L’angelo scese come ogni sera

Sicché abbiamo avuto ospiti da noi, lo scorso fine settimana, i due figli di Spersa, che giorni addietro mi scrisse il seguente messaggio: «Tesoro, con faccia come il c… ti chiedo: il prossimo weekend mi puoi tenere i ramarri tipo 24 ore? Rispondi ovviamente con altrettanta sincerità». Impossibile rispondere di no a questa mia amica nata virtuale e poi diventata reale, realissima anzi, al punto da aiutarmi a far nascere la Piccolissima (ella è anestesista, benedetta sia sempre la sua santa mano che in pochi istanti mi ha sparato dai dolori del travaglio all’iperuranio dell’epidurale). Ho pensato: 24 settimane, te li terrei. Le ho risposto: «Certo. Siamo felici di averli».

Ad insegnarmi una nuova preghiera  Totalino bambini per il weekend: cinque. Fatica a parte, il confronto tra i figli di Spersa e gli amabili Pupi, che pure avete nel tempo avuto modo di conoscere e apprezzare, è stato a tratti impietoso. Essi – che chiameremo i Ramarri – sono due angelici frugoletti di 5 e 7 anni, quest’ultima essendo l’età esatta del Pupo, ma si distinguono da lui per una serie di dettagli non da poco: per esempio sono obbedienti, gentili, premurosi, affabili. Surreali, a tratti: per esempio a fine pasto si alzano spontaneamente da tavola recando il proprio piatto sporco in cucina, e chiedono se serve aiuto. Finiscono le domande, tutte, con «per piacere», rispondono «grazie» sempre, e se ti urtano per sbaglio ti chiedono scusa; con la Piccolissima sono delicati, amorevoli e protettivi, a differenza del Pupo per cui il concetto di “coccole alla sorellina” si traduce in una serie di ripetuti e implacabili placcaggi – funziona proprio così: lui l’afferra per i polpacci e le tira una spallata sul ginocchio con un’azione volta a fermarne l’avanzamento, lei cade e piange, lui sorride compiaciuto. «Ho atterrato l’avversario», dice, e quel che è peggio è che lo pensa davvero.

Poi d’improvviso mi sciolse le mani  A tarda sera, sedati i tentativi del Pupo di trasformare la nottata in un pigiama party, ho messo a letto lui e i Ramarri nella stessa stanza. Il Ramarro piccolo, 5 anni appunto, l’ho piazzato su un materassino, nel sacco a pelo, spiegandogli che quello era il suo primo campeggio, cosa di cui è stato molto orgoglioso. La Pupa e la Piccolissima in stanza assieme. Mike Delfino nel letto degli ospiti sul soppalco, perché aveva la tosse. Io da sola nel lettone. Oh, gaudio, ho pensato, ma poi nella notte a rotazione si sono svegliati tutti: la Piccolissima chiedendo acqua, la Pupa urlando nel mezzo di un sogno: «I pirati!», Mike Delfino tossendo dal piano di sotto: mi sembrava di essere tornata ai primi mesi di vita dei miei figli, quando sveniv dormivo a moduli di 30 minuti. A un certo punto mi sono svegliata perché sentivo un tum-tum-tum sordo, un po’ come avere una discoteca a 200 metri da casa, e contemporaneamente un mugolio sommesso che somigliava al pianto ma non riusciva a diventarlo davvero.

E le mie braccia divennero ali Sono andata nella stanza dei maschi – due Ramarri più un Pupo – da cui mi sembrava provenisse il rumore, e ho trovato il Ramarro piccolo che era scivolato giù dal materassino, fuori dal sacco a pelo, e si era infilato sotto il letto da suo fratello. Giaceva prono sul pavimento e tentava nel sonno, poveretto, di rialzarsi cercando il giaciglio perduto, ma continuava a tirare testate sotto le doghe, tum-tum-tum, e frignava con garbo ma senza singhiozzare, e io – sentendomi un verme per averlo messo lì – l’ho sfilato dalla sua gelida trappola, l’ho preso tra le braccia rigirandolo con quell’unico fluido movimento che le madri conoscono, me lo sono cullato un po’ dicendogli amore, amore non è niente, posandogli baci a raffica sulla testa di ricci sudati, e a un certo punto – erano pur sempre le tre di notte – devo anche avergli sussurrato amore c’è la mamma, va tutto bene. L’ho poi infilato nel letto accanto a suo fratello pregando in cuor mio che non cadesse più, e ho confusamente pensato che non aveva poi importanza se non era figlio mio. Perché di fatto lo era, nella misura in cui lo sono tutti i figli del mondo, e c’era qualcosa di collettivo e cosmico in quel modo di cullarlo oscillando avanti e indietro, avanti e indietro, respirando assieme la fatica del suo peso e anche l’amore, proprio come centinaia e migliaia di volte avrà fatto sua madre – quella vera.

Volammo davvero sopra le case Riconsegnati senza danni permanenti i Ramarri – anche se ho poi saputo che al piccolo è venuta la febbre – è ripresa anche la nostra soverchiante routine, fatta di capricci dispetti capricci dispetti e telefonate d’allarme: «Scuola Bodio», ha cominciato a lampeggiare imperioso il display del mio cellulare al lunedì mattina, a tre giorni dal Natale, con mia madre mezza invalida per un polso rotto, le scadenze al giornale, i regali ancora da fare e tutti gli altri dettagli deliranti che conoscete. Ho risposto, senza sapere se si trattava del Pupo (seconda elementare) o della Pupa (quinta) ma già con un mezzo sospetto. «Signora, è per suo figlio».

(Io, sospirando): «Che c’è?»

(Lei, con una mezza risatina): «Dice che ha un bruciore».

«Un bruciore dove?»

«Signora, al pisello. Glielo passo».

«Figliolo?»

«Mamma? Mi brucia da morire. Devo tornare a casa».

«Figliolo, nessuno di noi può venire a prenderti. Non prima di mercoledì».

«Davvero?»

«Davvero. Passami la commessa, per piacere».

(Risatina in sottofondo) «Sì, signora, gliel’abbiamo detto che deve resistere ancora un pochino prima delle vacanze. Ma lui ha insistito per chiamarla lo stesso».

«Nella sua esperienza, pensa che sopravviverà?»
«Al pisello che brucia? Certo, non si preoccupi. Io questa telefonata, sa, ero tenuta a farla». Poi, sussurrando: «Signora, suo figlio sta benissimo, non si preoccupi» (risatina). «Tanti auguri, eh».

 

Poi scivolammo tra valli fiorite E dunque. A Spersa toccano gli angelici Ramarri, a me gli indemoniati Pupi. Dopo lo scorso weekend io e Mike Delfino ci siamo mestamente confrontati, convinti che da ogni esperienza si debba trarre un insegnamento. «Non importa quanto impegno ci metti, quello che conta è il Dna», ho detto io, scuotendo la testa. «Beh. Diciamo 30% impegno, 70% Dna?», ha rilanciato lui. «No, no, al massimo 10% impegno, 90% Dna». «Oppure facciamo schifo come genitori». «Beh, che c’entra. I Ramarri secondo me sono nati santi». «Oh: un po’ di merito ce l’avranno anche il loro papà e la loro mamma». «Non so che dire», ho commentato io, e un po’ mi veniva da piangere, un po’ da ridere. «Coraggio, i risultati si vedranno col tempo», ha concluso lui.

E non ho capito se era una promessa, o una minaccia.

 

Soundtrack: La mia cara, cara amica Annalisa mi ha fatto tornare in mente una splendida canzone di Fabrizio De André, che mi sembra adattissima a questo tempo dell’anno. Tanti auguri!

44 commenti su “L’angelo scese come ogni sera

  1. ciao Paola,
    no comment sulla predisposizione dei bimbi a essere angelici o diabolici e del ruolo di noi poveri genitori (io sono con te, 90% DNA, il resto cul…ehm, impegno).
    Pero’ tanti auguri anche a te!!!

  2. Quando ho cominciato a leggere il post mi sono detta: siamo proprio connesse. Poi sono arrivata alla fine e ho compreso: “No, non siamo connesse, siamo unite”. :-* bello leggere il mio nome tra le tue parole stellari!

  3. Eh no, figliola, tu sbagli, è 10% dna e 90% competenza e impegno. E i ramarri non sono nati angelici, ce li ha fatti diventare spersa, nella confusione, nella rincorsa e in tutto il caos, il merito è suo e non del dna.
    Non vi fate illusioni, i nati criminali e psicopatici son davvero pochi pochissimi, tutto il resto son genitori. E se invece di consolare il pupo per l’incredibile lutto di aver dovuto sopportare una sorellina, tu gli manifestassi tutti i sensi della tua disapprovazione per le gentili coccole, vedresti come smetterebbe. Ché la consolazione e le coccole, le tue, lo confermano che fa bene a placcare il nemico.
    E i grazie, i per piacere e gli scusa son frutto di una solida buona educazione impartita con gentile fermezza e non frutto del codice GTCA.

    1. sai che mi lasci senza parole? Se nelle tue c’è ironia, non la colgo. Secondo te non ho mai pensato di dire a mio figlio cosa fare o non fare con sua sorella e, più in generale, non ho mai trasmesso loro le regole della (buona) educazione? Secondo te i miei figli sono dei selvaggi sociopatici o esistono una serie di sfumature (più di 50) in mezzo? Quanto alle tue percentuali beata te che hai tante certezze…

      1. Credo (e ribadisco: io, ad altri può aver fatto un’altra impressione) che Laperfezionestanca sia ironica solo quando parla dell’«incredibile lutto di aver dovuto sopportare una sorellina», ed è forse l’unico punto sul quale ci sarebbero invece serie parole da spendere, perché da primogenita e analizzanda da sempre ho un’idea piuttosto precisa di quanto possa fare male e quante conseguenze possa lasciare la transizione dallo stato di unica luce di mamma e papà a quello di “masantiddioalmenotucheseigrande!” quando ancora non sei grande, ma neanche un po’. Per il resto, da madre di figlia unica e ormai troppo anziana per figliare ancora, tendo a pensarla come lei: basta non dare MAI niente a, e non fare MAI niente per, i bambini che non chiedono per favore e non dicono grazie, e il gioco è fatto; basta fissare alcune regole, poche e ragionevoli ma rigide, e altrettante sanzioni per chi non le rispetta. Dov’è che il meccanismo perfetto si inceppa (e lo dico perché sono costantemente inceppata)? Si fa molto prima a esaudire il desiderio o la richiesta sgarbata (e “Mamma voglio il latte” è *già* una richiesta sgarbata) e via, che a fermarsi ogni volta a ricordare che manca La Parola Magica e differire l’esaudimento. Il buon carattere può essere parzialmente innato ma le buone maniere, duole dirlo, sono apprese; tuttavia non è solo questione di fermezza, bensì anche e soprattutto di costanza inflessibile. E la costanza vuole tempo. E il tempo sa Dio quant’è poco, sempre.

      2. Ma Spersa che dice? Perché nella mia esperienza i miei sono tipo Pupi on steroids a casa, ma ogni volta che vanno fuori mi sento fare i complimenti per come sono bravi ed educati e come ho fatto a farli diventare così. Vai serena, sono dinamiche assodate, e i graziepregoscusitornerò non gligli insegni, lo imparano sentendoselo dire. Poi il carattere dimmerda a certe età fa del suo, sono fasi, passano, siete dei genitori fantastici, come tutti, sono i figli che sono anche dei gran paraventi.

    2. “aver dovuto sopportare una sorellina” mi pare un’affermazione grave. Ho una gemella monozigote, stessa educazione ovviamente, rimaste in casa a lungo, oltre i trent’anni, eppure siamo diversissime, fortuna vuole che nessuna delle due è una criminale, anzi riconosco in entrambe un’onestà al limite del fanatismo che è di sicuro merito dei tanti esempi dei miei, ma per il resto diversissime. Come la mettiamo? Non so quali studi tu abbia fatto per proporre argomentazioni tanto estreme.

      1. in tutto ciò da nessuna parte ho scritto che i miei figli non chiedono per piacere e non dicono grazie. certo, non lo dicono sempre… A proposito di dna/educazione: la migliore tra i tre quanto a buone maniere è la Piccolissima, che a due anni è tutta un “memesso”, “dazzi”, “pabore” (permesso, grazie, per favore).
        Sul rapporto tra dna ed educazione, cara Sandra, esistono studi seri proprio su gemelli monozigoti separati dalla nascita e dati in adozione a famiglie diverse; riuniti da adulti, i gemelli mostrano sorprendenti affinità quanto a gusti, comportamento e attitudine, indipendentemente dal luogo in cui sono cresciuti.
        Questo non impedisce che gemelli monozigoti possano essere diversissimi – come te e tua sorella, che però potreste aver sviluppato attitudini e gusti diversi proprio nel tentativo, più che legittimo e probabilmente non sempre conscio, di distinguervi, a maggior ragione se siete rimaste in casa entrambe fino a oltre i trent’anni.
        Ci sono altri studi interessanti sui figli adottivi e sul mix dna/ambiente che mostrano quanto, indipendentemente dal modo in cui sei cresciuto, certe cose ce le hai scolpite nel patrimonio genetico – ecco perché la Piccolissima, allevata come i suoi fratelli, mostra attitudini e gentilezza che loro non sempre hanno, pur essendo la più piccola e la più coccolata (ho già capito che qualcuno direbbe: viziata). Poi certo l’educazione formale è frutto di quel che dici tu, cara Isa – costanza pazienza inflessibilità. Che non sempre hanno a che vedere con il tempo.

        1. Eh sì esistono gli studi, abbiamo partecipato anche noi e partecipiamo ancora più che volentieri, quando la scienza chiama perché siamo una risorsa proprio per determinare quali siano le cause di alcune patologie.

  4. Con tutta la stima per Spersa, devo dirti che i bambini (non i suoi, che non ho mai visto; dico in generale) a casa degli altri fingono bene. Sennò non mi spiegherei perché le mie tre, quando sono con me (a casa, in macchina, in vacanza) assomigliano ai tuoi; mentre quando sono ospiti assomigliano a quelli di Spersa. Peccato che essendo tre, le invitano di rado. Pensa che la migliore amica di Camilla, che compie gli anni a gennaio, è stata dissuasa dalla madre dall’invitare, appunto, Camilla al suo compleanno, in quanto era previsto un cinema, e si temeva che la bambina si sarebbe portata dietro la sua gemella e si sarebbe dovuto pagare per due.

    1. Le gemelle sono divisibili 😀 come sarebbe bello se la gente lo capisse, al di là della crudeltà del mancato invito. E’ che da gemella adulta so che l’essere gemelle si trascina come un marchio sulla pelle. Che poi i gemelli sono in aumento grazie alla PMA e la gente ancora li guarda come fenomeni.

      1. Sono in aumento anche per lo spostamento in avanti dell’età materna, specie gli eterozigoti. In ogni caso i parti bigemini stanno a 1 su 80, per cui perdonerai noi altre 79 neo-mamme se i gemelli continuano a sembrarci dei fenomeni :)

        1. Ma figurati certo, li guardo anch’io con curiosità, proprio pochi giorni fa c’erano due donne sedute al tavolo accanto al mio in un ristorante, mi sembravano gemelle ed ero tentatissima di chiederglielo, poi ho lasciato perdere, ma so di averle fissate 😀

  5. Paola facciamo una prova: tu dammi i tuoi figli e io ti do i miei. Vedrai che tutti e 4 si comporteranno benissimo, sparecchieranno e se gli fai un’occhiata, laveranno anche i piatti in comune accordo e in perfetta cooperazione. Già all’età di 4/5 anni i bambini hanno una forte tendenza alla desiderabilità sociale e di fronte all’estraneo (anche se amico) si comporteranno come mamma ha insegnato loro. Quindi se hai insegnato (o hai tentato di insegnare loro) le buone maniere, quelle applicheranno. Quindi i tuoi, con me, le buone maniere le tirerebbero fuori, quello che non fanno con te o in tua presenza. Con mamma e papà i piccoli che hanno la certezza di essere amati nell’*essere* (anche se non sempre approvati nel *fare*, come è giusto che sia) si permettono di non essere proprio i bambini perfetti. Si chiama confidenza. Si chiama attaccamento sicuro. Bacio.

    1. Ti quoto al 100%
      Anche se certe sere una vorrebbe un filo meno attaccamento e più “educazione” :-) (ironia mode on, che qui mi pare che alcuni non colgano)

      Auguri Paola!

  6. Interessante riflessione. Spesso anche io e mio marito ci chiediamo quanto conti educazione e dna. Io penso il dna abbia il suo bel peso. Non saprei quantificarti la percentuale ma leggendo il tuo post mi é venuta in mente una conoscente incontrata a una festa di bambini. Ella ha tre figli e sia lei che il marito sono persone tarnquille ed educate. Ad un certo punto ha ripreso con fermezza la bimba grande perché non si comportava bene e mi poi fa : Io ci provo…le dico sempre di dire grazie,di comportarsi in un certo modo etcetc…eppure parlo al muro. Poi come han già detto altre, fuori casa facile che si comportino molto meglio che nelle mura domestiche.

    1. io sono d’accordo con te. per esempio: il pupo entra in casa tutti i giorni e tutti i giorni io gli dico: appendi la giacca, metti via le scarpe. tutti i giorni lui finge di non sentirmi, gli ripeto la frase, mi guarda – senza ostilità, eh: piuttosto, come se non avesse capito bene quel che gli sto dicendo. poi guarda giacca e scarpe (per terra), le raccoglie e le mette via. stessa scena tutti i giorni. tutti i giorni. tutti i giorni. tutti i giorni

  7. cara, sono commossa per aver avuto un post intero dedicato ai miei figli, i quali, concordo con Polly nonostante mi piaccia bearmi di alcuni complimenti, sono come tutti gli altri sostanzialmente dei gran paraculi, che si trasformano dai soliti mr. Hyde casalinghi (al momento, per esempio si stanno coccolando sul divano ma pare di avere due scimmie) a dei perfetti gentleman se fuori dal controllo materno.
    Ma in realtà volevo dirti che capisco benissimo il senso di madritudine universale, quando ne prendi in braccio uno, ovunque tu sia. Al lavoro addirittura quelli monelli mi vien da chiamarli ‘Thing 2′ e se ne ho uno in braccio scatta immediatamente il riflesso spinale di muoverli in senso cranio-caudale per cullarli (movimento che un collega un po’ psicosofico olistico sticazzico un tempo mi spiegò quali ancestrali funzioni assolvesse e che ora non ricordo).

  8. A parità di stimoli educativi, figlia 1 mia è “my little princess” e figlia 2 è “cellula anarchica impazzita”. Come la mettiamo, laperfezionestanca? Io penso che se riuscissimo a guardare ai figli nostri e altrui per come realmente sono, smetteremmo di trovare “colpe” imputabili ai genitori, che anche loro sono esseri umani e, in buona fede, fanno del loro meglio per andare incontro all’indole della prole, varia e variabile nel tempo. A te e Mike Delfino dico quello che sempre mi ripeto: belli i figli ben educati, ma il senso dell’ironia del Pupo e il profondo divertimento che generano quelli come lui e cellula anarchica impazzita, è roba da poco? Secondo me no, anzi!

    1. Mi identifico completamente nella tua descrizione. Il mio secondogenito è soprannominato Godzilla ed è semplicemente molto più faticoso del primo, ma il tempo ci dirà se stiamo seminando bene.

  9. Per me i genitori seminano… e quel che si vede nell’immediato non predice il raccolto, per cui occorrono stagioni lunghe anni. Ho conosciuto bimbi capricciosi e bimbi angelici diventare, ognuno con il suo percorso, egualmente difficile perchè la vita non fa sconti, persone autonome e felici. Da come li racconti, sembri una mamma molto generosa nel seminare :) tirerai su tre splendide persone!

  10. Anch’io mi chiedo sempre quanto dei miei figli sia genetico, quanto educativo e quanto dovuto all’ambiente.
    Hanno ancora problemi col sonno, è colpa della mia mancata educazione al sonno.
    Hanno sempre magiato molto bene ( pur provenendo da me che mangio solo schifezze), è la loro natura.
    Quando al mattino andiamo a scuola con l’autobus ( a Copenaghen dove viviamo da un anno) si sente solo la loro voce e io mi sposto un po’ facendo finta di non conoscerli. È il gene italico, mi dico, i bambini danesi non urlano MAI.
    Ho sbirciato il diario segreto di mia figlia di 6 anni, compilato tutto sgrammaticato metá in inglese e metá in italiano, alla voce segni particolari c’era: che sono felice.
    È culo!

      1. si Copenaghen è molto bella! siamo qui per il lavoro di mio marito che è biotecnologo. io sono avvocato giuslavorista e da quassù continuo a fare consulenze stragiudiziali per le aziende che segue. un po’ faticoso, ma ne vale la pena!

  11. Ciao, mio figlio è adottato. E vai di discussioni su quali comportamenti sono educazione e quali dipendano da geni, tra l’altro di sconosciuti. Urla… i vietnamiti tendono ad alzare la voce, ma gli italiani no? Sorride sempre… i vietnamiti sono aperti e solari, il complimento che mi hanno fatto piú spesso nella mia vita è di avere un bel sorriso e sorridere spesso…
    Quindi? È un argomento su cui non ho certezze e a volte fatico anche con le ipotesi
    Silvia

  12. Penso che si potrebbero scrivere libri interi sull’argomento.
    Ho due figli diversissimi tra loro, come sono diversi Werther e Thing2, come sono diversi il Pupo e la Pupa, come eravamo diversi io e mio fratello.
    Credo che vivere a contatto con un fratello o sorella di temperamento opposto possa fare molto bene.
    Il mio grande è un principino. Il piccolo un uragano.
    Fuori casa si comportano come signorini di buona famiglia. In casa con me danno il peggio.
    Credo d’altronde che sia indispensabile accogliere il loro modo di essere: correggere la maleducazione, certo, ma non pretendere che il bambino riservato diventi il più estroverso e il bambino vivacissimo si trasformi in riflessivo.

  13. Cara Paola, stai pur certa che anche i tuoi figli a casa di altre persone ti farebbero fare bella figura. A casa è sempre un’altra storia, dalle mie parti si dice : la confidensa la fa perder la riverensa

  14. Ciao Paola AUGURISSINI di buon anno e buon Natale in ritardo! È da tantissimo che non ti commento da quando è arrivata Ludovica Vittoria detta Luly che è oramai viaggia per gli otto mesi. E i tuoi pupi sembrano i miei soprattutto Leo quando schiaffeggia Luly con infinito amore. Mentre il Sonte tenta di trasportarla su in tappetone da una stanza all altra…
    Un abbraccio speciale Ilaria Creamy

  15. Comunque Paola a tratti ho riso del tuo racconto e per gli altri ho rivisto i miei adorabili zavorrini litigiosi e maneschi

  16. Comunque Paola a tratti ho riso del tuo racconto e per gli altri ho rivisto i miei adorabili zavorrini litigiosi e maneschi

  17. Ciao, sono arrivata qui…… ecco, non lo so veramente, girellando per il web, forse da un vecchissimo post di Babbo On Line. Il tuo blog è strepitoso e i tuoi figli sono pazzeschi, mica vero che son meglio gli angelici (questo lo dico per consolarmi, ovviamente).
    Volevo farti due domandine, se non ti offendi…
    la prima: il Pupo gioca a rugby?
    La seconda: Mike Delfino è tuo marito, giusto? ma lo chiami così perché è super-figo come quello delle Desperate? :-)
    Tornerò senz’altro a trovarti, ciao e buon anno!
    A.

    1. ciao, grazie!
      1) sì, il Pupo gioca a rugby e ora anch’io, in una squadra di donne e mamme molto (bonariamente) agguerrite anche se non più ventenni… e 2) sì, Mike Delfino è mio marito ed è super-figo proprio come quello lì, esatto. auguri!

  18. 80% DNA… 20% educazione. Ne sono sicurissima! Al massimo 70% – 30% quando ci si vuole vantare di qualcosa. Io ho due figlie che hanno caratteri cosí diversi e si rapportano al mondo in modi cosí diversi che si potrebbe pensare stiano crescendo in famiglie diverse, se si credesse alla teoria dell’educazione come fattore prevalente. Quel 20%-30% sono i grazie, prego, per piacere, buongiorno, buonasera e manine tese. Dopodiché, sopraggiunge e domina il carattere!
    E confermo: fuori casa tutti i bambini sono più angelici che in casa, é una legge della natura.
    Mi sorprendo un po’ nel leggere commenti aciduli e scevri di ogni forma di ironia proprio questo blog, ma appunto, che ci vuoi fare contro il DNA?!?!?!

  19. Ciao Paola! Anche io è tantissimo che non commento…ma il 2015 mi ha portato una bella e piacevolissima sorpresa..il 5 Dicembre scorso è nata la mia terzogenita! E durante la gravidanza ho avuto davvero poco tempo (questi nove mesi son stati parecchio impegnativi ma più per i due pargoli fuori che per lei dentro!) Il mio “grande” ha iniziato la prima elementare a Settembre,ha iniziato calcio e la sua vita sociale si è quadruplicata… ora che è nata la piccola il tempo è anche meno (e il sonno anche più) ma volevo solo aggiungere la mia…i miei primo due bimbi non sembrano neanche fratelli tanto sono diversi fisicamente e nel carattere…il primo un angioletto..il secondo…beh diciamo.che ci sto lavorando ma il carattere deciso e tenace già è ben visibile…poi ora che(citando un commento sopra poco carino) l’ho anche costretto a subire l’arrivo di una sorellina credo che lo vedrò peggiorare! A parte tutto… sono anche io dell’opinione che fuori casa si trasformano e in casa danno il peggio di loro…ma se ci sono educazione e rispetto coglieremo i frutti del nostro impegno da grandi…spero..😃
    Auguri di Buon Anno a tutta la tua bella famiglia!

    1. cara pamela sembra di leggere il ritratto della mia famiglia! sui frutti che coglieremo quando saranno grandi sono fiduciosa anch’io. un mondo di auguri per la tua nuova nata!

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