Gechi leopardini e razzismo

gecko-800887_1920

Poiché viviamo tempi difficili ho pensato che devo scrivere più spesso sul blog. È arrivata finalmente la pagella del Pupo: tutti 8 e tre 7 (in matematica, storia, geografia). Ok, ha 6 anche in ginnastica e clarinetto, ma abbiamo deciso che non fanno media. Alterna stati d’animo contrastanti: a tratti positivo e ottimista – «Ce la farò, mamma, a sistemare quelle tre materie» – a tratti disfattista. «Il nonno mi ha detto che tenere un geco in gabbia significa condannarlo a morte. Mi ha detto che i gechi devono rimanere in libertà. Vado a strappare il foglio con il nostro patto» (l’ha fatto, ma per fortuna io l’avevo copiato qui sul blog).

Il Pupo e la Pupa sono più effervescenti e inattendibili che mai. Passano dal riso al pianto nel volger di un sospiro, si dicono felicissimi («Sto morendo di gioia») e subito dopo si disperano. Si insultano ferocemente: «Ti voglio morto». «Per me tu sei già morta». Mi dispensano piacevolezze: «Sei la mamma migliore del mondo», contraddicendosi un attimo dopo: «Da una come te vorrei non essere mai nato». La vicenda del geco è l’emblema di una più ampia altalena sentimentale. «Non me ne frega più niente», pigola il Pupo. Poco dopo trovo un foglio protocollo pieno di indicazioni da lui compilate, tipo:

«Ricordati: il geco leopardino va tenuto molto tempo in mano.
È molto attivo di mattina e di sera.
È insettivoro.
I morph. sono: wild type, hypo melanistic, super hypo, eclipse, blizzard, tangerine, patternless, mack snow, super snow, raptor, temper albino, bell’albino, giant».

«Pupo, cosa vuol dire questa roba? Che cos’è un morph? Cos’è un bell’albino?»

Mi strappa di mano il foglio come un marito beccato con lo scontrino del ristorante in cui ha portato l’amante. «Lascia stare, ma’. Ho detto lascia stare».

A noi adulti è richiesto di avere spalle assai larghe ultimamente, e qui non mi riferisco solo ai Pupi. I quali, pure, ci mettono del loro: per contratto affaticano e sfiancano. La Piccolissima è stata malata dieci giorni in cui sembrava fosse tornata neonata; da sei anni a questa parte una sua costante è ribellarsi a quello che chiama “l’Eurosol”. Ora è guarita, ma di notte viene a farci visita, come lo spirito del Natale Passato a Scrooge. Non ha ancora imparato la tecnica (da me invano più volte raccomandata) di infilarsi tra noi silenziosamente, con garbo. No: ci calpesta con metodo, lei elefante, noi cristalli. Non abbiamo la lucidità di riportarla nel suo letto e ingenuamente pensiamo che tra noi, finalmente tranquilla, resterà ferma. Invece lei sente il bisogno di accertarsi che ci siamo, che non siamo andati via, e a intervalli di trenta/sessanta minuti ci schiaccia la testa e soprattutto gli occhi, entrandoci nei sogni. Stamattina ero pesta, l’ho coccolata ma anche rimproverata. «Razza di malandrina, ti pare il caso di farmi questo?» le ho detto mentre la baciavo. Ha sgranato gli occhi, serissima. «Mamma, pensavo lo sapessi. Non devi, non devi, non devi dire “razza”. Potresti offendere molte persone, se lo fai».

 

3 commenti su “Gechi leopardini e razzismo

  1. E bravo pupo. Bella pagella (concordo, ginnastica e clarinetto non contano) . Anche qua le pagelle sono arrivate e per la prima volta ,ampiamente attesi e meritati, anche i 6. Per lei di greco con il quale ha un rapporto che definire di amore/odio è riduttivo. Per lui di francese…ed è solo odio, reciproco direi. Comunque sarà il clima ballerino, sarà la stanchezza per due mesi molto faticosi, ma l’umoRe è ampiamente altalenante anche qua e mai vacanze di carnevale sono giunte tanto attese…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *