho vissuto un percorso spirituale molto intenso agli scout (laici), mentre al catechismo no davvero. e la sensazione – spero verrà smentita dai fatti – è che qui non siamo di fronte a religiosi di grande qualità umana. sigh.

    2. Il problema è proprio questo: una cosa è il Vangelo, un’altra quel che la Chiesa ne ha fatto. Ci sono molti credenti che sono ottime persone, ma spesso irrigidite in precetti di cui non si chiedono più il senso. Io ho due figlie, mi fa paura tutto il discorso della Chiesa sul corpo, il proibito, il peccato, il senso di colpa. Ho visto tutto questo anche all’interno di una scuola cattolica e francamente l’ultima cosa che vorrei è che una qualsiasi persona mettesse nella teste delle mie figlie cose di questo tipo. Posso raccontarne due? La prima: una suora aveva detto a un piccolo della materna che doveva fare pipi’ senza toccarsi, per anni lui l’ha fatto finché la mamma, stanca del continuo bagnato intorno al water gli ha chiesto il perché… La seconda: sempre una suora aveva spiegato alle bambine – lezione di scienze sulla riproduzione – che le donne hanno tanti “semi” e che bisogna avere pochi rapporti con gli uomini perché poi quei semi finiscono e addio bambini! Ne ho una lista da farci un libro. E francamente, se ci ripenso, mi disgusta. Vorrei che le mie bimbe crescessero lontane, non da Dio, ma da queste pericolose corbellerie. Ciao, Anna

  2. Carissima ecco quello che penso molto molto sinceramente…Non sono cattolica (i miei non lo erano) ma ho vissuto la religiosità orientale (giapponese) fin da piccola (direi dagli 8 anni). I temi sembrano diversi (c’erano il karma, la reincarnazione, il culto degli antenati…) ma il perbenismo e l’esclusività sono le stesse. Per quello che è la mia esperienza, credo che la religiosità non sia necessaria, credo invece fondamentale coltivare la spiritualità e trasmettere ai propri figli il messaggio che per quanto alcuni pezzi di strada possano essere fatti insieme, il proprio rapporto con Dio (o energia dell’universo o Vita o Amore ecc ecc) è qualcosa che per essere vero va costruito in buona parte autonomamente. Ritengo importante trasmettere loro il messaggio che sono perfettamente in grado di sentire ciò che è vero, ciò che è buono e ciò che è giusto e ciò che è “spirituale”. E’ bello avere delle guide che però siano in grado di lasciarti il tuo spazio per sperimentare le tue verità. Senza inculcarti verità precostruite, digerite e incontestabili. Credo che il catechismo se fatto con persone che hanno vissuto la strada della ricerca personale e sono giunti a desiderare di essere di supporto a chi desidera fare lo stesso in un modo come descrivi tu, senza perbenismi e aperto al mutare della realtà, in un modo che stimoli i ragazzi a farsi domande, a condividerle ma anche a fidarsi delle proprie risposte e delle propore sensazioni. Dando strumenti per orientarsi e non consegnando loro una mappa con mete già stabilite. Ecco, in questo caso ogni isegnamento religioso può essere molto arricchente. Penso però anche che non sia necessario iniziare troppo presto. Ecco, io sarei per iniziare il catechismo o oltri percorsi religiosi dalla prima media. Ma questa è una sensazione mia. Un abbraccio. Mamma jane

  3. Io come molte persone che sono vissute immerse nella morale cattolica e nell’obbligo del catechismo, ovviamente da genitore lo schivo come la peste.
    Però condivido molto quel che dice Jane qui sopra sull’importanza di educare alla spiritualità. Nel senso di incoraggiare i bambini a porsi interrogativi sul senso della vita, sulla morte, su tutte quelle domande filosofiche che in genere pongono spontaneamente dai 4 anni in poi.
    Per me è molto affascinante parlare con il mio primogenito che a 5 anni e sentire le domande che mi fa e provare a rispondere quello che io sento.
    Il catechismo e la spiritualità per me non vanno insieme. Si può essere cattolici praticanti per tutta la vita senza aver mai provato un moto di empatia per un altro essere vivente. Si può professarsi atei e vivere con un forte senso spirituale.
    Ecco, io cerco di coltivare questo senso spirituale sia in me stessa che nei miei figli.
    Ma per concludere con una battuta cara Paola, il mio bimbo grande continua imperterrito a ripetere la battuta dei tuoi pupi riguardo al nome di quello che è sulla croce: dai che lo sai! Ge..Ge.. Geppetto?!

  4. Chicca ha cominciato l’ABC della fede (una sorta di catechismo per bambini dai 5 anni), mercoledì scorso ed è entusiasta. Si è divertita molto, e vuole tornarci. Noi siamo praticanti e loro sono abituati ad andare a messa da piccolissimi, a dire le preghiere la sera, quindi sono contenta che inizi un percorso del genere anche se così piccola. Io sono cresciuta in Chiesa, poi me ne sono allontanata per alcuni anni, ma sono tornata, e sono contenta di averlo fatto, perché la fede mi da ha dato molto e avrei piacere che anche per i miei figli sia così.
    Poi credo che ci voglia anche fortuna ad incontrare i sacerdoti e la parrocchia giusta, dove sanno insegnare senza essere bigotti. Noi lo siamo stati e forse anche questo ha contribuito a creare un’atmosfera gioiosa e serena nel loro rapporto con la fede.
    Io ti consiglio di riprovare, o anche cambiare Parrocchia se questa non ti convince o non ti convincono i sacerdoti (in fondo sono uomini anche loro).

  5. Catechismo appena iniziato anche qua, tra mille dubbi (miei) e scarso entusiasmo (di tutti). quando al primo incontro, tra un canto e una preghiera, volevano infilarci le firme per i diritti dell’embrione, ecco, me ne sarei scappata. che l’embrione ha i suoi diritti, ma io certo non mi metto a sindacare sulle scelte di altri genitori. Fortuna la firma era facoltativa!

  6. Cara Paola,
    qui tocchi due tasti “dolenti”.
    Il primo: aspettavo la mia prima figlia, a 32 settimane faccio la famosa terza eco passata dalla mutua (ora sono solo le prime due) e il ginecologo di turno mi avvisa, preoccupato, che la bambina è molto bassa e che potrei partorire in anticipo. La settimana dopo faccio un controllo con il mio ginecologo e sembra tutto a posto. A 34 +1, tre giorni dopo aver finito di lavorare….ho partorito! Non ti dico il silenzio telefonico del mio ginecologo….credeva che gli telefonassi per qualche para dell’ultimo minuto. Sono stata in ospedale 2 settimane, la bimba cresceva, ma non ne ha mai voluto sapere della tetta….insomma, ho conosciuto il mondo della TIN e dei problemi di allattamento. Ti dico solo questo: stai a riposo più che puoi e arriva a 36 settimane. Hai altri due figli e se partorisci prima ti toccherà lasciare la piccola in ospedale e fare avanti e indietro finchè sarà cresciuta. Poi spero e ti auguro con tutto il cuore che non succeda proprio!
    L’altro tasto dolente è quello del catechismo: sono cattolica praticante e dall’anno scorso, tra mille dubbi, ho accettato la richiesta del parroco di fare la catechista. Le catechiste sono materia MOLTO rara, perché è tutto tempo regalato, di solito di mamme più o meno impegnate anche con lavoro e figli. Non so da voi, ma qui da noi nelle parrocchie l’età media delle catechiste supera i 60 anni e ogni volta mi chiedo come facciano a piacere ai bambini….il nostro parroco è un pioniere nel settore e cerca di coinvolgere i ragazzini di 16-17 anni, affiancandoli a degli adulti. Quindi è già un miracolo se si trova qualcuno disposto a fare qualcosa (e non commento sulla preparazione di base di certa gente) . Noi ci sforziamo in mille modi di trovare argomenti e modalità coinvolgenti per i bambini: arrivano dopo un’intera giornata di scuola, stanchi, sappiamo che la loro pazienza è praticamente esaurita e nonostante questo bisogna trasmettere un messaggio. Ci arrabattiamo per coinvolgere le famiglie e cercare di non escludere nessuno (quella del bambino rom è una fuori, non esistono certi discorsi), ma sai qual è la fine della fiera? Una famiglia manda al catechismo il proprio figlio se ci tiene. Non c’è scritto da nessuna parte che si è obbligati a farlo e credo che la domanda da cui partire è: ci interessa che vada al catechismo? Ci teniamo ai valori e a quello che viene “insegnato”? Vogliamo che impari un po’ di più a conoscere gli aspetti principali della religione a cui vogliamo che appartenga? O mandiamo il figlio solo per avere tutto a posto quando dovrà fare la prima comunione/cresima? Nessuno è obbligato a iscrivere i propri figli al catechismo, ma se ce li manda che lo faccia almeno come un impegno serio e non solo del bambino, ma di tutta la famiglia. Poi forse frequentando le iniziative, la chiesa, i catechisti, il mondo della parrocchia in genere, scopri altre famiglie, altre esperienze e ti senti coinvolto, ma ovviamente questo dipende tutto da com’è la tua parrocchia e cosa propongono. Le convinzioni da cattolico praticante, o detta con parole di fede, l’incontro con Gesù, possono nascere dal catechismo, ma molte volte non è così. Sono cose che si imparano “da grandi”, maturando e facendo certe esperienze. Certo è che l’ambiente di parrocchia aiuta, ma non è scontato (per me non è stato così). Dico questo andando controcorrente rispetto a certe mie “colleghe” perché sono stufa di vedere bambini letteralmente parcheggiati per un’ora, a messa sempre i soliti quattro gatti che vengono con i genitori e la gente in delirio il giorno della prima comunione, con bambine acconciate da spose e la priorità principale la foto del momento clou, i vestiti e i regali. Ma è questo quello che vogliono i genitori?

  7. Ciao Paola bentornata!
    1. Guarda che la pancera e’ molto comoda. Stai a riposo, anch’io l’avevo presa sportivamente ma poi Margherita e’ nata alla 35ma settimana. Per fortuna tutto bene e nessuna Tin ma ci hanno dimesse dopo 5 gg e lei pesava 2.3 kg non aveva la forza di ciucciare etc. Molto meglio se sta li dentro ancora un po’!
    2. Catechismo non ancora sperimentato e probabilmente Flavia “sul campo” ha ragione. Gli darei un’altra chance.
    Bacio, riguardati e tienici aggiornate.
    Paola
    Ps bella la ghirlanda sulla pancia :-)

  8. Io sono cresciuta a pane e chiesa… e nella mia famiglia mia madre era praticante (sul credente non metto la mano sul fuoco, visto che l’ultima volta che ha messo piede in chiesa è stato al battesimo del pupo, quattro anni fa), mentre mio padre non era né credente né praticante. Penso che mi abbiano mandato a catechismo “perché si fa così” e basta. Io al momento non so dire che cosa sono: non vado quasi più a Messa, però per molti aspetti sono rimasta “cattolica dentro”. Quando toccherà al piccolo so per certo che lo manderò, perché la fede è un dono straordinario e se la trovasse dentro di sé ne sarei più che felice.
    Quello che mi dispiace (e con questo concordo pienamente con la tua riflessione sul catechismo come luogo inclusivo) è che probabilmente anche oggi, più di vent’anni dopo, troverò preti e catechisti e suore che avranno da ridire con mio figlio perché magari lo mando a Messa e io non ci vado. Questo non è giusto: non posso fingere un’esigenza che non ho. Non alla mia età, perlomeno.

  9. Se non siete praticanti e comunque in casa lei non ritrova niente di quello che le spiegano a catechismo credo fareste meglio a non mandarla proprio. A me è successo così, non volevo andare, mi sembravano tutti pazzi, a casa nessuno mi spiegava nulla su Gesù e vari, non volevo andare in chiesa e non sono riusciti a convincermi. Anni dopo, quando ho chiesto a mia madre perchè mi avesse mandato a catechismo quando nè lei nè mio padre sono cattolici mi ha risposto come hai scritto tu nel post “dare gli strumenti e la conoscenza necessari a compiere le sue scelte con consapevolezza”. Non sono d’accordo. Non ero abbastanza grande per essere consapevole che mi stavano dando una scelta, l’ho sentita solo come qualcosa di noioso è inutile (apparte le feste e i regali per comunione e cresima) che ero costretta a fare.
    Sarina86

  10. Ex cattolica convinta, ex catechista di bambini di 7 anni (che hanno una profonda intuizione spirituale di cui conservo un ricordo splendido, nonchè un insegnamento importante), madrina di cresima e testimone di nozze in chiesa, ruoli a cui ho tenuto molto. Fuggita definitivamente dalle grinfie della chiesa romana dopo il corso prematrimoniale in cui ho sentito due medici MENTIRE a proposito di contraccezione e fare della disinformazione. Ora studio il buddhismo e ho una figlia affidataria che proviene da una famiglia islamica, chissà dove finirò, ma di una cosa sono sicura:

    E’ una femmina. Nella chiesa cattolica le inculcheranno tutte quelle cose che tu le dovresti insegnare a fuggire come la peste.

    Non ce la mandare, soprattutto se a casa il clima non è coerente con quel che le insegnano. Ha senso educare i figli alla religiosità se si è religiosi: in quel caso, da grandi comunque rispetteranno la tua coerenza e le tue buone intenzioni.
    Educarla alla spiritualità sarebbe la cosa più sana ma non so quanto sia praticabile, comporterebbe studiare altre religioni, portarla a incontri specifici per bambini di altri culti, etc. Sebbene io (che insegno nella media pubblica) sia contrarissima all’insegnamento della sola religione cattolica nella scuola pubblica, trovo che a volte sia meglio iscrivere il bambino all’ora di religione e permettergli il confronto coi suoi pari, se c’è un insegnante aperto al dibattito, piuttosto che iscriverlo a catechismo. Peraltro, dipendesse da me, l’ora sarebbe di religionI e filosofia morale.

    Castagna unlogged

  11. Quante cose vorrei dire dire su questo argomento! Dico solo che ho frequentato l’asilo le elementari e le syperiori in un istituto gestito da suore. Non ho fatto la cresima perche’ mi rifiutai di frequentare le lezioni di catechismo da una ragazza che al posto di parlare di fede e religione ci faceva vedere le foto delle spice girl. Mia madre capi’. Ora ho 28 anni, mi sono sposata in comune, non sono praticante e forse neanche credente vivo la fede in un modo che mi sono costruita io e che forse le mie precedenti esperienze hanno contrubuito a costruire… Ho una bimba di tre anni meravigliosa , ho fatto la parte dell’angelo in una rappresentazione natalizia al nido leggendo la storia di un asinello che aiuto’ maria a trovare la capanna. Ma non ho battezzato mia figlia… Avvicinarsi a dio puo’ avvenire in mille modi non solo andando a catechismo. Quando sara’ grande prendera’ le sue scelte. La chiesa deve per forza adeguarsi ad accogliere i giovani e i fedeli in un modo diverso da quello che io ho conosciuto e che purtroppo esiste ancora… La pancera a me ha aiutato piu che altro per il mal di schiena! In bocca al lupo per tutto;)

  12. Quante cose vorrei dire dire su questo argomento! Dico solo che ho frequentato l’asilo le elementari e le syperiori in un istituto gestito da suore. Non ho fatto la cresima perche’ mi rifiutai di frequentare le lezioni di catechismo da una ragazza che al posto di parlare di fede e religione ci faceva vedere le foto delle spice girl. Mia madre capi’. Ora ho 28 anni, mi sono sposata in comune, non sono praticante e forse neanche credente vivo la fede in un modo che mi sono costruita io e che forse le mie precedenti esperienze hanno contrubuito a costruire… Ho una bimba di tre anni meravigliosa , ho fatto la parte dell’angelo in una rappresentazione natalizia al nido leggendo la storia di un asinello che aiuto’ maria a trovare la capanna. Ma non ho battezzato mia figlia… Avvicinarsi a dio puo’ avvenire in mille modi non solo andando a catechismo. Quando sara’ grande prendera’ le sue scelte. La chiesa deve per forza adeguarsi ad accogliere i giovani e i fedeli in un modo diverso da quello che io ho conosciuto e che purtroppo esiste ancora… La pancera a me ha aiutato piu che altro per il mal di schiena! In bocca al lupo per tutto;)

  13. Non saprei dare consigli, racconto solo la mia esperienza: sono cattolica, e praticante, seppur con qualche alto e basso. Da ragazzina l’ambiente oratorio mi stava molto stretto, con tutte le sue chiusure e bigottaggini, perché i miei -pur praticanti convinti- mi hanno passato l’idea di una spiritualità profonda, autentica, non ostentata, e soprattutto consapevole e aperta e accogliente: da noi si chiamava Dio, e Gesù Cristo, ma si riferiva certo a qualcosa di grande, bello, e soprattutto inclusivo, anche perché in parte inafferrabile, più grande della nostra prospettiva umana. Così mi hanno insegnato a discernere tra ciò che ha a che fare con questo Principio e ciò che è umano. Sacerdoti soporiferi, pretacci cattivi, Messe insostenibili, ragazzini invasati, gente talebana e ignorante e chi più ne ha più né metta annebbiano il Principio primigenio, a volte lo imbrattano e lo insultano, ma penso si possa cercare di andare oltre, se in quel Principio crediamo e troviamo luce, anche senza buttare “il bambino con l’acqua sporca”. Anche mio figlio sta iniziando il catechismo e alla prima riunione il don ci ha fatto una pessima impressione, tutto incarognito e concentrato solo a raccontare quante sciocchezze fanno i genitori (frustratello?): staremo con gli occhi aperti, e cercheremo di integrare e ampliare a casa eventuali messaggi asfittici o distorti, cercheremo soprattutto di far capire a nostro figlio perché per noi il cammino dei sacramenti è importante, al di là delle singole situazioni umane. Ma non voglio privare mio figlio di un cammino che a me ha fornito luce e bellezza. In questo modo spero che riesca a crearsi un senso critico equilibrato, accogliente e costruttivo, in ogni ambito della vita, e a sperimentare la ricchezza della fede come l’ho sperimentata io. Poi naturalmente farà le scelte che riterrà opportune.

  14. Abiti in città, cosa che può avere lati positivi e lati negativi. Tra quelli positivi c’è che avete più di una chiesa intorno a voi, provare con un’altra? Magari quella un po’ più in la offre stimoli migliori.
    Io punterei, se potessi, ad una chiesa gestita fida frati, altra razza. Migliori in tuttissimo.
    Benvenuta nella mammitudine al 100%

  15. Noi siamo agnostici (mio marito un pochino peggio) ma ritenevamo importante che i nostri figli potessero avere un insegnamento religioso, proprio in considerazione del fatto che a casa non parliamo mai di quegli argomenti. Pure io a volte rimango basita dal razzismo e dalla poca accoglienza che leggo nelle parole di persone che si dichiarano fieramente cattoliche e che si vantano di frequentare assiduamente chiesa e sacramenti. Non so, per me sarebbe veramente una cosa respingente. Per il momento solo Leli frequenta il catechismo e lo fa con alterni entusiasmi. Ci siamo invece veramente trovati benissimo con la scuola d’infanzia di ispirazione cattolica (salesiana). La maestra (suora) in particolare era una donna di apertura e di carica spirituale eccezionali.

  16. Figlio grande, giorno stesso della cresima usciamo e dice: adesso basta, qui nn mi vedono più
    Figlio grande dopo il battesimo del suo fratellino: Non avrai mica intenzione di fargli fare tutta quella tiritera inutile che hai fatto fare a me…
    il papà è d’accordo.
    Per ora non ci penso, Miciomao ha 6 anni, poi vedrò.

  17. Cattolica praticante, moglie di catechista che vedo tornare tutte le domeniche distrutto……non voglio fare l’esperta in materia, ma, se può essere utile, condividere le riflessioni che mi sorgono spontanee ogni volta che sento i racconti di mio marito. Se da una parte é vero che la fede é un dono e in quanto tale non decisa a tavolino, é altrettanto vero che, che io sia credente o meno, non é un aspetto secondario della vita. La fede vissuta intendo, non la pratica religiosa formale, cosa alla quale spesso siamo tutti più inclini. Pertanto é mia modesta opinione che vada condivisa nel percorso educativo che un adulto sceglie per sé e quindi anche per i propri figli. Per me l’adesione alla Chiesa é una ipotesi esplicativa della realtà, perciò mi farebbe proprio strano, anzi credo che non sarei davvero capace, di offrirne una diversa ai miei figli. Credo più nel processo contrario a quello che tu proponi: dare loro strumenti per capire l’alveo nel quale sono cresciuti, coi quali poi se la vedranno loro una volta raggiunta l’età della consapevolezza. Mia figlia ha 17 anni, posso quindi dire di iniziare a cogliere i frutti del metodo educativo che, con tanti limiti ed errori, abbiamo cercato di perseguire e che mi sembra l’abbia messa in condizione di iniziare ad avere un giudizio personale, autonomo e creativo sulla realtà. Naturalmente ciò che scrivo ha unicamente il valore della mia esperienza, che però rifarei totalmente.

    1. è ben questo il mio obbiettivo, dare strumenti per capire esercitando spirito critico. non manderei mia figlia con la catechista razzista, se ce n’è una mediamente intelligente invece sono felice che possa assorbire, vivendola, una proposta di fede simile a quella che ho avuto io. in famiglia nessuno ci diceva “prega” o “vai a messa”, ma ci è stata data questa possibilità e ne sono felice anche se da anni non vado in chiesa (oddio, adesso dovrò farlo per accompagnare la Pupa). è la stessa possibilità che vorrei offrire ai miei figli. anche nella fede ci sono tante sfumature, e non si cresce solo dentro famiglie in cui uno dei genitori fa il catechista (curiosità mia: ma è anche un sant’uomo? senza sarcasmo, ne ammiro lo spirito di abnegazione e offerta volontaria di tempo e risorse)

    2. No, non é un sant’uomo, é uno, come tutti, con limiti e difetti, però per questa cosa si spende, non ti tedio sui motivi (che se ti interessano possiamo approfondire). Sul l’ultima cosa che dici: se ho dato l’impressione di volere affermare questo me ne scuso, perché non era nelle mie intenzioni. Non lo penso affatto. Anzi, a certi catechisti che ho conosciuto non affiderei neanche il mio gatto, se ne avessi uno!

  18. Non credo che portare un bimbo piccolo a catechismo possa in qualche modo instaurare in lui una spiritualità; per mia esperienza i bimbi vedono la storia di Gesù più omettendo una favola che una cosa legata alla fede e alla spiritualità, concetti sui quali anche noi adulti facciamo riflessioni profonde e piene di dubbi. Credo nella’educazione alle religioni, non al catechismo.figlia di praticanti ho fatto tutto percorso classico catechismo+oratorio+sacramenti e addirittura scuola dalle suore, e tutto questo non mi ha aiutato per nulla nella ricerca della mia spiritualità, che ho intrapreso da sola, da adulta. Ovviamente la differenza la fanno le persone che incontri, ma senza voler generalizzare trovo spesso questi ambienti bigotti, chiusi e poco relazionati con la realtà multietnica nella quale viviamo.

    1. yep. io poi però nella vita ho frequentato preti illuminati (uno in particolare) che mi hanno dato tantissimo, anche sul fronte spiritualità. quindi non condanno a priori, voglio stare a guardare con curiosità e attenzione.
      certo: sul fronte della spiritualità mi hanno dato tantissimo anche gli scout laici, ma questa è un’altra storia

  19. Non saprei consigliarti posso solo dirti che i miei figli non li ho battezzati, non sono sposata, non mi piace la religione cattolica e non sopporto il circo dei sensi di colpa, del peccato originale, la visione distorta del sesso e del rapporto con il proprio corpo. In Italia e’ complicato in effetti crescere dei figli liberi da tutto questo ma con un po’ di sforzo si puo’ fare. Noi parliamo di spiritualita’ e di religioni ma ai miei figli spiego serenamente la mia visione materialista e pragmatica dell’esistenza, non potrei fare altrimenti per questioni di coerenza. Certo non hanno la consolazione di pensare che il bisnonno e’ in cileo, in paradiso o chissa’ dove ma sono veramente liberi di scegliere, una volta cresciuti, in che cosa e come credere. Ciao Valeria

  20. Ciao. I miei figli sono ancora piccoli per il catechismo, anche se Lory ha fato sempre religione, anche alla materna. Io personalmente ricordo con terrore il periodo del catechismo per la prima comunione, fatto direttamente dal vecchio parroco del paese, che in realtà 30 anni fa tanto vecchio non era ma a me sembrava tale…in particolare avendo fatto la comunione a fine maggio ed essendo don M. un fervente mariano, ci obbligò ad andare alla funzione tutti i giorni fino a quello della comunione, con relativo catechismo giornaliero finale…insomma una full immersion della quale ricordo il buio della piccola chiesina, l’odore dell’incenso, i canti in latino imparati a pappagallo e il terrore che mi apparisse la Madonna. Si perché don M. oltre a inculcarci la paura del maligno, ci raccontava le “storie” di bambini (vedi Lourdes, Fatima ecc…) a cui appariva la “bella signora” che poi morivano sistematicamente di terribili malattie. Tornata a casa mi mettevo immediatamente a dire il rosario (più o meno) pregando la Madonnina di non apparirmi mai… Don M. era anche il nostro insegnate di religione alle elementari e quindi non avevo visioni alternative della religione. Fortunatamente alle medie trovai un insegnante (diacono) molto “illuminato” che mi fece riconciliare con la religione cattolica facendomi capire molte cose…adesso sono credente e praticante per scelta. Personalmente credo sia giusto dare ai bambini la possibilità di conoscere per scegliere poi consapevolmente…certo bisogna anche essere fortunati per quanto riguarda le persone…fortunatamente per me il diacono di cui parlavo adesso “dirige” i catechisti della mia parrocchia…trovo però che sia un po’ invecchiato anche lui. Per concludere voglio raccontarti un episodio accaduto qualche giorno fa. Mio figlio Lory (6 anni) mi mostra un disegno (in questo periodo disegna complicatissimi marchingegni per produrre le cose più svariate) che apparentemente sembrava un crocefisso. Io dico “bello cos’è Gesu?” E lui ” no ho inventato un macchinario per inchiodare le persone”…penso che molti concetti siano difficili da digerire comunque per bambini così piccoli….un saluto, caty.

  21. Ciao, ti rispondo da ragazza e mamma di un bambino di due anni e mezzo, cattolica praticante. Se le premesse del parroco e della catechista sono quelle, da bigotti terribili, lascia perdere e cambia parrocchia. Costringere i genitori a condividere i loro ricordi “spirituali”, senza tener conto delle difficoltà che molti hanno nell’approcciarsi alla fede, lo trovo squallido. Bollare le tue richieste come assurde senza che nessuno ti difenda lo trovo atroce. La catechista, se è quella specifica di tua figlia, potrebbe avere effetti più dannosi che salutari. Magari senti il parere della bambina, ma vedi un po’, non mi sembra un ambiente di cattolici sani, quelli che veramente ti possono insegnare qualcosa sull’amore; mi sembra un branco di fomentati.

  22. @catia s: oh mamma, anche io mi ricordo che avevo paura delle apparizzioni!!Sarà che tra vari film su Bernadette, Marcellino pane e vino ecc..mi sarò suggestionata!!

  23. Io e il catechismo : io ho sempre avuto un pessimo rapporto con oratori e catechismo.
    A distanza di più di trent’anni il ricordo che mi rimane è di un posto dove io ero invisibile ai più.
    Figlia di calabresi , evidentemente allora poco socialmente inseriti, in una cittadina di provincia comasca , 30 anni fa, credo, col senno di poi, che io fossi vista dagli autoctoni più o meno come il succitato bambinello rom alla mamma catechista deficiente di cui sopra.
    Mio figlio e il catechismo : da quando mio figlio frequenta la scuola elementare , mi si sono aperti gli occhi sull’importanza del catechismo nella vita dei bambini del nostro paesino; almeno a giudicare dalla frequenza con cui sento pronunciare la parola catechismo dalle mamme che aspettano i bambini fuori da scuola, pare che questa occupazione sia preponderante. Appena me ne sono resa conto mi si è aperto un baratro davanti. Non avendolo fatto battezzare, io non ho mai preso in considerazione l’idea di mandare mio figlio al catechismo. Mi è partita una pippa mentale incontrollabile : ma se tutti ci vanno, e se ne parlano così tanto , e se è così importante, stai a vedere che se io non ce lo mando , mio figlio ne subirà gravi conseguenze per la sua vita psico-sociale paragonabili forse alle stesse da me subite per il fatto di esserci andata????
    Poi leggo la Paola Maraone, e improvvisamente mi si distendono le rughe.Ritrovo me stessa e la mia pace interiore. Resto convinta. Non ce lo mando.
    A meno che non sia lui a chiedermelo, ovviamente, ma nel frattempo sorrido-dentro quando mio figlio mi dice “mamma se c’è un odore che non sopporto è proprio quello dell’incenso nelle chiese”

    1. si piace anche a me, lo apprezzo di più però stando fuori dalla chiesa, è meno pungente. mio figlio mi ha chiesto a cosa serve l’incenso. e io gli ho detto che favorisce la meditazione :-)

  24. Cara Paola, che bel post! Mi costringe a ripensare ad un “problema” che tendo ad accantonare perché non so che fare…i miei figli hanno 3 anni e mezzo e 1 anno e mezzo e non ho ancora deciso se battezzarli o no! Mio marito è ateo (cresciuto cattolico), io ho ricevuto un’educazione cattolica, ho un bel ricordo del catechismo e soprattutto della spiritualità vissuta nel gruppo scout cattolico di cui ho fatto parte fino ai 15 anni…poi mi sono un po’ persa per strada, i dubbi sono sempre di più, tanto che non mi so decidere nemmeno sul battesimo. Lasciando da parte la mia confusione, credo che nella chiesa come ovunque quello che conta siano le persone. Dai un’altra occasione a questa parrocchia, come dice giustamente la saggia pupa, e se non dovesse andare…provatene un’altra. Se poi trovi un catechismo che ti convince fammi sapere che potrebbe tornarmi utile..;-). E in bocca al lupo per la piccolissima che si avvicina! Betta ps: pensavo alla grande varietà delle risposte a questo post…qualche post fa chiedevi un po’ d’incoraggiamento e credo una platea così varia sia il migliore degli incoraggiamenti! Io sono una tua appassionata lettrice (di quelle che ti leggono sempre e non ti scrivono mai…)

  25. I miei genitori erano frikkettoni, figli dei fiori, gli unici non sposati in chiesa nella piatta provincia milanese in cui sono cresciuta. Ci hanno battezzate e fatto fare i sacramenti, ma a catechismo non ci facevano andare (Gesù è più felice se andiamo a trovare nonni a Milano, mi diceva mia mamma) e all’oratorio men che meno.
    Le uniche “nozioni” che ho sono quelle captate qua e là nell’ora di religione a scuola (che per la verità non ho mai seguito con particolare trasporto). Ad oggi non ho ancora avuto il coraggio di affrontare il mio rapporto con la fede, troppo pigra? spaventata? o semplicemente vuota? Però mi ricordo come da piccola avrei pagato oro pur di essere come tutti gli altri, per andare a giocare all’oratorio, o fare le gite o le uscite (le mitiche pizzate) con la parrocchia dove mi sembrava che tutti si divertissero un mondo.
    I miei bimbi sono ancora molto piccoli, ma ancora non so cosa farò con loro, sono anch’io piena di dubbi.

  26. Mio figlio è grande (16 anni) e i dubbi li abbiamo come tanti, però posso dire una cosa: conoscere i fondamenti della religione è importante per cultura e per capire, poi, di arte,di letteratura, di Dante, di epigrafie, di chiese. Altrimenti risulta tutto un po’ più difficile. Aug!
    saluti,
    Paola

  27. Io sono atea (cresciuta in una famiglia molto religiosa) e sto cercando di insegnare a mio figlio di 7 anni a essere un libero pensatore. Non e’ facile: abitiamo negli Stati Uniti dove la gente in media e’ molto piu’ religiosa rispetto all’Italia, per cui spesso lui torna a casa lamentandosi perche’ quando cerca di intavolare discussioni su creazionismo vs. big bang nessuno sembra condividere il suo punto di vista.
    Sono d’accordo con chi dice che e’ giusto conoscere i fondamenti della religione, ma un conto e’ studiare le varie religioni, un altro e’ andare a catechismo e sentir parlare di Bibbia e Vangelo come se rappresentassero l’unica verita’. Io penso che nel vostro caso abbia senso mandare i pupi a catechismo solo se voi vi considerate cattolici, anche se non necessariamente praticanti.
    Laura

  28. Anche mia figlia quest’anno avrebbe dovuto iniziare, ma alla fine ho deciso che no, i suoi genitori sono troppo lontani da madre chiesa su tante cose perchè abbia un senso questo percorso per la nostra famiglia. Non mancano da parte di mia figlia domande su Dio o sulla religione in generale. Non a caso mi son fatta un punto d’orgoglio rileggermi tutto “La storia delle Religioni” che avevo relegato in cantina dopo i primi dubbi esistenziali di gioventù. Giusto per essere preparata. Insomma con serenità , con pacatezza, provo a darle i primi rudimenti. Per dire l’altro giorno mi fa:”Mamma, però ci vanno tutte le mie amiche e io no” E io ” E ti sembra una motivazione sufficiente per frequentare gente che fino a qualche secolo fa le donne le metteva al rogo!!!???” Senza acredine , senza risentimento, insomma..

  29. Sono profondamente credente e sto nella chiesa anche se vedo i suoi erorri e le sue brutture, tipiche dell’uomo, non di Dio.
    Contano le persone. Nella mia realtà le catechiste sono mamme e donne, a volte nonne, con le loro vite e la voglia di accompagnare i bambini nell’incontro con Gesù: gustare la bontà di questa amicizia. Camminare insieme. Mi dispiace leggere tante esperieze negative. Un buon oratorio è un enorme aiuto per i giovani, e per i genitori. Poi la fede dei nostri figli riguarda solo loro, ma come scegliamo per loro cibo, vestiti, scuole, corsi, è doveroso secondo me scegliere per loro anche il catechismo. Ricordo che io adoravo andarci, e soffrivo perchè i miei non mi portavno a messa alla domenica. Loro avevano altri problemi. Ma l’esttae, da mia nonna, andavo tutti i giorni a fare la chierichetta con don Giuseppe, che era avanti anni luce. E che mi ha sempre chiamata Noemi, vai a sapere perchè!

  30. @Micol: a parte la battuta sulle donne bruciate al rogo, che tale rimane e non è per questo che non faccio fare catechismo a mia figlia (o forse sì, anche per questo, ma sarebbe troppo lunga da spiegare qui) il catechismo è doveroso nella misura in cui lo si sente come tale. So che è difficile da spiegare a un credente, ma per migliorarsi spiritualmente la via di madre Chiesa non è l’unica e neppure la più giusta. Ciò non toglie che io nutra massimo rispetto per chi fa scelte diverse dalle mie.

    1. @ penelope: sì capisco che tu la intenda come battuta, anche se in effetti, permettimi di dirlo, forse non è il miglior modo per spiegare a una figlia perché non la mandi a catechismo. la chiesa ha sbagliato tanto nei secoli – ma non solo la chiesa, la speranza è che si vada verso il meglio in ogni caso. ecco nel caso tuo specifico io rispettando la tua scelta avrei però usato un’altra immagine. purtroppo le donne bruciate (o accoltellate, strangolate, etc…) ci sono ancora oggi e non certo per colpa della chiesa.

    2. No, scusa l’equivoco che io ho ingenerato. Trattasi appunto di una battuta che ho fatto qui, non a mia figlia . E’ chiaro che ho dato motivazioni diverse . Certo non mi aspettavo di essere bacchettata. ..ciao ciao vi saluto

  31. perplessa quanto te Paola, il tuo discorso è stato bellissimo, vero, e penso sia quello che Gesù 2000 anni fa volesse insegnare ai suoi discepoli.
    Il nostro parrocco Don GC, fa ogni lunedi un lezione di religione cattolica all’asilo parrocchiale frequentato sia da Leone che dal Sonte, la coordinatrice sembra una suora mancata e ogni volta che parla sembra una predica del Don GC…e per ora ci basta!
    per il catechismo ti capisco, io mi annoiavo a morte, ma ci andavo eprchè così facevano tutti.
    ora in oratorio (che frequentiamo solo il parco giochi) sento le bambine e bambini che devono fare Comunione dirsi tra di loro “per la Comunione ho chiesto l’iphon”, “a mio cugino regalano il tablet…” e così via, a me insegnavano la Comunione che fosse un Dono da ricevere e al massimo arrivavano i tanto sospirati buchi nelle orecchie e orecchini d’oro…

    felice di sapere che il Pupo dorme meglio!
    vedrai che quando sarai di più lui tanti problemi sapriranno e lui si sentirà più sereno, o almeno lo spero per voi!

    1. scusate, in questi giorni (i primissimi di maternità) ho fatto un po’ di detox da internet e dal web. alla fine è andata bene (a noi, almeno): la Pupa è capitata con l’unica catechista “illuminata” delle quattro presenti, e anche il prete di riferimento, don G., si conferma (lui personalmente) un tipo abbastanza ok anche se ha fatto un po’ di ricattini tipo: “ah, se non portate i figli a messa… “
      comunque mi sembrano tutti un po’ montati. easy, per niente. li tengo monitorati, anche perché per tutti i primi mesi ci sono incontri genitori-bambini. giusto cielo, che perplessità…

  32. Ho comprato Gioia e ho letto l’editoriale..mi sono commossa!che belle parole!sei fortunata ad avere un “capo”che la pensa così, ce ne vorrebbero di piu!!

  33. Ho comprato Gioia e ho letto l’editoriale..mi sono commossa!che belle parole!sei fortunata ad avere un “capo”che la pensa così, ce ne vorrebbero di piu!!

  34. io avrò a breve organizzazione e battesimo del nostro pargolo di tre mesi, caldamente obbligato dai nonni paterni. a parte che prevedo il peggio, tipo pianti strazianti o febbre come è capitato a te.. mi fanno paura le domande del prete!

  35. ciao per noi invece l’oratorio è come una seconda casa. io e mio marito (l’altro catechista dopo il marito di Antonietta che ha commentato più su) siamo stati in momenti e luoghi diversi io capo scout, volontario caritas e volontario del giubileo, lui educatore all’oratorio, socio di coop caritas, e ora catechista. per noi è una cosa normale e mi sembra ovvio dirvi che viviamo il nostro cattolicesimo in modo libero e sereno. certo non siamo d’accordo su tutto quello che dice la Chiesa, che in molte cose è anacronistica e mandiamo i nostri figli alla scuola pubblica. ma nella Chiesa abbiamo incontrato persone eccellenti e abbiamo vissuto esperienze importanti. così anche i nostri figli che frequentano serenamente l’oratorio e gli scout dell’Agesci. Io penso che nella Chiesa ci sia posto per tutti, non solo per quelli che credono davvero e fino in fondo. altrimenti non ci sarebbe nessuno (nemmeno i presti). E’ anche vero che è fatta da uomini e gli uomini sono imperfetti. L’unico consiglio che posso dare è di provare a cambiare parrocchia. A volte cambia la vita!

  36. Era più di un’anno che non leggevo il blog.
    Oggi leggo volentieri l’arrivo del terzo figlio, auguri.
    Per me è personalmente di buon auspicio…infatti i tuoi pupi con i miei hanno circa un’anno di differenza per cui “copierei” volentieri il terzo.
    Per l’incanalamento precoce: tranquilla, il mio ha dato i primi segni di voler nascere prima del 6 mese, è nato alla 38a, non ho usato pancera ma la fascia, la trovavo meno soffocante.
    Per quanto riguarda il catechismo, personalmente non vedevo l’ora che iniziasse, per il momento sono soddisfatta. Concorde col discorso sulla spiritualità, ma penso che la spiritualità e la fede non le trovi se non sai in quale direzione guardare, il catechismo ti insegna la via, ma poi ciascuno sceglie se, come e quando percorrerla.
    A proposito di spiritualità e di mamme, voglio farvi conoscere la storia di questa giovane e coraggiosa donna: http://www.chiaracorbellapetrillo.it. la sua vicenda ha cambiato il mio modo di vedere la vita e apprezzare meglio chi ci sta vicino.
    Mamma ooh oh!

  37. Io ho 2 bimbi, Emma 4 anni e Marco 2. Non li ho fatti battezzare, pur essendo mia madre molto praticante. Se vuole può portarli con lei in chiesa, ma credo che tocchi a loro scegliere la religione a cui credere. Tra l’altro il prete continua a insistere con mia madre, chiamando i miei figli “Ebrei” in senso dispregiativo e una volta ha anche detto a mia madre, davanti a me: ” Chi se ne frega di questa qua, portami i bambini che li battezzo sabato”. Questo rafforza ancora di + la mia decisione!

  38. Io personalmente non ho battezzato le bambine e loro sanno qual è la mia posizione nei confronti di dio e soprattutto della chiesa. Tutte e tre hanno fatto un anno di religione a scuola e poi hanno deciso autonomamente di fare “materie alternative”. Ho provato a chiedere loro anche se volessero provare ad andare a catechismo e ti confesso che sono molto sollevata dal fatto che non siano interessate.
    Non mi dispiacerebbe se, da adulte, trovassero una qualche via di spiritualità, fuori o dentro la chiesa. Semplicemente, credo che per fare un percorso tanto complesso ci sia bisogno di una consapevolezza che un bambino non può avere, e allo stesso tempo, di un senso critico che il catechismo tende ad appiattire (per quella che è la mia esperienza).

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