Mamma, ti prego, questa parte no

seal-4923333_1920Il mio nuovo collega ha 11 anni e la frase che ripete più di frequente è «Mamma, questa parte qua… no». È seduto al mio fianco proprio ora – non che in genere vada lontano. Ha un profilo adorabile, il nasino dritto, le ciglia lunghe, una fossetta irresistibile sulla guancia; ma, se, fossi stata io l’amministratore delegato di questa azienda, non sono sicura che l’avrei assunto. Perché averlo come vicino di scrivania, se stai cercando di scrivere, non è il massimo – mentre lavora, o così giura di fare, borbotta a mezza voce frasi incomprensibili, produce uno strano sibilo soffiando dentro un mattoncino di Lego forato, ripete «fatto» ogni tre secondi. E poi, soprattutto, simula il gioco del fischiare dentro una foglia, pur in assenza di foglia (non chiedetemi come. So che a scuola, prima, per questo motivo aveva anche preso una nota dalla prof di italiano e la cosa, all’epoca, mi era sembrata importante. Mi ero arrabbiata). Il suo mantra è:  «Ti prego, ti prego, questo posso finirlo domani?». C’è sempre un domani a cui rimandare quello che potrebbe essere fatto oggi – la produttività del mio nuovo collega non è altissima.

Fino a una settimana fa, quando ancora andavo in ufficio, certe cose non succedevano. Certe altre in effetti sì. Il mio compagno di banco al lavoro è un uomo di grande cultura; conosce molte parolacce in napoletano, ride spesso e generosamente, si offende se gli dico: «Ora se non ti spiace mi metto in cuffia e ascolto un po’ di musica classica, così mi concentro meglio e riesco a finire questo articolo in fretta». «Madonna ma tu mi vuoi lasciare da solo, mi vuoi proprio escludere dalla tua vita». Il suo mantra: «Qualcosina di buono da mangiare ce l’abbiamo?». Disincantato per alcuni versi, per altri ha conservato un certo (apprezzabile) sguardo fresco sul mondo che mi ricorda un po’ il nuovo collega 11enne. A differenza del quale, se non altro, non mi bacia la testa ogni venti secondi dicendomi «Sei la mamma migliore del mondo».

Mi manca così come mi manca la mia vita di prima. Quella che a tratti mi sembrava grigia e scommetto anche a voi. Quella che spesso mi sembrava frenetica – troppo – e mi lasciava a stento il tempo di respirare. Avevo certe liste lunghissime di cose da fare, le copiavo identiche da una pagina all’altra dell’agenda. Ora che da una settimana non vediamo nessuno la lista si è sfoltita. Certe voci non erano importanti e le ho cancellate. Altre sono irrealizzabili ora. Non devo più ricordare quasi nulla: sport, scout, lezioni musicali dei figli. Chi va a prendere chi per portarlo dove. Il lavoro in smartworking è caratterizzato da un’atmosfera di indulgenza diffusa: l’altro giorno abbiamo fatto una call, eravamo in 14, ogni tanto si sentiva un «Mamma! Mamma!» o l’abbaiare di un cane. Nessuno se l’è presa. Siamo riusciti a ridere.

Come tutti, credo che da questo tempo sospeso stiamo imparando tante cose. Sarà interessante parlarne davanti a un bicchiere di quello buono, dopo. M’intenerisce notare come i bambini siano, al solito, i più bravi ad adattarsi. Quando la Piccolissima aveva due anni e mezzo è stata ricoverata in ospedale: per i prelievi le avevano messo un ago cannula sulla mano destra, che era tutta fasciata e dunque inutilizzabile. Pochi minuti dopo giocava già con la sinistra; era come se la destra non l’avesse mai avuta. Così ora hanno accettato di buon grado e all’improvviso di restare chiusi tra quattro mura, di non vedere gli amici, di non mangiare più il loro adorato sushi al sabato sera. La Piccolissima (ormai non più tale) manifesta inquietudine durante la notte ed è un’ospite fissa nel nostro letto; è più prepotente del solito, tanto che l’altro giorno le ho detto di essere stata negli uffici del Comune, all’anagrafe, e di averla ribattezzata “Buferina”. Pochi minuti dopo è venuta da me in lacrime, con il mio pc portatile: «Adesso, visto che non puoi più uscire, vorrà dire che apri il computer, mi cancelli “Buferina” da qui e mi rimetti subito il mio vero nome», ha preteso. A parte qualche sporadica esplosione, i momenti di armonia non mancano. Qualche ora fa ho sentito lei e il suo socio – il mio nuovo collega, l’11enne, anche noto come il Pupo – chiacchierare mentre giocavano a Lego. Avevano allestito un villaggio colossale, schierato decine di personaggi, animali, costruito casette. Il Pupo imbracciava un cavaliere a cavallo, sospingendolo in aria e simulandone la voce. «Com’è bello tornare a casa la sera dopo essere stati tanto a lungo là fuori, in pericolo. Com’è bello tornare, dopo che hai vinto la guerra». Ha sospirato. Ho sospirato.

 

10 commenti su “Mamma, ti prego, questa parte no

  1. E niente mi ritrovo ancora una volta a confermare la mia preferenza nonché imperitura adorazione per Rocco il Pupo

    ❤️

  2. Mi mancano i miei colleghi, ma no, non ne vorrei uno come il tuo attuale. Lo preferirei come compagno di pausa caffè, e di lego!

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  3. Davvero ti manca la vita di prima? Io sono molto addolorata per le,persone ammalate e impaurita perché ho paura di prendermi il virus ma… aria pulita, oggi camminavo con Anita in mezzo alla strada in genere trafficatissima, soffocante, nel tragitto per portarla da suo padre e lei ha detto, aprendo le braccia: “Il mondo è nostro”… poi però abbiamo pensato che ci mancano “le attività”… insomma tanta ambivalenza…

    1. Mi manca, Lisa, anche se non la rivorrei esattamente uguale. Come credo nessuno… Sì, hai ragione, c’è tanta ambivalenza in tutto ciò. Mancano soprattutto le relazioni e manca la libertà.

  4. I bambini sono veramente i più bravi ad adattarsi alle situazioni ed a coglierne il lato positivo. Il mio piccolo ha compiuto 12 anni l’11 marzo ed è stato un compleanno surreale, senza amici, nonni, cugini e con regali un po’ raffazzonati all’ultimo, ma comunque festeggiato. Mi ha detto “sai mamma? È stato il più bel brutto-compleanno della mia vita”. Credo lo ricorderemo per sempre…

  5. Grazie Paola, anche io sto sperimentando lo smartworking con colleghi davvero buffi. Se posso mandare tramite te un abbraccio virtuale a Spersa, perché io me la immagino così, indomita, in trincea.

  6. Grazie Paola per averci dato un piccolo stralcio di come state vivendo questa situazione. Mi metti sempre e nonostante tutto di buonumore😂
    PS: uno dei cani che si sono sentiti in sottofondo durante la tua call, penso fosse il mio. 7 kg di peso ma una voce così potente da disturbare anche le call degli altri a km di distanza.

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