L’amore ai tempi del cantiere

At first a sharpish pain that returns as a thought   Credo di aver battuto ogni record di assenza dal blog, anche se non passa giorno senza io che ci pensi, con un senso di colpa a stadiazione crescente. La casa-cantiere è un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre – cioè noi. La vita è polvere, cemento, travaglio infinito. Quel che a un profano sembrerebbe routine per gli operai è una scalata agli 8000 in scarpe da tennis; ogni frase inizia con «C’è un problema» cui seguono variegate bestemmie in italo-albanese. L’altra sera rientrando a casa abbiamo visto che la pavimentazione all’ingresso era un tangram assurdo e feroce, a cui, comunque lo guardassi, mancava sempre un pezzo, e quello che non mancava era stato posato al contrario; io e Mike Delfino abbiamo scavato via la malta ancora fresca con le unghie, spostato a una a una le piastrelle, ricominciato il puzzle con Laccio che osservava, straripante della pazienza che noi umani non abbiamo più.

That the needle in your skin won’t bring you closer to God Dislocati i Pupi qua e là – due agli scout, la Piccolissima dai nonni – si mangia dove si può, quando si può. Comunque non si dimagrisce. Mike Delfino ha assunto un odore da cantiere che intride le magliette e non vien via, ne butta sospirando due o tre a settimana, «Anche questa è andata». Perde colpi, il misero. L’altra sera è uscito con amici, io pure, ma eravamo separati. Sono tornata a casa e ho visto che la porta non era chiusa a chiave; ho pensato che si fosse dimenticato di farlo e sono andata a letto serena, dopo aver dato due giri nella toppa.

You got lost in your travels and a spiritual book  Mi sono svegliata nel cuore della notte, registrando l’assenza del mio familiare muflone nella stanza. Girandomi ho visto che la sua parte del letto era vuota, il display luminoso dell’orologio sul comodino segnava le 2.20. Poiché Mike era fuori con degli olandesi, nel mio onirico semicoma ho pensato: «Saranno andati al Bar Basso». Il Bar Basso è il nostro posto del cuore nonché il luogo in cui è stato inventato il Negroni sbagliato, dopo l’orario di chiusura capita che il proprietario tiri giù la serranda e si metta ad ascoltare musica, di cui è appassionato, con Mike. Ho fatto quattro capriole nel letto e mi sono riaddormentata.

With the heart of a child and the wit of a fool  Mi sono svegliata di nuovo. Ancora niente muflone. L’orologio segnava le 4.35. La mia prima fulminante intuizione è stata: «I ragazzi saranno andati a ballare». Poi ho messo assieme quattro sinapsi e ho realizzato che era mercoledì, che il giorno dopo avremmo dovuto traslocare 191 scatole, e che, last but not least, Mike Delfino per quanto affascinante non è più un ragazzo. Ho provato a fare di nuovo le quattro capriole ma non sono riuscita a riprendere sonno. Non volevo riaccendere il telefono perché temevo contenesse brutte notizie, ho temporeggiato sei minuti, poi mi sono arresa all’evidenza: a quel punto era l’unica cosa da fare.

It’s a wonder why I don’t try to build a wall around you  Subito ho visto una serie di “Ti ho cercato” inviati attorno alle 00.40, poi un accorato «Gatto, mi apri?» (io sarei il gatto), e poi, all’1.26, un ultimo messaggio che aveva il sapore di un s.o.s. in bottiglia. «Pazienza, dormo in macchina qui davanti al 25. Speriamo bene». Ho sgranato gli occhi. Sono stata tentata di restare immobile nel letto. Ho pensato: tra poche ore mi sveglierò e scoprirò che era solo un sogno. Poi ho sospirato e sono scesa in strada seguita dal fedele Laccio. C’era quella luce incerta che precede l’alba, e quiete. All’altezza del civico 25 – preciso come solo lui sa essere – ho intravisto, riverso nell’abitacolo della nostra gloriosa vecchissima auto, il corpaccione di Mike Delfino. Giaceva supino, immobile, le braccia lungo i fianchi.

You appear even tempered though your looks will deceive Ma è stato osservandolo da vicino, che ho notato il colpo di genio del mio sempiterno eroe: sugli occhi si era sistemato una di quelle – peraltro orribili – bende elastiche per le distorsioni di polsi e caviglie, una povera cosa marroncina che il Pupo aveva lasciato in auto perché ultimamente gli piace andare in giro simulando di essersi rotto un braccio. Cosa si può dire a un uomo che perde le chiavi di casa, esce senza chiudere, si dimentica di avvisarmi, dorme in macchina, in strada, a Milano e poi si mette una benda elastica sugli occhi per non essere disturbato dalla luce del mattino? Niente, ho pensato. E infatti non gli ho detto niente, ho bussato con una certa delicatezza sul vetro e l’ho riportato in casa in silenzio, sospingendolo, come una pecorella il suo pastore.

 

Soundtrack: la canzone meravigliosa che ho ascoltato [edit: mi ero dimenticata il titolo: Full circle, degli Half moon run] mentre scrivevo mi è stata suggerita dalla cantante Elisa, che stimo un sacco e con cui ho avuto occasione di passare diverse ore negli ultimi giorni (se tenete d’occhio Gioia!, il settimanale per cui lavoro, scoprirete perché). Mi è piaciuta subito moltissimo e vi invito a sentirla ma anche a prestare attenzione al testo, che trovo quanto mai appropriato per l’occasione. In questo post ho nascosto (neanche poi troppo) una citazione; se indovinate qual è, ma soprattutto se mi dite se mi vi è mai capitata una cosa simile (Mike Delfino dice che è colpa della stanchezza), vi prometto, udite udite, di scrivere ancora entro una settimana.

 

25 commenti su “L’amore ai tempi del cantiere

    1. E siccome ho beccato il mostro con gli occhi verdi e il riferimento a Marquez, (e poi mi chiamo Cecilia che, ne converrai, è un bellissimo nome) devi scrivere due volte entro una settimana! 😛

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  1. Pensa se Mike Delfino avesse dormito in macchina con indosso una di quelle t-shrit intrise di odore di cantiere. Secondo me vi è andata bene…perché la fortuna aiuta le famiglie stanche.

  2. Io ti dico solo che se avessi chiuso fuori casa il mio compagno costringendolo a dormire come Tutankhamon in auto mi avrebbe sottoposta al trattamento del mutismo selettivo per un minimo di 3 giorni.
    Mike è buono come una michetta appena sfornata, sappilo.

    1. ahahah, ma guarda che veramente è lui che ha dimenticato (anzi perso) le chiavi, ed è uscito lasciando la porta aperta, e non mi ha chiamato per avvertirmi! comunque il mutismo selettivo è una forma di tortura inaccettabile…

  3. Una sera io e mio marito avevamo bisticciato. Subito dopo lui è sceso in garage ad allenarsi con la bici sui rulli. E io ho avuto, fortissima, la tentazione di chiudere la porta di casa con il paletto, e spegnere il cellulare, fregandolo per tutta la notte.
    Poi però non l’ho fatto, temevo il divorzio.
    Me l’hai fatto venire in mente: anche Ruggero avrebbe avuto l’odore del muflone, ma sarebbe stato di umore molto meno conciliante rispetto a Mike Delfino. Forse perché in macchina non abbiamo le bende marroncine da mettere sugli occhi.

    1. ahahah mi fa riderissimo. anch’io avrei avuto quella tentazione.
      tengo nuovamente a sottolineare che la responsabilità dell’accaduto era di mike delfino, non mia…

  4. Mamma mia, ci credi che sono commossa? W l’amore ❤️ siete il mio family blog preferito. Ribadisco però che Rocco è il mio favorito, sempre e comunque!

  5. Non ce la faccio ad analizzare il testo per cercare citazioni: a forza di ridere mi si è annebbiata la vista dalle lacrime. Tu però “DEVI” promettere che scriverai più spesso, che io sono andata, te lo giuro, in astinenza dai tuoi post e sono riandata all’indietro e rileggermi quelli degli anni scorsi. L’immagine di Mike Delfino con la benda sugli occhi è troppo forte, mi ha fatto venire in mente quello che anni, molti anni fa ci raccontò uno degli ex soci di mio marito, che dopo una cena in azienda (cucinata da me) si era scolato più di mezza bottiglia di grappa fatta in casa dalle sapienti mani di mio padre. Era il mese di luglio, un caldo assurdo, io mi ero pure arrabbiata con mio marito per averlo lasciato andare via in quelle condizioni. La risposta del marpione era stata che non era affatto brillo…… e infatti l’ingegnere ci ha raccontato che si era svegliato il mattino successivo, in auto, sotto un ponte, dall’altra parte della città rispetto a dove abitava lui. Fortunatamente moglie e figlie erano al mare e quindi non ha fatto impensierire nessuno.

    1. ahahahah mondiale. in nome di quest’aneddoto, per il quale ti ringrazio molto, ti prometto che scriverò più spesso!

      1. Grazie, ci conto veh!!!!!! però ho una curiosità in merito all’odore “da cantiere” sulle magliette di Mike Delfino. E’ che io ho bazzicato per vent’anni nei cantieri, il mio papà ci ha lavorato una vita intera, ma nessuno di noi ha mai buttato una maglietta o qualsiasi altro indumento ( a meno che non fosse irrimediabilmente rovinato per gli schizzi di calcestruzzo) per “l’odore”……… che caspita di odore aleggia in quel cantiere??????

  6. ben tornata a scrivere Paola!
    avrei moltissime cose da raccontare a chiunque solo per farlo, solo per raccontare cosa mi sta succedendo dentro, che è bello e molto complicato.

    un abbraccio e devo dire che questo luglio è stato un bel mese…

    Ilaria

  7. Casa cantiere, presente! Ci abbiamo vissuto per più di un anno, con mio figlio che era neonato. Continuavamo a traslocare da un lato all’altro della casa a seconda di come procedevano i lavori. Pure la cucina provvisoria dove adesso c’è il bagno.
    Il mio aneddoto marito sbadato, i muratori dovevano forare il muro e lui monitorare. Ma è andato a farsi un giro. Nel mentre la protezione anti-polvere si è staccata, i muratori non se ne sono accorti e hanno continuato. Al suo ritorno la casa si era trasformata nel deserto del sahara. Ho trovato sabbia ancora anni dopo nei posti più astrusi.

      1. Mi ha telefonato in ufficio “devo dirti qualcosa, non arrabbiarti” era talmente mortificato che non me la sono sentita di rincarare la dose. Quando sono arrivata a casa stava già rimediando con molta energia e motivazione al danno. Poi la visita del salotto impolverato era talmente assurda che mi è venuto pure da ridere.

  8. Ho come un vago ricordo di averlo già scritto da qualche parte…. comunque:
    Sono uscita di casa un sabato mattina per andare a lavorare e sovrappensiero ho chiuso a chiave la porta di casa che – per un complicato gioco di chiavi che ti risparmio – non si può aprire dall’interno.
    A metà mattina mi telefona marito disperato. La dirimpettaia nostra grande amica non c’era.
    Per farla breve gli è toccato telefonare a quello dell’ultimo piano (di cui per miracolo avevo il numero) farlo scendere in cortile, lanciargli la chiave dalla finestra e farsi aprire. Dice che rideva come un matto…!
    La citazione non l’ho indovinata ma comunque l’ha già fatto qualcun altro.
    Ciao e buon agosto

    1. anche io ho memoria di aver già letto qualcosa di analogo scritto da te, ma, ne sono sicura, non così nel dettaglio. è sempre bello apprendere delle sfighe altrui, ti fa sentire – egoisticamente mi rendo conto – meno solo al mondo. grazie!

  9. Paola! Meno male che c’è il blog e che hai scritto finalmente, altrimenti non avrei notizie di te e Mike Delfino…
    L’immagine del pavimento-tangram e’ sublime e terrificante assieme….
    lo sai che vi adoro, con tutta la truppa di pupi&pupe…e lo sai che mia figlia aspira a fare la dogsitter di Laccio! Tutto il quartiere aspetta che la casa sia finita, per vedervi tornare in circolazione come ai vecchi tempi…
    Starò attenta quando cammino per strada, per vedere se qualcuno dorme in macchina nei dintorni e lo so, non c’è dubbio…e’ tutta colpa di Mike Delfino.

  10. Da un post che ho scritto nel 2012 (scusa l’autoreferenzialità!!):
    Mi sono innamorata dei canadesi Half Moon Run. Giovanissimi (circa 15 anni meno di me, ehm ehm), bravi e pieni di entusiasmo, hanno coinvolto tutto il pubblico con la loro energia, e la cosa bella era che non lo facevano di proposito, è solo che che si divertivano così tanto loro che tutto il pubblico ballava di conseguenza! Era il loro primo concerto davanti a un pubblico così vasto e non ci potevano credere, anziché fare le star e ringraziare il pubblico l’unica cosa che riuscivano a fare era guardarsi l’un l’altro ripetendosi a vicenda “AWESOME!”..! Se non si perdono per strada diventeranno grandi.
    :-)

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