Di noi mamme coi figli in trasferta

Dopo Stoccolma volevo sbrigarmi a liberarmi dei bambini e ho chiesto a Mike Delfino di portarli al mare dai nonni al più presto. Nell’urgenza di separarmi da loro ho provato un misto di vergogna e sollievo. Alla fatica dei giorni svedesi si era aggiunto un viaggio di ritorno surreale – è tipico mio prenotare a gennaio i biglietti per una vacanza che faremo a luglio cercando le offerte migliori su internet, penso sempre che sei mesi dopo saremo tutti fortissimi e in perfetta forma, e potremo affrontare senza difficoltà trasferte lunghe e scomode. Ryanair offriva per il ritorno una tariffa migliore di Sas – usata all’andata – e così per risparmiare 200 euro in cinque siamo stati capaci di metterci 12 ore per coprire la tratta Stoccolma-Milano, «sempre meglio che in macchina comunque», come mi ha fatto notare la Pupa che nei momenti più drammatici qualche scampolo di saggezza ancora lo tira fuori. Siamo partiti da casa alle 11 del mattino trascinando un trolley a testa tranne Mike Delfino: lui portava un borsone con un braccio, la Piccolissima (che non voleva stare sul passeggino) sull’altro, il lettino da campeggio stretto come un termometrone sotto l’ascella opposta, il passeggino con dentro le sporte della spesa invece lo spingeva con un mignolo. In queste occasioni mi ripeto sempre è una fortuna che Mike Delfino abbia spalle larghe e buon cuore, affronta per amor mio imprese disperate senza brontolare; del resto lascia che sia io a organizzare tutto, prima di ogni partenza vaga in un limbo fiducioso e a tratti estatico, affidandosi a me e quasi senza sapere dove andiamo, e quindi trovo giusto che non si lamenti se qualcosa va storto.

I been looking at the stars tonight    I Pupi, che come detto nel post precedente avevano fatto schifo per due settimane, esprimendo ciascuno per la sua fascia d’età il peggior comportamento possibile, durante il viaggio sono stranamente collaborativi e poco litigiosi, forse come gli animali fiutavano il pericolo reale che li abbandonassi in metropolitana o sullo stolido shuttle che dalla città conduce all’aeroporto. Per tenerli svegli e attivi ogni tanto li richiamavo all’ordine: «Concentràti! Vi voglio concentràti!» e insomma devo ammettere che mi hanno ascoltato abbastanza. La peggiore per contrappasso è stata la Piccolissima, ci illudeva di voler stare sul passeggino per poi tuffarsi in avanti di testa – sa anche sganciarsi da sola dalle cinghie di protezione – e si è rotolata su pavimenti luridi di stazioni e aeroporti per tutto il giorno, mangiando con le mani sporche cibo che lei stessa faceva cadere e poi raccoglieva da terra. Arrivata davanti ai banchi del check-in il suo unico gioco per due ore è stato entrare e uscire da quella gabbietta predisposta da Ryanair in cui infilare il proprio bagaglio a mano per vedere se è piccolo abbastanza, avete presente? Quella con la scritta “see if it fits” per intenderci. Ed è stato così che abbiamo scoperto che sì: ad oggi, la Piccolissima fits.

And I think oh, how I miss that bright sun   In volo in compenso non ha dormito un minuto e non voleva indossare la cintura di sicurezza nemmeno nei momenti topici, ha pianto tantissimo, noi eravamo snervati e a tratti fingevamo di non conoscerla. Però hostess e steward la chiamavano con tutti i vezzeggiativi possibili e soprattutto non hanno tentato di venderci Gratta e vinci né profumi. Poiché Ryanair ti sbarca a Orio al Serio – e ovviamente avevamo lasciato l’auto a Linate – dopo l’atterraggio abbiamo pure dovuto sciropparci un altro pullman fino a Milano, dove arrivati sul piazzale della Stazione Centrale, alle ore 23, la Piccolissima sembrava la piccola fiammiferaia in versione Jackson Five, i capelli da folgorata, il volto nero, gli occhi enormi e i denti bianchissimi. Trascinandosi dietro il trolley della sorella – più alto di lei, come verificato in aeroporto – ha apostrofato un tassista chiedendogli a suo modo di portarla a casa: «Ti pego, ti pego» (Ti prego, ndr). «Ti pego, signore. Ti vojo bene», poi gli ha abbozzato un bacino a fior di labbra.

I’ll be a dreamer ‘til the day I die  Il tassista a quel punto l’avrebbe portata anche a Singapore, e insomma siamo arrivati a casa abbastanza sani e curiosamente felici, come quando scampi un pericolo grosso e sei contento perché tutto sommato te la sei cavata. Adesso che i Pupi sono al mare da giorni ho anche ricominciato a provare un po’ di nostalgia, come ai vecchi tempi in cui mi mancavano un’ora dopo averli lasciati, anche se li so in buone mani: stanno coi nonni e in questo momento li ha raggiunti il padre della Pupa (aka il mio primo marito) con il suo nuovo bambino e sua moglie. La quale poco fa mi ha scritto: «Sono con il Pupo, tuo figlio, sugli scogli a cercare granchi. Devi sapere che ha detto al bagnino che sono la sua ex mamma». L’ho trovato fantastico e assieme sinistro, non necessariamente in quest’ordine.

 

Soundtrack Da un sacco di tempo non mi capitava di amare un tormentone estivo. Mi è successo quest’estate con Spirits degli Strumbellas (nome buffo e degno di loro), immagino la conosciate. Se così non fosse, correte a cadere vittima del suo incedere ipnotico e delle sue parole dolenti e inattaccabili – E penso oh, quanto mi manca quello splendido sole.

23 commenti su “Di noi mamme coi figli in trasferta

  1. Sei una santa con l’aureola, io ho uno scalmanatissimo treenne che fa più o meno come la tua piccolissima……io mi esaurisco con uno solo, non oso immaginare con tre!

    (che ridere la Piccolissima che “fits”!)

  2. Oh Paola, il misto di vergogna e sollievo all’idea di restare senza i bambini l’ho provato per tutto il mese di luglio. Tornano domani, dopo cinque lunghe settimane in cui ho soprattutto lavorato, guardato film, sono uscita di continuo, dormito un ca**o, improvvisato gite al mare e scalate in montagna, e soprattutto non ho fatto niente di quel che mi ero proposta.
    La brava mamma che è in me diceva: quando i bambini saranno via tu potrai finalmente sistemare tutte le loro cose, portare via giochi vecchi, togliere dall’armadio cose che non usano più, svuotare la loro camera per pulirla a fondo. Ecco: tornano domani e non ho neanche cambiato i loro letti.
    L’unica cosa che ho imparato del mio essere madre è che è una terra di grandi contrasti: mi mancano da far male, e al tempo stesso sto centellinando ogni istante di libertà perché so che la rimpiangerò per i prossimi lunghi 11 mesi…

    1. quello che scrivi è troppo vero, elena. anche io piena di buoni propositi su riordino e riorganizzazione… l’idea di controllare in anticipo i vestiti che potranno indossare in autunno, e quelli invece che daremo via perché troppo piccoli… buttare i giochi vecchi e rotti, andare al cinema, nuotare… ahahahah non ho fatto niente

  3. Le mie bimbe in vacanza col padre e mi sono accorta che erano irraggiungibili causa mancanza di rete solo 4 giorni dopo la loro partenza, quando mi sono anche accorta che non ho messo nella loro borsa neanche un paio di mutande pulite (chissà se se ne sono accorte).
    Sì, però ora mancano anche a me.
    Chissà se mi chiameranno già “la loro ex mamma”. 😀

  4. il momento più bello dell’anno era quando si portavano i bimbi ( tre in quasi quatto anni…) al mare dai nonni, in Maremma.
    Io non mi sono mai sentita in colpa! Sapevo che stavano bene, li raggiungevamo nel fine settimana, pieni di amore e di voglia di stare assieme…poi la domenica sera tornavo a casa!
    Altro momento ….mitico….quando, un po’ di anni dopo, partivano per le vacanze con il papa’! Ricordo ancora quando, dopo averli salutati e baciati , vedevo la macchina sparire dietro la curva…..
    Certo, mi mancavano, ma come stavo bene!
    Mi mancano più adesso che sono adulti ed uno di qua ed uno di là. Mi mancano le nostre chiacchiere ormai da grandi, lo stare nostro assieme perchè ne abbiamo voglia, il loro tornare a casa, tra uno spostamento e l’altro e ritrovare il loro meraviglioso, adorabile, disordine, che ti portano uno zaino puzzolente da svuotare , pieno di roba da lavare, richieste culinarie ( mami, mi faresti…….) , voglia, nonostante l’età, di grattini sulla schiena! Si calano immediatamente nel loro ruolo di figli!
    Ma riportano se stessi, pieni di racconti e di vita.
    Emanuela
    PS. Per fortuna ho due nipotini…..

  5. anche io vivo questa contraddizione. i miei genitori negli ultimi 7 anni mi han sempre chiesto di portarsi mio figlio in vacanza a luglio e io non gliel’ho mai permesso perché 1200 km di distanza da me mi sembravano troppi…quest’anno che finalmente mi ero decisa a lasciarlo andare , i nonni non son potuti partire per le vacanze …tié !
    A volte desidero restare senza di lui ma ancora non sono riuscita a lasciarlo andare…nemmeno per due giorni in gita con il Cai. Mi dico che 8 anni sono troppo pochi per andare in giro senza mamma e papà…forse l’anno prossimo…vedremo :-)

    1. No Barbara, lascialo andare, starà benissimo e anche tu! Magari a piccole dosi: prima una sera a dormire da un amichetto, poi una gita più lunga. I bambini sono molto più adattabili di noi adulti e diventano splendidamente autonomi lontano da noi!

      1. Grazie Elena, credo che tu abbia ragione e fondamentalmente sto aspettando solo l’occasione giusta sotto tutti i punti di vista che 😉

  6. Io sto per vivere il problema inverso: tre settimane di convivenza ininterrotta con tutta la tribù ( tre figli maschi + marito)!
    Alla fine della vacanza avrò sicuramente bisogno di disintossicarmi da loro……sicuramente mi servirà una settimana di isolamento in un eremo sperduto e silenzioso!
    Si accettano prenotazioni!

  7. Che nostalgia gli anni in cui la mia Creatura era bimbetto e trascorreva le vacanze in montagna con i nonni, e siccome la nonna era già in pensione, la casa di proprietà, relativamente vicina, ci passava davvero tutte le vacanze, escluso il periodo in cui anche noi eravamo in ferie e quindi logicamente veniva con noi. Era un periodo quasi magico: io ero tranquillissima perchè sapevo che il figlio era in ottime mani, con il papà si rinnovava il rapporto che con il bambino in casa, spesso per forza di cose si doveva “smorzare” un po’. Ora la Creatura è uomo, se ne va in vacanza da anni per i fatti suoi, anzi è proprio oggi in partenza e io devo ricordarmi che entro sera ho una delle sue camicie da stirargli…..

  8. Proprio in questo momento sono in macchina (non alla guida!) in direzione casa dei nonni al mare, per andare a coccolare la mia dueenne. L’ho lasciata questa settimana per la prima volta perché proprio non avevo alternative ma devo dire che è andata meglio di come mi aspettassi

  9. Ma solo a me sono capitati sei nonni che non se li portano mai via? Se li sono tenuti una sola notte a dormire da loro per permettermi di partorire la terza figlia ma quasi sotto minaccia e me li hanno resi il pomeriggio stesso in cui è nata per volatilizzarsi verso più amen e lontane destinazioni..

    1. No Francesca….non sei la sola….tutti mi dicono ” lasciali una settimana ai nonni” cosi ti riprendi e fai magari qualche giorn via con tuo marito…..certo se li tenessero lo farei

    2. No non sei sola, idem qui, un po’ per salute… un po’ perché “il figlio è tuo e te lo cresci tu”, un po’ perché il padre ha il cordone ombelicato attaccato e la prole in questo ci sguazza, sappi solo che una nonna mi ha detto testualmente: “se fai un altro figlio io non ti aiuto, che di piccoli piccoli io non ho più il fisico per occuparmene”. figurati lasciarlo anche solo una notte. lasciamo stare va. Anna

  10. Ciao Paola, sei bravissima simpaticissima e ti leggo sempre ovunque, ti prego non mollare mai il blog perché è davvero un piacere aspettare e leggere i post. A proposito di blog che adoro, scusa se sono fuori luogo, ma posso chiederti che fine ha fatto il blog della tua amica Spersa nell’etere? Forse sono io incapace di trovarlo? O ha cambiato indirizzo?
    Ciao, buona estate!

  11. Evviva le mamme coi figli in trasferta!

    Io credo sarei morta di gioia, da bimba, all’idea di passare un po’ di tempo coi miei nonni, all’avventura.

    Per noi è il primo anno, il mio piccolo di 4 anni è partito ieri sera coi nonni urlandomi dal finestrino della macchina, a mo’ di cantilena, “NON MI MANCHERAIIIII, NON MI MANCHERAAAAAIIII!!” (in realtà non ha ancora capito come funziona l’espressione “mancare a qualcuno”, quindi mi urlava “NON TI MANCHERO'”, il che ha il suo gran fondo di verità)

    Seguendo i vostri consigli, ho messo da parte tutte le velleità di riordino e riorganizzazione delle sue cose, ho acceso la tv sulle olimpiadi e ho consumato una cena di avanzi sul divano dicendo un sacco di parolacce ad alta voce con mio marito.
    YEAH!

  12. Ho appena scoperto che aspetto il terzo/a figlio. Ho due maschi che definire vivaci è PURO EUFEMISMO. Quella che lì per lì mi era sembrata un’idea meravigliosa ora si è trasformata in panico e sto piangendo da tre giorni. Ecco… diciamo che la lettura di questo post non mi ha aiutato molto :) Attendo un post consolatorio sulla meraviglia di avere un terzo figlio.

  13. Forza Maria Giulietta vedrai che sarà bellissimo! Anch’io ho due maschi vivaci molto vivaci e poi così all improvviso senza darmi nemmeno il tempo di cercarla è arrivata lei la mia bambina che ora ha quasi 16 mesi e senza i suoi adorabili fratelli non potrebbe stare! Un abbraccio Ilaria

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