Gli uomini e le donne sono uguali?

Come tutte le cose davvero intelligenti l’idea del mio amico Francesco Uccello racconta sé stessa in poche parole: due mamme vanno in un resort di lusso per cinque giorni, a rilassarsi, i papà stanno a casa con la prole, a cercare di cavarsela. Il suo family-reality Chiedi a papà, in onda al venerdì sera su Rai3 per 11 puntate, è tanto vero da farti spuntare una lacrima, specie a incrociarlo con il nuovo studio del Consiglio europeo su Benessere e fecondità (dell’originale inglese potete leggere qui).

E a ricordargli che è nato maschio, sarà l’istinto, sarà la vita  Lo dice lo studio e dunque si presume sia vero: i padri sono significativamente più felici dei non-padri. Vale in tutti i Paesi della nostra Europa, a ogni latitudine, qualunque sia il Pil. Lo stesso ragionamento non vale per le madri. Prendi per esempio quelle italiane e subito noti che sono più infelici delle danesi, finlandesi, svedesi; ma pure delle francesi, spagnole, svizzere, belghe, tedesche, olandesi. Sono più infelici, chi l’avrebbe detto, persino delle estoni e delle polacche.

Corro all’incanto dei desideri  Ti sorprendi dunque a schierarti, mentre guardi il bel programma di Francesco, ed è un attimo: per te e per tutte le donne del sud del mondo (compresa l’Italia) per recuperarle dal baratro in cui sono scivolate, giù giù fino in fondo alla classifica della felicità femminile, reclami un compagno che non attraversi la vita distratto, inghiottito dal lavoro. Reclami uno come il papà di Arco di Trento, sì, quello della seconda puntata, uno che cura i suoi bambini con garbo e passione e per questo viene all’istante proclamato eroe, uno che di mestiere si spacca le mani a tirar dritti i muri e costruire cartongessi, e che la sera affetta petti di pollo e impana cotolette con lo stesso sorriso che ha dedicato a sua moglie quando si è innamorato di lei, e ci mette – pensi – la stessa passione a preparare lo stucco, a baciare, a sostenere i sogni. Dei figli, e della moglie.

Vado a correggere la fortuna   A leggere bene lo studio capisci che la felicità femminile non è legata tanto – o non solo – alla buona disposizione d’animo dei propri compagni. Ehi, non è che tutti gli svedesi siano santi e tutti gli italiani, o quasi, pessimi esemplari di maschio, no: molto dipende delle politiche di sostegno all’emancipazione femminile, alla strutturazione del lavoro, al contesto culturale, eccetera. Ti dai qualche spiegazione razionale e poi pensi: però in Svezia un programma come Chiedi a papà non avrebbe avuto senso. Pensi anche: non l’avrebbero fatto. E poi ancora, per qualche istante, speri di sbagliarti.

Sono la femmina camicia aperta, piccole tette da succhiare  Pensi allora di rivolgerti alle tue lettrici e di chiedere loro – domanda secca – come sono i vostri maschi, dunque? Pane al pane. Il lavoro in casa è equamente distribuito? Lasciarli anche solo per un weekend con i figli sarebbe un problema? Sono autonomi, nel quotidiano se la caverebbero senza di voi come voi senza di loro? Di Mike Delfino e di quando tentò di far bere al Pupo la crema di mais, nel biberon, al posto del latte artificiale ho già scritto. Ho scritto anche di quando vestì la Piccolissima così male da spingere la maestra d’asilo a mandarmi un messaggio. Ma è daltonico? 

Per la cronaca a Mike Delfino ho domandato se gli interessava partecipare a Chiedi a papà. A me sarebbe piaciuto. Risposta: sì, se io posso andare nel resort e tu stai a casa con i bambini. Ho riso come il mio copione prevedeva e poi ho pensato: a parte che lo scopo del programma non è questo, mi costerebbe fatica? Un po’. Sarebbe drammatico? No. Sono la femmina. Ultimamente la Piccolissima, due anni, si è innamorata di suo padre. Non mi guardi più, ma ti ricordi quando bevevi il lattino dalla mamma? Le ho chiesto stasera, fingendomi offesa. Ti ho allattato fino a pochi mesi fa, quando abbiamo smesso ne avevi quasi 20. Eravamo una cosa sola, io e te. «Sì», mi ha detto. E perché non ci vuoi venire, adesso, in braccio alla mamma? «Papà», mi ha risposto lei, semplicemente. «Papà», ha ripetuto, carezzandogli affettuosamente una gamba e guardandolo incantata: a uno come lui, voleva dirmi, si perdona tutto. È in questo esatto istante che cominciano i tuoi guai, figlia mia, ho pensato.  È qui che cominciano i guai. Tuoi, miei, e di tutte le donne.

 

 

Soundtrack: il titolo del post l’ho rubato a Cesare Cremonini. Ma poi salta fuori De André, quel gigante (detto tra noi come marito e padre non so quanto fosse bravo). E tutto il resto, almeno musicalmente, come spesso accade diventa suo.

71 commenti su “Gli uomini e le donne sono uguali?

  1. Il mio compagno nella ordinaria gestione casalinga e del nostro pupo di 21 mesi è più bravo di me. Ha un’indole premurosa, empatica e attenta… e poco lavoro. Quindi siamo in perfetta inversione dei ruoli: oggi sono tornata a casa stravolta alle 19.30 e ho trovato lui con vassoio di ciambelle fritte carnevalizie appena fatte e pupo in braccio. Siamo entrambi disordinati, conviviamo bene con l entropia e probabilmente questo aiuta :)

  2. Proprio stamattina abbiamo invertito i ruoli.io sono rimasta a letto e lui si è alzato per preparare il figlio per la scuola. Bravissimo. Si è anche ricordato di mettere la merenda in cartella! Della mamma della seconda puntata mi ha fatto tristezza il fatto che non vedesse l ora di tornare a casa. Secondo me a volte ci sopravvalutiamo.la prova che il papà di arco di trento non fingesse ad uso di telecamere era la faccia serena di sua moglie. Ma quelli che più ditutti mi hanno stupito sono stati i bimbi sia della prprima che della seconda puntata. Abituati a vedere i diavoli di sos tata, questi in confronto tutti degli angeli!

    1. ho avuto la stessa impressione sui bambini. bravissimi! forse intimiditi dalle telecamere? hai visto quando li mettevano a letto? buonanotte, buonanotte, bacino, ciao. seeeeh! prova a fare così con i miei. a me della mamma della seconda puntata ha fatto tristezza che dicesse: “mi fido poco di mio marito”. cavolo, ma un rapporto proprio sulla fiducia dovrebbe basarsi.

      1. esatto! la messa a letto fulminea colpisce molto anche me.metto in conto però che ci fosse poca spontaneità vista la presenza delle telecamere e che il montaggio abbia fatto la sua parte . la cosa ancor più triste sulla mancanza di fiducia nel padre è che immancabilmente la madre la trasmette ai figli…i due bimbi erano seriosi e diffidenti davanti ai tentativi del padre di rendersi credibile.

  3. Senza esitazioni dichiaro: il mio compagno e’ bravo, non come il papa’ di Trento ma si impegna. E posso lasciarlo da solo con le bimbe, forse non cinque giorni, ma un weekend si, e’ gia’ capitato. E pero’, a me tutta questo dichiarare “e’ bravo” un po’ mi suona comunque storto. Perche’ se noi ci occupiamo dei figli non siamo brave, siamo mamme. E’ scontato.
    Non c’e’ una scala di giudizio basata -chenneso’- su quanto lavoriamo, su quanti figli abbiamo, se abbiamo o meno nonni-sitter. Non e’ che una mamma con un figlio che non lavora e’ meno brava di una che lavora e ha quattro marmocchi, semplicemente non viene proprio in mente (agli uomini) di fare una “valutazione”. E quindi, con tutto che bisogna sempre vedere il bicchiere mezzo pieno e quindi essere contente dei nostri maschi collaboratori, non credo che finche’ faremo questi discorsi ci sara’ una vera, profonda, acquisita parita’.

  4. Concordo con Federica. Bisognerebbe cominciare a dare un po’ più per “scontato” che i figli hanno due genitori e che non sta scritto da nessuna parte che uno debba occuparsene per dovere (e spesso e volentieri senza nemmeno un grazie) e l’altro se e quando lo fa, è un santo. Mio marito è collaborativo, con le faccende domestiche e coi figli. Abbiamo stili diversi e non sempre siamo d’accordo, ma penso che sia anche giusto così. I papà dovrebbero essere papà, non mamme coi calzoni. No?

  5. Stavo per scrivere lo stesso di Federica, che mi ha precededuta di pochi minuti. Mio marito non è “bravo”: fa la sua parte. Va a prendere le bambine, prepara la cena, carica la lavastoviglie e non per questo é un eroe. Va anche a fare la spesa ma é meglio se io gli faccio la lista – senza lista a volte compra cose un po’ improbabili, ma non moriamo certo di fame. Io faccio comunque di piú (preparo colazioni, lavo, parlo con le maestre, tengo relazioni sociali con le altre mamme) e quindi non é che metterei mio marito su un piedistallo: siamo lontani dalla vera paritá. Viviamo all’estero, non sapevo del format, a che ora va in onda? (ho il satellite). Quello che a me personalmente fa imbestialire sono le mamme che dicono (e pensano, seriamente): ah, mio marito é bravo, mi aiuta tanto! Mi aiuta? NOOOO! Lui fa la sua parte! e ci mancherebbe altro! Finché non cambieremo questo modo di pensare, null’altro cambierá. Viviamo in Germania e anche qui tendenzialmente la mentalitá é simile, per caritá, ci sono piú aiuti dello stato, ma mi guardano male quando racconto che con 2 bambine lavoro e ho sempre lavorato a tempo pieno. E chi mi guarda male sono soprattutto le donne…

    1. Anche io vivo in Germania, mi rivedo in tutto ciò che scrivi è capisco di che parli. I tedeschi, soprattutto le donne, hanno un concetto di maternità come fosse una missione è su certi versi sono più all’antica di noi….

  6. Aggiungo che sono spesso in viaggio per lavoro, per es sono tornata ieri da quattro giorni negli USA, e che almeno una volta all’anno mi prendo 1 weekend lungo per fare qualcosa con le amiche. Lo stesso fa lui. Non abbiamo nonni nei paraggi a cui affidarle. Ci mancherebbe ancora.

    1. brave ragazze. ma le puntate le avete viste? io le ho trovate rivelatrici di tante cose, che magari non riguardano me direttamente ma i rapporti di coppia in generale. ma dove state in germania? magari siete nella stessa città :-)

      1. no, non le ho viste! mi ci metto questo weekend. Ho scoperto anche il blog. Io sto a Monaco! E sì è vero quello che dice Valeria, per molte tedesche la maternità è una missione, ci perdono proprio la bussola…

  7. anche mio marito fa la sua parte, c’è, è presente, pasticcione e a volte pressapochista, ma è una persona sulla quale si può contare, non solo nella vita di coppia ma anche nelle “mansioni domestiche” .
    rimane il fatto che la mamma è la mamma, che il nostro essere onnipresenti e multitasking è la nostra peculiarità (a volte molto molto voluta da noi). Personalmente non mi interessa la parità, ma la libertà si, quella di poter assentarmi per un weekend o un’intera settimana, sapendo di poter contare su mio marito, sapendo che al ritorno non debba disinfestare casa e questo per fortuna l’ho avuto!

  8. Fa la sua parte, ma in qualche modo è come se non gli venisse ancora del tutto spontaneo e dovesse ancora essere guidato a vedere le piccole cose oltre le grandi: lo prende a scuola, gli dà la merenda, sparecchia, carica la lavastoviglie, ma non gli verrebbe mai in mente di raccogliere il bucato e separare quello che la signora deve stirare da quello che possiamo mettere direttamente nei cassetti, per dire.
    E fa tutto questo quasi sempre, ma se può defilarsi lo fa ben volentieri, col risultato che il bambino vuole quasi solo ed esclusivamente me per un sacco di attività dalle quali mi è impossibile fuggire (vestirsi, mettersi le scarpe, andare a dormire – su quest’ultima però ogni tanto la spunto).
    Credo che per la mia generazione (40 anni) sia comunque un grande risultato: l’educazione ricevuta non è stata delle più aperte e progressiste nella maggior parte dei casi, quindi dobbiamo comunque riconoscere loro di essere stati in grado di capire e superare i condizionamenti socio-culturali.

  9. Io e mio marito abbiamo fatto una divisione dei compiti equa in base alle ore di lavoro fuori casa sin da prima della bimba. Io lavoro solo la mattina, lui tutto il giorno, quindi per forza di cose fa meno di me, ma la sera i piatti sono suoi, pulisce le sue stanze (studio, bagno, zona hobby), lava ogni settimana 4 piani di scale (non abbiamo una casa, ma una torre!), e vedeste la faccia delle vicine quando pulisce davanti casa, fa la spesa e molto altro ancora. Il primo bagnetto alla bimba lo ha fatto lui, la prima visita dl pediatra, a giugno ho fatto un week end fuori per un addio al nubilato, tranquilla e serena perché so che, sin da neonata, a parte la tetta siamo stati intercambiabili. Il sabato mattina, quando io sono a lavoro e non c’è scuola, l bimba è a lavoro con lui, e pur incasinato è felicissimo di usato tempo con lei. Non lo considero un eroe, ama stare con me e mia figlia e sa che dividendo i compiti abbiamo più tempo per noi.

  10. Da tre anni ogni estate il mio compagno si fa una settimana in montagna da solo con i bambini mentre io lavoro. fa quel che deve e si divertono molto, in modo completamente diverso da come farei io ma va bene così. La prima volta i vicini si stupivano e passando gli chiedevano se stesse facendo il baby sitter, all’ennesimo commento ha risposto: non faccio il baby sitter, faccio il papà. Adesso ormai lo portano ad esempio e quando torno a prenderli tutti si congratulano di come se la sia cavata bene

  11. Considerando che i miei bimbi hanno 2 anni e mezzo e 13 mesi, che io esco di casa alle 9 e ritorno alle 18 e 45 e quando torno è il momento bagno/pappa/nanna, fino airca le dieci e mezza di sera non ho tregua (se si esclude la mattina dalle 7 alle 8 quando, puntando la sveglia prima, ho un’oretta tutta per me). Questo pesa sul bilancio del mio umore. Il mio compagno che è un bravissimo papà non ha questi ritmi da “cottimo”. Ha i suoi momenti “di distrazione”, di slow down perché lascia che faccia io. Molte cose. E’ come una tabella di marcia che entrambi diamo per scontato. Forse è questo il problema. Imparare a delegare anche se sono in apparenza sana, senza 40 di febbre o i principi di un esaurimento… Mollare prima del crollo.

    1. mollare prima del crollo, hai detto bene. ritagliarsi degli spazi. crearsi attorno piccoli cuscinetti di benessere, mettere in chiaro le cose prima possibile. a volte poi ti chiedi dove sta il confine. prendi le mamme di Chiedi a papà: dicono “non mi fido” oppure “lui non ce la può fare”. sarà vero? magari sì. o magari loro non hanno mai chiesto, non hanno mai delegato? e poi: questi equilibri sono immutabili o tutti – uomini e donne – possono cambiare con il tempo?

  12. Per quanto mi riguarda mio marito è andato “migliorando” via via che sono aumentati i figli! Nel senso che quando ne avevamo solo uno faceva ben poco,a parte i primissimi mesi che ha combattuto con me le maledette coliche notturne…ma Per il resto me ne occupavo solo io (tant’è che verso i due anni del pupo si è visto costretto a fargli il bagnetto e il bimbo mi rimasto “traumatizzato” per giorni…😂 non faceva che ripetere che papà l’ha lavato “strano”…😂😂
    Poi con l’arrivo del secondo tutto è cambiato: le faccende di casa le sbrigo esclusivamente io perché lui comunque è fuori casa 11ore al giorno,ma una volta rientrato dei bimbi si occupa lui (bagnetto,messa a letto..)
    Ora che è arrivata anche la terza siamo proprio intercambiabili (a parte la tetta!!)…ha continuato negli anni a far le notti con me nonstante si alzi presto per andare a lavoro e ad oggi potrei anche lasciarglieli qualche mezza giornata!! non molto di più perché comunque è sempre un papà…diciamo che ogni tanto qualche neurone decide di non lavorargli più ed è capitato (sempre quando io non c’ero) che si.scordasse di metter il pannolino prima della nanna, che mangiassero solo patatine fritte e pop corn per cena, che li lavasse solo con acqua perché non trovava il loro sapone…e in ultimo che “scoppiasse” una birra in cucina imbrattando qualsiasi cosa è restando con la puzza in casa per giorni e giorni (ad oggi ancora Non conosco la dinamica dei fatti…ho solo racconti confusi dei bimbi di 6 e 3 anni e balbettii ancora più confusi dell’unico adulto presente!! 😅)

  13. È sbagliata l’idea di famiglia. Da sempre. Sposati o no, anche se non vogliamo, siamo condizionati dal finché morte non ci separi e poi dal peso delle abitudini. Siamo infelici perché pigri. Le relazioni dovrebbero essere a tempo determinato con il rischio di essere lasciati (fuori) casa se non ci si è comportati “bene”. La precarietà fa bene ai sentimenti.

    1. “siamo infelici perché pigri” condivido. sulla relazione a tempo determinato però ho delle riserve , pur sapendo che è un’affermazione provocatoria, eh… però sarebbe come vivere sempre sotto esame. se il rapporto di coppia è basato sulla fiducia non serve essere perfetti. si può anche accettare che l’altro o l’altra “sbagli” purché ci sia la certezza che sia stato “un errore” in buona fede. il senso di responsabilità mi sembra invece la cosa più importante. io vedo molta rigidità in alcune persone, della serie “è giusto solo se fai a modo mio” questo è deleterio.e poi alcuni uomini spesso si adagiano sul fatto di essere stati etichettati come “poco affidabili ” per dare un alibi alla loro pigrizia.

      1. qualcuno non aveva parlato della proposta di un “matrimonio a tempo”? forse in iran esiste? non ho controllato eh. comunque mauro, non è poi così vero che debba essere per sempre. di un matrimonio che funzioni si dice mi pare che debba essere messo alla prova ogni giorno…

  14. Il papà dei miei figli era perfetto. Impareggiabile in casa. Cuoco professionale, sa fare tutto, bricolage, intrattenimento dei bambini, lavare, pulire, stirare, curare i figli nostri e quelli degli altri. Preparare presepi e alberi pasquali. Cucire, dipingere casa, riparare tutto.
    Non stiamo più insieme quindi adesso faccio tutto io (i bimbi vivono con me), ma sento ancora nelle orecchie le voci che ho odiato per anni e che mi ripetevano: sei fortunata! Tuo marito è bravissimo!
    ???

    1. Aggiungo che come prima mi prendevo i miei spazi contando sulla presenza di mio marito, oggi continuo a ritagliarmi tempo per me pagando una baby sitter perché non sono mamma, sono donna e sono molte molte molte cose insieme e occuparmi solo dei figli semplicemente mi rende infelice.

  15. Premetto che non ho visto il programma e che non so dire, rispetto all’ormai mitologico papà di Trento, come si collochi mio marito.
    Il quale, direbbe di se stesso, “è bravo”: pulisce casa di sua iniziativa (seppur sbuffando), a volte cucina, si prende cura amorevolmente della bimba. Onestamente, potrei tranquillamente andare via qualche giorno e al mio ritorno li troverei sani e salvi. Magari si nutrirebbero di pasta per tutta la durata della mia assenza, ma non sarebbe grave.
    Anzi, se devo essere sincera lui non vede l’ora di avere del tempo da passare in esclusiva con Margherita. Nelle penultime vacanze di Natale, io lavoravo come un somaro e lui aveva ferie, mi ha spatellato in un niente la creatura. Grondava orgoglio da ogni poro.

    Da qui, però, a dire che il carico di lavoro complessivo sia lo stesso, ce ne corre. Io preparo i vestiti di Margherita per il giorno dopo. Io so quando c’è ginnastica, quando i laboratori, quando chissà che altro. Io conosco i nomi delle rappresentanti di classe, tengo le fila dei pagamenti all’asilo e a tutto il resto.
    Io parlo con l’amministratore condominiale (purtroppo) e faccio la spesa (online). E altre cose.
    Quindi, siamo ancora, seppur parzialmente, nella fase del “mi aiuta”, frase che mi fa venire un urto che non vi dico.

    1. già, già. già.
      ps: le puntate le puoi vedere in streaming sul sito di Chiedi a papà, io te lo consiglio. sono belle!

  16. Cara Paola,questo post mi colpisce ora più che mai.Sto lasciando il mio compagno,principalmente, per questo motivo.Dopo dieci anni e due figli (piccoli) sono stanca di avere accanto un ragazzino,stanca che sua madre gli lavi la mela dopo cena e che mi dica che è normale non avere aiuti,sono uomini c’ è solo da sopportare;sono stanca di dovermela cavare da sola ma non solo!dovere occuparmi anche di lui come un terzo figlio.L ‘ ultima cosa che avrei voluto (a 27anni poi) è che i miei figli avessero come me i genitori separati;per un po ci ho riprovato ingoiando rospi e dimenticando la mia identità ma ora che ho aperto un po’ gli occhi,grazie anche all’ aiuto di una psicologa,ho capito che non posso più fare finta di niente.scusa la pesantezza della risposta;mi sento già più leggera ad averlo scritto.baci!

    1. alice ci mancherebbe non ti devi preoccupare. non ho dati scientifici sotto mano ma credo che gran parte delle separazioni si consumi proprio su questo campo di battaglia. coraggio, ce la farai (parlo per esperienza), e anche i tuoi figli se la caveranno benissimo. scrivimi se vuoi in privato

  17. Confesso di avere avuto una gran fortuna nello scoprire quanto mio marito sia bravo nella gestione del nostro bimbo.
    Ci tiene, ci tiene ad essere capace di fare tutto quello che faccio io (e perchè non dovrebbe, d’altronde), si mette in gioco sempre, fin dall’inizio, e dopo tre anni e mezzo posso dire che in molte cose è piu’ bravo di me e che io e lui siamo perfettamente intercambiabili per il nostro figlio.
    Al mattino è lui che lo sveglia, nutre, prepara e porta al nido, da quando ha sei mesi. Che a volte lo vesta a muzzo, come il tuo mike, mi sembra un dettaglio da poco e mi piace pure.
    Una sera la settimana restano soli loro due, cena pigiama storia etc.
    L’anno scorso, per la prima volta, sono partiti per 5 giorni da soli, lui, il suo papà e la creatura, per andare a trovare parenti in Calabria; aereo, gestione quotidiana, e tutto quanto.
    E’ magnifico non sentire tutta la responsabilità su di me, io che l’ansia da performance ce l’ho da quando dovevo rispondere all’appello alla scuola materna! E’ fondamentale non avere niente da rinfacciare al proprio partner, su un tema cosi delicato come quello dell’educazione dei figli.
    La nostra non sarà di sicuro una coppia perfetta, ma mi riempio di orgoglio a sapere che per il mio bimbo suo papà è sempre presente!

  18. Il mio è un commento fuori dal coro. Per divisione dei compiti qui si parla solo di panni da lavare, cene da preparare, bimbi da vestire. Si mettono sulla bilancia le ore passate in casa e fuori. Io e mio marito eravamo genitori amanti fra loro e del loro ruolo. In questo eravamo ‘uno’ e si portava avanti la famiglia, con tutto quello che comportava in termini di lavori casalinghi e non. Io facevo tante, tante e tante cose in casa e per i figli, ma lui era presente a me, a loro, con tutto se stesso, anche se non riempiva la lavatrice. Ci amava e ce lo dimostrava in ogni momento libero dal lavoro, anche se non faceva le pulizie di primavera. Poi ho dovuto fare le stesse cose e anche cambiare lavoro e lavorare il doppio del tempo per riuscire ad avere una vita appena decente…..voi non avete idea cosa sia fare le cose ‘senza’ quell’amore, ma forse non avete idea neanche di cosa sia farle ‘con’ quell’amore…..

    1. Mi permetto di dirle che l’amore per crescere una famiglia “insieme” e il fatto.di esserci SEMPRE per quanto mi riguarda era scontato che ci fosse altrimenti non avrebbe più senso andare avanti INSIEME…poi capisco che tante volte si danno per scontate tante presenze che solo quando non ci sono più si realizza quanto fossero fondamentali…

    2. cara elsa, penso che il fatto che vi amaste e assieme aveste deciso cosa comportava vivere ciascuno il proprio ruolo fosse un segno di un gran bell’equilibrio di coppia… a me colpisce piuttosto, e mi fa dispiacere, la mamma che dice “non mi fido di mio marito” e che potrebbe dirlo anche se questo la lavatrice la facesse andare tutti i giorni, credo… in tutto ciò mi rammarico molto per l’assenza che hai dovuto e devi sperimentare, immagino assieme ai tuoi figli… un abbraccio

  19. Io avrei una curiosità, una domanda per chi tra di voi ha raccontato di uomini che fanno le faccende inncasa si però approssimativamente e comunque vanno guidati: hanno mai vissuto da soli, prima di venir a vivere con voi?

  20. Argomento che mi fa incazzare.
    Uno perché nel 2016 stiamo a raccontarci che i mariti sono “bravi” (ma noi ci sentiamo “brave” se andiamo a lavoro? O se diamo da mangiare ai figli? O se paghiamo le bollette? Se una cosa è da fare, la si fa)
    Due perché il mio non-marito, pur nella sua autonomia di fondo (ha vissuto solo per anni), è senza iniziativa, approssimativo su un sacco di cose, e disorganizzato. E secondo me non ce lo possiamo permettere. Non vorrei fare la maniaca dell’organizzazione, ma abbiamo due bambine, due lavori, la mia università e un cane. Se non facciano la spesa al week end perché “improvvisiamo”, poi bisogna rinunciare a qualcos’altro: magari a cenare tutti insieme al lunedì perché lui fa la spesa dopo il lavoro arrivando a casa alle 20.30.

  21. Ciao Paola,
    complimenti per il simpatico blog!
    Sto anche leggendo il tuo ultimo libro che trovo molto gradevole oltre che attualissimo come tematica: io stessa vorrei diventare il più spesso possibile vegetariana!
    Quanto ai bimbi, “noi” abbiamo imparato a mangiare le verdure davanti al cartone preferito: una sorta di condizionamento positivo che ha funzionato. Il dramma adesso è che il mio figlio di mezzo si è “fidanzato” con una splendida ragazza che di verdure ne mangia pochissime…
    Davide mi ha aiutato soprattutto con il terzo figlio, quando altrimenti non saremmo sopravvissuti. Da allora si è creato un legame preferenziale tra loro..
    Nei tuoi scritti ritrovo tanti teneri ricordi e, se ti avessi scoperta prima, saresti stata un sostegno per il duro lavoro di mamma!
    grazie
    Brunella

  22. Ciao, anche io ho visto le prime puntate della serie,
    Il problema è che 5 giorni sono un po’ pochi per valutare effettivamente come se la cavano i papà con i figli.
    Premesso che chi si occupa costantemente dei figli continua a farlo e chi non se ne occupa continua a non essere in grado di farlo nella maniera “adeguata”. Lasciarli da soli per 5 giorni non implica necessariamente doversi occupare di TUTTO quello di cui ci occupiamo noi: cucinare pasti “decenti”, lavare, stendere, stirare, pulire (anche i bagni, si!!!), etc. In 5 giorni alcune di queste cose posso essere anche tralasciate… non succede niente di grave… I papà propongono la cena sul divano con toast, perchè “tanto non c’è la mamma…!!!” Il problema è alla lunga!!!! Non so semi sono spiegata chiaramente…

  23. Purtroppo non ho ancora visto una puntata del programma, ma mi incuriosisce molto, appunto per verificare il grado di “parità” del mio Socio. Quindi posso solo commentare per esperienza diretta e devo dire che sin dall’inizio siamo stati intercambiabili, più per necessità che per scelta istintiva. Anche se devo dire di avere un compagno molto sensibile ed empatico, che non si tira indietro verso niente e non ha alcun tipo di pregiudizio da maschio. Quando poi sono rientrata al lavoro il bimbo aveva solo 9 mesi e l’abbiamo messo al nido, però sino a pochi mesi fa se ne è sempre occupato più lui che io, perché purtroppo aveva un lavoro precario e quindi molto più tempo libero di me. Ovviamente lui fa le cose a modo suo e io non posso (e non voglio, o quantomeno cerco di evitare) imporre il mio di modo di farle. A volte abbiamo opinioni diverse e discutiamo, ma alla fine ciò che conta è l’amore che prova e dimostra per la sua famiglia (ora in arrivo il secondogenito) e tutto quello che fa ogni giorno, anche senza chiederglielo. Io li ho dovuti lasciare da soli da quando nostro figlio aveva 1 anno, perché lavoro con l’estero e sono spesso in trasferta (una media di una volta al mese per 3-5 gg). E sono sempre partita col magone perché avrei tanto voluto poter stare a casa io con nostro figlio, ma solo perché lui mancava a me! Invece andavo via tranquillissima per la gestione e la serenità con cui ritrovavo tutti al mio rientro. Piena fiducia nel mio compagno, suffragata anche dalla serenità di nostro figlio che manco quasi si accorgeva che mancavo. Il problema mi sa che molto spesso siamo proprio noi donne, che difficilmente deleghiamo o coinvolgiamo i nostri mariti/compagni nella quotidianità famigliare. Pensati che da una manciata di mesi il mio compagno è tornato ad un lavoro full-time che lo vede fuori casa dalle 7.30 alle 19.30/20 circa tutti i giorni ed ora è lui in crisi da abbandono del nido! :)))) mi fa una tenerezza… (scusa se ho scritto troppo).

  24. Tesorino ma siamo sincronizzate io e te? Oggi con Teo a colazione si parlava proprio di questo… e abbiamo discusso… per poi dirci che in realtà, anche se lui non è il papà dei miei bimbi, siamo super bravi tutti e due… ti voglio bene.

  25. cara Paola , vista la ricorrenza della parola brava/bravo (a partire dal titolo stesso di questo meraviglioso blog) sono andata a leggermi l’etimologia del termine:
    bravo [dallo sp. bravo, di etimo discusso, prob. dal lat. barbărus nel senso di “selvaggio, indomito”, forse incrociato con pravus “malvagio”].
    da noi però usato nell’accezione di abile, brillante, capace, competente, efficiente, valido…
    Io credo che nel cervello femminile sia stato completamente rimosso , nei secoli , il significato primordiale della parola “bravo” mentre in qualche neurone del cervello maschile ne resti il retaggio…
    :-)

    1. Il mio compagno è brasiliano…e in brasiliano (ma forse anche nel portoghese del Portogallo… boh!) “bravo” vuol dire feroce e arrabbiato. Insomma, il pit bull è un cane “bravo”. Quindi quando ti dicono che tuo marito è “bravo” o che tuo figlio è “bravo” vuol dire che è furioso nero e sta per azzannarti al collo o che sta facendo una marea di capricci rumorosi e imbarazzanti con braccia e gambe roteanti… vedete un po’ voi!!!

  26. Ciao
    Mi accodo anche io a quelle “non è bravo, sta facendo il padre”.
    Della trasmissione ho intravisto pochi minuti proprio sul papà di Trento e mi aveva colpito la casa super design e iper in ordine.
    Se dovessi lasciare i miei figli 5 giorni solo col papà credo se la caverebbe meglio di me!! A parte la tetta è più ordinato, più pro attivo nelle faccende etc.
    Pur non avendo mai vissuto da solo prima di convivere con me, ha “imparato” presto. Da parte mia ho sempre evitato di dire “lascia stare faccio io” che sono più veloce o simili. La prima volta che ha fatto determinati lavori in casa magari non erano “perfetti” o avrei potuto farli io più rapidamente, ma adesso è lui che batte me in velocità e precisione!!

    Per la mamma che dice “non mi fido di lui” grande tristezza, però anche un po di dubbio sul perché ci sta insieme se no si fida di lui!

    Ps dici al tuo amico di fare la versione italiana del reality asilo? Quello che fanno su realtime

  27. Qui mi sembra di leggere un mondo irreale o per lo meno lontano anni luce dal mio…mio marito non è bravo e non fa la sua parte…abbiamo una bimba di tre anni e un’altra in arrivo. Mio marito fa il libero professionista e lavora tutti i giorni fino alle 9 di seta,spesso mezza giornata anche sabato e domenica…anche io lavoro e anche se ho orari più umani indubbiamente ho messo da parte la carriera per un lavoro fantozziano da cartellino…quello che mi disturba più di tutti è la visione distorta di mio marito ma anche di molti uomini…”ti ho lavato i piatti..ti ho spazzato per terra”..ovviamente non più di una volta a settimana…ma non si mangia due volte al giorno??e il suo completo fatalismo..vabbè qualcuno ci penserà. .e questo qualcuno sono io ovvio.Comunque credo anche che una coppia non possa discutere su tutto..quindi risolvo con una truppa di gente che mi aiuta, tate, donne delle pulizie…ogni tanto nonna..lo perdono solo perché adora mia figlia e quando c’è trasuda amore da tutti i pori per mia figlia e per me…e purtroppo non è sempre scontato….

  28. Non ho visto la trasmissione che citi (colmerò la lacuna quanto prima). A casa mia funziona così così, nel senso che il mio compagno attualmente non lavora e si è occupato dei nostri due bimbi in maniera proporzionale al calo di lavoro (da rasente lo zero quando era fuori casa tutto il giorno, al 100% di gestione pratica attuale). Devo dire che se da un lato è migliorato molto con la pratica, dall’altro fa tipicamente l’uomo: non è in grado di appaiare due vestiti di colore almeno lontanamente attinente e nemmanco di vestire ciascun bambino con indumenti adeguati alla sua misura. O meglio, non posso credere che non sia in grado, ma è più comodo che io gli prepari i vestiti. Stesso discorso per il cibo: se sono a casa da soli sopravvivono, ma a suon di wurstel o toast sul divano o porcheriole del genere, che ovviamente i bambini gradiscono molto ma poi mi schifano le verdure o quant’altro io prepari di ordinario nella quotidianità. Però è molto bravo coi bambini, ed è molto bravo con la spesa, che fa sempre lui perché io sono decisamente negata. Sui lavori di casa stenderei un velo pietoso, l’unico lavoro che fa regolarmente è lo svuotamento della lavastoviglie, che peraltro svolge in modo molto creativo mettendo via le cose a seconda di dove c’è posto, col risultato che non trovo mai un accidente quando mi serve…

  29. Non ho letto tutte tutte le risposte. Ma mi pare che la linea generale che segue queste discussioni sulla parità genitoriale sia almeno in rete una testimonianza della maggiore presenza maschile e del genitore intercambiabile. Ho letto altri commenti a post di riflessione simili e pare che intervengano solo mamme e mogli fiere del loro menage familiare. Le altre forse tacciono. Ma io da donna, da mamma e da maestra sono profondamente convinta che quelle che tacciono sono la maggioranza. Quanti papà vedo ai colloqui scuola famiglia? Pochissimi. Quanti alle riunioni di catechismo? Ad accompagnare i figli a danza e a nuoto? Pochissimi qualcuno di più al calcio. …

  30. Buongiorno a tutti. Ho visto una sola puntata del programma, quella del papà di Trento appunto. In casa mia siamo ad anni luce da quella realtà. Il mio compagno vuole molto bene alle bambine, ma il perno di tutto sono io. E’ cosi’, non c’è niente da fare. Lui partecipa, ma sono io il motore di tutto. Ha vissuto da solo per molti anni, una vita piena di difficoltà, tra l’altro, ma conta ben poco se non per il fatto che sa farsi da mangiare e lavarsi i calzini. Quello che io vorrei è un uomo AUTONOMO, come padre e come essere umano; che sappia rispettare i miei bisogni, anticiparli come io cerco di fare. Io sono una docente universitaria, il mio lavoro di ricerca (che è un lavoro silenzioso, che si fa in tempi non di ufficio, a casa e in biblioteca, non è tenuto in nessun conto. Se voglio lavorare lo devo fare o di notte (ma non ce la faccio più…) o quando le bambine sono a scuola. Il nostro rapporto non funziona tanto, anche per questo. Due persone che hanno un progetto di coppia e di famiglia sono due soci, secondo me. Mio padre, classe 1925, si alzava da tavola, senza che nessuno glielo chiedesse, e lavava i piatti. Tutti i giorni. Non è il lavare i piatti che conta (non solo) è il “senza che nessuno glielo chiedesse”. E’ questo continuo dover essere presente e intervenire, dirigere, programmare che mi sfinisce.
    In bocca al lupo a tutte voi. Leggete il libro di Chimamanda Ngozi Adichie, Dovremmo essere tutti femministi.

    1. Ciao Anna,
      il mio spunto di riflessione sulla vita da single dei nostri mariti era per capire – come mai gli uomini sanno benissimo cavarsela e essere autonomi quando vivono DA SOLI, ma non appena entra una donna in casa, si sentono in diritto di lasciar andare tutto, di farsi guidare?
      Non è una domanda per te, davvero, me lo chiedo io, cosa cambia?
      un abbraccio

    2. un libro bellissimo quello di Chimamanda. sul resto sono solidale e mi dispiace molto. mi chiedo se però davvero quest’uomo non abbia alcun margine di miglioramento.

  31. Ho appena visto la puntata sulla famiglia di Trento. Che bella famiglia e che bravo il papà..
    A casa nostra mio marito fa poco, cucina il sabato e la domenica, lasciando un casino che mezzo basta. Per il resto non ha mai fatto una lavatrice, una lavastoviglie, i letti, passato l’aspirapolvere. Lavoriamo entrambi, abbiamo due bimbe di 2 e 4 anni, e quando mia mamma mi fa notare che “una volta i papà non facevano nulla” mi viene un pò da ridere (o da piangere).
    Finchè si parla di “bravi papà” o “meno peggio” papà, significa che la strada è ancora lunga.
    E io ho smesso di lamentarmi, tanto so che pago il prezzo di quelle tre ore in meno di lavoro in ufficio che invece lui fa, e farà, sempre più di me.
    Ma mi godo le bimbe, e come dice papà Geri, il tempo con loro è il più prezioso da dare e da ricevere.

    Anna

  32. Rispondo, ma in modo del tutto personale e non generalizzabile, alla domanda di Franz. Io credo che ci sia una notevole, notevolissima dose di egoismo. Perché fare qualcosa che rappresenta una corvée quando puoi lasciarlo ad altri? Il punto è che, quando ci sono i figli, non puoi dire: lascio correre, quel che non fa oggi lo farà domani, io esco… Almeno io non ci riesco. Allora comincia il martellamento, cominciano le discussioni e non si arriva a niente o quasi. Anch’io, come l’altra Anna qui sopra, cerco di godermi principalmente il tempo con le bimbe, ma a volte è veramente difficile non perdere la calma e trovarsi dei momenti di riposo in cui rigenerarsi. Io ci riesco poco e male, per quanto sia una persona energica. Il mio compagno è un papà attento, dolce, ma è come se nella sua vita non fosse cambiato un granché, salvo che adesso ha due figlie in più rispetto a prima.
    Che prospettive abbiamo di farcela insieme? Non lo so…

  33. Pane al pane, hai detto?

    Il lavoro in casa è equamente distribuito?
    Sì, ma solo nel caso in cui con “equa distribuzione” si intenda “la donna fa il 99,9% delle cose, l’uomo il restante zero virgola e, in virtù di questo zero virgola, egli merita di essere trattato come lo zar di tutte le Russie”

    Lasciarli anche solo per un weekend con i figli sarebbe un problema?
    Certo, perché la madre è colei che è deputata alla cura esclusiva della prole: in questo modo, una volta che la prole si dimostrerà ingestibile e problematica, lo psicanalista arriverà alla classica conclusione “è colpa della mamma” non dopo settecentottanta sedute ma dopo quattrocentotrenta, con un notevole risparmio per le casse familiari. Il padre, dal divano dove è stato sprofondato dal giorno in cui la culla e il relativo occupante hanno fatto il loro ingresso in casa, potrà pertanto esprimere il suo noncurante “te l’avevo detto” senza togliere gli occhi dall’ultima puntata di “Macchine da soldi” [o altra produzione televisiva equipollente].

    Sono autonomi, nel quotidiano se la caverebbero senza di voi come voi senza di loro?
    Certamente, ma non lo farebbero sapere al nemico neppure se in cambio venissero fornite loro:
    1) otto badanti ventenni 90-60-90 su 1,85mt. d’altezza e sul cui curriculum, sotto la voce “occupazione precedente” fosse ben in evidenza la dicitura “pornostar”, e
    2) le proverbiali venticinque vergini dopo la loro dipartita da questa valle di lacrime.

    Sarcasmo a parte, questo tuo post giunge a fagiolo, cara Paola.
    Il padre dei miei figli è domesticamente latitante da quasi sei mesi.
    Sono quasi certa che lui lo sappia benissimo, perché sguscia via da ogni possibile occasione di confronto meglio di un’anguilla in una vasca di acqua saponata. Ha trovato il modo perfetto di svicolare: se alzo la voce si offende [povero caro, lui che ama così tanto la sua famiglia che ogni giorno ne osserva attentamente le dinamiche dal divano e si trova ad avere a che fare con una moglie tanto indisponente] , se lo rimprovero bonariamente fa la faccia da cucciolo colpevole [amore, hai ragione: sono davvero pessimo. Adesso però devo andare, ché mi aspettano i colleghi per un aperitivo].

    Sto meditando di prenotarmi un fine settimana via da sola: credo sarà uno di quelli che costano un occhio della testa, senza cancellazione gratuita.
    Se quando torno non si è fatto ricoverare alla neuro è finito.
    O forse sono finita io? [amore, ma di cosa ti lamenti? sei stata anche via per un fine settimana!!]

    1. fallo, fallo, di andartene un weekend – in alternativa, anzi forse meglio perché in molti casi aiuta a risolvere il problema e non solo a tamponarlo, esiste la terapia di coppia: che, assicuro, può essere molto utile per affrontare questa e altre tematiche

      1. Concordo con il fatto che la terapia di coppia serve; ma, senza arrivare a scomodarla subito, basterebbe confrontarsi in maniera onesta e poi, se lo si ritiene il caso, ricorrere alla terapia. Ma, ripeto, senza il confronto non si va da nessuna parte.

  34. Io (sono la Anna di sopra, non la docente universitaria) ho prenotato 10 giorni tra Singapore e Bali, per una visitaq familiare. Parto da sola, senza figlie e senza marito. Il quale ha tentato di farmi sentire molto in colpa ma non ci è riuscito . O meglio, se ci è riuscito, NON voglio farglielo neanche pensare!
    Al solo pensiero di partire, sto già meglio!
    Ovviamente mia madre si trasferirà in pianta stabile a casa nostra, e la gestione domestica sarà nelle sue sole mani.
    Anna

  35. Mi firmerò’ Anna G, che sta per Giuliana mio terzo nome, cosi’ non ci confondiamo. Fantastico il post di Silvia, mi ci sono riconosciuta in pieno. Nel mio caso, diverso da quello dell’altra Anna, non ci sono nonne o nonni che possano venire in aiuto. Siamo senza nessun aiuto, anche perché viviamo all’estero, lontani dalle rispettive famiglie. Meglio? Peggio? Non lo so. So soltanto che la mia pazienza è agli sgoccioli. Proprio ieri parlavamo della necessaria evoluzione e trasformazione personale che accompagna il diventare genitori. E’, secondo me, il lato magico dell’avventura: i figli prendono ma danno tanto, ci fanno scoprire energie inaspettate, ci mettono di fronte ad aspetti di noi stessi che vanno modificati, smussati… Lui dice: io non cambio. E lo dice a tutto tondo, con una certa fierezza, come per dire: sono coerente. Io leggo: sono un monolite; e questo mi sembra, sinceramente, segno di poca intelligenza emotiva. Sul piano pratico, il tutto si traduce più o meno in una situazione in cui, per lui, diventare padre significa che c’è la sua vita identica a quella di prima e ci sono due bambine in più a rallegrarla. E io, in tutto questo? Buon fine settimana a tutte voi… quasi quasi parto anch’io per Singapore.

    1. Ancora la Silvia del sarcasmo, qui sopra.

      Anche io qualche tempo fa ragionavo sul fatto che le donne sono più allenate al cambiamento degli uomini. Penso che dipenda molto dal “cumulo di cariche”: prima sei figlia, poi ad un certo punto diventi una studentessa, poi una lavoratrice. Fin qui non c’è molto di diverso con il percorso di un uomo. Poi però ad un certo punto diventi una fidanzata, poi una convivente o una moglie e ti trovi costretta ad affrontare qualcosa di diverso; non smetti però di essere figlia, o lavoratrice. Poi ad un certo punto, magari diventi madre, ma non smetti comunque di essere una figlia, o una lavoratrice, o una moglie.
      Un uomo che fa? La mia impressione è che, nella maggior parte dei casi, una volta che è entrato nel mondo del lavoro termini la sua “evoluzione”. Io lavoro, porto a casa il pane: di che altro devo preoccuparmi? Da quando il resto è affar mio?

  36. Buongiorno, l’argomento è vasto e universale: la presenza del padre/marito nella vita a due (con o senza figli aggiungerei),cosa vogliamo per la nostra vita di coppia? Secondo la mia esperienza quello che mi fa stare bene è vedere la buona volontà, vedere che il mio compagno mette le migliori energie dentro il nostro rapporto e non fuori, che non e’ adagiato, ovviamente ci son giorni buoni e giorni meno e li si fa qualche discussione che serve a tirar fuori i problemi prima che diventino muri. Noi siamo abbastanza divisi nei compiti e poco intercambiabili, ma se lui fosse da solo so che si arrangerebbe andando a trovare gli aiuti dove servono. Nel nostro menage noi abbiamo 2 figli piccoli più 2 presenti saltuariamente (da precedente relazione), le faccende domestiche quotidiane e pesanti sono subappaltate a una santa, e piuttosto che rinunciare all’aiuto domestico si riaparmia su altre cose: macchina, vacanze…A me quello che interessa è avere vicino non un uomo fa delle cose scontento ma uno che cerca di aiutarmi quando gli esprimo un disagio. Scusate il papiro ma l’argomento è complesso, infine vorrei lanciare una domanda: si sta parlando molto della latitanza maschile nei carichi pratici, ma dal punto di vista educativo e del fare i PADRI (che non sono i mammi) cosa diciamo?

  37. noi viviamo all’estero, e questo ci permette la fortuna di avere qualcuno che ci aiuta in assenza di nonni e parenti prossimi. negli ultimi sei mesi ho viaggiato parecchio, mentre il mio compagno ha un lavoro piu’ stabile quindi, uscito da lavoro sta con i nostri (3) figli, li aiuta a fare i compiti, gioca con loro, li mette a letto, nel week end li porta in giro, fa cose con loro eccetera eccetera. Al mio ritorno spesso mi capita di incontrare altre mamme e spesso mi sento dire: “Ah, tuo marito è speciale. lo vedo sempre con i bambini, fa questo fa quello….il mio non sarebbe capace!”

    Fino a qualche tempo fa il mio compagno era fuori casa per lavoro due giorni a settimana e io uscita dal lavoro stavo con i nostri (3) figli, li aiutavo a fare i compiti, giocavo con loro, li mettevo a letto, nel week end li portavo in giro, facevo cose con loro eccetera eccetera.

    Nessuno ha mai fermato il mio compagno per dirgli “Ah, tua moglie è speciale. la vedo sempre con i bambini, fa questo fa quello….la mia non sarebbe capace!”

  38. Recupero adesso i vecchi post, da lettrice silenziosa. Mi sento un po’ chiamata in causa in quanto sposata con marito svedese. Credo che la differenza fondamentale sia la mentalità anche prima di avere figli. Mio marito ha vussuto da solo un decennio prima di conoscermi, quindi diciamo che sulla gestione pratica casalinga è sempre stato più bravo di me. Per lo più io non sono neanche una grande amante della cucina. Con i figli tutto e continuato nella stessa direzione. Mio marito ha preso la paternità (non pagata! In Inghilterra dove vivevamo all epica della nascita di nostra figlia non c era ancora), porta i bambini in Svezia da solo e in genere fa esattamente quello che faccio io. La cosa alle volte mi ha persino spiazzata, quando è stato a casa 3 giorni lui è non io con nostra figlia ammalata mi sono quasi sentita spodestata, alla faccia della femminista che dico di essere!!! Credo che appunto si tratti molto di mentalità soprattutto nei paesi scandinavi. Detto questo, quando mio marito veste i bambini altro che daltonico, aggiungiamo calzettoni con Sandali o delizie simili (ma è svedese quindi la passa liscia) e i calzini per terra non li vede, mai, da 13 anni, arghh!

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