Dilemmi morali (love would be my strongest weapon)

Vi propongo un test, anzi due. Sarebbe carino che rispondeste con estrema sincerità. Ecco il primo: lungo i binari di una ferrovia giacciono inopinatamente sdraiate cinque persone, un treno in arrivo le travolgerà tra pochi istanti. Ma azionando uno scambio potete deviarlo su un altro binario, dove giace una persona sola. Che fate?

And I turn my head away   Se pensate che la domanda sia sciocca o insensata sappiate che non è che una delle (tante) versioni del Trolley dilemma, esperimento psicologico ed etico testato per la prima volta nel 1967.  Ho chiesto ai Pupi, 7 e 10 anni, cosa farebbero loro, e mi hanno risposto senza esitazioni: «Aziono lo scambio e mando il treno sul binario dove c’è una persona sola». È quel che dice la maggior parte della gente. Ma poi il dilemma si ramifica e introduce tante spinose variazioni, una delle quali è la seguente: «Potete fermare il treno, ma per farlo dovete spingere sui binari un uomo, un ignaro passante, che con il suo corpo farà scudo agli altri cinque, salvandoli». Qui molte persone esitano. Anche se il risultato è lo stesso del dilemma precedente – una vita persa, cinque risparmiate –  non tutti se la sentono di spingere fisicamente lo sconosciuto. Perché? Per quello che viene chiamato “il principio del contatto”: l’idea di sacrificare con le proprie mani una persona, seppur per salvarne cinque, a molti proprio non va giù.

Ma non ai Pupi, che almeno sulla carta – poi certo bisognerebbe vederli in azione – si sono detti immediatamente disponibili: «Io lo spingo. Mi spiace per lui, ma almeno so che altri cinque, al posto suo, vivranno». Questo tipo di scelta si chiama consequenzialista; chi invece decide di non intervenire compie una scelta omissiva.

If I look I’m not sure that I could face you   Ho studiato il Trolley dilemma per il mio ultimo esame all’università. Altre versioni prevedono che al posto dell’ignaro passante, sul ponte ci sia Adolf Hitler (nelle più aggiornate Berlusconi o Putin); oppure una persona obesa; oppure un generico, ignoto “cattivo”. Le risposte cambiano di continuo, ma quel che a me intriga davvero è capire cosa faranno i miei figli. Usare il barometro dell’infanzia – così netto, così privo di incertezze – per ristabilire i confini del giusto e dell’ingiusto.

But it’s there that I am most afraid   Non se poi, davvero, alla prova dei fatti i Pupi manterrebbero quel che promettono. Una mia compagna di rugby l’altro giorno ci ha raccontato che suo figlio, 13 anni, è stato sospeso per essersi unito a un gruppo di bulli che in bagno hanno preso di mira un compagno, e poi gli hanno sputato. Ne abbiamo parlato in spogliatoio e c’era tra le compagne chi diceva che due giorni di sospensione sono troppo pochi, ma anche chi ha commentato: «Quand’ero piccola io nei bagni della scuola succedeva ben di peggio». Ma non è una giustificazione, ho pensato. Il male non diventa accettabile solo perché minore o meno grave.

Now I don’t believe and I never did   Ho chiesto anche questo ai Pupi: che cosa avrebbero fatto loro. Ho cercato di rendere attraente la prospettiva del bullo per evitare risposte scontate: «Il compagno preso in giro era un debole, uno che si faceva sempre i fatti suoi e che, insomma, non era neanche tanto simpatico». I Pupi – sempre a parole, chiaro: nella realtà come sappiamo le cose compiono spesso brusche e inattese sterzate – non ci sono cascati. «Se è mio amico, restituisco lo sputo, lo prendo dal corpo del mio amico e lo rimetto su chi gli ha sputato; poi scaccio gli aggressori e vado ad avvisare un adulto», ha detto il Pupo. «E se non è tuo amico?». «Salto la parte in cui restituisco lo sputo, mi limito a scacciare gli aggressori e a chiamare un adulto». La Pupa, invece: «Non ha importanza che la vittima sia o meno mio amico. Gli aggressori non li guardo neanche, lui lo consolo. E poi vado a chiamare un adulto». Mi ha colpito la sfumatura di differenza: il Pupo fronteggia l’avversario e lo mette in fuga, la Pupa non perde tempo a far baruffa e rincuora la vittima.

That two wrongs make a right   Mi piace studiare gli eventi attraverso gli occhi dei bambini. Sono sinceri, a volte spietati, spesso sorprendenti. A volte faccio esperimenti di auto-educazione.  «Pupo, cosa mi suggeriresti di fare per impedirti di dire parolacce?». Il Pupo riflette un po’ prima di rispondere. «Beh… potresti tenermi premuta la fronte e dirmi “Smettila”». «E invece quando perdi la testa e cominci a sbraitare?». «Mamma, questa è facile. Tu alza in contemporanea l’anulare e il mignolo. È un segnale da cui capirò che mi devo calmare». Poi fa una pausa. «Mamma, ma tu quell’uomo sul binario ce l’avresti spinto?».

 

 

Soundtrack: Una delle mie canzoni preferite di sempre è Final straw, adoro gli R.E.M. e Michael Stipe che la compose nel 2004 per protestare contro la guerra in Iraq. Michael Stipe è uno che più invecchia più lo trovo affascinante, non so se l’avete visto al Jimmy Fallon show, calvo, con la barba lunghissima e un piercing al naso, cantare The man who sold the world di Bowie. Non metto i link perché ormai siete grandi e potete anche andarveli a cercare, aggiungo solo che Final straw è splendida e necessaria anche perché si presta a una lettura multilivelli: parla di guerra e violenza, vero, ma anche di omertà – e di quel che succede tutte le volte che voltiamo la testa dall’altra parte, fingendo di non vedere.

 

42 commenti su “Dilemmi morali (love would be my strongest weapon)

  1. Perché proprio Hitler? Perché Berlusconi? Perché Putin? “Gli” REM o “i” REM? Ma soprattutto, è vero che poi i 5 si salvano?

  2. 1) non so perché, nell’ordine, siano stati scelti proprio Hitler, Berlusconi, Putin. accidenti non lo so! e ignoro pure se esistano ulteriori diverse versioni del dilemma, con altri nomi – Belèn? Fabrizio Corona? Un tal Ando? – Però se lo sapessi te lo direi. 2) Gli R.E.M., dico io: AR-I-EM. Ma alcuni mi criticano per questo. 3) No, non è detto. Si spera di sì ma non possiamo esserne sicuri; mica c’eravamo noi, ad azionare quello scambio.

    1. Per l’articolo dipende da come viene pronunciato l’acronimo. Per esempio NASA in inglese si pronuncia “nassa”, ma l’ente che l’ha preceduta, la NACA, si pronuncia “en-ei-si-ei” (non farlo notare ad un ingegnere aerospaziale americano, perché lo metteresti in pesante imbarazzo). Tu come pronunci “R.E.M.”?

  3. Probabilmente avrei annusato che la risposta più logica è quella di salvarne 5 sacrificandone uno e avrei detto così, salvo poi rabbrividire sperando di non trovarmi mai ad azionare scambi di sorta.
    Ultimamente mi capita di fare un incubo ad occhi aperti: essere obbligata a scegliere di tenere in vita solo una tra alcune persone che amo (c’è sempre di mezzo mio fratello, che adoro con tutte le forze). Mi dico sempre che farei di sicuro come Ando: prendete me, fatemi solo dare un ultimo sguardo alla mia bambina e andiamo.
    Mi tremano le gambe e mi si ripiega lo stomaco ogni volta. Brrrr che discorsi terrrrrrribili.

    Vorrei tornare alle elementari per avere i Pupi a difendermi in decine di occasioni. Mai nessuno a salvarmi, tutti carnefici o indifferenti ed omertosi, in una classe di ventiquattro bestiole. Mi basterebbe però tornare indietro avendo anche solo un’istantanea visione di cosa sarei diventata da grande, per avere tutta la forza che mi sarebbe servita allora.
    Dovrebbero fare molto molto molto di più contro il bullismo, ancora di più e ancora non è abbastanza.
    Ci penso spesso, che dovrei andare a parlare alle elementari, a me avrebbe fatto tanto bene.

    Hai toccato un paio di nervi scoperti qui, Paola, che male che fa.

  4. Io ho pensato subito che non ce l’avrei fatta a scegliere: chi sono io per decidere che una persona deve essere sacrificata per salvarne altre? Che la sua vita vale di meno? Piuttosto cercherei di togliere il singolo dal binario così da azionare lo scambio.
    Ma chi ha ideato questo test? Un sadico?

    1. no, sono test psicologici pensati per capire l’attitudine delle persone. Hermione, la tua attitudine ha un nome preciso, risponde al criterio chiamato del “Not play God”: «Chi sono io per decidere dell’altrui vita?». prendili come test però, non ti crucciare!

  5. (inizio modalità seria)

    La scienza ci insegna che non è possibile compiere misure senza influenzare in qualche modo ciò che si va a misurare. Di solito la perturbazione è trascurabile (vedi quando ti misuri la febbre), ma al limite può essere tale da rendere impossibile la misura (vedi il principio di indeterminazione di Heisenberg). La citazione più scontata (dopo quella su Heisenberg) è che quando guardi nell’abisso, l’abisso guarda in te.

    Mi chiedo se chi progetta questi test, che di solito vengono usati per stabilire l’età mentale del soggetto, tenga conto dell’eventuale influenza che il soggetto ne riceve. Voglio dire: se ti pongono una domanda del genere a sei anni, ha senso che ti cambi un po’: ti fa ragionare, per di più sulla vita, la morte, ciò che è giusto o sbagliato, meglio o peggio, non certo sul tuo colore preferito. Però ti fa ragionare per il meglio, ha senso aspettarsi che se uno cambia cambi per il meglio, ne tragga un giovamento. Quindi la domanda vera è: perché non farle a tutti, queste domande? Io, per esempio, non ricordo che me le abbiano mai poste.

    (fine modalità seria)

  6. Credevo che fosse una domanda trabocchetto: scegli di dirottare sul binario dove c’è una persona, ma scopri che quella persona è tuo figlio/a. Detesto questi dilemmi…

  7. Cambiamo un poco la domanda: una persona non equipaggiata e non allenata, senza verificare il meteo, tenta di salire in cima ad una montagna, ma un temporale lo sorprende. Allora con il cellulare chiama i soccorsi per farsi venire a prendere con un elicottero. Tu sei il dispatcher del soccorso aereo, e devi valutare se mandare un elicottero con un equipaggio altamente qualificato: due piloti, un medico, un paramedico e un aerosoccorritore (quello che si cala con il verricello, o si butta in acqua, per evacuare la persona in difficoltà). Che fai, rischi la vita dei 5 nella bufera (per non parlare del costo dell’elicottero, del loro addestramento, e del fatto che in caso di incidente lasci tutta la zona senza soccorso aereo), o rischi che il poverino, se non ha un giubbotto abbastanza imbottito, se non è abbastanza furbo da cercare riparo per la notte, muoia assiderato? E’ sempre 1 contro 5, la risposta dovrebbe essere facile, però di solito i soccorsi partono comunque (è vero che i cinque rischiano solo, di morire, non c’è certezza ma solo probabilità; però lo stesso vale per il poveretto).

    1. Credo che sia lo stesso principio per cui siamo obbligati a prestare soccorso in caso di incidente stradale. Anche se abbiamo paura del sangue, anche se ci prende il panico, anche se non sappiamo fare niente. Il principio è che dobbiamo soccorrere chi è in difficoltà.

      1. Hai ragione, è un principio morale, di probabile origine utilitaristica: soccorri qualcuno perché se fossi tu ad averne bisogno vorresti che ti soccorressero.

        Però occorre anche stabilire un limite oltre il quale la probabilità di successo non vale il rischio (e infatti penso che valutazioni del genere si facciano; non dobbiamo pensare che i soccorritori siano degli “eroi” nel senso romantico del termine; sono coraggiosi, ma devono anche essere attenti calcolatori del rischio).

  8. io penso che non interverrei e lascerei che le cose seguano il loro corso… chi mi dice che i cinque non siano dei potenziali Hitler,Putin, Berlusconi o addirittura CORONA (!) e che la persona sola non abbia cinque figli, o sia il salvatore dell’umanità? cosa posso saperne io? Paola, in che categoria rientro?

  9. cara Paola, si può anche dire che quel che risponderemmo alla domanda di un test non è necessariamente quel che faremmo se effettivamente ci trovassimo nella condizione descritta. Mi è capitato di assistere a scene di violenza o vedere persone in difficoltà , e benché il mio senso morale mi dica che è giusto intervenire per bloccare la violenza e aiutare chi è in difficoltà, quel che ho fatto è stato diverso da quel che pensavo che avrei dovuto fare.
    stasera faccio il test al mio pupo.

  10. A proposito del test sul bullo.
    Le mie bimbe si sono trovate in una situazione un po’ diversa: c’è questo ragazzino che (a detta di maestre e dei genitori) disturba, è aggressivo e a volte s’è picchiato con altri bambini, in un caso, se non ricordo male, provocando anche ferite. Ho più volte avuto l’impressione che i genitori aizzassero i figli contro questo presunto bullo, provocandone reazioni anche molto scomposte. Il “bullo” guarda caso è straniero. Guarda caso non va in parrocchia. Guarda caso i suoi genitori si vestono molto diversamente dal resto della nostra piccola comunità. Le bimbe sono in classe con lui dall’asilo e non hanno mai riferito comportamenti aggressivi. La sua famiglia a me pare per bene. So che il bambino suona la chitarra, parla tre lingue e che legge molti libri. Cerco di sospendere il giudizio, ma non riesco ad avercela con lui, le mie stesse figlie non lo temono affatto. Ho comprato alle bimbe il libro di Julian e il libro di Wonder, che prendono in considerazione il punto di vista del bullo e quello del bambino oggetto di scherno. Abbiamo avuto occasione di parlarne a lungo e ci siamo accorte del forte ruolo che hanno gli adulti in certe situazioni. Io spero molto che questo bambino trovi persone positive fuori da questo contesto che ha qualcosa di tribale. Noi ce ne andiamo tra un mese.

  11. Col rischio di apparire saccente segnalo un testo che esplora e approfondisce le tematiche affrontate dal dilemma della scelta morale: Michael J. Sandel, Giustizia. Il nostro bene comune, Universale Economica Feltrinelli

      1. Ops! :-)
        Ricordo che ne parlava Luca Sofri…

        Comunque indagare il punto di vista dei bambini è sempre un’avventura affascinante…

        1. mantas timas tu nebesvaik …. kd tau kamera bloga nzn as pvz lyginau su iphone 4 , galaxy s2 ir nokia e7 tai ray mano manymu parode geriasius rez. ji malonu laikyt rankose garso kokybe superine ir t.t o tos plytos kurioms reik antros rankos ragelio padejimui jei viena ranka uzimta tai nu nxbeje jei tau reik kazko galingo nusipirk loptopa gal geriau ….

  12. Non ho letto tutti i commenti quindi non so se sia già stato detto ma non è previsto provare a salvarne qualcuno dei 5 trascinandoli via? o sono incollati ai binari?

  13. Non è possibile saltare sul locomotore ed azionare i freni d’emergenza??
    E’ la prima cosa che mi è venuta in mente
    Il bullismo, avendo tre figli maschi, è un argomento sempre troppo presente.
    Ce ne sarebbe da scrivere….

      1. io caldeggio un intervento sul bullismo, perché vorrei proprio sapere come dovrei comportarmi in certe situazioni in cui mio figlio esce in cortile a giocare e poi torna a casa in lacrime perché qualcuno lo deride dicendo “basta non esco più”.anche se poi esce di nuovo :-) e per fortuna dico io!

  14. In che momento essere obesi e’ diventata una colpa paragonabile all’aver organizzato la shoa? E poi cosa ci fa tutta sta gente incollata sui binari… ma soprattutto, che fine hanno fatto i cobas?

    1. eh no cara lurkerella, leggi bene: essere obesi a) non è una colpa e b) non viene paragonato a essere Hitler ma c) rappresenta una delle possibili alternative – di fatto le risposte danno conto di una mentalità diffusa: in molti guardano con sospetto alla persona con obesità, come se effettivamente il suo peso fosse una colpa e non solo un fardello, e dunque sono peggio disposti nei suoi confronti, quasi più pronti a sacrificarlo, dovendo scegliere tra lui e un normolineo. Questo dicono i dati delle ricerche (nel caso specifico volte a evidenziare i pregiudizi nei confronti delle persone in sovrappeso). Spero di essermi spiegata. Ma soprattutto come dici tu: dove cavolo erano i Cobaaaaaaas

  15. Anche io dico gli Ar.I.Em…. tutto perché tipo 16 anni orsono nel proprio sito un fan americano che commentava la loro apparizione a Sanremo 2000, sottolineava che erano apparsi loro dopo che il presentatore aveva annunciato certi REM. Del resto non lo chiamo Micael Stipe, lo chiamo Maicòl Staip, anche se con la barbona lunga non mi piace, sorry.
    La N.A.S.A. non la nomino affatto e così problema risolto.

  16. Devo essere sincera… Io son diventata fatalista, o forse lo son sempre stata… Ma io lascierei andare tutto come deve andare… Insomma, perché sta gente sta sui binari? Se ci stanno volontariamente (non si dice che sono legate…) perché devo essere io a decidere per loro? Magari persone depresse che organizzano un suicidio… se poi le salvo, gratificando il mio ego di salvatrice, dopo le lascio a se stesse, col loro male oscuro” a lentamente morire?!
    Non so…
    Inoltre si ragiona diverso, a 5 anni, 20 anni, 40 anni… Per non parlare del fatto che se fosse vero chissa’ come reagirei realmente…
    Che strano quesito! :/

  17. La prima domanda che mi sono posta è la seguente: e se quella persona, al contrario delle 5 sull’altro binario, possa cambiare il mondo? e se quelle 5 persone fossero brutte e cattive e quella persona buona? non so davvero cosa farei!!! Mi hai fatto sorridere con le domande di auto- educazione, proprio oggi mia figlia mi ha detto ” mamma oggi sono stata brava, ho sistemato tutti i giochi in aula. Suona la campanella e io sistemo. facile. Io te lo consiglio.” cosa mi consigli?! ” ma la campanella mamma, è ovvio. Devi comprare una campanella così quando suona io sistemo i giochi”.

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