Io non lo so se mi han fregato

Quanta vita c’è In questo crocevia di mezza estate, ora che tutto è rarefatto e il calore dissolve i contorni della memoria, mi capita spesso di pensare al passato, succede anche a voi? Mi vengono in mente flash di persone incontrate e cose fatte, per esempio di quando circa cento anni fa mi fidanzai con il sassofonista di una band, giovane uomo di cui mi ero innamorata pur non essendo del tutto corrisposta – «Il problema non sei tu, sono io», mi disse infine, originale, per silurarmi – e con l’intento di fargli una sorpresa decisi d’impulso di andare a sentirlo suonare a Roma, a un concertone del Primo maggio, imbarcandomi sulla Punto bordeaux che ancora stavo pagando a rate assieme a due amici-eroi coinvolti lì per lì. Era un venerdì sera, verso le undici (momento d’oro per le mie decisioni d’impulso); partimmo poco dopo aver bevuto una birra media cecoslovacca che amavo quasi quanto il sassofonista e che, a differenza di quanto fece lui, mai mi tradì.

Oramai tutti han famiglia, hanno figli Ho poi saputo che il sassofonista ha avuto una figlia con una ragazza ma il loro non è stato un matrimonio felice, temo si siano lasciati poco dopo la nascita della bambina; oggi guardandolo in foto mi pare però di poter dire che stia bene e non abbia perso nemmeno troppi capelli. Ora veleggio altrove nella galassia ma quella volta, è il mio ricordo assieme nitido e lontano, viaggiammo tutta la notte per raggiungerlo, io e i miei amici-eroi; curva dopo curva ho in qualche modo ancora in testa il percorso ardito di gallerie tra Bologna e Firenze, e il momento in cui finalmente arrivammo a Roma sfatti, all’alba, e ci rifugiammo sottopalco per dormire, sdraiati a terra come i cani ma contenti di essere lì, almeno fino all’istante in cui Biagio Antonacci decise che proprio l’alba era il momento perfetto per fare il suo soundcheck e noi ci svegliammo di soprassalto, essendo a un centimetro da lui e dalle casse, sentendolo cantare «Quanta vita c’è» a 140 decibel, l’equivalente di avere un colpo di pistola sparato a un metro dall’orecchio.

Nessuna conquista è per sempre Da allora odio e amo quella canzone; non ho mai incontrato Biagio Antonacci ma se mai mi capitasse di intervistarlo credo che glielo direi. Quanto al dormire per terra, invece: l’altro giorno tornavo da una notte fuori città, avendo pernottato in un albergo molto bello di cui posso in coscienza segnalare un unico inconveniente – il personale dell’hotel aveva artatamente poggiato su uno sgabello accanto al lavabo, nel posto in cui uno si aspetta di trovare gli asciugamani, un ruvido e non pulitissimo tappetino da bagno, con cui mi sono voluttuosamente strofinata la faccia prima di accorgermi dell’errore.

Almeno un milione di scale Insomma quel giorno era quasi l’ora di pranzo e stavo scendendo dal piano binari della Stazione, quando sul lato destro della lunga scalinata in marmo ho visto seduta una ragazza giovane, i capelli biondi raccolti in una coda di cavallo, che allattava la figlia sorreggendole la testa con una mano, e con la mano libera chiedeva l’elemosina. L’ho superata, sono arrivata fino al piano terra pensando di mangiare un panino e andare dall’estetista, ma poi, dopo pochi metri, nel visualizzare il mio delizioso panino il cui prezzo è di ben 7 euro e, contemporaneamente, la mano tesa di quella ragazza, mi è venuta una nausea fortissima che non sono riuscita a ricacciare indietro. Allora mi sono chiesta: cosa farebbe mia sorella? (mia sorella sa sempre cosa fare in questi casi). E poi: cosa farei io se fossi ancora io, se cioè non avessi ogni giorno da rimbalzare come una pallina su e giù per la città spesso senza pensare, senza pensare, senza pensare a nient’altro che non siano i fatti miei e dei miei sempre adoratissimi Pupi?

Il cuore rallenta, la testa cammina Per raccontare in breve una storia lunga: sono tornata indietro, mi sono seduta accanto a quella ragazza e le ho chiesto se avesse bisogno di aiuto. Mi ha detto che veniva dalla Romania e sperava in Italia di poter fare la badante ma il suo contatto si era rivelato un bluff, e così ora era intrappolata lì, senza i soldi per tornare a casa, nelle viscere della Stazione Centrale, e una notte aveva dormito per terra con la bambina (che ha nove mesi e si chiama Maria) ma poi aveva avuto paura; così, mi ha detto, si era messa a fare l’elemosina per pagarsi una stanza da venti euro in via Vitruvio in un posto «dove si può anche far la doccia». Con l’elemosina ogni giorno faceva trenta euro, dunque venti per dormire e dieci – 10 – per mangiare lei e la bambina, mi ha spiegato usando le dita della mano per contare e piantandomi in faccia gli occhi grandi, e tutto di lei parlava: la bocca – in buon italiano perché, mi ha spiegato, prima di avere la bambina figlia di chissà chi aveva lavorato a Napoli come cameriera – ma anche gli zigomi alti, le guance scavate, le unghie rovinate, gli incisivi rotti.

Con le vene celesti dei polsi Le ho detto non farmi perdere tempo, dimmi se vuoi che davvero ti aiuti, se invece hai un campo oppure un uomo a cui tornare la sera, se l’albergo da venti euro è una balla, se sei una rom. Mi ha detto che non aveva né campo né uomo, così ho cercato su Google una struttura di accoglienza per madri e bambini; al telefono la prima signora è stata gentile ma mi ha rimbalzato al pronto intervento dei servizi sociali, ho fatto un’altra telefonata, gentile pure la seconda signora, però vedrà, questa è una rom, i rom non si recuperano. Se invece non lo è e davvero vuole aiuto le dica di rivolgersi a un posto di polizia o a un ospedale, sono pubblici ufficiali anche loro, se non l’ascoltano fanno omissione di soccorso. Per esserne sicura ho chiamato allora la mia amica Spersa, quella che ha fatto nascere la Piccolissima, svegliandola – era reduce da un turno di notte – e lei mi ha confermato che sì, era vero, anche se non capiva bene cosa ci facessi io con una che forse era rom su una scala mobile in via Vitruvio.

Anche oggi si va a caritare Le ho detto torna a dormire, scusami se ti ho svegliato, non ti preoccupare, non siamo su una scala mobile e quello di via Vitruvio è l’albergo, poi ho scarabocchiato alla ragazza l’indirizzo di un pronto soccorso e il mio numero, pregandola di chiamarmi se avesse avuto bisogno. Lei ha continuato a ringraziarmi senza chiedermi niente, diceva solo adesso vado, grazie, e io: mi raccomando, se ti ferma la polizia è peggio, non puoi stare qui, in questo sporco, con una neonata, al che lei mi ha risposto indicandone uno con un cenno del capo, non ti preoccupare, in una settimana non mi ha fermato nessun poliziotto, mi guardano ma poi voltano la testa dall’altra parte.

Dal punto di vista di Dio Poco prima di andarmene le ho dato trenta euro sentendomi un po’ come quelle vecchiette che fanno entrare in casa i finti dipendenti Enel, ma lei è diventata tutta rossa e si è messa a piangere e ho pensato che no, questo non era tanto rom. Da quel giorno alterno momenti in cui mi dò della gonza ad altri in cui penso: cosa siamo diventati? Cosa sono diventata? Sono stata ingenua oppure troppo egoista? I miei figli sono al mare, fossi stata sicura che aveva davvero bisogno di aiuto l’avrei ospitata a casa per un paio di notti, avrei messo quella sua bambina a dormire nel lettino bianco della mia. Ma non ero sicura e così ho affidato il suo immediato futuro a due banconote, una da venti una da dieci, e al mio numero di telefono, che da allora, però, non ha più suonato.

Soundtrack: Qui ci sono diverse canzoni e un frammento di poesia. Chi le riconosce, se ne ha voglia, scriva.

30 commenti su “Io non lo so se mi han fregato

  1. Se non avessi fatto quello che hai fatto questo sarebbe diventato uno di quei ricordi che tormentano.lo hai fatto per la bambina. Va bene così.
    Ma può un cittadino per bene farsi carico di queste situazioni? e quei poliziotti che da una settimana la ignorano?
    Io ho riconosciuto solo khorakane

  2. Tua sorella farebbe quel che fai tu. Probabilmente incazzandomi con qualcuno e imprecando contro l’universo. Poi chiamando i contatti delle associazioni che conosco. E facendo un atto di fede e sperando che questa ragazza sia una di quelle che si salvano. Non avrei trenta euro da darle ma ho scoperto che anche i buoni pasto vengono apprezzati. Il che ci dice che nonostante la violenza fascista e ignorante che ci circonda ci sono persone che hanno fame.

    1. sono troppo troppo curiosa di quel simbolino accanto al tuo nome…non mi dire che conosci i
      ćevapčići!!!!ciao Erica

  3. Brava … Quindi chi vuoi che ti freghi! Brava per essere tornata indietro dove molti non lo avrebbero fatto, si può sempre fare di più e secondo me tu sei una che puoi…ma siamo sempre molto condizionati: forse ti farò ridere o forse no: sai cosa mi dice mia figlia quasi 14enne quando con mio grande sforzo cerco di uscire dal mio cerchio di condizionamento e faccio qcsa anche piccola per gli altri? ” mamma sei troppo anni 80: adesso alla gente non frega nulla” speriamo che sia solo mia figlia ad essere bacata baci ai pupi

  4. Che bello, bella tu, fortunata lei ad averti incontrata sulla sua strada.Ti chiamerà, un giorno, quando non l’aspetterai e ti ringrazierà con il poco che avrà, vedrai. L’hai salvata, certo mi chiedo cosa facciano le ns istituzioni,maledetti,perché non è arrivata su un barcone non merita assistenza?quanta ipocrisia, che schifo, da voltastomaco.

  5. Quando ero una sbollettata universitaria studentessa in scienze sociali, sicura che con il mio lavoro un giorno avrei cambiato il mondo, a chi mi fermava per chiedere soldi io chiedevo sempre ‘per cosa?’
    Se mi dicevano: mi manca il lavoro – tac- tiravo fuori l’elenco dei centri per l’impiego; mi manca il cibo – tac – elenco delle mense; non so dove dormire – tac- elenco dei centri d’accoglienza….
    Non so quanti vaff…mi sono beccata, ma anche una buona dose di sorrisi.
    Quando si aiuta non si rimane mai fregati!
    Brava Paola
    Impe

  6. mammamia, sarà che ho un bimbo di quasi due anni, e da quando l’ho le storie con i bambini mi fanno piangere quasi tutte – brutte, belle, così così… una roba tremenda!! ma ora piango a dirotto, perché penso che io non ce l’avrei fatta da sola, con mio figlio attaccato al seno, a girare per una città sconosciuta, non sapendo se il giorno dopo avrei potuto dormire in un letto. come si fa? sei più tornata a vedere se è ancora là?

  7. ciao eleonora, non sono più tornata per paura di trovarla ancora lì, e questa è una delle cose che più mi tormentano, adesso. se qualcuno passa dalla stazione centrale potrebbe andare a vedere, se se la sente. la scala di marmo è quella di destra (guardando i binari).

  8. La canzone è Korakane di De Andrè, bellissima.
    Bel post e grave dilemma. Penso che tu abbia fatto bene, accorgendoti di chi passava accanto a te e offrendo qualcosa, anche un contatto. Forse si sarà sentita meno sola, forse ti chiamerà, forse no, forse la tua mano tesa le resterà nel cuore e le darà coraggio … C’è un sacerdote dalle mie parti che dice sempre che poco è poco e niente è niente …
    Ciao! Paola

  9. Come vorrei avere il tuo coraggio!!
    Io ho sempre preso fregature quando mi sono fatta forza e ho cercato di abbattere l’ndifferenza (pensa che ho abitato per anni in via Vitruvio, fra i trans, i tossici e i preti del Gonzaga!!).
    Ero al liceo, ho dato dei soldi ad un uomo che mi sembrava per bene con la promessa di riaverli e quando mi sono presentata per la restituzione ho scoperto che era un noto ubriaco della zona e il suo datore di lavoro mi ha rimborsata del denaro che sicuramente si era bevuto!
    Ero all’università e ho aiutato un ragazzo di colore che pareva in difficoltà coi documenti per l’iscrizione e lui mi ha toccato il culo!
    Tutte fregature di questo tipo.
    Devo avere la faccia da babba perchè i mendicanti con me sono super insistenti, così come i venditori ambulanti in spiaggia, gli zingari sui treni… O forse, semplicemente, non so riconoscere chi ha veramente bisogno, da chi fa il furbo.
    Già so che quando sarò anziana, ma forse anche fra poco, verrò truffata in casa (peraltro mi hanno già truffata quelli di Enel energia mentre allattavo la mia prima figlia).
    Poi ho lavorato per la procura e durante le udienze per direttissima processavo la povertà, poveri diavoli che per disperazione facevano le peggio cose e a me sanguinava il cuore.
    Adesso faccio l’avvocato, le mie cause pro bono sono tante e molte non mi danno nemmeno soddisfazione perchè se vincono è perchè avevano ragione, se perdono è colpa mia che dato che lavoro gratis non mi impegno.
    Però il coraggio di sedermi di fianco ad una ragazza che allatta una bambina sulle scale della stazione centrale, io non ce l’ho più e mi faccio pena per come mi sono ridotta.
    Tra l’altro credo di averla vista in una delle mie trasferte mare (bimbi)-lavoro, l’ho notata, stavo per fermarmi ma il coraggio mi è mancato. Ho girato la faccia anch’io, come i poliziotti e chissà quanti altri.
    E questa è una cosa orrenda.
    E non perchè dobbiamo essere tutte Pollyanna e salvare il mondo come delle dilettanti allo sbaraglio, ma solo per essere un po’ più umane.
    Tutto questo per dirti: brava!!! avrei voluto fare quello che hai fatto tu. E per fortuna che tu hai avuto il coraggio di farlo.
    v@le

  10. Io non lo so che cosa avrei fatto.
    Non lo so perché non vivo più a Milano e, quando ci sono tornata l’altra sera dopo tanto, sono rimasta colpita dalla marea di “invisibili” che la abitano. Eppure ci sono sempre stati e io ero così abituata che non li vedevo nemmeno più.
    E poi continuo a pensare che dovrei fare qualcosa, qui dove abito, per integrare i piccoli e le donne della comunità di stranieri che è piuttosto cospicua, ma poi non so che cosa. Non so come e mi areno nella mia pigrizia. O nel mio mondo già pieno di vita mia e altrui.
    E allora, come te, mi fermo e mi chiedo se davvero potrei / vorrei fare qualcosa o se mi accontenterò di pensarlo, pulendomi così almeno u po’ la coscienza.
    Non lo so.

  11. Hai fatto benissimo, altroché: se ti ha fregato ci hai rimesso 30 euro e un po’ di tempo, che non è poi questa gran tragedia. In compenso il tuo fegato e la tua coscienza hanno preso l’equivalente di medicine e balsami per almeno otto volte questa modesta cifra e tu puoi continuare a sentirti una persona per bene. Comunque la si metta, comunque fosse la questione, tu hai fatto un affare.
    (In fondo al mio cuore sono convintissima che la storia di quella povera figliola fosse del tutto veritiera, ma in ogni caso secondo me è meglio l’eccesso di fiducia che l’eccesso di diffidenza. Lo diceva anche Andreotti: a pensare male qualche volta ci si azzecca, ma si fa comunque peccato)

  12. Brava Paola
    Io spero che non ti abbiano fregato
    E brava per aver preso il tempo di tornare indietro. Purtroppo spesso queste storie sono vere.
    Anche se la centrale toglie un bel po di empatia

    Ma nessuno riconosce Montale? (Che poi ricordavo perfettamente il senso di tristezza della poesia e di amore, ma non mi ricordavo piu se la mosca era la moglie di Montale o do Saba. .. Ho dovuto googolare sentendomi un po’ ignorante).
    Buone vacanze!

  13. ho sceso, dandotii il braccio, almeno un milione di scale, e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino….
    che triste questa storia, perchè non possiamo salvarli tutti, i bambini?

  14. Ho avuto spesso i tuoi dubbi, in tante, tantissime occasioni (ho lavorato in vari Paesi d’Africa per anni), sentendo sempre quel lieve disagio “mi avrà fregato?”
    Poi un giorno un signore anziano, al quale raccontavo l’ultima successa, mi ha detto una cosa che mi ha così sollevato allora ed ora, che lo ringrazio sempre dentro di me. “La Fede nel dubbio crede. La Carità nel dubbio aiuta”.
    Male che vada hai aiutato un disonesto. … ma che comunque vive peggio di te.
    Un abbraccio

  15. Ciao, non ci crederai, anzi sì, ho avuto un incontro molto simile al tuo, il primo sabato di agosto.
    Davanti ad un supermercato, fuori Milano, una ragazza di circa 20 anni con 2 bambini, una di 2/3 anni, ed uno di 8 mesi che ha attaccato al seno.
    Mi ha chiesto di portarmi il carrello, io non l’ho neanche guardata.
    Ma poi quando stavo mettendo via la spesa – a pochi metri da lei – mi chiama e mi chiede: scusa, cos’è questo?
    E mi fa vedere un vassoio di alluminio che conteneva dei bei tranci di salmone ancora congelati, che una signora molto gentile le aveva appena lasciato.
    Ho cercato di spiegarle cos’era e come si cucina, ma lei mi ha risposto: e dove cucino, non ho niente. I carabinieri hanno appena buttato via tutto al campo. Le ho detto: chiedi ai tuoi vicini, e lei mi ha risposto “io sono sola, non parlo con nessuno di quelli”. Tieni tu questo. Le ho detto: no, io ti devo dare, non tu.
    E lei, no, va bene, tieni. Ho insistito per darle della frutta, per comprarle qualcosa per i bambini, non voleva niente.
    E così, mi sono seduta accanto a lei per terra, come te, e piano mi ha raccontato . Genitori morti, senza marito, non sapeva cosa fare: non poteva tornare in patria, non aveva un posto dove dormire qui.
    Documenti persi in un incendio, niente soldi per il biglietto per tornare in Romania.
    Anch’io le ho dato dei soldi, piangeva sommessamente, inizialmente per comprare il biglietto, e dicendole non ti preoccupare, te lo trovo io un posto per dormire.
    Non ci sono riuscita. Mi sono attaccata al telefono, come te, ho cercato in internet, ho fatto delle telefonate…. deserto ad agosto. Un paio di operatori di case della carità mi hanno trattato male “ma cosa vuole di sabato ad agosto”, ed io ho replicato che chi ha bisogno ha bisogno anche quando è festa.
    Così, coi soldi che le ho dato ha comprato una tenda da campeggio per metterci i bambini.
    Sono andata a casa per prendere delle copertine di pile per i bambini, e qualcosa da vestire per lei.
    Le ho lasciato il mio cellulare, dicendole che se avesse bisogno, di chiamarmi.
    Eppoi sono andata a casa, sono andata in vacanza, sono ritornata.
    Lei mi ha scritto un piccolo SMS, è ancora in tenda, in Comune i cosiddetti servizi sociali non le danno retta.
    Ho provato a chiamare io i servizi sociali di quel Comune, mi hanno trattato da scema. “Quello è il loro modo di vivere, signora, una donna che vive in una tenda non è in una situazione pregiudizievole per i bambini”…?!?!?!?!
    Il Centro aiuti di Milano mi ha consigliato di mandarla alla Polizia. Ma lei ha paura che le tolgano i figli.
    A me non interessa che sia romena, rom, zingara, o altro. E’ una ragazza di 20 anni che mi ha chiesto aiuto e non soldi, che potrebbe essere figlia mia, che è nata povera e non riesce a cambiare la propria situazione né quella dei suoi figli. Ed io cittadina italiana, non riesco ad aiutarla.
    Forse a forza di telefonate e post in Facebook una luce si sta accendendo, ma lo dico a bassa voce.
    Anch’io come te cara quasi omonima mi faccio tante domande, anch’io mi chiedo cosa siamo diventati, immersi in un torpore generale che ci impedisce di guardare le persone negli occhi e percepire la reale sofferenza.
    Il fatto di ospitarla per qualche giorno sai comunque non risolve la sua situazione, né quella di tante donne sole intrappolate nell’indigenza.
    Il problema è anche che i servizi ci sono in teoria, nella pratica non riesco a capire qual è la chiave per attivarli.
    Ma ce la farò.
    Un abbraccio Paola, non smettere di sederti accanto alle persone, io non sono credente, ma Gesù mi pare di ricordare che facesse così

  16. Sai Paola, ieri in centrale ho incontrato la ragazza con la bimba e subito, memore del tuo racconto, l ho riconosciuta..non so, mi sono commossa perché stavo pensando alla festa di compleanno che avrei dato un’ora dopo per mia figlia e quella piccola bimba e che ora la sera fa freddino..boh, non è giusto. .le ho regalato la mancia che aveva ricevuto mia figlia così magari ieri hanno festeggiato un po anche loro con noi..un abbraccio. .

  17. Ciao Paola,ti scrivo dopo tempo ma il tuo post l’ho letto solo oggi. L’ho trovato googolando appunto ” ragazza bambina stazione centrale…” X’ mi ha colpito da un po’ questa ragazza. Si chiama Nicoletta,la bambina ormsi ha quadi 1 anno e mezzo. E sono ancora li. Le ho sempre viste e lasciato qualcosa,ma sta sera tornando mi sono fermata e ho chiesto…le ho fatto un po’ di spesa( x quello che si trova in stazione) e confermo la tua storia in ogni parola del suo racconto.
    Nicoletta si vergogna a chiedere, si vede che ‘ nn e’ il suo’,cioe’ nn disturba non chiede tende la mano e gioca con la bimba.
    L’ho portata a comprare qualche vestito per la bambina e poi hobpreso il treno.
    Mi ha detto di essersi rivolta a polizia questura(?) qualche asdociazione chiedendo una mano ma le hsnno detto che no posdono fare niente,oppure aiutano solo i profughi(?).
    Ora…spero di non rivederla piu’,ho scritto a un’associazione che opera in centrale e spero le diano una mano.
    Mi ha detto che vuole tornare a casa in Romania,ma che nn puo’.
    Se passate da lei,provate a fidarvi,male non fa e nemmeno lei!

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