Mai scontrarsi con uno più grosso di te

Scusate il ritardo. Nel frattempo la Pupa ha compiuto 11 anni, siamo stati in vacanza, mi sono frantumata un ginocchio e ho capito perché, nello sport, esistono cose chiamate “pesi” o “categorie”. Andando a ritroso: mercoledì scorso sono andata agli allenamenti di rugby con la mia super squadra di super donne, faceva un caldo porco e infatti mia mamma mi ha detto: «Ma cosa ci vai a a fare, con quest’afa». Ma la squadra non si tradisce e in più io mancavo da settimane – complici impegni di lavoro e un viaggetto di piacere in mezzo alle pecore sarde – e così eccomi lì, assieme alle altre, a sudare sul campo e a prendermi gli insulti bonari del Mister che è un cristone alto un metro e novanta e quando sbaglio un passaggio mi dice scherzando «Sei una delusione affettiva».

Senonché gli allenamenti dei figli sono finiti a inizio giugno, e c’era questo manipolo di teenager a bordo campo, altri cristoni incamminati a diventare grossi come il Mister, nullafacenti e accaldati, e qualcuno ha inopinatamente tirato fuori l’Ideona: «Noi siamo in poche, coinvolgiamo anche loro, facciamo quattro tiri assieme così è più divertente».

Se ti tagliassero a pezzetti  Col senno di poi dico, non mi lascerò mai più coinvolgere in una sfida così sbilanciata. Ma comunque: è cominciata una polverosa concitata serie di azioni durante le quali, a parte il dettaglio di non capire bene quali fossero i compagni di squadra e quali gli avversari, ho subito messo a fuoco un giovane vichingo che, mosso dalla sana e inconsapevole libidine di eccellere, soprattutto amava testare la nostra resistenza tirandoci giù come birilli. Io sono caduta una, due, tre volte, alla terza azzardando un timido e inascoltato «Ma questo spinge troppo».

Il vento li raccoglierebbe  La quarta volta, l’imberbe trebbiatore mi ha agganciato il ginocchio sinistro usando il braccio, il suo, come il manico di un ombrello, io ho sentito «Stock!» e poi una pugnalata dritta ai recettori del dolore, sono caduta – ovvio – e ho pensato porcocane, famalequasicomeiltravaglio. Mentre sbavavo e piangevo stringendo confusamente ciuffi d’erba perché a qualcosa nei momenti difficili bisogna pure aggrapparsi, sentivo che mi dicevano «Respira profondamente» ma riuscivo solo a emettere rantoli sincopati (anche questo mi ha ricordato il travaglio), poi qualcuno mi ha messo del ghiaccio sul ginocchio e, seduta a bordo campo, ho pure partecipato sputacchiando all’urlo di saluto finale.

Il regno dei ragni cucirebbe la pelle  Sono arrivata a casa qualche mezz’ora dopo, in qualche modo. Mi han suggerito Stai a vedere come va, probabilmente è solo una brutta botta. All’una di notte impazzita dal male ho chiamato l’ambulanza – esperienza da provare almeno una volta nella vita, microrecensione: al telefono tutti gentilissimi – e mi han detto Certo te la mandiamo ma non sei un’emergenza, può volerci del tempo, se ti accompagna un amico è meglio. Quale migliore occasione, ho pensato, per svegliare il mio adorabile vicino di casa? Quel santo è arrivato cinque minuti dopo con un paio di stampelle, mi ha scarrozzato fino all’ospedale ortopedico Galeazzi, mi han visto subito e dalla radiografia insomma sembrava fosse solo una distorsione.

E la luna tesserebbe i capelli e il viso  Se non che la mattina dopo, ero in ufficio a sudare e gemere su un impaginato, mi richiamano dall’ospedale: Guarda che il radiologo non è convinto, per piacere torna che ti facciamo una risonanza. Verdetto: piccola infrazione dell’osso tibiale e legamento crociato anteriore polverizzato. Ecco scoperto, ho pensato, il significato di quello «Stock!».

E il polline di Dio, di Dio il sorriso   Cose positive dell’evento: sia l’ortopedico che il radiologo, miei coetanei, mi han detto che dimostro dieci anni di meno di quelli che ho. Hanno aggiunto che le gambe eran venute bene pure in radiografia e mi hanno subito messo in nota per un intervento ricostruttivo: di norma ci vogliono sei mesi di attesa ma poiché han scritto “rugbysta” sulla scheda, mi hanno spiegato, è possibile che mi chiamino prima. Li ho pregati: Scrivete “rugbysta di valore” così i tempi si accorciano ancora. Comunque mi hanno molto coccolato e l’equipe che mi opera è la stessa della Nazionale di sci, del Milan e dell’Inter. Non potevi cascare meglio, questi non fanno che legamenti e menischi dalla mattina alla sera, mi ha sussurrato l’ortopedico e le sue mi sono sembrate parole d’amore.

Morale/1: il rugby resta un gioco bellissimo ma bisogna ad ogni costo evitare di scontrarsi con gli inconsapevoli e sovradimensionati trebbiatori. Morale/2: la quiete inattesa di questi giorni di riposo non è affatto male. Morale/3: poiché le disgrazie non vengono mai sole la Piccolissima ha preso in forma esagerata la malattia mani-piedi-bocca (un’esantematica mai sperimentata con Pupo e Pupa) e sembra la Pimpa sotto acido. Morale/4: poiché le disgrazie non vengono mai sole (bis), mi sono accorta di avere pure i pidocchi.

Soundtrack: la sempre bellissima Se ti tagliassero a pezzetti di De André. Probabilmente l’ho già usata ma qui mi sembrava proprio la morte sua.

21 commenti su “Mai scontrarsi con uno più grosso di te

  1. Ciao Paola,

    accidenti in bocca al lupo per il ginocchio! Certo non te ne fai mancare una te..
    Resti la mia piu’ grande fonte d’invidia e d’ispirazione, anche io voglio superare i q****nta e azzuffarmi su un campo di rugby, dimostrando dieci anni di meno! Ho un nuovo obiettivo!

    Buonissima estate :)

  2. Se ti può interessare io l’ambulanza l’ho presa quando alla prima gravidanza ho avuto un distacco parziale di placenta. Sono arrivati subito e in quattro e quattr’otto a sirene spiegate siamo arrivati in ospedale. Ricordo quella sensazione di capire che andavamo, ma di non poter sapere dove eravamo perché dovevo restare distesa, mentre il mondo scorreva invisibile dai vetri smerigliati. E lo stupore di scoprire di essere già arrivati. Ma per il resto non posso dire che sia questa grande esperienza.
    Auguri di pronta guarigione!

  3. beh, almeno sei caduta onorevolmente solo per mano di un giovane vichingo sovradimensionato, sarebbe stato peggio contro un panchinaro dei pulcini (si chiamano così a rugby?). in ogni caso, bestia che male. e no dai, pure i pidocchi no!!! una famiglia di cugini (non di quelli che firmano ogni messaggio sui gruppi di wa) ha optato per un taglio drastico a tutti, fortuna che mamma e figlia stanno benissimo mezze rasate.
    anche io ultimamente ho ceduto e dopo sei mesi di strazio ho ranzato la cometa. ora sembro un fungo, un cespuglio o un cespo di lattuga a seconda dei momento, però sono comoda.
    com’è avere una figlia preadolescente? sono bastati questi undici anni per prepararsi?

    1. lia! ma perché l’hai fatto? come si sta con i capelli corti, comodità a parte?

      con una preadolescente si sta diciamo ancora abbastanza bene, e sì, undici anni bastano per prepararsi, ma ti assicuro che servono tutti…

      1. Ciò mi rincuora.

        Si sta.. Leggeri! Un problema in meno di questi tempi fa comodo, li lavo tutti i giorni, non pesano, non li devo pettinare nè legare, non mi devo preoccupare dell’effetto sciattona-coi-capelli-una-volta-belli-ma-ora-nzomma-tagliali!!
        Ho lasciato indietro soprattutto la vanità e ho scoperto che si sta meglio. Viva.
        Guarisci presto presto.

  4. Bentornata cara! Sapevo che ne stavi combinando delle belle, anche se personalmente mi hai divertita di più quando Laccio-il-cane-che-ti-rompe-un-braccio ti tirò giù per la collina e il giorno dopo dovevate venire da noi e invece tu preferisti andare in ospedale a farti ingessare…
    😉
    Che dimostri parecchi anni meno lo sai, te lo diciamo in tanti!
    E che le tue gambe siano belle pure in radiografia, guarda ti invidio proprio!
    Infine, grazie per la canzone, che adoro.

  5. Ciao Paola,
    ti leggo sempre con piacere.
    Sono fuori argomento, ma volevo ringraziarti per avermi fatto scoprire Emiliana Torrini. Mi piace un sacco. : )

  6. Ussignur! Guarisci presto Paola! in questi giorni così difficili per me ti dovrò pensare più spesso come esempio di resilienza e caparbietà nonché esempio vivente del mio mantra “l’ironia, oltre che la bellezza, ci salverà” io ho delle gambe orrende ma sull’ironia ho grossi margini di miglioramento.
    ma l’ortopedico ha per caso iniziali A.P?

    1. ma guarda, non so veramente cosa dire. non lo conosco, non so se avesse qualcosa da dimostrare. mi ha chiesto scusa lì per lì, poi non l’ho più sentito.

  7. Ciao Paola!
    Ma cosa è successo alla tua amica Spersa? Non ricevo più gli aggiornamenti del suo blog e non riesco nemmeno più a visualizzarlo….

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