Quando il bambino è sonnambulo – Incubi notturni

Non fidatevi di chi vi dice “Il mio dorme tutta la notte” perché quasi certamente sta mentendo (a meno che suo figlio non abbia già compiuto diciott’anni)
Ho capito di essere troppo stanca la notte che nella culla accanto al mio letto qualcosa si è messo a frignare e io ho cercato di spegnerlo con la mano, più volte, prima di accorgermi che si trattava del Pupo e non di una radio sveglia.
Avrete sentito dire che la privazione del sonno è una forma di tortura.
Impedire sistematicamente a qualcuno di dormire può causare addirittura paranoia e allucinazioni. Anche senza arrivare a tanto, di certo tra le difficoltà dei neogenitori c’è quella di non riposare abbastanza. Prima di avere un figlio non sapevo cosa volesse dire sentirsi sempre esausti, e adesso trovo fastidiosi i manuali che suggeriscono: dormite quando dorme il bambino, dimenticatevi le notti di sonno filato, fate piuttosto tanti sonnellini di due o tre ore, imparerete a trovarli rigeneranti. Sì, forse a novant’anni, dico io, e poi un essere umano adulto non si accende e spegne con la stessa facilità delle lucine a intermittenza di un albero di Natale. E per chi ha più di un figlio le cose si complicano orribilmente – nel momento in cui il Pupo piccolo dorme, all’improvviso la Pupa grande ha un attacco di otite e bisogna correre dal pediatra; quando la Pupa grande crolla, per il Pupo piccolo è ora del corso di nuoto; e così via, in una serie di variazioni sul tema deliziosamente intricate che hanno un unico risultato, quello di lasciare libere per il riposo intercapedini di venticinque minuti giornalieri – con conseguente, inevitabile sfinimento della mamma.
Infatti in genere ai papà le cose vanno meglio. Quando la mia amica Luisa, alla nascita della sua primogenita, mi aveva confidato di usare i tappi per le orecchie in modo che a svegliarsi fosse il marito, l’avevo trovata vagamente eccessiva. Ora che entrambe abbiamo avuto il secondo non più. Ora i tappi li uso anch’io, ma purtroppo anche in questo modo riesco a sentire i richiami dei Pupi
meglio di Mike Delfino.
(Io): “Mike Delfino, vai per piacere. Il Pupo sta pigolando, mettigli il ciuccio, io mi sono già alzata due volte stanotte”.
(Mike Delfino): “Mmmmggggg”.
(Pop – rumore di un tappo tolto dall’orecchio
): “Mike Delfino, non ti riaddormentare. Prima della nascita del Pupo mi avevi detto che saresti stato ‘come di vedetta’, che avresti avuto la situazione sotto controllo, che nottetempo ti saresti alzato per tenermi la manina e prepararmi l’orrida tisana al finocchio. Non ti avevo creduto neanche per un secondo e infatti niente di tutto questo è avvenuto ma giustocielo, almeno quando ti prendo a gomitate, per piacere e in nome dell’amore che ho per te, vuoi provarci tu a fare riaddormentare il Pupo?”
(Mike Delfino): “Mmmggààattato?”
(Trad. “L’hai già allattato?”)
(PopSecondo tappo tolto): “Sì, l’ho già allattato. Ha solo perso il ciuccio”.
(Mike Delfino): “Mmmhòraaho”
(Trad. “Ho capito. Ora faccio il mio dovere, cioè mi alzo e vado lì”)
Di solito a questo punto sono perfettamente sveglia e ci impiego un’altra ora a riaddormentarmi. Ma a distruggermi non è la routine – i due o tre risvegli per notte – bensì gli imprevisti. Come l’altra sera: abbiamo festeggiato il mio compleanno con una trentina di amici, a casa nostra. Abbiamo offerto un aperitivo e poi, verso le 21.30, abbiamo (garbatamente) sospinto gli ospiti verso la porta. Tutti si stavano divertendo e saremmo andati avanti fino all’una di notte, ma il Pupo andava allattato e la Pupa, che normalmente va a letto alle 21, era già ipereccitata e oltre il livello di guardia.
Certe imprudenze si pagano. Infatti, verso le due del mattino, dalla sua stanza:
(Pupa): “Vogliofareilbagno vogliofareilbagno vogliofareilbagnoooooooo!”
(Io, in un picosecondo al suo capezzale, tuonata come se mi avesse investito un autotreno): “Pupa, amore mio, stai calma, la mamma è qui accanto a te. Ora dormi amore che alla mamma sono venuti i capelli bianchi e Mike Delfino ha un infarto in corso”.
(Pupa, urlando ancora più forte, senza dar mostra di accorgersi della mia presenza): “Vogliofareilbagno vogliofareilbagno vogliofareilbagnoooooooo! Ho detto che voglio fare il bagnooooooo!”
Nella penombra della stanza l’ho guardata. Teneva le palpebre serrate e i pugni stretti. Strillava a più non posso, seduta sul letto, e per quanto cercassi di rassicurarla sembrava che non mi sentisse.
Il mio neurone superstite ha ripescato l’informazione necessaria a decifrare quel comportamento bizzarro: il suo era pavor nocturnus, in italiano terrore notturno, un disturbo del sonno che colpisce i bambini in età prescolare e che spesso fa seguito a cambiamenti improvvisi in famiglia o eventi traumatici o particolarmente eccitanti (vedi festa). In pratica si tratta di una specie di sonnambulismo da Pupi, del tutto innocuo (per il Pupo. Per i genitori un po’ meno) e che va arginato calmando il piccolo dolcemente, senza cercare di svegliarlo, finché non torni spontaneamente a dormire. Il problema è che il bambino può impiegare alcuni minuti a farlo, come un’ora (a me l’altra notte è andata bene). C’è un sito interessante, Il bambino felice, in cui un illustre pediatra cerca di aiutare i genitori, sia ad abbattere il numero dei risvegli notturni che a sdrammatizzarli. Questo paziente signore risponde a chiunque gli scriva dispensando consigli e insistendo molto su un concetto: “Non vi preoccupate, tra due/tre/quattro anni passerà, e ne riderete tutti assieme”. Che voi nel frattempo per la stanchezza siate diventate strabiche, al galantuomo di cui sopra – giustamente – non importa un ciuffo.

3 commenti su “Quando il bambino è sonnambulo – Incubi notturni

  1. Il Povero Bambino ci ha imposto una sua personale regola: tante ore passiamo a divertirci, altrettante ne impiegheremo a placare la sua ira funesta una volta terminata la serata… Il funzionamento è subdolamente perfetto: all’apparenza dei più (ospiti o babysitter incaricati) il bambino si diverte, ma in realtà già medita vendetta. Il segnale è il rumore della porta che si chiude, allontanando da lui ogni possibile testimone (a parte noi, ovviamente… ma chi crede ad un neogenitore che si lagna?!)… Da quel momento, è guerra…

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