Quello che le mamme non fanno

Breaking news: proprio mentre mi accingevo a scrivere un nuovo post, una mia lettrice e amica mi ha segnalato l’esistenza di un blog e di una pagina Facebook che portano (quasi) il nome del mio libro: rispettivamente Erounabravamamma.wordpress.com e (su Fb) Ero una brava mamma prima di avere dei figli (dei?). La brillante autrice, per sentirsi più sicura, già che c’era ha usato anche il titolo del libro di Chiara Cecilia Santamaria, Quello che le mamme non dicono, come sottotitolo del suo blog. Le ho scritto e mi ha prontamente risposto che non sospettava nemmeno dell’esistenza del mio libro/blog, né di quello di Chiara (assai più nota di me); è stato un caso anche che abbia usato come icona della sua pagina un’immagine curiosamente simile a quella della copertina del mio libro; provvederà al più presto a sistemare la cosa; non mi ha mai sentito nominare e non mi conosce ma devo prendere, mi dice, la vita con più leggerezza.

Oh, can’t you see/you belong to me  Mentre recito con leggerezza frammenti di imprecazioni, come Paolo sulla via Damasco ho un improvviso enlightment. Il pensiero mi corre alla riga che per decenni è comparsa sotto il titolo dell’illustre Settimana Enigmistica, ricordate? «La rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione». Allora forse – se è andata come penso e non come mi ha scritto la signora – devo essere fiera: il mio blog vanta almeno un tentativo di imitazione.

How my poor heart aches   I bambini intanto crescono, ciascuno però col suo ritmo e misura. La dottoressa ZiaBubu, da cui siamo stati proprio l’altroieri per il tagliando annuale, ci ha detto che la Piccolissima è la più stonf strutturata, il Pupo sempre altissimo purissimo e levissimo, la Pupa nonostante quel che tutti pensavamo non è un nano ma aveva solo un ritardo di crescita di circa due anni. Entrando, il Pupo ha messo le mani avanti: «A questo giro non ti faccio vedere il pisello», ma poi misteriosamente si è arreso. La Piccolissima si è messa su uno sgabello per osservare i fratelli e a intervalli regolari mi intimava: «Spostati, non vedo!». Soprattutto le piace tanto, ha spiegato, quella cosa che fa la dottoressa del cercare topini nelle orecchie con la luce piccola.

With every breath you take  Sono tanto bravi, i Pupi, a respirare. Ingurgitano aria e affetto con la stessa imperiosa avidità. Tutte le notti la Piccolissima, che farà 4 anni a dicembre, si infila nel nostro letto con sommo disdoro mio e di Mike Delfino. In genere lui non si sveglia, io sì; perché è su di me, sul mio fuore, che la palla compatta rotola nelle sue scorribande. Arriva alle 3.06, l’ora esatta in cui in uno spaventoso film horror (che non citerò) le orribili streghe cominciano a tirare i piedi dei bambini nel letto. Io mi giro ogni volta verso la radiosveglia, ogni volta prego: fa’ che non sia quell’ora lì. Lo è sempre. L’altra mattina verso l’alba un neurone curiosamente attivo mi ha mandato un messaggio: tua figlia stanotte non ti ha svegliato. Mi sono chiesta come mai, poi l’ho vista: aveva sbagliato mira e giaceva bocconi in fondo al letto, ai nostri piedi e sopra le coperte, di traverso; come uno scaldino, oppure un gatto.

Every single day/every word you say  La dottoressa ZiaBubu ha detto: bisognerebbe essere svizzeri e rimetterla nel suo letto ogni volta. Però è la terza figlia, lo capisco che non ce la potete fare. Mi chiedo quanto andrà avanti e quale dio minore mi abbia mandato tre bambini così intensi, diabolici a tratti. L’altro giorno la mia amica Bettina è venuta a riprendersi il figlio, nostro ospite per un pomeriggio di giochi. I Pupi grandi ne han combinata una delle loro, e quando li ho inceneriti con gli occhi hanno scandito all’unisono, come due olimpionici di nuoto sincronizzato: «Non ci picchiare, ti prego mamma, non ci  p i c c h i a r e». Poi hanno guardato con l’aria complice la mia amica. L’inciso è che lei fa l’assistente sociale e si occupa di minori maltrattati, sapete quei babau che portano via i bambini ai genitori. Il secondo inciso è che nessuno ha mai parlato del lavoro di Bettina coi Pupi. Ma loro sanno, ci sono cose che i bambini sanno; così come la Piccolissima sa che deve arrivare ogni notte alle 3.06. E quindi hanno ripetuto, apparentemente rivolti a me – ma fissando lei negli occhi: «Non ci picchiare». A quel punto sembravano le gemelle di Shining e io avrei tanto voluto andare in coma farmacologico per 30 mesi e risvegliarmi in forma squisita – come un Parmigiano.

Since you’ve gone I’ve been lost without a trace  A tratti sì, li detesto. Qualche blando sculaccione in vita mia gliel’avrò pur dato – alla Pupa preadolescente giusto uno un paio di settimane fa, slogandomi un polso contro il suo culodritto – ma il Pupo, per dire, nell’ultimo anno non l’ho neanche sfiorato. Una volta di recente ha lanciato una bomba carta: «So che nessuno mi vuole bene, nessuno mi ha mai voluto bene, soprattutto tu» e allora l’ho inseguito per casa dicendo: «È arrivato il giorno in cui ti meno davvero, sangue del mio sangue, sacramento che non sei altro», ma poi non è successo, naturalmente. Adesso ogni volta che li incenerisco con lo sguardo strillano: «Lo dico a Bettina». Lei ci ride sopra e mi dice non te la prendere, i bambini abusati hanno ben altri segni sul corpo e negli occhi.

Update: La tizia di cui all’inizio del post ha appena cambiato nome alla sua pagina Facebook. Ora si chiama «Non sono una brava mamma ma almeno sono simpatica». Ah, ah, ah. Andate a conoscerla se vi va. La mia amica Lia, quella che mi ha segnalato la cosa, mi ha scritto: «L’ho incrociata perché avevo letto un commento sotto a un post che aveva commentato anche una mia collega che è impazzita e si è venduta di bestia, e commenta tutte le mammirobe. Ho pensato “Ma Paola cosa fa???”, però dopo mezza parola ho capito che NON POTEVI essere tu». Beh, ho pensato, stai a vedere che allora ho un’identità.

Soundtrack e ringraziamenti

Per anni come molti di voi (vero?) ho creduto che Every breath you take fosse una splendida canzone d’amore, poi ho saputo che parla di stalking; ma non ho smesso di cantarla sotto la doccia con la voce da Paperina. Oggi voglio ringraziare Lia, e pure la mia collega Frensis che mi ha suggerito l’immagine di Paolo sulla via di Damasco.

21 commenti su “Quello che le mamme non fanno

  1. Beh, mi sa che ne devi fare di strada perché il numero di post del tuo blog sia confrontabile con quello delle lettere che Paolosullaviadidamasco ha scritto. Fermo restando che i tuoi sono decisamente più interessanti. Piena solidarietà a Mike Delfino. Secondo me fa finta di non svegliarsi per non toglierti certi privilegi con la piccola. Può essere, no? No, eh?

    1. !!! PRENDETE IL TEMPO DI LEGGERE QUESTO CHE HA CAMBIATO LA MIA VITA !!!

      Sono una madre di famiglia con due figli a carico e senza sostiene finanziere dopo la morte del mio marito. Ero fortemente indebitato ed eravamo sul punto di essere espulso dell’affitto, ero nel disperazione totale quando un’amica mi ha dato il contatto del signor FRANCESCO BONI.
      Infatti, il signor FRANCESCO BONI mi ha conceduto un prestito di 22.000 euro e mi ha permesso di rimborsare i miei debiti. Quindi ho pagato il proprietario della casa e cominciare una piccola attività a potere garantire le necessità dei miei due bambini.
      Per tutte le vostre necessità di finanziamento vi consiglio di contattare questo signor e troverete soddisfazione.

      Contatto: →→ prestitovostro@gmail.com

      Grazie di passare il messaggio…

  2. Ha cambiato il nome, ma nell’immagine ha lasciato “ero una brava mamma prima di avere dei figli”! Però tranquilla, non c’è possibilità di essere confuse.. ps. Ma io sono al primo e alle 3:00 comunque ogni notte salta. Pecche, peccche!!!

  3. Dopo aver letto il commento della fenomena al post commentato dalla mia collega che commenta tutte le mammirobe, non posso che chiudere il ciclo di commentazioni commentando il post di commento dell’accaduto.

    Santo cielo, devo rosicchiare qualche pagina di dizionario alla mattina, non so più scrivere.

    Paola certo che hai un’identità, e molto chiara anche. Cioè, non Chiara Cecilia, solo chiaramente Paola, perchè lei – la Chiara Cecilia – ne ha un’altra ancora.
    E se (non) ti ho riconosciuta una notte, leggendo senza occhiali dallo schermo a luce gialla del telefono, sorretto da una sola mano che leggeva e scriveva perchè all’altra era aggrappata quel gatto umano della Poppetz, vuol dire che ce l’hai proprio bella squillante, l’identità.

    Chiaro?
    E non toccatemi Erounabravamamma che sennò divento scurrile e dico parolacce. Behave girl!!

    Ciao stella !!!

  4. Ah Ah Ah..la rete è piena di gente strana…senti questa…io nel mio piccolo ho un facebookstolker (che nella vita reale è il padre di un compagno di scuola di mio figlio, ma lui si diverte a tenere ben separate le due realtà) che è fermamente convinto che io sia una pessima madre (almeno su facebook, perché poi nella vita vera i nostri figli stanno spesso insieme nelle rispettive case). La sua ferma convinzione della mia incapacità come madre (almeno sulla rete) è nata dal fatto che, tempo fa, in un commento a un mio post sull’uso degli strumenti elettronici e sull’esempio che noi genitori diamo ai nostri figli, mi lamentavo (senza fare nomi è ovvio) con un amico comune, dei giochi elettronici violenti che mio figlio aveva provato a casa di un compagno. Evidentemente il tizio aveva la coda di paglia e si è sentito chiamato in causa…e quindi, pensando di farmi non so che dispetto, visto che io spesso condivido i tuoi spassosissimi post sul mio profilo, ha cambiato le sue info personali mettendo “precedentemente occupato presso: ero una brava mamma prima di avere figli”. Ah Ah Ah…ma sai com’è, valle a capire certe persone…che poi magari ti accusano anche di non saper prendere la vita con leggerezza…mah…

  5. … ah anche tu segui le traduzioni pericolose di Zap mangusta!!!?!?!

    Prova a spostare l’ora della radiosveglia a caso quattro ore in avanti… così magari la piccolissima arriva alle 3.06… lei crede :)))
    ma in realtà sono le 7.06… 😉

  6. Credo che dormirò benissimo senza sapere chi sia questa simpaticona, mi fido della tua descrizione :-)
    Per il resto tanta solidarietà, qui i risvegli del piccolo sono finiti (oddio, diciamo drasticamente diminuiti) verso i 6 anni – sigh –

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