Se parli piano ti sento forte

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Interrompo il più lungo silenzio della storia di questo blog con il buon proposito di tornare a scriverci spesso – se sono riuscita a tener fede alla promessa di andare in palestra con regolarità, posso avere successo anche in quest’impresa (grazie se mi incoraggerete).

In realtà sono mesi che mi frulla in testa una storia; volevo scriverla, e invece poi. È la storia minima di una compagna della Pupa, 14enne come lei, magari la chiamo Laura. Laura è cinese e dorme in un soppalco sopra il laboratorio in cui lavorano i suoi genitori, il bagno è in cortile; la grande Milano è anche questo.

Se guardi bene ti sto di fronte  Succede che di quelle come Laura uno non si accorga. Abbiamo del resto imparato che l’essenziale è invisibile agli occhi. Ma la Pupa ha lingua puntuta e cuore di leonessa, e mesi fa ha cominciato a martell raccontarmi. «Ma lo sai che Laura non ci vede bene?». «Anche lei? Lo vedi, allora, che non sei l’unica?» le ho detto per consolarla (abbiamo scoperto che è miope). «Sì, ma lei non può mettere gli occhiali». «In che senso non può metterli?». «I suoi genitori non vogliono».

In un mix di ignoranza e cattiveria (non saprei come altro definirlo) i genitori di Laura erano convinti, nell’ordine: 1) che mettere gli occhiali le avrebbe peggiorato la vista perché l’occhio si sarebbe abituato “al vizio” e non si sarebbe più sforzato 2) che non ne valesse la pena (per via della spesa) e 3) che Laura sarebbe “diventata brutta” e nessuno avrebbe voluto sposarla.

Non so nemmeno come e perché  Laura è diventata un tarlo, una piccola insistente ossessione. Sono andata a parlarne una prima volta all’inizio dell’anno scolastico con la coordinatrice di classe, la professoressa di italiano; abbiamo preso un impegno vago, promettendoci che ci saremmo aggiornate. Poi ci siamo riviste a un’assemblea: niente era cambiato. La Pupa continuava a martellarmi. «L’hanno messa a sedere in primo banco ma non riesce a vedere lo stesso. Allora io copio dalla lavagna e lei copia dal mio quaderno. Le ho prestato i miei occhiali ma per lei non vanno bene, sono troppo leggeri».

Poi a scuola, un giorno, hanno assegnato un tema. «Qual è il tuo più grande desiderio?» era il titolo. Quel pomeriggio la prof di italiano mi ha chiamato per dirmi: «Laura ha scritto che il suo più gran desiderio è un paio di occhiali», e c’era come un’incrinatura nella sua voce. Mi sono un po’ disperata, mi sono consultata con alcune mamme-amiche, poi sono tornata dalla prof, stavolta con maggior decisione. «Faccia qualcosa, la prego. Coinvolgiamo la famiglia. La mediatrice culturale. La dirigente. Il Papa».

Dicono che non c’è niente di più fragile di una promessa  Oggi non so più dire esattamente come sono andati i passaggi. So che ho insistito e insistito e insistito. E un certo punto avevo perso le speranze e una notte ho sognato che avevo rapito Laura, portandola a vivere con noi; nel sogno le avevo regalato una scatola colma di occhiali. Sono arrivata a suggerire alla professoressa una soluzione di compromesso: «Proponga ai genitori di lasciare che Laura usi gli occhiali almeno a scuola. Poi glieli li conservate voi in un cassetto; vorrà dire che per andare a casa li toglie, cercando possibilmente di non farsi investire e di non andare a sbattere contro un palo».

Una sera (che credo ricorderò molto a lungo) mi trovavo davanti alla risicata offerta di fette biscottate del triste supermercatino dietro casa, quando ho ricevuto una chiamata inattesa dalla prof. «Ce l’abbiamo fatta. Si sono convinti!». Non ho capito bene come mai abbiano cambiato idea. Forse si sono sentiti accerchiati dalla scuola, forse sollevati perché avevo promesso che gli occhiali li avrei pagati io; forse le due cose assieme, mescolate alle lacrime sante della loro bambina orba.

È l’amore che ti tiene in vita  Prima che si pentissero di averci accordato il permesso, siamo andate di corsa a prendere gli occhiali: io, Laura, la Pupa. In metropolitana le facevo le prove: «E quella scritta, la leggi?», ma non leggeva quasi niente. Arrivata davanti al negozio mi ha detto: «Non ero mai stata in centro, prima», e io mi sono sentita catapultata all’improvviso in un altrove scomodo e cattivo. Poi ho pensato che eravamo così vicine alla meta e insomma non era il momento di intristirsi. Siamo entrate, abbiamo fatto la visita, abbiamo scoperto che Laura è miope e le mancano due diottrie. Non male, per cominciare. Ho raccontato in breve la storia all’ottico (che conoscevo già), è stato molto gentile ma al momento di pagare non mi ha regalato la montatura (questo era un altro mio sogno, però a occhi aperti. Non si può avere tutto).

Piccola anima/ tu non sei per niente piccola Quando alcuni giorni dopo siamo tornate a prendere gli occhiali pronti e Laura li ha indossati, mia figlia le ha fatto un video al ralenti (non so se si usa ancora questa parola). Me lo riguardo spesso, l’ho quasi imparato a memoria. Al secondo 17 di quello che sembra un unico gesto lentissimo e fluido Laura sbatte le ciglia e alza gli occhi verso di noi. Ci guarda e le trema il labbro inferiore in maniera appena percettibile. Al secondo 20 fa un grande sorriso e le viene una fossetta, solo sulla guancia sinistra.

Ci tenevo a dirvi che in tutto questo lunghissimo percorso Laura non ha mai pianto, cioè non davanti a me. Solo, le si sono inumiditi gli occhi quando le ho detto: «Mi raccomando, avvisami se la vista peggiora, l’anno prossimo e pure quello dopo ancora, e ancora, finché non avrai un lavoro e dei soldi tuoi». Quando la settimana dopo l’ho rivista le ho chiesto: «Allora, i tuoi genitori cos’han detto?». «Che sono diventata brutta, ma non troppo. E che in casa non posso tenere gli occhiali. Io non dico niente, ma poi vado in camera mia e li metto», mi ha risposto sorridendo. «Com’è la vita quando ci vedi bene?» le ho chiesto ancora. E lei: «Bellissima». Poi ha annuito e ha ripetuto piano: «Bellissima». E non mi ha ringraziato perché non è abituata a farlo, ma io sentivo che era come se.

 

Soundtrack  Da un po’ di tempo sono in fissa con Ermal Meta e mentre scrivevo questo post ho ascoltato in loop Piccola anima, che canta con Elisa (il risultato è splendido). A latere vorrei ringraziare la mia amica I. che mi ha dato un contributo per gli occhiali. Lei direbbe: «Per così poco?», ma è importantissimo. Love you.

 

14 commenti su “Se parli piano ti sento forte

  1. Oddio mi sono commossa. Sei stata bravissima. siete state bravissime.
    Scrivi ancora per piacere
    Non so com’è, ma gli impegni sono così, ne prendi uno e non riesci a tenere fede all’altro. Ma magari con un obiettivo più piccolo ci riesci, ecco… scrivere ogni due settimane, se puntavi a scrivere tutte le settimane. O magari il tempo del blog è finito, ma mi dispiacerebbe molto, sappilo.

  2. Che bello, sei tornata! Come sai raccontare, che commozione..
    Spero a presto, ciao!
    P.S. La Pupa non può avere già 14 anni, dev’essere un refuso 😁 .14!

  3. Bentornata! Mi mancavi!Questo post mi ha commosso,anche perché ho vissuto episodi simili nella mia lunga carriera di insegnante.ci si sente bene quando una lunga battaglia finisce col risultato sperato.Complimenti alla tua Pupa che sa essere davvero un’amica.

  4. Una storia bellissima, tanto più che riguarda la vista , il mio lavoro . Ma ti prego , se come sembra dal racconto questo passaggio manca , aiutate Laura anche a sottoporsi ad una visita oculistica , la stima delle diottrie eseguita dall’ottico non dà alcuna informazione sulla salute degli occhi ( il lavoro dell’ottico sono gli occhiali , non gli occhi) , e negli adolescenti va fatta con la dilatazione della pupilla perché sia precisa. Offro io , portatela pure da me ! francesca@oculistabertuzzi.it

  5. La Pupa è meravigliosa!!! E non è la prima volta che si accorge delle difficoltà dei coetanei Siete adorabili e indimenticabili.

  6. grazie per la non obbligata offerta di condividere parte della sua vita, è sempre una grande gioia leggerla. i miei complimenti per la bella riuscita della crescita della signorina di 14 anni (14! anni, ma come è possibile che abbia 14 anni?). grazie per promessa di nuovi post, attendo con speranza…

  7. “Non si vede bene che col cuore…”
    Vedi che devi continuare a scrivere! Hai trovato anche l’oculista per Laura!!!!

  8. Paola… Grazie! La tua storia è solo una invisibile goccia nell’oceano ma se ognuno di noi ne avesse una altrettanto piccola da raccontare… Il mondo sarebbe davvero un gran bel posto!

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