Notizie di fine anno (un drago barbuto ha passato il Natale)

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Come in from the cold  

Ho appena letto che un drago barbuto – un animaletto di 50 centimetri simile a una grossa lucertola, con una barbetta che all’occorrenza può gonfiare per incutere timore al nemico – ha trascorso tutta la giornata del 25 dicembre nell’area di servizio Monte Baldo Est (dalle parti di Verona, come saprete se percorrete compulsivamente la A4). Dopo il ritrovamento è poi approdato in un centro medico veterinario dove hanno verificato che, a parte il freddo patito, era ben curato e ben nutrito, segno che probabilmente qualcuno se ne occupava con regolarità. Salvo poi perderlo, o abbandonarlo, proprio il giorno di Natale. Non so chi l’abbia trovato, né se fosse nascosto tra una pigna di Rustichelle o dietro uno di quei coni in plastica gialla con la scritta nera, che recitano: Attenzione, pavimento bagnato.

We really thought we had a purpose  Ho pensato che in fondo sono come quel drago barbuto. In linea di massima ben curata e ben nutrita, a sbirciare il ghiaccio di fuori dall’oblò del mio mondo protetto. In questi mesi non mi è mai mancato un pasto, mentre a 33 italiani su cento sì. E due milioni su sessanta vivono sotto la soglia di quella che viene definita «povertà assoluta». Mi ha detto mio figlio, il Pupo, sprezzante 12enne troppo poco consapevole: «Ma non esiste mica quella roba lì, in Italia». Ho pensato che appena mi sarà possibile, a gennaio, lo porto a dare una mano in una mensa tipo Pane Quotidiano. La Pupa si sta già dando da fare: in epoca di zona rossa, quando ogni attività era vietata e lei non andava a scuola da troppe settimane, pur di non mettersi a tirare testate contro il muro si è unita al Circolo Operaio e ora gira per le case a vendere Lotta Comunista. Ho sempre pensato a quelli di Lotta Comunista come a folcloristiche macchiette (lo so, l’avete fatto anche voi), con i loro vestiti fuori moda e i giornali dai titoli sempre uguali a sé stessi: La Cina è vicina, oppure Trema l’Asse Londra Berlino. Persone prive di uno scopo che non fosse quello di parlarsi addosso. Invece ho scoperto che danno una mano anche loro al mondo – come possono. Con i soldi racimolati dalle riviste vanno a fare la spesa per chi non può; aiutano gli anziani con le commissioni («C’era una mamma single con una bambina di 4 anni, aveva la porta di casa sfondata, aveva perso il lavoro. E a un signore vecchissimo abbiamo avvitato una lampadina perché sai, mamma, non riusciva a salire sulla scala»).

We were so anxious to achieve  Nel 2020 ho sempre avuto un pasto e un tetto sopra la testa ma mi si sono congelati i sogni, come a tutti. Ho vissuto i mesi del primo lockdown in uno stato di cupo terrore – per intenderci, era quando non dormivo, non so voi. La Pupa aveva cominciato a lavarsi le mani trentacinque volte al giorno, a non toccare le maniglie di casa, né gli interruttori. Il Pupo aveva crisi di pianto acute, improvvise e irrefrenabili. La Maggot aveva dimenticato i nomi dei suoi compagni di classe e questo, più di ogni altra cosa, mi straziava. C’era un tizio nella via dove abitiamo noi che ogni sera alle 18 faceva partire l’Inno d’Italia. Appena partiva quell’implacabile «re re mi re si si do» Mike Delfino stappava un prosecco. Il tizio ha smesso da un giorno con l’altro e non saprò mai chi è; noi abbiamo continuato a bere.

The world had promise  Poi è cominciata la lunga estate placida delle false promesse. Abbiamo vissuto confinati sul lago, vita sociale azzerata, mettevo in pausa i post di chi su Facebook sciorinava immagini di festini estivi come se nulla fosse accaduto. Mi facevano girare le scatole: loro, come pure le Cassandre costantemente impegnate a preconizzare catastrofi – e così mettevo in pausa pure quelle. Ho messo in pausa pure mio zio 75enne che da quando lo conosco (cioè da sempre) ce l’ha a morte con il governo, qualunque esso sia. Ho cancellato un sacco di amici e fatto un sacco di bagni nel lago fangoso mentre i ragazzi frequentavano una specie di oratorio estivo, garbato, diurno e distanziato. Vacanze finite, come sapete, con l’incidente della Maggot.

We had hope  Dunque. Io mi considero una persona da un lato ottimista e pratica, dall’altro interessata alla spiritualità, ho tuttora un legame speciale e profondo con mia nonna che pure è mancata nel 2004, mi professo telepate, se potessi frequenterei sciamani e curanderos, non ho pregiudizi, pratico yoga anche online; ho nei confronti della vita una certa fiducia, anzi di più, ho fede, in buona sostanza: credo. Credo con la stessa intensità con cui mio fratello dice di non credere (una volta, da spirito provocatore quale è, mandò alla nostra vecchia parrocchia una “lettera di apostasia” in cui diceva di rinunciare al battesimo, litigammo a lungo, ricordo che persi del gran tempo a insultarlo invano). Però queste cose – la pandemia, l’incidente – confesso che mi hanno fatto vacillare. Non ho più scritto sul blog perché non avevo un buon consiglio per me stessa; figuriamoci per gli altri. Mi sentivo come il Calmoniglio nel film Le 5 leggende, avete presente? A un certo punto il cattivissimo Pitch lo riduce da (onni)potente Coniglio di Pasqua, dispensatore di uova per tutti i bambini del mondo, a coniglietto-straccetto inefficace e microscopico.  Così mi sentivo.

We had to dance a foot apart  Ora, però, in mezzo a tutta la fatica è spuntata una cosa che pur a sua volta faticosa reputo straordinaria. Poche settimane fa l’editore Baldini+Castoldi mi ha proposto di pubblicare una nuova edizione di ciò da cui tutto è partito. Ciò per cui, a conti fatti, oggi siamo qua: il libro Ero una brava mamma prima di avere figli. Chi tra voi c’era magari se lo ricorda ancora: uscì per Rizzoli, ebbe un buon successo ma poi, dopo una prima ristampa, andò esaurito e da diversi anni è disponibile solo in ebook, con immensa frustrazione mia (e un pochino, penso, anche degli aspiranti lettori). Ne sto preparando una versione aggiornata a 10 anni dopo, con nuovi capitoli e contenuti extra. Per me questo nuovo incarico suona come una “call to action”: un (auto)invito a uscire dal letargo, a scrollarmi finalmente dal torpore.

 

Soundtrack   Qui è l’immensa Joni Mitchell, assieme alla neve che la scorsa notte ha benedetto e maledetto Milano, a ispirarmi. Immagino conosciate tutt* la sua Come in from the cold, ma se è un pezzo che non la sentite vi invito a riascoltarla. Quando fuori fa freddo non c’è cosa migliore che entrare (ammesso di avere a disposizione un “dentro” che sia caldo e accogliente). Mi fa specie che verso la fine della canzone ci sia questo riferimento alla necessità di ballare tenendo le distanze: a foot apart.

 

 

13 commenti su “Notizie di fine anno (un drago barbuto ha passato il Natale)

  1. Oh, ma questa sì che è una bellissima notizia! Pensa che lo cercavo un paio di settimane fa, per regalarlo a una mia amica che ha avuto una bimba a fine ottobre: che dispiacere non trovarlo. Mi hai risolto il prossimo regalo :)

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  2. La cosa che dici di Lotta Comunista mi sembra bellissima. Ricordo che arrivavano persino quando vivevo a BucoDelCulo. Se chiamavo l’idraulico veniva dopo due settimane in media, loro invece ogni tanto suonavano. Lo compravo sempre e non lo leggevo mai.

    1. Che meraviglia le tue parole e le notizie che dai. Il tuo libro, la Pupa che si occupa degli altri, Mike Delfino che beve, tu che scrivi, la Maggot che sta bene e ricorda tutto, lo yoga on line e Joni Mitchell che balla a distanza.
      Io penso che questo virus ci abbia regalato qualcosa: siamo tutti uniti da una mascherina e da tanto dolore. Possiamo unirci anche con nuovi rinnovati sogni… apriamo così questo 2021?

    2. ahah Polly, ma adesso non vengono più? Perché non proponi alle tue figlie di fondare un Circolo operaio a Rimini? Scherzo eh. Forse no però :-)

  3. Io che sono arrivata un anno fa, per caso, su questa isola incantata, ed il libro l’ho “bevuto” in e-book nel giro di una notte, posso dire: grazie a te ho riso ed ho pianto, mi sono sentita compresa e tirata su come neanche la migliore amica avrebbe saputo fare, ed in fondo forse ora dovrei avere un po’ di “fede” anch’io, perlomeno in certi incontri magici.
    Grazie Paola per tutto e …keep the faith! :-)

  4. Cara Paola,
    Offri sempre degli spunti di riflessione..il mio anno, forse per quasi tutti, è stato un po’ come il tuo, abbiamo fatto anche il Covid a ottobre, non ci siamo fatti mancare nulla e per fortuna non ci è mancato nulla..eppure, eppure anche a me si sono congelati i sogni e ora sono impantanata e non so come fare per riprendermeli.
    Intanto grazie e un abbraccio

    1. santi numi questa del vostro Covid mi mancava. Quanto ai sogni temo ci vorrà un po’. Presumo ricominceremo a farne gradualmente, riconquistando un po’ alla volta qualche microscopica libertà…

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