Giuro di dire tutta la verità

Era magnifico quel tempo Dobbiamo dire la verità a ogni costo oppure in certe occasioni faremmo meglio a tacere? Ecco un dilemma da cui la Pupa, quasi 10 anni, non viene nemmeno sfiorata. Se le propongo: «Scrivi un bel bigliettino d’auguri per il compleanno di Bau» (aka Mike Delfino, il mio compagno, ndr), lei esegue volentieri, ci mette l’anima, ma poi all’atto di consegnarlo non lascia nemmeno che lui finisca di ringraziarla e si autodenuncia: «Non è merito mio, sai. È stata la mamma a suggerirmi di farlo».

Il tuo corpo è colonna di fuoco, affinché arda e faccia ardere La mia piccola dunque brucia per la verità. In più è severissima con sé stessa, e perciò ultimamente si dà (e mi dà) il tormento. «Mamma, a scuola, in un’altra classe, c’era una bambina che poi un certo giorno non ho visto più. Però quando c’era, questa bambina all’intervallo litigava con tutti e Y. la chiamava zingara». «Tu lo sapevi che era sbagliato…». «Mamma, non mi interrompere». «È che me l’hai raccontato tante volte, figliola». «Fammelo raccontare ancora. Io lo sapevo che era sbagliato, mamma, però una volta anch’io l’ho chiamata zingara». Arrivata a questo punto del racconto scoppia a piangere. «Cosa posso fare per riparare? Cosa posso fare per chiederle scusa, mamma, visto che non la vedo più?». Da giorni le ripeto la stessa frase, in loop: «Secondo me facendo molte, moltissime, innumerevoli buone azioni compenserai lo sbaglio». Adesso forse finalmente l’ha capita, e da alcune ore posso contare sulla bambina più obbediente e generosa della storia. Tra l’altro per espiare ha  avviato in parallelo una pesca benefica e un mercatino benefico: ovunque vada, al parco come in casa di amici, stende a terra una stuoia da venditore ambulante e vende a pochi centesimi giocattoli preziosissimi suoi e del fratello, il quale invero tenta di protestare («Ma io ci tengo», oppure «Ma questo me l’ha regalato Babbo Natale»). Ella è però inflessibile e continua, continua, continua la sua raccolta fondi.

Guardo e vedo che la mia anima ha un volto Credo di aver già scritto che una delle abitudini più commoventi dei Pupi è quella di raccontarsi storie a vicenda la sera, nel buio, tenendosi per mano prima di addormentarsi. Ieri sera toccava alla Pupa, che non so per quale motivo quando narra ha sempre un tono biblico: «E questa mamma ebbe tre figli, e pur essendo italiana per ciascuno dei tre scelse un nome inglese. Mary, Claire e Mickey, li chiamò. E quando nacque il quarto, il padre disse: “Potrò sceglierlo io, il nome di questo mio figlio?”. “E va bene”, concesse la mamma». «E come lo chiamarono, allora?» ha chiesto nel buio il Pupo. «A-B-C», ha risposto lei, tranquilla, per qualche insondabile motivo pronunciando: «A trattino B trattino C».

Ti saluto, divinità della mia terra Se le favole della Pupa sono mediocri, quelle del Pupo pessime. Ecco, con le sue parole, le attività preferite dei suoi personaggi: «Mamma, i miei pescano, mangiano i pesci velenosi, fanno la cacca, si picchiano, al lunedì pomeriggio invece vanno al Luna Park a divertirsi per quattro ore». Qualcuno provi a sostenere che questo non è il perfetto equivalente infantile delle attività preferite dal maschio medio.

Il tuo cuore è come una pietra coperta di muschio, niente la corrompe Insomma ho provato spesso a dire alla Pupa che non sempre siamo tenuti a raccontare agli altri tutto quel che ci passa per la testa. «Non posso farne a meno», mi ripete lei ogni volta. Secondo questo nobile criterio, nei giorni scorsi ha confidato a metà classe la seguente Verità Scomoda: «Non solo mi toglievo le caccole dal naso, mamma, ma le mangiavo pure, e l’ho raccontato a tutti». Poi è scoppiata in lacrime. «Ma ora perché piangi, figliola?» le ho chiesto io (immaginatemi mentre scuoto la testa e alzo gli occhi al cielo). «L’ho raccontato a tutti perché la nonna mi ha detto che è una cosa sbagliata. Mi ha detto che il naso fa da filtro per i batteri e che io, mettendomi in bocca le caccole, ho mangiato per un sacco di tempo cose sporche e che fanno male alla salute». Abbiamo allora cercato e trovato un articolo che invece sostiene il contrario: mangiarsi le caccole è pratica discutibile ma se non altro farebbe bene alla salute.

Le mie braccia si arrendono facilmente Quando la Pupa ha smesso di singhiozzare e si è rassicurata le ho chiesto cercando di non ridere: «Ma i tuoi compagni, alla storia della caccole, come hanno reagito?». «Alcuni sghignazzavano». «Sta’ a vedere che l’han fatto anche loro». «Altri invece mamma, tipo L., hanno detto “Che schifo”». «Ricorda, chi si finge scandalizzato in genere è doppiamente colpevole». «Mamma, ma allora non è grave mangiarsele?». «Discutibile certamente. Di cattivo gusto, magari. Ma non grave, non direi». «L’hai fatto anche tu?». «Certo. Tuo zio M. invece si scaccolava e poi appendeva i reperti al muro, sopra il letto. Tipo incisioni rupestri. In pratica faceva una Val Camonica di caccole. E il mio collega S. ancora oggi che ha 46 anni, se le mangia. Gliel’ho visto fare io stessa». «Ma come, mamma, un adulto?». A quasi 10 anni quell’anima immacolata che ho per figlia ancora crede che noi grandi siamo perfetti.

 

Soundtrack Uno dei musicisti preferiti è Franco Battiato. Amo molto anche questo suo pezzo, Un irresistibile richiamo, è recente: è uscito nell’ottobre del 2012. Per l’occasione sono andata a casa sua, in Sicilia, a intervistarlo. È stato emozionante, un sacco, anche perché dopo un’iniziale comprensibile ritrosia lui si era come affezionato a me e insisteva perché mi fermassi «almeno per cena». Ricordo che dopo l’intervista il sole stava ormai tramontando, lui si è seduto al pianoforte e mi ha suonato molto lentamente l’inizio del Clavicembalo ben temperato di Bach, giurandomi che quella era la velocità giusta e facendomi promettere che se un giorno mi fossi rimessa a studiare quel pezzo non l’avrei mai, mai eseguito più veloce di così.

18 commenti su “Giuro di dire tutta la verità

  1. Nooo, il murales di caccole lo fa anche mio figlio piccolo! Meno male che dobbiamo ancora ridipingere, se no mi toccherà fare una decorazione nella quale le schifezze adesive possano essere mimetizzate… Argh.
    Bentrovata nel nuovo sito!
    Mommybabu

  2. mio figlio l’altro giorno mi ha detto: “sai mamma a scuola (materna), mi sono tolto un caccolone”, io speranzosa gli ho chiesto se lo aveva messo nel fazzoletto e lui candido come la neve mi ha risposto: “e no…l’ho messo dalla’latra parte (indicandomi l’altra narice), così era tutto apposto” (!!!!!!!!).
    Comunque anche io ora gli leggerò quell’articolo in cui si dice che mangiarsele fa bene al sistema immunitario, magari riusciamo ad evitare qualche virus visto che è da febbraio che non ne usciamo. (sto avendo un tracollo). Anna

          1. Io speravo che dopo l’anno al nido il primo di materna andasse meglio…invece… fino a gennaio ha retto abbastanza (Un antibiotico a novembre). Da febbraio il delirio… raffreddore tosse catarro otite a ripetizione con tanto di timpano perforato ogni volta, prima da una parte e poi dall’altra. Quindi Antibiotico Ogni Volta! A maggio dopo solo 4 giorni di materna si è preso cagotto e vomito. E ovviamente c’è l’epidemia di scarlattina. Dire che sm sconfortati è un eufemismo. Dimmi che poi passa quando crescono. (Mentimi se necessario! ) anna

  3. il mio mangiatore di caccole non ha una febbre dal 2011… (la parte scaramantica di me si è già pentita di questa esternazione) . io credo di essere come la pupa, la verità mi scappa sempre , non riesco a tenerla. a 43 anni è grave, dottoressa?
    ma l’intervista a Battiato è reperibile sul web?

    1. cara barbara, ancora non sono psicologa (sto studiando per diventarlo) ma in effetti a 43 anni è diciamo bizzarro che tu conservi al 100 per cento il candore pupesco. quanto all’intervista temo di no, ma se la recupero potrei anche cercare di inviartela. scrivimi una mail se vuoi con il tuo indirizzo!

  4. “Qualcuno provi a sostenere che questo non è il perfetto equivalente infantile delle attività preferite dal maschio medio.” Perché equivalente infantile? I maschi medi che conosco io (fra i 40 e i 50 anni) farebbero volentieri queste attività, tutte….

  5. L’esigenza di dover, in qualche modo, confessare le proprie colpe (o per meglio dire quelle che consideriamo per noi stessi colpe) è un tema sul quale sto riflettendo molto ultimamente (alla venersanda età di 32 anni), perchè mi tocca nel profondo. Credo che nel mio caso sia da attribuire a un senso etico molto forte, a un’insicurezza di fondo, ma soprattutto all’educazione cattolica che ho ricevuto, in modo piuttosto rigido, fin da piccola (il sacramento della confessione non ha eguali in altre religioni).
    Tu a cosa pensi sia dovuto nel caso di tua figlia?

    1. ecco una domanda importante. penso al senso etico pure io, soprattutto, e poi all’insicurezza – invece la religione nel caso della pupa non c’entra, non ancora perlomeno, la prima confessione la farà l’anno prossimo.

  6. Ah… chi non ha storie di caccole da raccontare? Anch’io, a dieci anni, ero ancora in fervida attività… Quanto ai racconti che hanno deiezioni varie come protagonisti, credo che ne sentirò ancora per un pezzo! Sarà la fase freudiana, che dici?

  7. No, ma grazie, dimmelo che le caccole non fanno male distruggendo l’ ultimo vago argomento che tento di usare (in un certo senso, visto che nessun mio argomento fa spesa su questo, meglio così magari, mi hai dato una buona notizia).

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