Di cosa parliamo quando parliamo di allattamento

Come accadde che il mio piede produsse latte

Ho ricevuto una mail bellissima. E’ la storia di una nascita e l’autrice mi ha dato il permesso di farvela leggere.

«Le donne che hanno appena partorito sono fragili. Lo sono un po’ di più quelle che hanno appena partorito il primo figlio. Un po’ di più ancora, a parer mio, quelle che hanno avuto un parto, anche se non problematico, di tipo cesareo, che ha come conseguenza di farti grattare per il prurito una notte intera, lasciarti allettata e con catetere per un paio di giorni (mentre vorresti disperatamente cullare il tuo bambino), farti gonfiare le gambe, provocarti crampi atroci al ventre mentre con vero senso sadico le ostetriche ti lasciano il bambino in camera, anche se non riesci a nemmeno a reggerti in piedi, figurarsi a prenderlo in braccio. Tutto questo senza che al corso preparto nessuno ti abbia spiegato niente in merito, perché il cesareo lo fanno solo le pappemolli.

E che ti lascia per sempre il rimpianto di non essere stata protagonista davvero di quella meraviglia che è l’inizio di una vita, la vita di tuo figlio.

Sono particolarmente, disperatamente fragili, le donne che oltre alle condizioni di cui sopra, durante tutta la gravidanza, un po’ per il bene del bimbo, un po’ per la fifa dei medici, hanno dovuto rinunciare ai noti farmaci “tiratisu” e “staitranquilla”. Io faccio parte di quest’ultima categoria. Raggiunto il settimo mese di gestazione, veramente disperata, ho finalmente trovato un medico capace di prendersi le sue responsabilità e di prescrivermi il “tiratisu”, che se non ti tiri su va a finire che ti butti giù, te con il tuo bimbo dentro, e tutti questi sacrifici non saranno serviti a nulla. E’ noto a tutti (ma forse non ai ginecologi ignoranti e agli psicologi con manie di onnnipotenza che cercano di propinarti inutili palliativi come l’ipnosi) che i farmaci della categoria “tiratisu” cominciano a fare davvero effetto solo dopo un mese che hai cominciato ad assumerli. Prima di quel mese invece di stare meglio stai molto peggio, ma se sei fortunata stai male come prima.

Sono arrivata al giorno in cui il pupo podalico ruppe le acque assolutamente prostrata. Avevo esaurito tutte le mie energie, e tante me ne sarebbero servite in seguito, perché ancora doveva venire il bello.

Infatti tutti sembrano ignorare il fatto che la gravidanza va affrontata con il giusto spirito positivo e ottimista (spirito che per mancanza dello “staitranquilla” nel mio caso mancava del tutto), che il parto naturale è la cosa più bella del mondo, ma non è colpa tua se il monello decide di mettersi a piedi in giù, i medici non ce la fanno a girarlo perché è paffutello e cocciuto e le ostetriche (forse perché non sono più semplici levatrici) hanno perso la capacità di far nascere i podalici. Che allattare è giusto e doveroso, ma a volte non ce la fai, specie se la tua ansia viene accresciuta da indicazioni contrastanti.

E che dopo tutto ciò ti mandano a casa senza libretto di istruzioni, e tu sei sola con il tuo nanetto e la tua paura. Non sai nemmeno fargli il bagnetto, perché te lo hanno fatto solo vedere su una vidoregistrazione.

Le mia prima foto col bambino, scattata il giorno stesso della nascita, mostra un viso tondo da mamma, sorridente e soddisfatto.
Le foto scattate nei giorni successivi mostrano un viso sempre più teso e disperato.
Della mia permanenza in ospedale ho ricordi confusi, sovrapposti, a macchie.
Il bimbo che non si attaccava, o forse si attaccava e non trovava niente quindi si incavolava di brutto e, rivelando fin da subito il suo carattere forte e testardo, urlava come un pazzo e si rifiutava di riattaccarsi.
Un’ostetrica che mi dice che dopo il cesareo la montata lattea arriva con più difficoltà. Io che non avevo nemmeno il colostro.
La mia vicina di letto invadente che dice questo bimbo è nervoso per la fame, adesso lo allatto io. Io che non riesco nemmeno a pensare, ma vorrei dirle questo bambino è mio, tu gioca con il tuo.
Io che piegata quasi a novanta gradi per il dolore spingo la carrozzina lungo un corridoio interminabile per raggiungere la sala dove c’è tutto l’occorrente per il cambio e poi gli metto il pannolino alla rovescia.

Un’ostetrica, chiamata in soccorso da una collega che non riusciva in nessun modo a convincere il bimbo ad attaccarsi, che mi insegna la posizione a palla di rugby, fa attaccare il bimbo per un nanosecondo e poi se ne va. Il bimbo che si stacca subito.
Un’ostetrica che dice questo bambino non ha proprio nessuna intenzione di attaccarsi. Mi schiaccia la tetta, esce un po’ di latte, dice “Che ben di Dio”, lo raccoglie col dito, io penso questa è talmente fanatica che adesso se lo ciuccia. Invece lo usa per disinfettarmi l’areola. Poi se ne va. Da allora non sopporto più l’espressione “Che ben di Dio”. In casa è vietata.
In sei giorni di degenza nutro il figlio con svariate tecniche, senza capirne né assimilarne nessuna:

– con il biberon di latte artificiale
– con la tetta e il paracapezzolo che ho paura che se lo ingoi
– con un milligrammo di colostro uscito faticosamente tramite tiralatte – tanto che la nutrice di turno della nursery lo mostra a tutte le colleghe trionfante: guardate cosa ha fatto la 19 (era il mio numero di letto, non lo scorderò mai), come se avesse assistito ad un miracolo. Il prezioso rarissimo liquido viene conservato in un reliquiario a siringhetta – senza ago naturalmente – che poi verrà infilata nella boccuccia del bebè
– con tentativo di poppata naturale seguita da disperata ansiosa attesa della preparazione del biberon di latte artificiale – attesa sadicamente protratta ad arte – mentre il pupo urla così forte che le altre mamme lo soprannominano “ugola d’oro”

Il tutto senza dimenticare la doppia pesata.

Io che mi tiro la tetta a mo’di mucca e non esce niente, ma proprio niente. Nel contenitore dopo tanta fatica c’è solo qualche rimasuglio di amuchina.

Io che piangendo supplico mio marito di parlare con la capo ostetrica e di chiederle di non tormentarmi più. Lui che torna indottrinato e plagiato più di me, e mi spiega che l’allattamento è un efficace antidepressivo, molto meglio del “tiratisu”, e che ce la posso ancora fare, devo sforzarmi ancora, per il bene mio e del bambino.

C’era ogni giorno uno spazio di tempo fantastico in cui si poteva dormire (tre ore la mattina, mentre lavavano, pesavano e controllavano i bebè) – anche se nell’ordine ti svegliavano per: provarti la pressione, provarti la temperatura, controllarti in punti vari non nominabili, rifarti il letto e quindi svegliarti proprio e farti alzare, urlarti nell’orecchio: Signoraaaa, la colazioneeee, si svegliiii!
Durante uno di questi periodi di semicoscienza una giovanissima recluta mi scuote con delicatezza e mi dice che mi vogliono nella nursery. Penso che sia successo qualcosa di grave, anche perché mi era stato detto che quel giorno mio figlio avrebbe fatto controlli neurologici perché si muoveva in modo strano (nulla di che, si rivelò poi, ma che paura!). Arrivo tremante alla nursery e una Crudelia mi dice “Ha fame, lo attacchi”. Scoppio a piangere come una fontana, il latte non ce l’ho, lui non si attacca, lasciatemi in pace, sono stanca, non torturatemi, ho sonno, non ce la faccio più. Una collega di Crudelia fa capolino dalla porta e mi dice sottovoce sei tu la mamma, decidi tu, non farti influenzare, avrai tante cose da fare, elimina il problema se non ce la fai, crescerà lo stesso.

Come vorrei sapere come si chiamava per correre ad abbracciarla.

Di notte, stanca, con petto, pancia e cicatrice doloranti, riesco a riempire con il mio colostro il contenitore del tiralatte. Lo maneggio maldestramente con gli occhi che si chiudono dal sonno e lo faccio cadere quasi tutto. A questo punto mi incavolo davvero, tiro di nuovo, molto oltre il tempo consigliato, fino a riempire ancora fino all’orlo.

E finalmente arriva un po’ di febbre e la montata lattea.

Il latte. Che soddisfazione. Adesso sono degna di essere mamma. Ma sono talmente stanca e frastornata che ci vedo male, oppure ho le allucinazioni: mi esce latte da un dito del piede. Chiedo a mio marito di controllare (eroico, le cesarizzate non riescono a lavarsi molto bene, specie i piedi): si tratta di abbondante pus perché l’unghia dell’alluce si è incarnita a causa del gonfiore post anestesia.
Per un giorno intero riesco ad allattare il mio bambino solo al seno, e il suo peso il giorno successivo rivela un buon aumento. Dimentico di specificare all’ostetrica che si è trattato di un giorno intero nel senso che il bambino per 24 ore non si è mai staccato dal mio petto e io non ho dormito mai.

Mi dimettono con le indicazioni “allattamento totale al seno”, anche se io obietto che forse sarebbe meglio il misto. Nooooo, tu sei pieeeeeena di latteeeeeeeee! E che succede con il “tiratisu”? Nienteeeee, non succede nieeeeeeente, al bambino non fa assolutamente male (bè, non potevate dirmelo nove mesi fa?)

Torniamo a casa, tutti e tre. Felici, spaventati.
La seconda notte ho avuto un attacco di panico terrificante, colossale, il peggiore della mia vita. Mio marito ha preso il bambino e mi ha detto: “ci penso io, tu adesso dormi”. Previdenti, avevamo da settimane predisposto in casa tutto ciò che serve per l’allattamente artificiale (cosa che se raccontata avrebbe causato grave disappunto alla docente del corso preparto). Mi sono sparata una cinquantina di gocce di “staitranquilla” e finalmente ho dormito. Quando ripenso a quella notte ancora ho i brividi. Forse, se il bimbo ed io siamo ancora qui, è solo grazie a mio marito.

La mattina dopo mio marito mi ha riportato al reparto maternità per capire cosa fare col mio seno. Lì l’ostetrica plagiatrice e indottrinatrice mi ha abbracciato e consolato mentre tirandomi il latte piangevo e non riuscivo a tenere su la testa per effetto dell’attacco di panico e dello “staitranquilla”. Ha convenuto che in effetti il latte era poco per un bimbo così grossino e affamato, ma era troppo per farlo andare via solo con le pastiglie. Ha dato tutte le istruzioni a mio marito su come fare ad affittare un tiralatte. Fantastico. Dovevo tirarmi il latte due volte al giorno (secondo loro avrei anche potuto darlo al bambino, ma io lo buttavo via perché un pediatra luminare consultato durante la gravidanza mia aveva detto che c’era la possibilità che lo “staitranquillla”, che stavo oramai assumendo in quantità industriali, passasse nel latte e che c’erano in letteratura casi provati).

Non so come facciano quelle mamme eroiche che prima si tirano il latte e poi lo danno al bimbo (ad esempio, in caso di prematuri) senza riposare mai. Io quelle due tirate giornaliere le odiavo. Dopo circa un mese, il giorno del mio compleanno, la ginecologa mi ha finalmente prescritto le pastiglie per far andare via il latte. E’ stato il regalo di compleanno più bello, fino a quel momento. Esattamente un anno dopo, mio figlio me ne ha fatto uno meraviglioso, insuperabile: mi ha dato la manina e ha camminato.

Tornata a casa, ho pensato lo amo così tanto, il figlio gliel’ho fatto, ed è venuto sano nonostante tutto. Adesso di me può succedere qualunque cosa, posso restare per sempre in questo letto, possono anche decidere di ricoverarmi in manicomio, non importa. Ho dormito dormito dormito. Poi mi sono svegliata e ho deciso che dovevo reagire. Tutti si sono stupiti della velocità con la quale mi sono ripresa, in confronto a crisi meno pesanti che avevo avuto in passato.

Non appena sono stata in grado di guidare sono andata dalla mia estetista, che con successivi abili trattamenti mi ha salvato il ditone da una eventuale operazione per unghia incarnita. E’ bravissama, la consiglio a tutti.
Mio figlio adesso ha quattro anni e mezzo, e onestamente è bellissimo. E’ socievole, simpatico, intellegente e particolarmente cocciuto. Gli piace molto andare all’asilo e non sta mai zitto.

Tutto sommato, fino ad ora, le cose sono andate bene, anche se il rapporto a triangolo tra il cibo, mio figlio e me è rimasto pessimo. Ed è stato uno dei pochi motivi di litigio con mio marito.

Vado per i 38 anni, per molti mesi ho avuto scompensi ormonali, ho avuto 2 aborti spontanei, ho 2 ernie al disco, continuo a farmi di “tiratisu” in buone dosi (il medico – quello saggio – ha detto che dopo le mie vicende è normale che non riesca a diminuirle, anche se ci ho provato più volte) e talvolta modiche quantità di “staitranquilla”. Però spero ancora di riuscire ad avere un altro bambino, e magari anche di allattarlo.

Magari in un altro ospedale».

40 commenti su “Di cosa parliamo quando parliamo di allattamento

  1. grazie per aver pubblicato questa mail, grazie perche’ non siamo sole, mai…e dovessi diventare madre un’altra volta cambia ospedale oppure, come ha optato una mia saggia amica, cerca un’ostetrica che ti segua durante la gravidanza, il parto, l’allattamento, naturale o meno che sia. fai colloqui, sii implacabile e scegli quella a te piu’ affine….dicono siano i soldi meglio spesi per poter affrontare serene un passo cosi’ importante, drastico ed incredibile… e soprattutto per sopravvivere ai trattamenti orribili, ahime’ cosi’ frequenti, che ci vengono rifilati da “dolcissime” infermiere che lavorano ai nidi degli ospedali. ora io parlo per esperienza personale e naturalmente lungi da me l’offendere una categoria, ma ora sono incinta per la seconda volta e questo sara’ il mio tentativo di uscire da quel posto con il sorriso sul viso invece che con un’ansia da prestazione assurda. CE LA POSSIAMO FARE!!!
    Un abbraccio,
    Giorgia

  2. ti abbraccio forte.. capisco che se una persona sia abituata ad usare dei farmaci “tirami su” il parto possa essere devastante..
    anch’io ho fatto il cesareo, anch’io ho avuto il mio bel dafare con la montata lattea e le tette… capisco che quello che subiamo è un lavaggio del cervello sull’allattamento, ma quest post devo dire che mi ha sconvolto…
    io ricordo di aver avuto paura addirittura di portare mio figlio giù per le scale.. ma devo dire che sono stata fortunatissima il mio bimbo è nato 4kg e si attaccava di una bellezza…
    Però posso dire a tutte le mamme in gravidanza che passano di qua che non in tutti gli ospedali succede questo, per fortuna..
    Grazie per aver pubblicato questa lettera e un abbraccio a questa mamma coraggiosissima!!!!
    Lisanna

  3. Che bellissima e triste lettera, ma al tempo stesso lascia uno spiraglio di speranza.
    Anche per me l’allattamento è stato un disastro e il regalo più bello è stato accettare le pillole per mandare via il latte: per un mese non ho fatto altro che tirarmelo, darlo al pupo, cercare di attaccarlo, fare la giunta con il latet in polvere. Tutta questa tortura per non sentirmi meno mamma delle altre…
    Col prossimo figlio (sperando che arrivi) mi sentirò mamma lo stesso, eviterò i tormenti e se l’allattamento non parte col piede giusto passiamo senza pensieri al biberon.

  4. E io che credevo di aver patito… tzé. Così imparo.
    Grazie all’autrice per la sincerità e per aver permesso a Paola di condividere la sua storia. Tirati su e stai tranquilla, con tutte le goccine che vuoi. “I’m only human, of flesh and blood I’m made.”

  5. BRAVA! E finalmente qualcuno che dice le cose come stanno (per molte di noi!!!)
    Ho avuto un’esperienza molto molto simile a quella pubblicata (la puoi leggere nel mio blog alla voce “allattamento al seno”)… grazie di esprimere il dolore e la rinascita di tutti quei momenti.

    1. You can share some of your points, I’m Like you write sohgemint, really very fantastic! I will continue to focus on. Never done in the article comments, this is my first network comments, appreciate you sharing. Very excellent article.

  6. Che ridere!
    Io ho partorito a 23+5 settimane di gestazione e vado avanti con il tiralatte ormai da 6 mesi. Sto provando di allattare mia figlia al seno ma non è facile, il latte è sempre scarso ed a volte lei ha più voglia di dormire.
    Grazie per averci regalato questa graziosissima lettura, è tranquillizzante sapere che non sei l’unica che non ci riesce…

  7. leggere questa testimonianza mi ha lasciato senza fiato per l’inensità..è una storia piena di amore e di coraggio. un abbraccio e un brava!

  8. senza parole. una lettera che tocca davvero il cuore.

    paola, ho letto il tuo libro e lo sto consigliando a tutte le mie amiche da poco diventate mamme. mi sono permessa, sul mio blog, di scriverne una recensione.
    mammasidiventa.ilcannocchiale.it

  9. @amalia, grazie! ma grazie davvero.
    @marlene, non capisco di quali scelte parli quando dici “alcune tue scelte non le condivido appieno”… quanto sopra mi sembra talmente personale da essere insindacabile.
    @tutte, una piccola rassicurazione perché sì, è una storia che ti lascia senza fiato ma è soprattutto una storia di coraggio e di speranza. tra l’altro, dopo esser stata amica di penna di questa mamma, ho anche avuto il piacere di conoscerla di persona e confermo – suo figlio è bellissimo. ma proprio bello-bello, di quei tipini da pubblicità: faccia da schiaffi il giusto, occhio chiaro che ti fulmina, ciuffetto sparato in aria, irresistibile, mannaggia

  10. Questo pezzo è proprio bello assai…grazie di averlo condiviso con noi. Alla faccia di quelle befane che hanno commentato in maniera tanto maligna sul sito di Gioia (a proprosito: ho provato a commentare tanto, ma non registrava più…sarà censura del positivo?). Abbracci

  11. io non prendevo “staitranquilla” (anche se successivamente una dottoressa mi ha detto che forse forse ne avrei avuto bisogno) ma in compenso mi tiravo il latte ogni due ore e mezza. Mattina, pomeriggio, sera. E notte. E uno dei ricordi più amari che ho è di me, col tiralatte in funzione, che piango di notte per il sonno, per la stanchezza, perchè “se non hai latte è perchè non lo vuoi”, perchè dopo venti minuti a tetta uscivano al massimo 40 ml (totali eh) e quindi altre lacrime, perchè al corso preparto mi avevano raccontato che tutte le mamme hanno latte e chi non ce l’ha è perchè forse (ma neanche troppo forse) non è una brava mamma, anzi, non è una mamma punto e basta, perchè al corso preparto mi avevano raccontato che tutti ma proprio tutti i bambini si attaccano bene e subito e ciucciano dieci minuti per tetta,e nessuno mi aveva invece detto che la mia, nata tre settimane prima avrebbe avuto qualche difficoltà specialmente se la portano alla mamma 12 ore dopo il cesareo, perchè il cesareo l’ho subìto perchè mi sa che il giorno di Natale nessuno aveva voglia di provare a farmi un’induzione.
    Io credo che le peggior nemiche per me (ribadisco per me non voglio scatenare putiferi, forse sono stata sfortunata come altre) sono state le madri perfette “io col mio latte ci facevo anche le caciotte e otto kg di burro e non capisco come fai a dire che hai avuto difficoltà”, le ostetriche che “non mi venire a dire queste cose che io son trent’anni che faccio questo mestiere e ne so sicuramente più di te”, le infermiere e le ostetriche che mi dicevano “quella dell’uno” perchè non avevo neanche un nome, la tizia del consultorio che mi ha detto, in sequenza “tua figlia mangia male, mangia troppo, perchè non hai insistito con l’allattamento?” ma badate bene, davanti ai cartelli che recitavano cose tipo “mamma! non restare sola! in consultorio troverai supporto”.
    Invece io credo che ognuna, ostetrica mamma consulente della lega del latte infermiera di consultorio, dovrebbe avere semplicemente un po’ più di comprensione per una donna che ha appena partorito e si sente un’incapace e ce la mette tutta per fare del suo meglio. Invece sempre più spesso sono dita puntate contro, perchè non viene accettata nemmeno un’opinione diversa dalla propria.

  12. la cosa strana è che tutto questo viene negato. nel senso che se ne nega l’esistenza. di tutto quel putiferio scaturito in seguito all’articolo sull’allattamento ricordo decine di mail che continuavano a ripetere la stessa cosa:
    – tutte le donne hanno latte, salvo forse pochi casi AL MONDO
    – tutte le infermiere, consulenti della LLL, ostetriche, levatrici sono impeccabili nel sostenere la mamma che ha appena partorito. non insistono, sanno quando fermarsi, non la fanno sentire in colpa MAI
    – se non sei riuscita ad allattare il tuo bambino, qualcosa è andato storto; forse dovevi farlo dormire con te pelle contro pelle, non preoccuparti di schiacciarlo nel sonno, attaccarlo ogni 5 minuti, non avere alcuna altra attività se non quella di nutrirlo e occuparti di lui.
    – se trovi faticoso e alienante impiegare (almeno) otto ore al giorno per allattare tuo figlio, sei una deficiente e avresti fatto meglio a prenderti un cane. cos’hai di meglio da fare, in fondo? se hai altri figli, per esempio, di cui occuparti, da portare all’asiloanuotoagiocarecongliamici, trova qualcun altro che lo faccia al posto tuo oppure rassegnati a dormire 2/3 ore al giorno in tutto;
    – se poi pretendi di avere un’altra attività in squisita contemporanea (per esempio un lavoro – perché magari un reddito in casa non basta, e quindi tu sei costretta a fare dell’altro anche a poche settimane/mesi dalla nascita del figlio), allora sei pazza e inadeguata.

    a tre mesi dalla nascita del pupo (il mio secondogenito) a un certo punto mi calò il latte. ero stanca, stressata, tutta la famiglia aveva avuto l’influenza quella brutta, con 40 di febbre, il pupo si svegliava ogni due ore per mangiare. di me ricordo che ero brutta, con le occhiaie, perdevo i capelli ed ero tachicardica (poi si scoprì per mancanza di magnesio) e anemica. conservo ancora la mail di una consulente della LLL che mi consigliò, per risolvere il problema, di dormire su una poltrona-letto in una camera con il pupo, da soli io e lui, per non subire interferenze dall’esterno. quando la lessi mi venne da piangere: in quel gelido inverno una delle cose che mi davano sollievo e serenità era accoccolarmi contro il corpo caldo di mike delfino, e assaporare quel piccolo spazio d’intimità.
    sono andata avanti ad allattare perché sono estremamente cocciuta e bombandomi di tutte le tisane possibili e a un certo punto anche di domperidone, fin quando il pupo a 7 mesi ha deciso che non voleva più la tetta e ha girato la testa dall’altra parte (altro che andare avanti fino ai 2 anni…). però dopo un giorno di smarrimento ero tutta felice che anche il suo papà potesse dargli il biberon.
    @letizia: a un certo punto c’è stato un problema con il server di gioia, alcuni commenti (sia negativi che positivi) si sono cancellati, poi non era più possibile inserirli… niente censura. baci

  13. mi hai fatto piangere cara. perché il mio primo parto è stato molto simile. i giorni successivi altrettanto disperanti. con la seconda non mi hanno fregato, dopo nemmeno 24 ore dal cesareo ho staccato tutti i tubi e sono andata a prendermi la mia nana dall’incubatrice, me la sono messa vicino, le ho infilato un ciuccio in bocca quando dovevo dormire e ho ringhiato come una cagna feroce ogni volta che un’ostretica faceva la saputella. ti auguro di avere la fortuna di poterci passare di nuovo, e comunque grazie per quello che hai scritto, avrei voluto trovarlo io quando ne avevo bisogno, sarà di vero sostegno per molte neomamme
    un abbraccio

  14. Guarda, io non ho mai ascoltato nessuno. Al rientro a casa, il pupo non si attaccava, piangeva disperato, è arrivato il papà con il biberon di latte artificiale e non ha più smesso.
    Ero talmente stanca che se qualcuno mi avesse attaccato la pippa sull’allattamento l’avrei sbranato. Forse per questo nessuno ha mai osato darmi un consiglio non richiesto.
    L’esperienza che racconti è terrificante. Anche a me lasciavano il pupo sempre in camera, quando non riuscivo ad alzarmi per il dolore regolamente le chiamavo per cambiarlo o mettermelo in braccio..non siamo mica dei robot!!
    vistodalei.splinder.com

  15. Ciao,
    ho letto con molta attenzione il tuo post. E sono stata a lungo indecisa se scrivere o meno. Io ho avuto una bimba, con cesareo perchè era podalica, bellissima sanissima e …viva…due anni prima della sua nascita ho avuto un’altra bimba con cesareo d’urgenza…ma la piccolina, il mio primo amore, la mia stellina…è volata in cielo…Quando sono rimasta incinta la seconda volta, ero felicissima ma con tanta paura…sono ricorsa alla mia forza, a mio marito, alla psicologa…non ai farmaci, non ne sono contraria a prescindere, ma un figlio viene prima di me stessa…e non sono d’accordo a fargli correre rischi inutili…solo per le mie paure…bisogna trovar la forza per sconfiggerle, i figli non devono pagare le nostre debolezze e/o egoismi. Le mie due bimbe, l’una angioletto, l’altra nella pancia, mi hanno dato la forza di non aver paura e di vivere con gioia l’attesa (la sottile paura c’era, ma come potevo trasmetterla alla mia tata?doveva essere serena!). Avrei tanto voluto partorire naturalmente, mi ero anche “allenata” per quello, ma la mia stellina era podalica…e così mega cesareo…3settimane prima della scadenza perchè era già bella cicciotta. 3kg e 800gr…una gioia, era viva, era sana, era bella, ma anche un gran dolore fisico, identico al tuo (anch’io poi mi porto dietro 2 dolorose ernie al disco…)…la montata lattea non arrivava…ma io volevo allattare, e non solo per tutto quello che avevo sentito tra ginecolgi/ostetriche/pediatri/mamme ma perchè ho sempre pensato a lei, la mia cucciolina, e al mio essere mamma. Ha sempre avuto tanta fame, dopo 2 giorni ancora solo poche gocce e così per quei primi giorni lei si è nutrita delle mie poche goccine e dell’altro latte di mamma conservato in ospedale (e qualcosina di artificiale). ma io volevo allattare…e fin da subito è iniziata l’odissea del tiralatte. La mia stellina si attaccava solo per poco, le ostetriche ci provavano ogni tanto ad aiutarmi, ma spesso no. Un pediatra acidamente mi ha pure trattato male. Non ho voluto mandare alla nursery dell’ospedale la stellina nemmeno di notte, era mia, ed era qui non in cielo…e qui c’era la sua mamma. Così mi sono occupata io di lei, con flebo, cesareo mega ecc. Ho pianto tanto per il mio latte che era scarsissimo ma dovevo farcela…per lei e per me. per sei mesi ho allattato 10-15 minuti al seno e per il resto biberon…del mio latte…lo toglievo ogni 3 ore…e cmq ho cucinato torte, sono uscita, ho amato, non avevo altri aiuti se non me stessa, mio marito ma soprattutto avevo l’Amore per lei…stanca,stanchissima…molte volte abbattuta … ma vedevo la mia bella pacciocchina e quando riuscivo ad allattarla è sempre stata una gioia. Ma non ho lasciato perdere. A sei mesi con lo svezzamento, le è bastato solo il mio seno e ho continuato ad allattarla fino al compimento del primo anno. Poi avevo talmente tanto latte che dovevo toglierlo perchè mi faceva male. Non è stato facile, non avevo, non ho un passato facile. Ma c’era e c’è la mia stellina e il mio angelo ma soprattutto sono una MAMMA. Viene prima lei di me. Sono felice che tu sia diventata mamma…ma devi essere forte, affidarti a te stessa, e anche chiedere aiuto ma…ora sei mamma… scusate se con il mio pensiero sono andata controcorrente, spero di non aver offeso nessuno e nemmeno mancato di rispetto…siamo donne, siamo mamme, con le nostre debolezze, mancanze, paura ecc. ma siamo MAMME. ciao C.

  16. Cara C., che storia triste e stupenda la tua. Quanto coroggio, affrontare una nuova gravidanza.
    Prendere farmaci in gravidanza è stata la scelta più difficile e dolorosa della mia vita. In tanti sottovalutano i problemi di ansia e depressione: si sta così male che si perde il controllo della realtà. Quando ripenso a tutta la storia a mente fredda, penso che forse al mio bambino hanno fatto più male quei sette mesi di gravidanza senza farmaci in cui anche se pensavo a lui con tutto l’amore e la forza di cui ero capace non riuscivo a non stare malissimo, che quei due mesi con i farmaci e perfino della mancanza del mio latte in seguito. Quando fa i capricci o è nervoso, forse non più degli altri bambini, penso che è stata colpa del mio malessere, di quell’ansia insopportabile, di quei pensieri neri e mortali.
    Non è un argomento facile, perchè ci sono pochi studi. Si sa che l’aspirina fa male, ma per altri farmaci non ci sono prove nè in un senso nè nell’altro. Nei foglietti illustrativi c’è scritto che bisogna valutare il rapporto tra rischi e benefici. Si valuta, ma chi può dire qual è la scelta più giusta, o la meno sbagliata? Spesso nemmeno i medici specialisti si arrischiano a darti un consiglio. Si lavora su dati statistici. In quel periodo ho contattato un numero verde della croce rossa di Bergamo in cui si ricevono informazioni sui possibili rischi dei farmaci in gravidanza, e dopo la nascita del bambino mi hanno richiamato per sapere come era andata, e per inserire anche la mia esperienza nelle loro casistiche.
    Stavo male soprattutto in casa, se stavo fuori casa riuscivo a resistere, soprattutto se ero al lavoro ed ero costretta a pensare ad altro. La mia psicologa mi suggerì di lavorare anche l’ottovo mese pur di evitare i farmaci, ma a quel punto ho valutato (per quanto in quelle condizioni fossi in grado di fare valutazioni) che fosse molto più pericoloso per il mio bambino viaggiare dentro di me in auto nell’ora di punta della tangenziale di Milano, con l’agitazione che avevo addosso e i cali di pressione della mattina presto, che non assumere per vie indirette qualche sostanza che non si aveva la certezza che non fosse dannosa. So di ginecologi che concedono un paio di sigarette al giorno alle loro pazienti perchè valutano più rischioso e troppo faticoso smettere di fumare tutto d’un botto, eppure è certo che il fumo faccia male (non giudico, perchè non ho mai fumato e non so cosa si prova).
    E’ stato difficile … Fare la mamma è una cosa stupenda, ma talvolta difficile …
    E la cosa che meno mi perdono è il rapporto così difficle con il cibo.

  17. Ciao,
    sono C…
    scusami se sono stata troppo dura nel mio post precedente su questi argomenti…questa mia rigidità ovviamente nasconde delle mie debolezze, forse la paura del troppo dolore che nascondo anche con la troppa sicurezza.
    Sono sicura che sei una brava mamma, e come tutte le brave mamme si cerca di dare sempre il meglio di sè, anche sbagliando, ma si prova sempre, perchè amiamo, e perchè in quanto essere umani siamo fallibili. Ma l’importante amare, e tu, come sicuramente le altre mamme e anch’io amiamo alla follia i nostri figli, quelli nati, quelli non nati e quelli anche solo desiderati… Scusami ancora… ciao C.

  18. Io ho patito più o meno lo stesso, con la differenza che mia figlia invece s’è attaccata bene al seno ,il latte è arrivato quasi subito, ma proprio per questo non mi ha più mollata per i successivi 5 mesi, durante i quali io mio sono letteralmente prosciugata (fisicamente e mentalmente)e lei si è trasformata nella mia gioia e contemporaneamente nel mio tormento più grande.
    Hai presente allattare ogni due ore?? Due ore di orologio, notte e giorno?? Due ore, quando mi andava bene…
    Perchè l’allattamento al seno è a richiesta.
    Così mi ha detto la pediatra ed io eseguivo, senza rendermi conto che così facendo non stavo dando i ritmi giusti nè a me nè alla bambina.
    Infatti, quando sono dovuta tornare a lavoro, lei ha iniziato lo sciopero della fame, finchè non tornavo non voleva bere nemmeno l’acqua, niente ciuccio, niente di niente.
    Alla fine l’ho svezzata per disperazione, anzi no, lei s’è fatta svezzare per fame.
    Fame vera, mangiava solo le pappe e la frutta. Quel tanto che le bastava per calmare lo stomaco e basta.
    Latte zero.
    Adesso ha dieci mesi e opesa otto chili.
    La pediatra mi ha fatto fare esami su esami (test sulle intolleranze, emocromo, urinocultura)
    Lei non ha niente.
    Solo voleva ancora la tetta e a me a un certo punto, complice il ritorno in ufficio, lo stress degli orari, le notti insonni (ancora adesso due o tre risvegli in media per notte)il latte è andato via.
    E nessuno si è preso la briga di consigliarmi un “tiratisu”.
    E nemmeno di dirmi di provare o di iniziare con qualche aggiunta di latte artificiale (ma perchèèèèèèè?? è un vero peccato!!!)
    Per la mia esperienza, quando una donna diventa mamma, nessuno dovrebbe azzardarsi ad aprire bocca su nulla figuriamoci su una questione come l’allattamento.
    E soprattutto la mamma non dovrebbe ascoltare niente e nessuno che non sia il suo istinto.
    Ma questo l’ho capito solo dopo.

    Auguri per tutto.
    Mariangela

    Però questo l’ho capito solo adesso

  19. ciao a tutti, quando sento o leggo queste cose mi viene da pensare di essere stata un apersona molto fortunata per l’esperienza che ho avuto, però mi chiedo:
    1°) ma in che ospedali del cavolo e con quale personale del cavolo ‘ste poverette sono finite???
    2°) ma queste povere ragazze non hanno la mamma o una zia o una nonna che le aiuti in casi del genere?
    io penso che il problema sta nei corsi preparto dove ti gonfiano di cazzate e di aspettative e poi se non vivi l’epserienza che ti avevano profetizzato ti deprimi!!!!
    io avevo una compagna (non di stanza) di ospedale che era fissata con tutte le cavolate che gli hanno propinato al corso preparto,che durante i tracciati mi prendeva per pazza perchè non lo frequentavo e che poi gli è successo di tutto perchè non accadeva tutto ciò cher stava nel libretto degli appunti che si era fatta!!!
    per contro io ho dovuto fare il cesareo,mi è venuta un infezione con febbre a 39/40 ogni sera e sono stata in ospedale per 11 gg perchè nessun antibiotico la debellava, non mi scendeva latte ed ero tristissima perchè avevo già cambiato tre compagne di stanza, mio figlio era un vitellino di qausi 4,4 Kg per cui gli davano l’aggiunta perchè aveva una fame boia. eppure le puericiltrici e ostetriche e il mio gine sono stati FANTASTICI!!!! sono tornata a casa con la disperazione di non avere latte e col bambino che aveva avuto un notevole calo fisiologico che non riusciva a recuperare eppoi tornata a casa, come d’incanto, è arrivato il latte (ho allattato pisolo fino ai due anni!)e ho avuto gente che mi è stata vicina e quando sono tornata in ospedale per i controlli sono sempre stati gentili!!
    forse sono stata fortunata, o forse ho trovato personale fantastico, ma non ho mai pensato di essere MENO-mamma solo perchè ho fatto il cesareo con tutti gli annessi e connessi!!!

  20. circa i corsi pre-parto a me è andata molto bene: al corso di psicoprofilassi ostetrica del Buzzi, a Milano, la nostra psicologa assolutamente fantastica, dott.sa Grigio, ha lavorato molto sullo smantellamento di idee e preconcetti in modo che fossimo aperte ad accettare l’imprevedibile e pronte a reagire con elasticità. una delle ultime volte ci ha ricordato di tenere uno spazio nella mente per la possibilità di cesareo non previsto, e circa l’allattamento ognuna ha detto la sua circa le esperienza precedenti o le aspettative, in un clima assolutamente di ascolto e non-giudicante. mi sento molto fortunata dopo tutto quel che ho letto!

  21. wow, in qualche modo sento di dover dire la mia… prima qualcuno ha giustamente osservato: “ma come, non ce l’avevate una mamma, una zia che vi desse dei consigli?”, che è un’osservazione ragionevole. eppure quel che succede, per come è strutturata la società oggi, è che no: spesso la mamma sta lontano, siamo figli unici perciò non abbiamo sorelle maggiori con cui confrontarci. molto più difficile che un tempo, e molto meno naturale. in quest’ottica, anche se è paradossale, i blog diventano spesso uno spazio di confronto REALE…

  22. Che odio il tiralatte: a me è venuta persino la tendinite, a forza di tirare… il nulla! Visto che a malapena uscivano 20ml di latte.
    E pure a me, un giorno che ciondolavo di stanchezza, quando mi si sono rovesciati quei 20ml di ‘oro liquido’, è venuta una crisi isterica. Io più di tre mesi non ho retto, e se tornassi indietro forse mi risparmierei anche quelli. Ben volentieri.

  23. E’ molto bella questa mail, e grazie per avercela fatta leggere.
    Come molto altre donne,ho fatto una fatica bestiale ad incominciare ad allattare. E si’ che avevo un figlio di 4 chili incazzato nero per la fame che ciuciava come un disperato: non era certo colpa sua. Passava la gente in camera e mi toccava le tette che al terzo giorno dopo il cesareo erano di marmo, assolutamente ingorgate di latte, ma da cui non usciva manco uno spruzzino misero. Io non sapevo più da che parte girarmi perchè se solo i capezzoli SFIORAVANO la camicia da notte urlavo, e quando si avvicinava ilmomento di attaccarlo al seno mi venivano le lacrime agli occhi. Passavano fiumane di ostetriche nella mia stanza, perchè io faccio l’anestesista in un ospedale prettamente ostetrico e conoscevo tutte: ma nessuna che mi sapesse dire come cazzo si allattava. Ma al quartogiorno mi sono ricordata che nell’ospedale, ma si badi bene nessuno me l’ha ricordato, esiste un ambulatorio di puerperio dovela persona che ci lavora, ex ostetrica, si occupa solo di allattamento.La chiamai, e lei passò un’ora del suo tempo prezioso con me. Come disse allora una mia cara amica, il sogno di ogni donna: una persona che ne sa e che ti dedica iltuo tempo. Mi portò’ un meraviglioso prodotto per lenire i capezzoli che ormai sanguinavano e mi tirò fuori dalle tette quel minimo di latte per sgorgare che poi permise al vitello che avevo generato finalmente di succhiare qualcosina e smetterla di farsi di artificiale. Tolti quei pochi ml di latte mi sentii rinata, non mi facevano più così male, e lei mi spiego’ anche come scaldarmi il seno per favorire l’uscita del latte prima di attaccare il pupo e come invece metterci il ghiaccio dopo per sfiammare. Mi riempi’ di lanolina che in qualche giorno sistemo’ le cicatrici malefiche dei capezzoli e mi rese un filo più incline a proseguire sulla strada dell’allattamento. Ma devo dire una cosa: questo accadde al4 giorno dopo il mio cesareo, e se avessi partorito, a quell’epoca sarei già stata dimessa e lei non mi avrebbe aiutato e io avrei mollato il colpo, con la mastite, suppongo.
    Ilmio rapporto con il latte comuqnue non fini’ benissimo.Dopo 3 mesi in chi ilpupo prese un chilo al mese di latte mio, mi resi conto un giorno che era tornato a frignare spessodi notte, era nervoso da qualche giorno, non cagava più bene come prima. Era estate,ero al mare da sola, pensaidi fare una prova: gli diedi un biberon di artificiale e lui se loscolo’ in 30 secondi, pianto’la cagata del secolo, e dormi’tutta la notte. Capii, fine semeiologa, che aveva fame il poverello e inizio’un periodo di 15 giorni in cui io mi tiravo il latte per vedere quanto ne producevo e quanto invece ne voleva lui. Entrata nel loop matematico, scrivevo colonne di numeri (tirato 100, dato 200, tirato 80,dato230) rendendomi conto che ad ogni giorno il mio latte calava.Cercavo in qualche modo di tirare avanti col mio, ed ero solo chiusa in un’ossessione poco salutare. Gli ultimi giorni mi tiravo il latte otto volte al giorno e in totale, dico in totale, facevo 100 ml scarsi. Sono anche convinta dentro di me che nel profondo, io volessi una scusa per smettere. Alla fien ascoltai mio marito che non condivideva la mia ossessione e mi consigliava di gettare il tiralatte fuori dalla finestra e sbattersene allegramente, e lo feci.
    E fu, qui lo dico, un gran sollievo. Mi sentivo giustificata ad aver mollato. “Non ho più latte” dicevo a tutti. Tutti si stupivano, io sinceramente me ne fregavo! Ero di nuovo libera!

    P.S. Se ti posso dire, mi sa che ti hanno infinocchiata, riguardo all’anestesia. Da anestesista ostetrica, e da donna cesarizzata a mia volta ( dopo ore e ore di inutile travaglio), non riesco a vedere una ragione per cui avresti dovuto aver le gambe gonfie per colpa dell’anestesia. Forse dell’ossitocina? Quello può essere. però non è sempre colpa nostra di tutto!!!
    :-)

  24. ahhhhhhhhh ahhhh ahhhhhhhhhhhh!
    paola!
    dobbiamo conoscerci. sono di milano anch’io.
    giornalista anch’io.
    scrittrice anch’io.

    ma il mio libro suona “a mia madre (nonostante tutto)”. tu madre-io figlia…

    ti posto immediatamente sul mio blog (che devo mettermi a seguire con rigore…).

    abbraccio, per intanto, e complimenti!

  25. Che lettera toccante. L’allatamento è davvero un argomento delicato. Io sarei tanto felice se si smettesse di dire che il latte lo hanno tutte le mamme e chi non allatta è solo perchè non vuole farlo, perchè non ha attaccato bene il pupo al seno, perchè non ha insistito abbastanza, … E’ vero che allattare è una bellissima esperienza che fa bene a mamma e bambino, che il latte materno è l’alimento ideale per il bimbo, però credo che la scelta debba sempre essere della mamma e non di chi sta intorno e vuole convincerti ad ogni costo ad allattare. Anche io non ho avuto una bella esperienza con l’allattamento. Dopo il parto sono uscita dall’ospedale (dopo aver firmato perchè non volevano mandarmi a casa) con i valori del ferro nel sangue dimezzati. Per i 30 giorni successivi al parto ho fatto una flebo di ferro ogni giorno e mi sentivo comunque stanchissima. Il latte non era tanto e dopo un mese e mezzo ho iniziato a dare al mio Topastro solo latte artificiale. A volte mi dispiace che altre mamme pensino che io non sia una mamma di serie A solo perchè ho rinunciato ad allattare. Io amo il mio Topastro con tutto il cuore e credo che anche per lui sia stato molto meglio avere una mamma un pochino più in forma per poterlo coccolare e portare a spasso piuttosto che una mamma con energia zero, ragadi al seno, lacrime ogni volta che si avvicinava l’ora X, tiralatte … Non sono pentita di aver usato biberon e latte artificiale nonostante quasi tutte le altre mamme mi dicessero che con il latte artificiale non avrebbe preso i miei anticorpi, si sarebbe ammalato spesso, si sarebbe gonfiato come un palloncino…
    Il pupo non si è mai ammalato fino a quasi un anno, è sempre stato magro come un chiodino e tutt’ora gode di buona salute. Non voglio assolutamente sminuire l’importanza dell’allattamento al seno, ma solo far presente che a volte è veramente durissima farlo, specie se non si hanno persone competenti ad aiutarti e per questo motivo una mamma dovrebbe poter scegliere senza sentirsi di serie B

  26. leggo solo ora questo post. mai per me cosi attuale, visto che aspetto un bambino e che nascerà con il cesareo a causa di un mio problema alla retina.
    Leggo e una lacrima mi bagna la guancia e forse oggi.. ho paura.

  27. @ in love: condivido appieno. da qualche parte, non ricordo più dove, devo aver lasciato un altro commento in proposito, sempre qui….pensa come sono già andata, non mi ricordo bene dove…

  28. Ho letto questo post tanto tempo dopo che è stato pubblicato e ho pianto perchè ho rivissuto alcune cose che mi hanno fatto male e che ancora mi pungono sul vivo anche se ho un bellissimo bimbo di 5 mesi e 8 kg.
    La cosa che mi ha fatto più rabbia è stato trovare insieme alla scatola dello scaldabiberon l’ennesimo libretto sull’allattamento al seno, preso e buttato via senza nemmeno aprirlo (il libretto non lo scaldabiberon).
    Io sono stata male per un cesareo d’urgenza causa gestosi a 36 settimane, mi hanno tolto mio figlio e me l’hanno fatto vedere dopo 4 giorni a orari prestabiliti. Ogni 4 ore “se volevi” potevi andare a cercare di attaccarlo, mille infermiere (gentilissime ma in contrasto filosofico tra loro) mi proponevano mille metodi, mi mandavano nel pallone e mi strizzavano le tette (privacy??? se fossi riuscita avrei allattato anche su un palcoscenico a quel punto!).
    Alla fine siamo tornati a casa dove mamma, suocera, amiche, parenti ognuno aveva da dire la sua. Mio marito mi è stato accanto aiutandomi a non colpevolizzarmi per aver ceduto al LA esclusivo dopo un mese di tortura.
    E poi ogni volta che si esce la solita domanda “Gli dai il tuo?” (no gli do 10 € e va a prendersi qualcosa al bar) e poi le cattive dentro che ti dicono “non c’hai provato abbastanza!”
    Non so se avremo altri figli ma eventualmente risponderò come una iena a tutti e poi pensino che è colpa degli ormoni e chissene!

  29. Le pappemolli il cesareo ????????? noooooooo non direi proprio, a me durante una visita di controllo per vedere lo stato della dilatazione (era circa 3 cm) hanno rotto per sbaglio le acque, mai mi sarei aspettata quello che i 2 gg successivi mi avrebbero riservato (e questo al corso preparto non lo avevano spiegato). Mi hanno ricoverata subito dopo un mese di continui avanti indietro per l’ospedale ricoveri su ricoveri per la pressione alta. Per scrupolo vado in ospedale e mi ritrovo a dover partorire. La notte continuavo ad aver le mie contrazioni irregolari ma niente di più e la mattina successiva senza neanche avvisarmi mi arrivano con una flebo di ossitocina. L’ostetrica di turno mi chiede come mai non avevo riposato durante la notte dal momento che mi aspettava una giornatina strong ed io le risposi che aspettavo la manna dal cielo x farmi partorire durante la notte che non potevo addormentarmi. E invece non arrivò per mia sfortuna, ho basculato e urlato x tutto il santo giorno e stremata di tutte le forze mi hanno dato delle goccine di dormitranquilla in quanto l’indomani si ripartiva con le flebo di ossitocina. La mattina mi svegliai sperando fosse stato un sogno e invece dovevo ripartire con le posizioni ero ancora ai prodromi del travaglio. Ad un certo punto chiesi il cesareo non ce la facevo più. Avevo una dilatazione di 10 cm e dopo continue suppliche notarono una sofferenza fetale e mi portarono d’urgenza in sala parto, provarono a farmi partorire ma niente, usarono la ventosa ma niente da fare, alla fine decisero finalmente di far nascere la mia piccola. Dalle mie parti si direbbe che “el pero no iera ancora maturo da cascar”. Poi con l’allattamento è andata meglio. Un abbraccio e in bocca al lupo x la prossima gravidanza.

  30. Mentre leggevo la lettera mi è venuta una risata un po’isterica.. Sono passati quasi 8 mesi dalla nascita della mia ciccia e solo adesso rido, ma prima… Dopo 10 giorni dalla nascita della nana mi è venuta una mastite con ascesso e tetta letteralmente scoppiata! Commento dell’ostetrica: ” in 15 anni di professione MAI vista una roba così!!” Allegria, ho pensato. Mi hanno drenato l’ascesso, un male che neanche a partorire, e le ostetriche continuavano ad inisistere di allattare al seno nonostante le bombe di antibiotici. Ma ovviamente la nana si attaccava male solo a sinistra e la mastite si è ripresentata dopo pochissimi giorni sullo stesso seno, quadrante opposto! In tutto questo erano lascrime, sangue e parolacce (per davvero) ogni volta che la bimba si attaccava. Alla seconda mastite ho optato per un consulto a chirurghi senologi: mi hanno dato della pazza per continuare ad allattare!! tante lascrime, tanti sensi di colpta,ovviamente, ma il passaggio al bibe è stato una rinascita.
    A tutte le mamme: coraggio,all’inizio è durissima, ma tutti i nani crescono (prima o poi. mammadimaddi

  31. So che è un post vecchio, mi ci sono imbattuta per caso ma…

    ma mi riconosco nel 90 per cento di quello che questa donna ha scritto.
    Nove mesi fa ho partorito la mia bellissima bambina: ventiduenne sufficientemente ingenua da credere che tutto quello che mi avevano propinato al corso preparto fosse vero, dalla spontaneità magica del travaglio all’allattamento come esperienza unica.
    La prima mazzata è arrivata subito: ho dovuto fare un cesareo d’urgenza. Un cesareo? io? giovanissima e sanissima donna con una bambina sanissima e nella giusta posizione?
    Tant’è. Cesareo.
    E poi i punti, il dolore, la culla vicina al letto e io non potevo nemmeno alzare la testa.
    E l’allattamento. Ah, qui c’è da ridere: anch’io ho subito la medesima trafila dello schiaccia, spingi, tira, impreca. Mia figlia rifiutava rabbiosamente di attaccarsi, e dopo un po’ di urla atroci e inutili tentativi le ostetriche mi guardavano spazientite e decretavano che, in ogni caso, era colpa mia: o i miei capezzoli non erano abbastanza sporgenti (???) o io ero troppo nervosa e attaccavo il nervosismo a mia figlia.
    Da li in poi sono seguite doppie pesate e tiralatte, ma la cosa più incredibile è che il tiralatte…lo uso ancora. Già, sono nove e pussa mesi che mi tiro il latte tot volte al giorno (all’inizio 6 o sette -solo a pensarci ho i brividi- oggi 2) e lo do a mia figlia.

    Provo una grande rabbia se penso ai quei giorni: avrei avuto bisogno di conforto, di dormire (non ho dormito più di due ore in cinque giorni, alla fine ero così stremata che sono scoppiata a singhiozzare nella nursery gridando “vi prego prendetela non ce la faccio più”), magari di un po’ di ironia. Invece mi sentivo incapace, debole, indegna di essere madre.

  32. Avevo davvero bisogno di leggere una testimonianza come questa. La mia storia é molto simile anche se vengo da un parto naturale con una bambina prematura. Lei ha 1 anno e 2 mesi e ancora mi sento in colpa per non aver potuto allattarla. E sento ancora una gran rabbia per QUEL ospedale…

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