Post forse un filo malinconico, però

Attraversiamo gennaio a fatica. L’aria a Milano come altrove è pesante, i Baustelle somigliano sempre di più a un incrocio tra Battiato, Jacques Brel e Pascoli; Mike Delfino va ad Amsterdam esattamente cinque giorni prima di un mio esame dal nome incomprensibile. Qualcuno mi dice che le università a distanza – la mia – non valgono come le altre, ma non ho neanche il tempo di restarci male. Corro tra studio, i Pupi e lavoro, un pomeriggio volo a intervistare una scrittrice e una volta che ce l’ho seduta davanti, nel cercare una frase che avevo sottolineato, mi accorgo che ho un pezzo di carta igienica infilato nel libro. Se ne accorge pure lei. Mantengo sguardo fisso ed espressione disinvolta e penso: sempre meglio di quella volta che una mia collega, signora molto elegante peraltro, attraversò tutta la stanza dei grafici, evidentemente dopo essere andata in bagno, con la carta igienica che le spuntava, tipo lunga coda bianca e svolazzante, dalla gonna (vi prego di prendervi qualche istante per visualizzare la scena).

Io non ho più voglia di ascoltare questa musica leggera   In qualche modo, come accade, Mike Delfino rientra a casa e al suo arrivo i tasselli del puzzle ritrovano ciascuno il suo posto. Dò l’esame mentre i bambini alternano malanni non compatibili tra loro; la Pupa qualche giorno fa agli scout si è cacciata una spina nella gamba e le ha fatto infezione, ora ha il polpaccio che sembra resina, cammina come un soldatino di latta, oscillando tra pazienza e capricci si fa mettere una pomata nera che dovrebbe aiutarla ma intanto trapassa cerotti, vestiti, lenzuola, tinge i nostri materassi in affitto. Le pareti della casa ci si stringono attorno, siamo riusciti in due mesi a riempire ogni retro di porta, ogni fuga tra le piastrelle, e mal sopportiamo l’idea di doverne aspettare almeno altrettanti per defluire, se il cielo vorrà, nella sistemazione più grande e definitiva. Il mondo a me noto nel frattempo si spacca in due, ci sono quelli che ascoltano i Baustelle a manetta e passano il tempo a condividerne citazioni su Facebook, e quelli che non ne vogliono sapere nulla.

Resta poco tempo per capire il significato dell’amore   Agli scout ci è andato anche il Pupo, era il suo primo bivacco: due giorni via a divertirsi e assiderare. Ora è un lupetto vero, è tornato con il foulard al collo e la bronchite che gli rende la voce cavernosa e lo sguardo liquido. In stazione, i capi hanno fatto la conta degli oggetti smarriti; diciotto su venti erano suoi e per fortuna mamma che li avevi segnati tutti col mio nome. Il nome del Pupo è meraviglioso e significa “di alta statura” ma anche “cornacchia”. Lo guardo con gli occhi che pungono e penso che è entrambe le cose assieme, col suo zaino semivuoto sulle spalle, le gote arrossate, il pigolio incessante e quel suo venirti addosso imprevisto e frettoloso, le volte in cui ancora reclama baci prima di correre a giocare.

Meglio sparire nel mistero delle cose quando il sole se ne va  La Piccolissima cresce in tutte le possibili sfumature di splendore. Ogni tanto nel buio me la trovo addosso, nel letto, e penso confusamente che ci sia arrivata per metempsicosi; ma poi no, non è solo la sua anima leggera quella che sento respirare al mio fianco, c’è anche il suo corpo di bambina, calda e ingombrante, a ricordarmi in ogni istante che io finisco dove inizia lei. Sono così stanca che una notte mi accorgo di essermi – nel sonno? L’ho fatto apposta? Cosa stavo sognando? – sfilata dall’orecchio sinistro un tappo di cera e di essermelo messo in bocca, tra i molari serrati, come un paradenti da rugby, ed è una cosa così schifosa e così buffa che a scriverne mi viene un gran mal di testa, quasi come a sentire una canzone dei Baustelle.

L’idiozia di questi anni   Stanche, noi mamme infiorettiamo le chat di classe di curiose contaminazioni. A una ragazza che conosco poco voglio scrivere “burlona” e invece mando un “pirlona”; non saprò mai se è stato il correttore o un lapsus, ma lei incassa e trova la cosa divertente, o finge di farlo. Un’altra mamma assieme alle comunicazioni su una gita ci invia il menù di casa, all’ora del giorno in cui siamo così affamate che mangeremmo la gamba di un tavolo; apprendiamo che suo figlio piccolo mangerà pastina e pesce con pochissimo olio, i grandi invece sugo rustico e pollo al pepe, “già tagliato”. Tutte a quel punto vogliamo sapere la ricetta. La stessa mamma in seguito mi confessa che ha fatto ben di peggio, un giorno voleva mandare al marito di un’amica, che conosce da sempre, una foto che le due si erano scattate in palestra, un’ascella pelosa con la didascalia “oggi va così, che vuoi che ti dica, non ho voglia di depilarmi”, ma poi ha sbagliato e l’ha spedita al suo direttore di banca.

Amore atomico   Sarei curiosissima a questo punto di conoscere le vostre peggiori, più recenti gaffe. Ché a guardarla dalla giusta prospettiva – e in assenza di gravi complicazioni – io penso che la vita faccia ridere sempre, ed è un pensiero assai consolatorio, quasi come i magneti da frigo che la Piccolissima ultimamente mi infila dappertutto, nello zaino, in borsa, nelle tasche della giacca, persino nel cappello; io li rimetto a posto e lei in un suo momento segreto li stacca di nuovo e torna a piazzarli tra le mie cose. I suoi preferiti sono quelli dei Beatles, che anch’io adoro; la mia esistenza è ormai disseminata di magneti che poi sono minuscoli segnali di presenza della Piccolissima, attrattori non solo simbolici, pezzi di sé che mi vuole fare ogni volta ritrovare. Il Pupo l’altra sera al buio, prima di addormentarsi, mi ha chiesto: «Ma mamma, dove sono tutti i magneti di casa?». Non ho saputo cosa rispondergli se non «Ovunque», lui allora mi ha detto sbadigliando: «Comunque sono contento che studi erbologia». «Erbologia?». «Ma sì, quegli esami che fai all’università. Quelli per diventare pediatra. Dev’essere complicato ma sei brava. Vai avanti così». Il tempo di dargli un bacio e già dormiva.

 

Soundtrack: D’accordo, devo ammettere che dopo alcuni ascolti ci si può anche affezionare all’ultimo album dei Baustelle anche se a mio avviso usano troppe volte quella parolaccia che comincia per c. Come si intitola lo sapete, L’amore e la violenza, ora sarei molto felice se mi scriveste cosa ne pensate.

 

23 commenti su “Post forse un filo malinconico, però

  1. La carta igienica come segnalibro è un classico, ne sono anch’io un grande utilizzatore. Temo che denunci in modo fin troppo chiaro la modalità di utilizzo dei libri in cui vengono ritrovati. Baustelle = non pervenuti. In quanto a gaffe clamorose non ne ho da (non ne voglio) segnalare. Negli ultimi tempi sono in stato di gaffe permanente, se tali si possono definire. Più che altro stanno diventando uno stile di vita.

  2. Ciao Paola,
    è sempre bellissimo leggerti!
    Pare di capire che il disco dei Baustelle non ti abbia entusiasmato, provero’ ad ascoltarlo.
    Intanto ti rendo partecipe di alcune delle gaffes che mi hanno piu’ segnato – in realtà sarebbero tantissime, sono la regina delle figuracce, tant’è che mio marito mi tiene nascosta ai suoi superiori per la paura che ne spari una troppo grossa e gli faccia perdere il lavoro, fai te.
    (ma forse ce lo avevi già chiesto e te le avevo già raccontate?)
    1) un’amica mi presenta il suo ragazzo, ma nel momento esatto in cui lui pronuncia il suo nome stringendomi la mano, io lo *dimentico*. Mezz’ora dopo parliamo di un’amica in comune che ha avuto un figlio e l’ha chiamato ***. “Che nome di merda!”, pontifico io. Che coincidenza, proprio quello del tizio che avevo di fronte.
    2) rispondo al telefono “permesso” invece di pronto e trovo la cosa cosi divertente che rido per mezz’ora in faccia al povero cristo che aveva chiamato.
    3) chiamo una persona dal nome molto buffo per lavoro. Mentre il suo telefono squilla, commento coi miei colleghi come sia un nome VERAMENTE buffo, cosi buffo che non appena risponde mi prende una crisi di ridarella incontenibile non riesco a dire nulla. Lui continua a dire “pronto, pronto?!” mentre io rido sempre di piu’ e alla fine non ho altra soluzione che attaccargli in faccia.
    4) ho mandato un’email con il solo titolo “SUCAAAAA” e niente testo del messaggio a un cliente. L’email era ovviamente destinata a un collega.

    Sono un disastro.

    Coraggio per il tuo prossimissimo trasloco, un abbraccio!

  3. Paola..prima di tutto volevo ringraziarti. Del consiglio che scrivesti anni fa su un tuo post non sponsorizzato. Olio spray Vea. Perché ho esantema da vaccino mpr..cioè praticamente mi è venuto il morbillo e questo olio quasi santo mi ha svuotato il portafogli (e lo avevi detto) ma dato sollievo.
    Figure di m..a pacchi, ma vorrei citarne una di cui sono stata spettatrice. Al lavoro, vado in pellegrinaggio da un tecnico informatico per un problema al mio pc. Busso alla sua porta, entro e lo vedo che legge un testo con interesse. Mi contorco fino a che non ne leggo il titolo ‘come portare a letto una donna in dieci mosse’. Ha fatto meglio a darmi ascolto subito

  4. La prima figuraccia che mi viene in mente non é mia ma del mio migliore amico P., anzi di suo padre. Allora, il padre era a casa con degli ospiti molto noiosi, e a un certo punto decide di assentarsi per andare a schiacciare un pisolino – ovviamente si scusa per un momento e del pisolino non fa menzione. Dopo un quarto d’ora torna in sala, si siede tranquillo e dice “Scusate, ero al telefono con P.”. Peccato che P. fosse arrivato subito dopo che lui era andato via e stesse seduto lí a intrattenere gli ospiti noiosi. “Ciao papá, sono qui!” :-)

  5. Io quando metto una gonna, proprio quella gonna lì e solo quella gonna lì, son sicura che quando vado in bagno mi si arrotola dentro i collant e io rimango con le chiappe al vento. Matematico.
    Nella maggior parte dei casi mi ricordo prima di uscire dalla toilette, altre volte, tipo settimana scorsa, arrivo fin quasi al corridoio.
    E’ solo che mi piace tanto tanto…

    Ps anche io uso la carta igienica come segnalibro. L’ho fatto anche con i tuoi, tranne l’ultimo che era formato Kindle e non vale. Non ti sei offesa, vero???
    PPs a me i Baustelle fanno schifo fin dagli esordi e ciò nonostante mio marito è riuscito a convincermi ad andare a un loro concerto. Ed era pure quello tutto soft con archi e cose molto chic, ma io volevo solo addormentarmi in mezzo al Carroponte.

  6. La figura di palta con la carta igienica è successa anche a me, al pub, durante una delle prime serate con i miei compagni di università. Ciononostante molti di loro sono ancora miei amici oggi…:)
    Sempre all’università, così ho conosciuto una delle mie attuali migliori amiche: primo anno, conferenza di Rita Levi Montalcini per l’apertura dell’anno accademico. Mi trucco (non lo faccio mai) ma mi dimentico di spandere il fondotinta: sembro pertanto una specie di dalmata a macchie marroni. Lei non mi aveva mai parlato prima di quel momento, ma mi fece notare che “forse” avrei dovuto dare un’occhiata al mio viso…Ho pensato, con ragione, che valeva la pena approfondire la conoscenza con una persona che non ha paura a dirti quando stai per fare una cavolata…

  7. io io io con le figure di legno!!
    durante l’inserimento al nido del mio secondo figlio mi trovo con una collega di mio marito. vedendo un gioco nella stanza dei bimbi commento: ah si, quello è quel ce**o che ci ha regalato l’azienda di mio marito per la nascita del nostro primo figlio, l’abbiamo smollato al nido perché a casa non sapevo proprio cosa farmene…indovinate che era stata l’incaricata ad andare a comprare qualcosa per il lieto evento? doh!

    altra non male. sto ospitando alcuni amici di mio figlio con relative mamme a casa, una di queste ha portato il fratello maggiore dell’amico di mio figlio. questo fratello maggiore è effettivamente molto basso e minuto per la sua età e la mamma mi confida come sia preoccupata perché subisce bullismo ed ha paura per il prossimo ingresso alle medie (il bimbo è in quinta elementare). rientra in quel momento mio marito che esordisce rivolto al bambino con un amichevolissimo: e tu? ah tu sei grande!!! cosa sei in prima o seconda elementare? sotterration !!!!!

    1. ahahah cavolo mi consolate. e non sapete nemmeno quanto. stamattina ne ho fatta una: la Pupa verso le 7.15 mi ha rovesciato del latte sul telefonino. io sono riuscita a non ucciderla e l’ho asciugato subito pensando di aver evitato il peggio. un’oretta dopo ho fatto una telefonata e la persona che ha risposto mi ha subito detto: “non ti sento, è tutto ovattato, cos’hai combinato al telefono?”. orrore. sono corsa al negozio di bravissimi aggiustatori arabi da cui vado di solito. era chiuso. ho aspettato 45 minuti che aprisse, fuori al freddo. appena ha tirato su la serranda mi sono precipitata dentro e ho spiegato preoccupatissima quel che era accaduto (“sai, mia figlia, quella sciagurata”). il giovane aggiustatore mi ha guardato perplesso e mi ha preso il telefono di mano. ha tolto la cover antiurto e me l’ha mostrata. io lo guardavo senza capire. e lui: “l’avevi messa al contrario, copriva il microfono”.

  8. anche io ne ho appena fatta una: ho parlato male di una mia collega con un altro collega, senza accorgermi che era seduta a un metro da me. Che disastro (anche se sono convintissimo di quel che ho detto). Che si fa in questi casi, finta di niente? O si chiede scusa? Il mio collega dice che secondo lui lei non ha sentito niente. Mah

  9. Figure di m? Eccomi!!
    Il fatto è che io, di solito piuttosto attenta a essere diplomatica con tutti, quando sono in situazioni di grande stress perdo ogni tipo di filtro e parlo con una franchezza deleteria. Esempio: ad un colloquio per un posto di dottorato in un importante centro di ricerca italiano mi chiedono perchè sono lì, se voglio fare il dottorato in generale o per qualche altro motivo. Io rispondo che sono lì solo per il dottorato in quel centro, perchè credo che ormai il dottorato in molte università italiane non valga molto. Silenzio imbarazzato e risatine, ovviamente tutta la commissione valutatrice aveva fatto il dottorato in università italiane. Inizio ad arrampicarmi sugli specchi dicendo che è la situazione attuale, non quella passata, per esempio nell’università da me frequentata non erano molto prestigiosi. Dove si era dottorato il capo della commissione? Ma ovviamente in quell’università.
    Avrei voluto che la terra mi inghiottisse.
    Poi alla fine sono stata presa… o gli altri sono stati ancora peggiori di me, o la sincerità a volte paga? 😉

  10. Oh Paola, che meraviglia di post questo. Lo trovo talmente poetico che non te lo impiastriccio con le mie numerosissime figuracce…

  11. Mia sorella è sempre stata molto bella e soprattutto ha sempre avuto grandissimo successo con gli uomini.
    Tralasciando la fatica di crescere con una sorella così, una sera, al mare, all’età di circa 14 io e 16 lei, ci sediamo su un muretto ad aspettare che i nostri genitori venissero a prenderci. Lei ad un certo punto si strada sul muretto con la testa sulle mie gambe e le gambe piegate.
    Passano 3 ragazzotti sui 20 anni, che avendola già notata, cercano di abbondarla.
    Loro sono un po’ truzzi, noi, ma soprattutto lei, facciamo le raffinate un po’ snob, no, noi veniamo dalla città, noi studiamo, noi andiamo alla spiaggia privata, noi siamo nella casa nella zona figa..
    I truzzi fanno un commento del tipo quanto ve la tirate, e mia sorella decide di rispondere alzando la testa dalle mie gambe mettendosi seduta.
    Le esce un commento a forma di Rutto enorme
    Per un attimo ci guardiamo tutti spaventati per poi scoppiare a ridere tutti quanti fino alle lacrime.

  12. Guarda, io sono famosa, anzi, famosissima, per le mie figure di palta. Ad esempio intorno ai quindici anni, andando a leggere in chiesa, sono inciampata nella sottana, molto lunga, e sono caduta sulle scale, travolgendo il leggio, facendolo cadere insieme al libro e al microfono. E, ovviamente, alla Madonna, che ho tirato giù fissando il prete (“è la Ma… , no, eh!”,). Dopo lo schianto ho tirato su tutto, poi mi sono sdraiata, ho finito di ridere, mi sono rialzata, ho letto, sono scesa dall’altare ed ho cercato un luogo in cui sotterrarmi. Un’ altra volta, telefono al mio compagno di banco ed attacco a raccontargli i fatti miei, subito dopo il suo “pronto?” . Era suo padre, ovviamente, che doveva dirmi che il figlio non era in casa. Racconto solo l’ultima: stavo andando a cena con i colleghi e sono inciampata, mentre camminavo a fianco a loro, sbattendo, direttamente e solo, la faccia a terra. Questo è successo a dicembre, ed ho ancora il bozzo sul labbro, che mi sono morsa trapassandolo da parte a parte. I denti ed il naso, per fortuna, non si sono rotti.

  13. Io ho dato la mano ad una persona senza un braccio. Dopo una giornata insieme mi dirigo per salutare e di abitudine porgo la mano. In quell’ istante mi ricordo che è senza braccio . Secondi interminabili con la mia mano nel vuoto, sta fumando e quindi anche l’altra mano non è disponibile. Poi si infila la sigaretta in bocca e finalmente mi stringe la mano… ps ho sentito amanda lear dei baustelle diverse volte alla radio.Non sono riuscita ad impegnarmi a capire di cosa parlasse . Idem con una loro intervista alla radio. Non ricordo nemmeno di cosa abbiano parlato. La voce del cantante non è accattivante. Mi sembra che non abbia nessuna inclinazione e musicalità . Sembra uno che legge un necrologio. Senza alcuna nota emotiva. Saranno dei geni ma io non li capisco , per ora.

  14. Lavoro in banca. Ragazzotto si siede davanti a me per aprire un conto corrente, gli chiedo i documenti per fotocopiarli. “Ah, hai compiuto 19 anni pochi giorni fa! Quindi sarai sicuramente ancora studente, giusto?” “Sì sì, faccio l’istituto agrario.” “E a giugno la maturità! Ansia, preoccupazione?” “No, perché veramente faccio il secondo anno.” “Ah… Beh… Come si dice… Chi va piano, va sano e va lontano!” Faccio meglio a comportarmi come al solito, silenziosa e asociale.
    Baustelle: non ne sono in generale grande estimatrice, ma il singolo Amanda Lear parla così tanto di me e Lui che mi spaventa e riempie gli occhi di lacrime. Mi riservo di ascoltare l’album per emettere verdetto completo.

  15. E’ che i Baustelle ogni volta li ascolto e dico: “va che gran paraculi”. Poi dico: “va che canzone di merda a ‘sto giro”. Salvo poi inesorabilmente ritrovarmi a cercare ovunque la canzone e a ripetermi nella testa le frasi dei loro dischi…quindi per me sono qualcosa di buono in fondo. Gli si vuole del bene invero. Le rane mi entrarono in loop per non so quanto tempo. E dopo aver sentenziato per giorni: “Ma che canzone orrenda è Follonica??? Non ha senso!!” mi accorsi che dicevo questo in quanto la ascoltavo tutti i giorni… Misteri veri. Ma ben mi fanno.

  16. bentornata cara signora maraone, è una gioia leggerla…
    per la serie figure di pauta, al mio caro vicino di casa alla morte di sua mamma invece del classico condoglianze , io sono uscita con un “congratulazioni”, quando serve non c’e mai una fossa in cui nascondersi!

  17. Trovo di vivere una vita simile alla tua, con un ritardo di circa 12 mesi. Ogni volta che ti leggo, perciò, mi sembra di ascoltare un’indovina che predice il futuro. Dunque sono contenta di sapere che finalmente mi iscriverò all’università, sogno che tengo chiuso nel cassetto da un po’..
    Ma illuminami, come fai con la piccolissima? Il mio già adesso mi insegue sperando di essere notato e cercando di abituarsi all’idea che con me non può giocare mai perché i fratelli, la casa ed il lavoro mi assorbono. Senso di colpa, sofferenza e insoddisfazione..
    Grazie.

  18. Io ho una domanda da farti, che attanaglia il mio cuore da mesi: nonostante una vita da scout, come si fa a mandare i bimbi agli scout? Cioè, tutto quel tempo lontano da noi! Senza la loro mamma! Qui esistono anche gli scout dai 5 agli 8 anni e fanno anche le uscite in cui rimangono fuori a dormire e io, per timore che mi chiedesse di andarci, non ce l’ho iscritto. Ora vivo nel bilico della pessima madre che non lo manda agli scout e meravigliosa madre che lo protegge e lo coccola.

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