Quella bischera della Pupa

La mia è una famiglia di buontemponi

Da domenica scorsa, da quando cioè siamo andati in visita al Podere Bernardi per una giornata a porte aperte organizzata dai produttori di alimenti biologici della Ecor, quando la sera metto a letto la Pupa e le chiedo “Che cosa sognerai stanotte?”, lei mi risponde: “Le mucche”. Mi chiedo se e quando smetterà di farlo, visto che il colpo d’occhio era notevole: sessanta vacche, o giù di lì, ciascuna amorevolmente accudita dai proprietari dell’azienda agricola che le hanno persino battezzate una a una.
(Io): “Pupa, te li ricordi i nomi?”
(Pupa): “Mimì, Lulù, Birra, Betulla, Maya, Charlot anche detta Charlie, Abubucaco, Cacca, Cacco e Cacca Molle” (ricordate che la Pupa è nella Fase Cacca).
(Io): “Che differenza c’è tra Cacca e Cacca Molle?”
(Pupa): “Cacca Molle è più ingigottita“.
(Io): “Pupa, cosa ti è piaciuto di più della visita?”
(Pupa): “Le piante di lavanda, il fatellino e la cacca. Cacca! Abubucaco! Ahahahah”.

In questi giorni il Pupo ha quotazioni insospettabilmente alte nella classifica personale della Pupa, che gli passa persino alcuni dei suoi giocattoli verificando prima che non siano troppo piccoli per lui. Temo che non durerà a lungo ma mi godo la tregua. Peraltro il poveretto al Podere Bernardi si è comportato benissimo: a sette mesi ha pure gustato un pezzo di cotoletta di seitan (i proprietari sono vegetariani, amano moltissimo gli animali, accudiscono le proprie bestie fino alla vecchiaia, anche quando non sono più produttive) e si è mangiato un discreto tot di ciuffi d’erba (biologica) senza nemmeno gomitare. Purtroppo abbiamo calcolato male i tempi: il Podere è in un posto incantevole sui colli bolognesi, però da Milano, a causa delle pause-pupi e della lentezza della nostra auto – una Fiat Doblò che la Pupa chiama il càmionne – ci abbiamo messo tre ore e mezza ad andare e quasi quattro al ritorno. 
Il che ci ha ricordato quel che, ahinoi, avevamo dimenticato: con i bambini si può pure andare in un posto infame, l’importante è che il viaggio sia breve. Esci dalla città, dopo venti minuti ti fermi in una piazzola di sosta in tangenziale, ti metti a tirar sassi ai barattoli e a saltare nelle pozzanghere e loro sono contenti. Viceversa, se la meta è un Eden ma la distanza troppo lunga qualunque vacanza potenzialmente diventa un incubo. Abbiamo passato tutto il viaggio di ritorno con il Pupo impegnato a esprimere smodato disappunto e la Pupa che urlava “Ué, Mangüsta, ti güsta la pizza?” (la responsabilità è di Mike Delfino. La frase è una sua invenzione) a qualunque essere umano o animale riuscisse a scorgere dal finestrino. A un certo punto si è messa a urlare “Mangüsta” alla Freccia Rossa che percorre la Milano-Bologna.
In ogni caso, per chi abita dalla parte giusta dell’Italia, il Podere Bernardi è un posto stupendo. Ho anche conosciuto le blogger Mamma Giramondo e Kosenfuru Mama, in visita nello stesso luogo con le loro famiglie. A differenza di me loro hanno pubblicato esaurienti resoconti della giornata già poche ore dopo essere tornate a casa. A mia parziale giustificazione devo dire che da domenica scorsa ho un filo di mal di testa fisso e, giuro che non lo dico per lamentarmi, una crescente polsite (infiammazione del polso) a causa del peso eccessivo di quel villano del mio secondogenito, il che mi rende disagevole persino il normalmente allegro ticchettìo sulla tastiera. 
In più – e questa è l’ultima che vi racconto – mercoledì il Pupo si è fatto venire una malattia infettiva non meglio identificata. L’unica cosa certa era la febbre. Oggi c’era il suo battesimo, impossibile da spostare visto che non ci ricordavamo più nemmeno chi avevamo invitato, e abbiamo dovuto cambiare in corsa la madrina: essendo quella designata in gravidanza, c’era il rischio di un contagio (di che cosa, ancora non sappiamo) per il feto. Giornata bellissima, amici meravigliosi e numerosi, fantastica la madrina sostitutiva a cui comunque avrei chiesto di prestare la sua opera per il mio terzo figlio (quello che spero, nonostante tutto, di avere un giorno). 
Ma quando, all’ingresso in chiesa, Mike Delfino mi ha chiesto a voce stentorea: “Stella, che mano uso per il segno della croce?” e tutti si sono voltati a guardarci ho ripensato alla Freccia Rossa e ho tanto, tanto desiderato teletrasportarmi – da sola – su quel treno.

7 commenti su “Quella bischera della Pupa

  1. Eccola, la cara vecchia adorabile IRONIA ALLEGRA! E’ tornata è tornata!
    Ti sento più riposata e più serena, sono contenta.
    Senti ma…non essendo mamma io chiedo…ma perchè si verificata la fase CACCA? Intendo: c’è un motivo, c’è un periodo in cui compare (e scompare), c’è una evoluzione un periodo acuto di picco ed una remissione spontanea o robe simili?
    Domande basiche lo so lo so…mi sa che inizio dalla base e attacco il libro del Dottor Spock (anni 50) per arrivare ai giorni nostri e farmi una cultura.
    Salutoni!

  2. eh, no … altro che polsite, ti ho lasciato un bel compitino sul mio blog e lo devi assolvere! anche perchè sono curiosa … !

    comunque è vero quello che dici dei viaggi con i bambini: un posto di merda a 5 minuti è sempre perfetto. che ci vuoi fare???

  3. “Papà” dissero i bambini, “le mucche sono come i tram? Fanno le fermate? Dov’è il capolinea delle mucche?”
    “Niente a che fare coi tram” spiegò Marcovaldo, “vanno in montagna.”
    “Si mettono gli sci?” chiese Pietruccio.
    “Vanno al pascolo a mangiare l’erba.”
    “E non gli fanno la multa se sciupano i prati?” (I. Calvino)

  4. ciao tutti! siamo tornati. bello ritrovarvi qui, grazie @anonimo per la citazione di calvino, mentre a rr rispondo che il lapsus sul segno della croce di mike delfino è legato all’insonnia pregressa e non a una mancanza di fede…

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