Coming out

La proprietà transitiva della fratellanza
Sono cresciuta credendo nel matrimonio, nonostante avessi davanti agli occhi l’esempio diciamo bizzarro dei miei genitori. A un certo punto ho conosciuto un ragazzo e mi è sembrato che potesse essere proprio lui. Siamo stati vicini vicini, ci siamo sposati, è nata la Pupa. Ma poi abbiamo pasticciato con la vita, moltissimo sbagliato, troppo sofferto. Quando la Pupa aveva 17 mesi ci siamo separati. Ricordo che a un certo punto ho detto a me stessa: non voglio che mia figlia cresca pensando che l’amore tra due persone è questo.
Quello che avrò fatto lo avrò fatto Non ne ho parlato mai qui sul blog in questi anni, “per rispetto alle persone coinvolte” come si dice in questi casi. Però ecco: la mia Pupa ha un papà tutto suo, che lei chiama “Punc” con la “c” dura. Potete scriverlo anche “Punk” ma allora leggetelo all’italiana. E dunque Mike Delfino, il padre biologico del Pupo e della Piccolissima, è il suo… come si dice in questi casi? Se lo chiedeste a lei, piegherebbe la testina di lato, sbatterebbe le ciglia, vi guarderebbe con le stelle negli occhi e vi risponderebbe: «Beh, è il mio Bau».  
Vorrò soltanto stare a ricordare i giorni buoni E allora perché ve lo dico proprio adesso, potreste domandarvi. Perché poco più di una settimana fa ho visto su Facebook il post di una persona che conosco dall’infanzia, che legge e frequenta questo blog, e da allora non riesco a smettere di pensarci. Tipo che ci penso anche di notte mentre allatto la Piccolissima. Questa persona fa l’insegnante e di recente ha detto a un suo alunno, che le aveva parlato della separazione dei suoi genitori: «Che peccato, con tre bambini». L’alunno ci è rimasto molto male – perché quando già soffri da matti per una cosa non c’è come girarti il coltello nella piaga, c’è bisogno di spiegarlo? – e si è arrabbiato con lei, accusandola di averlo insultato. Lei allora ha preso il vocabolario per mostrargli il significato letterale del verbo “insultare”. Semanticamente impeccabile. Io però lo capisco molto bene, come si è sentito questo bambino. L’ha poi sbagliato davvero, il verbo? Forse non troppo.
Darò del cretino a chi mi pare L’aggravante è che un conoscente di questa insegnante, a commento del suo post, si è messo a scrivere che il matrimonio, «nonostante purtroppo lo stato italiano permetta di separarsi, è invece uno e inscindibile come dice la Chiesa». Ha aggiunto che quel bambino che si è arrabbiato con l’insegnante andava «punito, e messo davanti a tutti in ginocchio».
Dirò che tutti i libri non servono a niente Su questo stesso argomento ha scritto, per motivi diversi, la mia amica Pellona qua. Condivido appieno. Aggiungo solo che a me fa sorridere, ed è un sorriso amaro, che nello stesso esattissimo momento Francesco Bergoglio dica a proposito delle separazioni:  «Quando questo amore fallisce – perché tante volte fallisce – dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore. Non condannare. Camminare con loro».
Mille secoli di storia non valgono un secondo vissuto veramente Chissà, magari ora qualcuno smetterà di leggere questo blog. Non è che in questi anni per noi sia stato tutto facile. Abbiamo subito l’altrui giudizio, siamo stati criticati, ci siamo all’inizio calpestati, poi con delicatezza abbiamo preso le misure. Non siamo una famiglia allargata di quelle che fanno le vacanze insieme, un caffè però ci può stare. Facciamo fatica come gli altri, a volte più degli altri. Ma a volte forse, ultimamente, anche un pochino meno. Il senso di fallimento ce l’ho sempre, certo ho imparato a conviverci. Sono contenta perché ai bambini, con le parole che si usano per i bambini, abbiamo sempre detto la verità. Abbiamo vissuto nella verità: io, Mike Delfino, il papà della Pupa e anche la sua nuova compagna, L., che nel frattempo è diventata sua moglie, e ora aspetta un bambino. Ieri pomeriggio l’hanno detto alla Pupa. Lei è tornata a casa, ha abbracciato il Pupo e gli ha sussurrato: «Ti devo dire una cosa importantissima. L. è incinta, il suo bambino nascerà a giugno». Il Pupo l’ha guardata e ha esclamato: «Wow. Vuol dire che avrò un altro fratellino?». La Pupa ha piegato la testina di lato, ha sbattuto le ciglia e ha risposto: «Beh, sì. Certo. Avrai un altro fratellino. Una specie».

Soundtrack: Quando sarò vecchio

104 commenti su “Coming out

  1. Siccome sono coinvolta intervengo con le mie precisazioni: 1) il ragazzino non mi ha parlato della separazione dei suoi, ma l’ho scoperto perchè per l’ennesima volta era senza compiti e materiale. Imparano presto a sfruttare a loro vantaggio alcune situazioni..2) non ha detto che io insulto lui, ma che insulto i suoi genitori! dicendolo in giro mi diffama. 3) la tecnica del dizionario è impeccabile e si usa anche quando dicono parolacce: si cerca cosa vuol dire e quali sinonimi è meglio usare. 3) condivido il pensiero del papa, accogliere, non giudicare, ma c’è un progetto che fallisce ed è triste in sè anche se 4) c’è libertà di pensiero in Italia, mi pare.

    Per rispondere all’altra amica blogger, mi spiace che non abbia capito niente di me e comunque non ho mai scritto ogni quante ore caga un neonato, di solito mi occupo di astronautica e so tutto di come si caga nello spazio.

    Cancellare le persone dai contatti è una cosa puerile, ma è diritto di chiunque farlo. Nonostante i suggerimenti di Paola, non è nel mio stile.

    Si fa il processo a un insegnante per un “che peccato” detto con affetto ed empatia, sicuramente filtrato dal mio bagaglio di dolore personale? Non ci sono cose pi garvi? Che so, la mia collega che ha preso uno a schiaffi o l’altra che gli dava dei morti di fame? succede anche questo a scuola! E più sono stronze più sono amate.

    1. Un insegnante che vede un collega picchiare un alunno non ha il DOVERE di denunciare a dirigente scolastico e polizia? Lo hai fatto? L’omertà degli insegnanti è disgustosa.

  2. cara Micol, grazie per le tue precisazioni. che però in parte risultano un po’ confuse se uno non ha letto il post dell’amica blogger (qui mi riferisco alle tue riflessioni sull’aeronautica e sulle “cacate” dei neonati) e quindi ti suggerirei di non postarle qua ma semmai dall’altra parte.
    per quel che riguarda me, leggerti su Facebook è senz’altro stato uno spunto che mi ha mosso qualcosa dentro (non in senso positivo). te l’ho scritto, poi ho deciso di farci un post perché da giorni continuo a rimuginarci sopra ed evidentemente per me era arrivato il momento di chiarire pubblicamente la mia posizione.
    per me, nonostante il “filtrato” del tuo bagaglio di dolore personale che rispetto, la frase “che peccato, con tre bambini” detta a un alunno in quella situazione resta una frase capace di far male, per giunta a uno che sta già male. altrimenti perché si sarebbe arrabbiato così tanto? io non lo conosco né mi interessa conoscere tutta la sua situazione personale, ho preso come spunto il tuo post perché affronta un argomento scomodo e importante. però un insegnante che pur con empatia dice “che peccato, con tre bambini” mi sembra proprio che sbagli. certo che ci sono cose più gravi!, ma non mi consola pensare che esistano al mondo tue colleghe che prendono a schiaffi i propri allievi.
    non credo nemmeno che le insegnanti più stronze siano le più amate. sicuramente sono le più temute. per finire, trovo soprattutto grave che a quel tuo amico deficiente (ecco un buon momento in cui prendere in mano il vocabolario), quello che consigliava di mettere il bambino in ginocchio e rifletteva sullo stato italiano che “purtroppo” permette le separazioni, tu non abbia in alcun modo fatto notare che era riuscito a scrivere, in una sola frase, due gigantesche vaccate.

    1. Non ho nessuna voglia di scrivere sull’altro blog e non lo farò, tanto l’autrice leggerà anche da qui. I commenti su quel blog sono pieni di (pre)giudizi e di violenza. Non sono io l’insegnante di cui parlano. Ah, non sono una maestra, sono una professoressa. Quanto al mio amico, lo sai come vanno le cose su fb. Non ci siamo mai visti di persona, lo conosco perchè frequentiamo un forum.Ognuno la pensa come preferisce e cmq se serve a rassicurare tutti, lui non fa l’insegnante. Ho preferito valorizzare le sue idee positive che condivido. Non devo giustificarmi, non devo dimostrare niente a nessuno. Comunque che vi piaccia o no, la solvibilità del matrimonio riguarda solo gli effetti legali, per chi crede nel sacramento, ovvio. Ma allora per chi non ci crede c’è il matrimonio civile. Sono gli incoerenti a sposarsi in chiesa solo perchè “è più bello”.
      Nei commenti sull’altro blog c’era anche qualche idiota che dice di godere quando certe coppie saltano. Io no, a me piace l’armonia, per me e per gli altri. Non sarà che chi mi accusa senza conoscermi in fondo accusa sè stesso vedendosi in uno specchio? Mi dispiace se ci siano dei nervi scoperti. Posso anche dirti che succede che i figli fingono e rassicurano i genitori in merito a certe situazioni tenendosi i loro pensieri e dispiaceri. Due chiacchiere coi genitori sono così sconsigliabili se mi accorgo che qualcosa non va? Non sono obbligata a farlo, è un andare inconro. Io nella mia professione ho esperienza e so benissimo cosa e come fare. Le mie colleghe stronze sono quelle che hanno meno problemi, nessuno si permette di processarle per una parola come state facendo a me. Perciò basta, e tanti auguri con gli insegnanti che incontrerete.
      Mi dispiace aver trovato dei toni così sgradevoli in quei commenti. Dalle differenze ci si arricchisce, il che non vuol solo dire invitare a casa il compagno di scuola rom, ma rispettare le idee degli altri quando divergono.

    2. micol per me hai ragione sui toni sgradevoli di alcuni commenti, infatti io, qui, li smorzo e cerco sempre di cassarli. però il tuo amico (di facebook) è il più sgradevole di tutti. ecco lui cancellarlo dai tuoi contatti, spiegandogli anche perché, io non lo troverei puerile ma coraggioso. ma è ovvio che decidi tu.
      ti aggiungo solo una cosa sul matrimonio in chiesa. io l’ho fatto credendoci, mi sono separata soffrendoci, non mi va di essere tacciata di incoerenza per questo. uno francamente non lo sa, prima, quanto male possono andare le cose in un matrimonio. sarà forse più bravo, più fortunato o entrambe le cose, chi riesce, come te, a farle andare bene.

    3. Ma certo Paola, tu sei un’ottima padrona di casa :-) Di là non posso dire lo stesso, MP non solo non smorza, ma rincara la dose e mi descrive in un modo odioso, per forza poi i commenti sono quello che sono. Avrà anche lei i suoi problemi!
      Sul cancellare, è una cosa che proprio non mi piace..
      Non parlavo di te per il marimonio, ma sono in tanti a fare quel passo un po’ alla leggera, ecco, magari per accontentare i genitori anziani. Le cose vanno bene in due e se sono andate bene lo sapremo alla fine..la partita è sempre in corso, io non mi sento arrivata, ma in viaggio e devo solo alla bonarietà dell’animale di non esser disarcionata, come diceva Wittgenstein più o meno

  3. Il peccato per me è costringere tre bambini in una famiglia dove non c’è più amore. Ci vuole maturità e coraggio a mettere la parola fine, così come occorre tanta forza per riuscire a stare vicini, dopo, nonostante tutto.

  4. Compito: qual è la parola esatta, più precisa di “insulto”, che il vocabolario suggerisce per definire l’uscirsene con un “che peccato!” anziché con un “mi dispiace”?

    1. ahimè mic non è facile capirlo, se non l’ha capito neanche il bambino che ti aveva davanti a sé. noi che non ti abbiamo visto ancor più possiamo fraintendere. in ogni caso purtroppo nel “che peccato, con tre bambini” è insito un contenuto di giudizio di cui invece nel “mi dispiace” non c’è traccia. ma io qui mica volevo metterti in croce. solo, mi è stato fondamentale avviare una riflessione onesta su un tema così importante per me.

    2. Stavo per dire proprio la stessa cosa: fatta salva la buona fede, che non si nega mai a nessuno, soprattutto se non si era presenti, a me suona evidente un latente e magari inconsapevole giudizio dentro a un “che peccato”. Magari guardare in faccia a questa cosa porterebbe a un po’ di autocritica, che è sempre dura, si sa, ma è sempre anche un’occasione di crescita personale. Poi, fai tu.

  5. Non capisco, ma che ci voleva a dire qualcosa tipo: “Mi dispiace che tu ti sia sentito offeso, non volevo giudicare te o i tuoi genitori, sai ci sono passata anch’io e so che dev’essere un momento difficile…” ? Prendere il vocabolario vuol dire, in sostanza, dare dell’ignorante. In una situazione così delicata, con in gioco emozioni dolorose, non mi pare proprio il caso.

  6. Meravigliosa la risposta della Pupa. Superfluo dirti che hai ragione, su tutto. Compreso il senso di fallimento che molte “famiglie allargate” o che vorrebbero essere tali, non ammettono. Siamo esseri umani. Sbagliamo, falliamo ma, la cosa bella, è che possiamo imparare dai nostri fallimenti e migliorarci. Con un altra persona, un altro amore, un altro figlio, altre esperienze ma sempre con lo stesso, identico, amore. Quello non fallisce mai.
    Sulle posizioni integraliste di perbenisti che preferirebbero far vivere il proprio figlio nell’ipocrisia e nella menzogna piuttosto che nella verità, per quanto dura, non mi soffermo nemmeno.

  7. E pensi che non l’abbia fatto? Il vocabolario si usa ogni giorno quando c’è da chiarire qualche dubbio su cosa si intende dire, e questo non offende nessuno. A 11 anni il linguaggio spesso presenta qualche improprietà (sono bambini che leggono poco): la scuola serve anche a questo.

  8. vorrei chiarire: qui nessuno può darti della cattiva insegnante (non ti sentire sminuita se qualcuno ti ha chiamato “maestra”, per me è ancor più nobile di “professoressa”), nessuno ti conosce né può giudicare te come persona. è lo spunto in sé a far riflettere. deve far riflettere, deve far discutere. sarebbe sbagliato il contrario, cioè che nessuno ci trovasse nulla di strano.

    1. Era solo per chiarire l’età del ragazzino, volevo dire che sono prof delle medie, non maestra alle elementari.
      Sempre pronta a riflettere se è in modo rispettoso e costruttivo. Tu Paola sei ottima moderatrice.

  9. a volte si sbaglia e senza volerlo si fa del male a qualcuno. poi tutti pronti ad accusare, e allora ti devi difendere perché non sei un mostro, però se c’è qualcuno che soffre , purtroppo per causa tua, specialmente se è un bambino, allora forse fare un passo indietro è d’obbligo, no? senza tirare in mezzo i massimi sistemi, la chiesa e le alte sfere dell’universo. così semplicemente con umiltà dicendo “scusate,non volevo” in quanto al tuo blog, cara Paola, resterò incollata a questo punto , figurati se mollo proprio ora 😉 (si capisce il bonario desiderio di sdrammatizzare vero ???)

  10. io credo che sia molto più corretto separarsi dopo un matrimonio fallito, anche religioso, piuttosto che restare insieme e sminuire il valore che l’unione rappresenta. Soprattutto quando ci sono dei figli di mezzo: il dolore della separazione è grande, ma vedere tutti i giorni la fine di un amore penso sia pure peggio. Perciò Paola, a me non cambia assolutamente nulla sapere del tuo matrimonio andato storto e sinceramente credo che sarebbe davvero sciocco (per non dire di peggio) smettere di leggerti solo per quello

  11. Vorrei aggiungere una mia riflessione personale, aldilà del commento che credo sia stato malinteso…. Ma questi genitori che si separano, come mai non hanno avvertito subito la scuola? I miei si sono separati che avevo 17 anni ma quando sono arrivata a scuola i prof sapevano già tutto e mi hanno subito aiutata a portare a termine un difficilissimo anno. I nostri figli passano gran parte del loro tempo con le maestre e professori ed spesso mi sembra che non ci rendiamo conto di quanto siano importanti nella vita dei nostri figli (nel bene e nel male) Magari se Micol fosse stata informata prima tutto sarebbe andato diversamente, non credete?

    1. Certo, con noi passano un sacco di tempo e qualcuno si pone la questione di farglielo passare bene, qualcun altro no. Poi si sbaglia anche con le migliori intenzioni. Gli insegnanti non possono conoscere le situazioni personali di ogni ragazzino se nessuno informa. In questo caso, la mamma non si è fermata ai colloqui dopo le pagelle perchè a casa aveva da fare, parole del figlio. Forse il probema sta più qui che in una mia parola.

  12. Ma era davvero così impossibile dire “mi dispiace, bambino, per quello che succede a te e ai tuoi fratelli, mi dispiace per la tua famiglia e per il dolore che provi”? Era proprio necessario aggiungere ludibrio a dolore, costringendo un ragazzino anche a leggere il vocabolario davanti a tutti?
    Dal post della ‘povna e da questo post non si capiva chi era la persona in questione, avrebbe persino potuto essere un episodio di fantasia per approfondire un argomento difficile. Dai commenti della professoressa (sia mai si offendesse) si capisce invece davvero tanto. E quello che si intuisce non depone a favore della capacità di autocritica, né della sensibilità della persona in questione. Per alcuni salire in cattedra non è solo un modo di dire. Ma non è un bel modo.

    1. dici una cosa importante: avrebbe potuto benissimo essere un episodio di fantasia. come ha scritto anche qualcun altro (e io stessa!) è l’argomento in sé a far riflettere.

  13. Grazie Paola per aver condiviso con i tuoi lettori questo aspetto della tua vita. A me a commosso leggerti e soprattutto leggere il dialogo tra la Pupa e il Pupo. I bambini sono meravigliosi e capiscono alla perfezione cose che noi adulti non sappiamo nemmeno come chiamare. Da quello che scrivi i tuoi figli trasudano amore e non credo ci sia nulla di più importante per un bambino.
    Sulla frase incriminata…non so, non mi esprimo, penso solo che sia triste quando una coppia si separa, indipendentemente dal numero di bambini coinvolti. Sarebbe stato triste anche con un solo bimbo o con nessuno. Ma questa tristezza non deve portare chi vive la separazione a dimenticare che quando finisce l’amore in una coppia non finisce mai quello per i figli. Lo dice meglio di me, e con maggiore competenza, Irene Bernardini nel suo bel libro “Bambini e basta”. Per ora la mia è una coppia stabile, abbiamo due bambini di 4 e 1/2 e 9 mesi e il mio pensiero quando sento di coppie che si separano facendosi la guerra sulla pelle dei bambini è che per me il benessere dei miei figli viene sempre prima. Ma sono andata off topic, leggerti è sempre un piacere e uno stimolo a riflettere su molti aspetti della genitorialità. Quindi grazie!

  14. Grazie Paola per aver condiviso questo aspetto della tua quotidianità con noi lettori. A me a commosso leggerti e soprattutto mi ha intenerito leggere la conversazione tra la Pupa e il Pupo. I bambini capiscono cose che noi adulti nemmeno sappiamo come chiamare! Leggendoti ho sempre avuto la sensazione che i tuoi figli respirino moltissimo amore e, in fondo, la loro conversazione lo dimostra. I bambini imparano per imitazione, anche nei sentimenti, la dolcezza della Pupa nel reagire alla notizia del fratellino è il frutto di tutta quella che ha ricevuto e che riceve.
    Sulla frase incriminata…non so, non commento. Mi viene solo da dire che una coppia che si separa è un fatto triste a prescindere dal numero di bimbi coinvolti. Sarebbe triste anche se di bambini non ce ne fosse nessuno. Mi permetto di consigliare la lettura di un bel libro di Irene Bernardini, “Bambini e basta” che dice cose molto interessanti e piene di buon senso su bambini e separazioni. Ma immagino che tu lo conosca già. Leggerti è sempre un piacere e apprezzo sempre molto gli spunti di riflessione che offri sulla genitorialità.

  15. Grazie Paola per aver condiviso con noi questa cosa cosi’ delicata…ti apprezzo ancora di piu’! Sono mamma di due bimbi,ho un marito adorabile’ma prima di tutto sono una figlia unica di genitori separati. Io parlo da figlia e ti garantisco che sono state tante le figure adulte che mi hanno ferita da piccola( i miei si sono separati che avevo4 anni)primo fra tutti proprio mio padre che,al di la’ dei conflitti di coppia, non e’ mai riuscito a fare il padre,non e’ stato presente nella mia vita e solo quando e’ nato il mio primo figlio sie’ riavvicinato un po’.di certo non abbiamo un rapporto padre/figlia,ma poi quando avevo sette anni e’ entrato nella mia vita il compagno di mia madre che e’ stato semplicemente speciale! E’ lui il mio punto di riferimento, e’ lui che mi ha accompagnata alla’altare ed e’ lui che corre se ci serve qualcosa. Sono contenta pero’ che la pupa possa contare anche sul suo vero papa’ e so quanti sforzi bisogna fare per far funzionare tutto! Per la frase, non me ne voglia la professoressa,ma quando l’ho letta ho avuto un sussulto: non si puo’ capire quanto siano dolorose certe parole dette con troppa leggerezza…e il vocabolario e’ stato un ulteriore dolore provocato inutilmente..ho capito la sua buona fede,ma magari un passo indietro non sarebbe stato male.per quanto riguarda l’altro commento non ho parole da sprecare per quella persona cosi’ arida.ti abbraccio fortissimo Paola e spero di leggere presto un tuo post!PS: tu e il papa’ della pupa avete tutta la mia ammirazione per come mettete davanti a tutto il suo equilibrio e benessere!! Pamela

  16. Ah! Dimenticavo di dire una cosa fondamentale: per fortuna che si sono separati! Perche’ quella che avevo fino a 4 anni non si poteva certo definire una famiglia serena..poi pian piano sia io che mamma abbiamo ricominciato e siamo state DECISAMENTE meglio! Per quello mi hanno sempre fatto arrabbiare chi sputava giudizi senza sapere COSA c’era dietro la nostra storia!! Pamela

  17. Ciao Paola, ti leggo in silenzio da pochi mesi, in realtà da quando è nato mio figlio.
    Per me, compagna di un uomo uscito da un fallimento doloroso ed improvviso, che di avventure, felici e non, ne ha vissute parecchie, è stato come ritrovarsi in una centrifuga, dove pezzetti di parole schizzano via e colpiscono te e chi ti è accanto. Soprattutto i più deboli, coloro che al vocabolario preferiscono gli esempi concreti.
    Grazie per le tue parole.

  18. il Pupo che risponde “avrò un altro fratellino?” è una meraviglia. La mia famiglia è tipo la tua ma con una terza parte in aggiunta, ovvero mio fratello maggiore che però tecnicamente non sarebbe mio fratello perché viene dal primo matrimonio della seconda moglie di mio padre.
    Quanto alla maestra io non mi sento di biasimarla. Che peccato non è una frase indelicata, non è un insulto, io la trovo di una cautela totale. Poi capisco anche che il ragazzino possa essersi sentito toccato, ma trovo ingiusto fingere che il suo stato d’animo sia dovuto più a quella frase che alla situazione contingente.

  19. il Pupo che risponde “avrò un altro fratellino?” è una meraviglia. La mia famiglia è tipo la tua ma con una terza parte in aggiunta, ovvero mio fratello maggiore che però tecnicamente non sarebbe mio fratello perché viene dal primo matrimonio della seconda moglie di mio padre.
    Quanto alla maestra io non mi sento di biasimarla. Che peccato non è una frase indelicata, non è un insulto, io la trovo di una cautela totale. Poi capisco anche che il ragazzino possa essersi sentito toccato, ma trovo ingiusto fingere che il suo stato d’animo sia dovuto più a quella frase che alla situazione contingente.

  20. Paola, grazie di questo post! Questo tema mi sta particolarmente a cuore.
    Ecco la mia personale esperienza: io sono figlia unica di una coppia “separarsi é peccato” e le modalità di interazione tra i miei erano due: o lite furibonda o silenzio bellicoso. E questo a partire dalla mia più giovane età, tutti i giorni, per decenni.
    Ora, non so come sarebbe andata se si fossero separati, ma quello che ho passato non lo auguro a nessun bambino. So solo che ne sono uscita francamente traumatizzata e tutto ciò mi é costato uno sproposito in analisi per potermi ripigliarmi poi.
    Per cui, quelli che dicono “meglio restare insieme per i figli”, il matrimonio é un vincolo sacro etc. , io non so cosa gli farei…
    La tua frase “non voglio che mia figlia cresca pensando che l’amore tra due persone è questo”, la sottoscrivo pienamente. La Pupa é stata fortunata.
    Per tornare all’insegnante, se l’intenzione era “mi dispiace” e non “che peccato” come mai al “così insulta me/ i miei” la risposta non é stata “perché pensi voglia insultarvi?” ma il tirar fuori il dizionario? … ah gli specchi che scivolano.
    Adesso vado a calmarmi :)
    Elaijza

    1. cara Elajza, grazie a te per la tua testimonianza. Conosco bene il tema. Leggendoti mi viene in mente la canzone di Battisti, che adoro. Quella che fa: «Neanche un minuto – di non amore». Hai presente?

  21. Ma che importanza ha? Vorrei vedere loro, vivere una vita intera infelice, un matrimonio infelice, per cosa poi? e questo un bell’esempio per i bambini?Non mi pare!Io mi sono molto commossa a leggere l’ultima parte di questo post si sente che hai una famiglia meravigliosa…………….smettere di leggere sarebbe davvero assurdo!

  22. Siete riusciti, tutti insieme, a fare si che il Pupo stia per avere un nuovo “fretallino”. Avete vinto! Buona vita a tutti voi 😀

  23. Cara Paola, leggendoti ho solo pensato: che bella famiglia. Che persone vere.
    Vivere con sincerità nel modo in cui tu l’hai descritto è un insegnamento d’amore impagabile. I tuoi figli sono davvero fortunati. Sapranno che amare è bellissimo e impegnativo, che si può “fallire” e trasformare un rapporto che è stato tanto importante in quello che oggi chiamiamo “famiglia allargata”, che si può tentare di nuovo e amare di nuovo. E soprattutto sapranno che tutto si affronta, con sincerità e con accoglienza. Cavoli dai, chi non la vorrebbe una famiglia come la vostra? Mamma Jane

  24. Cara Paola, che emozione questo post. Perchè penso che ti sia costato, non perchè avessi da nascondere qualcosa, ma perchè parlare delle emozioni “controverse”, anche per chi fa della comunicazione la sua passione e il suo lavoro, non è facile.
    Non entro nel merito del “che peccato”, non ho letto il post, i commenti, nulla.
    Concordo completamente con Licia: il fatto che il Pupo ritenga la Piccolissimissima sua sorella è la testimonianza perfetta dell’ottimo lavoro che, tutti e tre (quattro, in realtà), avete fatto e state facendo.
    E se qualcuno smette di leggerti dopo questo post, penso che non sarà ‘sta gran perdita.

  25. Una persona a me vicino sta vivendo una separazione. Non ci vedo superficialità ma solo una grande sofferenza e il coraggio di affrontare una situazione che non può andare avanti, anche e soprattutto per il bene dei figli.
    Da tutto questo a me, che ho una famiglia felice (almeno per ora) nasce solo il desiderio di starle e di starti vicina.
    Un caro abbraccio, Marina

  26. Ciao Paola, intanto benvenuta alla piccolissima, mancavo da un po da queste parti…io sono figlia di genitori separati di fatto/non separati legalmente ed essendo adesso bella grandina posso dire una sola cosa:i bambini hanno bisogno di avere attorno persone felici,non importa che siano una mamma single,un babbo single,famiglie italiane enormi con nonne zii cugini,che siano due mamme o due babbi,che sia un famiglia d’accoglienza…chi è felice insegna la felicità e trovo che al mondo non ci sia nulla che conti di più! Anche il concetto molto mediterraneo del sacrificarsi per i figli andrebbe rivisto,o meglio se è ciò che ci rende felici benvenga ma in tutti gli altri casi meglio sacrificarsi meno e vivere sereni di più!! L’abitudine alla felicità è davvero un splendida eredità da portarsi dietro.
    Niki.

  27. bellissimo pezzo, complimenti, mi sono anche un po’ commosso, perche alla fine, sarà banale, ma i bambini hanno sempre una marcia in più! per me il passaggio piu bello, piu vero è quello in cui dici che “non siete una famiglia allargata che fa le vacanze assieme, ma un caffè lo si puo’ prendere”. Ecco, è il concetto di famiglia oggi che è cambiato e questa descrizione secondo me rappresenta benissimo una delle piu diffuse tipologie di famiglia della società di oggi

  28. Separarsi a volte è una grande educazione sentimentale per i bambini. Ce ne fossero di più, di genitori che – appurato il fallimento di una relazione – hanno il coraggio e l’onestà verso sé stessi, verso il partner e verso i propri figli, di separarsi. Io conosco tanti codardi, che fanno vivere ai figli questo amore dal sapore dolcificato, finto, rigido nella facciata, affamato nei contenuti.

  29. Si e’ separata mia sorella qualche anno fa. Io vivo fuori quindi ho solo vissuto le cose come mi sono state raccontate. E i racconti non erano belli. E abbiano tutti la loro opinione su chi si separa e come reagiscono i bambini. Ma la mia, di opinione e’ che i bimbi si accorgono di tutto (sopratutto se litgii e urla sono il pane quotidiano tra i genitori). E ci vuole coraggio a separarsi, certo, ma non posso fare altro che apprezzare (e non e’ nemmeno la parola che vorrei usare) la scelta di non vivere quella gabbia travestita di amore. Il mio profondo rispetto Paola. Anche per avere avuto il coraggio di fare 3 bimbi! Monica

  30. Finalmente cara Paola!!! Se prima di questo post ti seguivo con gioia,ora ti ammiro con tutta me stessa! Sono mamma di due bimbi,moglie ma prima di tutto sono una figlia unica di genitori divorziati. La tua frase circa l’idea dell’amore che volevi passasse alla pupa e’ stata la stessa che ha fatto decidere a mia madre ( nel lontano 1985, con me di appena 4 anni) di fare quel passo che poi ci ha reso serene.certo e’ una ferita che nessuno potra’ mai sanare,ma la tua pupa e’ stata piu’ fortunata di me…il mo papa’ non e’ stato capace neanche di fare il padre non solo il marito. Ma poi la vita mi ha ” ripagata” con un compagno per mamma davvero speciale!! :-) e allora sono dell’idea che l’amore vince sempre e voi tutti insieme ne siete la prova. Per quanto riguarda la prof…non me ne voglia ma nella sua frase c’era un giudizio e proprio inopportuno…ti abbraccio forte,Pamela.

  31. Cara Paola,
    io credo che l’importante sia l’amore che diamo ai nostri figli e il modo in cui ci comportiamo con loro, se un amore si è rotto, non bisogna per forza tentare di tenerlo insieme.
    A volte credo che il costante litigare sia più doloroso per un bambino di una pacifica separazione.
    Sicuramente per la Pupa sta per cominciare una nuova e faticosa avventura, ma sono certa che la tua intelligenza e il tuo amore per lei, insieme a quelle delle altre persone coinvolte, ti permetterà di affrontare tutto al meglio.
    Sulla chiosa iniziale..io non mi ci sono volutamente soffermata perchè un giro di commenti su fb, su un riportato, su un detto e mal compreso..beh, non mi ci volevo addentrare a mia volta, per interposta persona, generando magari nuovo fraintendimento. Di certo il puerperio e la prolattina alta hanno nutrito questo tuo “accalorarti” per la questione e hanno favorito l’outing. O forse è stata la Pupa e la nuova piccola vita che verrà e che, inevitabilmente, si intreccerà alla vostra.
    Chi lo sa.
    L’importate è che tu abbia deciso di fare qualcosa di cui sentivi il bisogno.
    Francesca

    1. grazie francesca per il tuo commento. in realtà però c’entrano poco o nulla il puerperio (che si è concluso grazie a dio, come per ogni donna, dopo i canonici 40 giorni) e pure la prolattina. scusa ma mi sembra come quando dicono alle donne “sei nervosa perché hai le mestruazioni” :-).
      a questo come ad altri temi mi interesso da tempo accalorandomi se è necessario, in ogni caso, mi pare, non più del dovuto. che poi l’idea di scrivere sia arrivata adesso riguarda semmai l’arrivo del nuovo fratellino per la Pupa; questo blog è anche un diario di vita e mi sarebbe spiaciuto tacerne un pezzo tanto importante.
      per quel che riguarda l’episodio riportato, come ho già scritto sopra è l’argomento in sé a far pensare, discutere semmai. e l’aneddoto è solo uno spunto, per riflettere assieme, nulla di più. ciao!

  32. Il post è bellissimo… si legge tra le righe che ti è costato tanto scriverlo.. che la sofferenza provata allora è sempre lì pronta a riemergere.. però con la pupa avete fatto un lavoro meraviglioso e si vede da come ha dato la notizia al fratellino.. Per quanto riguarda la frase.. non ho letto nulla e non mi permetto di esprimermi, tu comunque hai tutta la mia stima e il mio affetto incondizionati..baci ai tuoi stupendi bimbi!!

  33. ieri ho risposto a questo post molto brevemente perché ciò che hai scritto mi ha commosso..da ciò che hai scritto traspare tutta la delicatezza dell’argomento e il pudore per la sofferenza tua e della tua famiglia. Poi però sono andata a leggere gli altri commenti e ho trovate cose secondo me non corrette. A volte quando un argomento ci tocca e ci sentiamo giudicate tendiamo a diventare giudicanti a nostra volta e a generalizzare, cascando negli stessi errori di coloro che critichiamo. Io sono figlia di 2 genitori che sono ancora assieme, ma che hanno avuto molti problemi negli anni, sono stati infelici, hanno litigato molto e questo ha indubbiamente condizionato noi figli, ma non penso nemmeno per un attimo che la fatica che hanno fatto per tenere la famiglia unita sia frutto di codardia. E sono loro grata per ogni sforzo, ogni sacrificio che hanno fatto per quello che secondo loro, era il bene di noi figli. Che lo sia stato in effetti, o che saremmo state meglio se si fossero separati, nessuno lo puo’sapere. Ma io gli sono grata.
    Un rinnovato abbraccio.

    1. hai ragione, non ogni scelta di non separarsi è frutto di codardia. io sarei stata più contenta se i miei l’avessero fatto, tuttavia nessuno, come vale per tutte le cose del mondo, può giudicare fino in fondo le altrui vicende. ti abbraccio.

  34. ho constatato di recente che c’è un atteggiamento ancora piuttosto tradizionalista verso chi decide di divorziare, e non me lo aspettavo. Ho amiche cui non si perdona di aver preso questa decisione, cui i genitori han consigliato “fai finta di volergli ancora bene e torna col marito”. E pure io ho sperimentato questi giudizi, pur avendo troncato una lunga relazione senza essere sposata. Ancora oggi quando ne parlo vedo uno sguardo particolare che mi sorprende sempre. Io sono orgogliosa di quella soffertissima decisione e questo lascia perplessi i più. La generazione dei miei si sente orgogliosa del sacrificio fatto per restare assieme, invece, e temo sia per quello che non sanno interfacciarsi con “noi”, sarebbe come ammettere d’aver fatto un sacrificio inutile. Io cerco di comprenderli ma mi arrabbio lo stesso molto, quando sento frasi come “non volete far la fatica di risolvere le divergenze e buttate tutto all’aria al primo problema”. Perché ecco, io non credo che molti di quella generazione abbiano fatto sforzi particolari di comunicazione o conciliazione, semplicemente si sono detti che da lì non si usciva e se lo sono fatti andar bene, a scapito degli spettatori delle loro liti. Un caro saluto

  35. Ciao Paola, ho letto tutto d’un fiato…
    mi hai venire i brividi, mi sono commossa. come tanti altri qua non potevo saperlo e nemmeno immaginarlo, ora, dopo aver letto le tue parole ti ammiro ancora di più!

  36. Ciao Paola. Seguo il tuo blog da quando mi ci sono imbattuta mesi fa…dopo la notizia di aspettare una bimba. E’ un blog intelligente, interessante, ironico e autoironico. Intelligente è questo post, che come diceva qualcuno ti deve essere costato molto. Io posso capire, mi sono sposata, non ha funzionato, eravamo molto infelici e abbiamo divorziato. Non può esserci una regola ferrea in questo argomento,ogni storia è unica, è giusto provare a far funzionare le cose tra due persone, come è giusto decretare la fine quando ci si sta facendo troppo male.Il punto è che, dando per assodato il necessario rispetto per l’altra persona, esiste l’innegabile diritto di ognuno alla felicità e alla serenità, anche e soprattutto se ci sono figli di mezzo; creare un fittizio clima da mulino bianco in casa non è facile e a volte, una separazione è davvero un regalo per figli di coppie che non sono più tali. Certo, non è una scelta da fare con leggerezza. Io non avevo avuto figli col mio ex, per scelta, vista la scarsa solidità di quel matrimonio e comunque andare via di casa non è stato facile lo stesso. Dopo qualche anno da quell’esperienza pessima, ho incontrato LUI, ora siamo felicemente non sposati e a dicembre abbiamo avuto una bimba e, finchè dura, siamo felici, perchè avremmo dovuto sacrificare tutto questo. Ti abbraccio

  37. Secondo me la fatica più grande è quella di evitare di mettere in mezzo i figli e usarli come merce di ricatto, perchè è molto facile usare i bimbi come valvola di sfogo e deve essere dolorosissimo per i bambini, che ci vedono come eroi infallibili, sentire parlare i genitori male uno dell’altro. Bisognerebbe avere la forza e la maturità di capire che il fallimento del matrimonio non deve intaccare il nostro essere genitori. Non siamo più marito e moglie ma saremo sempre genitori e per amore loro dovremo esserlo insieme.

    1. Hai perfettamente ragione…infatti mio padre mi metteva sempre in mezzo e non puoi immaginare che dolore…ora,da adulta,la cosa che gli rimprovero e’ stata di non essere stato un padre per me. Solo quello..al di la’ del suo rapporto con mamma,lui non ha saputo essere genitore.Pamela

  38. Ti ho letto tutta assieme in queste notti di allattamento della seconda arrivata (23/12) e di pipì a letto della prima…(risultato della gelosia da nuovo nano in casa). Mi hai fatto compagnia, facendomi sorridere e ridere e stimolando, a detta di mio marito, un allarmante interesse per tutto ciò che è sharing (house, CAR, bike, holidays…) e eccomi al tuo ultimo post. Che dire?che sei una grande, sincera, spassionata spontanea e anche un po slatentizzata (effetto della trimammia). Un bacio grande e complimenti per ciò che hai/avete costruito…e che state costruendo

    1. Ovviamente slatentizzata in senso buono:) ho già proposto una vacanza sharing ad una famiglia di amici danesi…loro qui a Roma noi li: ti racconterò!!!

  39. Io sono della scuola di pensiero dell’Anonimo Niki: la felicità fa bene, aiuta ed è contagiosa, una famiglia infelice fa male ai figli (ma anche ai genitori!). So che va di moda parlare di separazioni superficiali, però io ho conosciuto soprattutto separazioni tardive ed esasperate, dopo che tutti avevano sofferto molto più del necessario, e in quei casi un po’ di superficialità e soprattutto un pragmatico rifiuto della sofferenza-a-tutti-i-costi sarebbero stati di grande aiuto a tutti, in particolare ai figli.
    Ma commento soprattutto per dirti che questo post ha figliato: leggendolo mi sono ricordata delle numerose veglie funebri di matrimoni cui ho assistito, con avvoltoi annessi, e mi sono tornate in mente un po’ di cose. Così ho scritto un post sui problemi che, talvolta, le separazioni causano agli insegnanti…
    non è una roba molto seria, ma garantisco che è tutto vero al millimetro:
    http://ildiariodimurasaki.blogspot.it/2014/03/genitori-separati-nei-paesi-unplugged.html

  40. Ciao Paola, sono una lettrice assidua ma silenziosa.
    Ma questa volta un abbraccio te lo voglio proprio mandare. Per il coraggio e per la sincerità con cui hai condiviso un pezzo così importante della tua vita. Io – purtroppo- non ho figli e – per fortuna- ho un campagno con cui vivere è felicità. Credo che l’onestà nei confronti di sè stessi e degli altri sia imprescindibile!

    1. ci ho pensato ieri sera tornando a casa in macchina, alla dedica del tuo libro e li ho capito pure io! Paola ti ringrazio per aver condiviso con noi questo post, questo stralcio di vita così tuo e vostro e così privato.
      ti abbraccio Ilaria

  41. Paola pur leggendoti da tempo ti scrivo per la seconda volta, la prima alla nascita di Piccolissima. J emozione e la gratitudine per avere donato una parte così importante del tuo vissuto è la stessa per entrambi i post
    Mi sono commossa a sentire il Papa parlare con tanta tenerezza ed empatia del dolore dei separati, della accoglienza, del fallimento dell amore ma non delle persone. E allora stesso modo mi ha toccato leggerti.
    Per quel che mi riguarda non ti attribuisco alcun fallimento, con onesta e dolore hai ricostruito la tua vita e quella dei tuoi figli senza negare le responsabilità e le difficoltà
    Personalmente hai la mia stima incondizionata. Altro che smettere di leggerti! Ti abbraccio Mimì

  42. Ps per Micol: sono propensa a credere alla buona fede, certo affrontando certi argomenti e il dolore che li accompagna, soprattutto con un bambino,nessuna cautela è superflua. Più che la prova del dizionario una carezza avrebbe forse meglio riparato ad una uscita involontariamente infelice. Mimì

    1. In senso generale un’occhiata a un buon vocabolario non può che fare bene, sempre. Nel caso particolare, accompagnare il vocabolario con una carezza avrebbe aggiunto un gesto riparatore a una frase che aveva certamente turbato il bambino riguardo a una situazione che non nasce certo da una sua iniziativa e che in un momento per lui già non facile aggiunge il peso di un giudizio esterno sui suoi genitori.

  43. Forse il vocabolario serve a tutti magari anche a te, potevi usare un’altra frase davanti a dun ragazzino di 11 anni che ha un linguaggio improprio. Siamo noi i primi a dover sapere usare le parole. Purtroppo le parole feriscono e noi “grandi” lo sappiamo benissimo

  44. ieri ho trovato il coraggio di tornare sul blog di wide dopo mesi dall’ultima volta che avevo letto le sue parole che mi avevano spaventato. diciamo che lo sapevo ma non volevo saperlo che non ce l’avrebbe fatta. ero arrivata a lei, partendo da questo blog. c’è uno strano filo invisibile ma vero che lega tra loro persone che non si sono mai viste e di cui fatichiamo ad immaginare l’esistenza, eppure scorrono emozioni vere da dietro gli schermi . come quando ho letto questo post, come quando è arrivata la tua Anna, come ieri che ho scoperto che anche wide si chiamava Anna.

  45. Ovviamente l’insegnante non doveva assolutamente dire una cosa del genere a un bambino, soprattutto se suo allievo. L’altro tizio poi non si può qualificare se non ricordando come i cattolici siano specialisti nel disprezzare le leggi dello stato italiano.
    Però le parole della maestra si riferivano al gesto dei genitori, non al figlio. Non so quanti anni abbia, ma la reazione del bambino, in quei termini, mi sembra un po’ dettata dall’esterno. Come se avesse sentito usare quell’espressione a casa e l’avesse fatta sua. A volte i bambini lo fanno.

  46. Ciao Paola, posso solo immaginare la sofferenza per il passo che avete fatto, ma non posso che ammirare la vostra volontà di dire la verità ai bimbi e l’intelligenza di tutte le parti coinvolte a voler mantenere un clima di rispetto ed educazione. Siete stati e siete sicuramente un esempio di civiltà per i vostri cuccioli.

  47. Ciao Paola,
    leggo in ritardo e sono commossa. E’ difficile trovare le parole. Quoto mamma Jane “insegnamento d’amore impagabile … tutto si affronta…” e ti abbraccio forte.
    Paola
    ps Non mi piacciono i processi e tantomeno online. Non conosco la Prof. Micol ma penso non avesse affatto l’intenzione di ferire il ragazzo. Nel rispetto delle idee di tutti, diamoci una calmata e tu, cara Paola, sei proprio un’ottima moderatrice!!

  48. secondo me nessuno ha fatto processo a nessuno, questi posti sono belli e utili per confrontarci e penso arricchirci. Quello che ha fatto Micol, può aiutarci a riflettere quante volte si può sbagliare in buona fede e quante volte l’abbiamo fatto? Nessuno è perfetto. E penso che anche per Paola, se riesce a parlarne adesso a noi e dopo averci pensato tanto, noi sia stato un percorso facile e forse anche lei avrà fatto degli errori prima di raggiungere un equilibrio che, come tale si sa, è precario e richiede forza, intelligenza e tanta volontà per mantenerlo.

  49. mi dispiace ma questa volta proprio non capisco quello che hai scritto…una persona che dice “che peccato con 3 bambini” è offensiva?
    Ma scherziamo? Se una coppia si separa e ha 3 bambini lo dico e lo ridico è un vero peccato!!
    ma non si può prendere una parola così alla lettera io lo dico spesso ma intendo dire “che dispiacere” e non che queste persone hanno commesso una trasgressione davanti a Dio!!!
    dall’enciclopedia treccani tra i vari significati della parola peccato c’è: “Sentimento di pena, di compassione per qualcuno o qualche cosa” e sicuramente la proffessoressa intendeva questo…
    leggo sempre il tuo blog perchè ritengo tu sia una persona molto intelligente e simpatica ma questa volta mi meraviglio di te…

  50. cara elena b, con tutta probabilità ti sei persa dei pezzi. ti invito a rileggere i commenti, sono interessanti e ampiamente esplicativi. aggiungo solo che tu come singolo individuo puoi dire “è un vero peccato”, ma come insegnante magari è meglio non farlo. però leggi i commenti, davvero. un caro saluto.

  51. ciao Paola, un’amica mi ha regalato il tuo libro quando avevo due bambini ma già parlavo di un ipotetico terzo, scrivendomi “perché non si sa mai”.ora sono in tre, i miei splendidi, esattamente come avevo sempre immaginato.solo che, contrariamente ad ogni mia immaginazione, ora sono qui a guardare la fine di un amore, dopo tre anni ormai di resistenza, di sofferenze,di voglia di tentare, di delusione di non riuscire, dopo tre anni in cui mi sento più sola che se fossi sola perché è peggio avere una specie di coinquilino per marito, dove ogni decisione anche banale diventa difficile perché non si è mai sulla stessa lunghezza d’onda. non è così che voglio i miei figli pensino l’amore.non è così che voglio credano le relazioni tra uomo donna. se va bene, una velata indifferenza,al di là degli slanci di facciata a loro beneficio del padre:che i bambini la verità la respirano, mica li prendi in giro con frasi ad effetto e due baci alla mamma.sono ancora qui.siamo ancora qui.lui perché si ammanta dell’ipocrisia che nulla è peggio della separazione e nulla sceglie, io perché faccio fatica a capire cosa è meglio.per me e per loro.per me che è anche per loro.perchè non posso smettere di pensare che se io sono felice sono una mamma migliore

  52. …cara, cara Paola …leggo solo oggi questo post …da quando la mia vita si è capovolta, avvitandosi più volte su se stessa, per poi finire a testa in giù, a causa della violentissima e triste fine del mio matrimonio, non riesco spesso a passare di
    qua :-) …sul tuo blog intendo …un po’ per reale ed effettiva mancanza di tempo, un po’ perché troppo doloroso …forse stupidamente troppo doloroso, ma tant’è :-) …ebbene, oggi leggendo questo tuo post mi tornano alla mente, quasi fosse uno schiaffo in pieno viso, le parole di un coetaneo che giorni fa mi spiegava, data la mia complessa situazione familiare, perché non potrebbe mai fare sul serio con me e di conseguenza, pur funzionando tutto il resto, non esisterà mai una Nostra strada … a dire il vero, dopo tutto quello che ho sùbito e quanto ho perso in passato, mi è sembrata quasi una carezza …che però ha fatto male, riecheggiando fino in fondo all’anima … per giorni quelle parole hanno graffiato, scavato e ferito ogni spazio dentro di me: il mio stato di separata con figli, (anche se ho solo trent’anni e lo sono per forza di causa maggiore), non mi rende più degna di una relazione seria, di una progettualità futura, mi relega ad una “catalogazione” di serie B …poi ho letto questo post …e ho pensato, molto …anche se non saprei ripercorrere tutto il filo dei ragionamenti …in ogni modo volevo sapessi che per me è stato un balsamo, che mi ha alleggerito da quelle lacrime che facevo troppa fatica a liberare, ma che erano diventate troppo pesanti da trattenere … quindi grazie, ancora una volta…ciao! :-)

    1. ma grazie a te. poi guarda, io sono la prova vivente di come le cose possono, davvero, ricominciare. ciao cara. ti abbraccio con affetto e con la pupa piccolissima a un centimetro (difficile scrivere più a lungo con una mano sola)

  53. Cara Paola,
    ho letto con attenzione tutti i commenti, perché questo tuo post mi ha preso il cuore e desideravo capire.
    Ti seguo da tempo, ma in genere mi soffermo solo sui tuoi interventi, che mi strappano un sorriso, perché il tempo è stringatissimo
    Questa volta, ti dicevo, le tue parole e la complessità del delicato argomento mi hanno imposto di riflettere.
    Io vengo da una famiglia “atipica”, così definita da una mia illuminata insegnate negli anni ’80, quando le famiglie erano tutte molto “tipiche”, soprattutto nelle città di provincia. Sono figlia di una donna profondamente libera, non certo nei costumi, ma nello spirito e nel senso di dignità, al quale mi ha naturalmente educata. Una donna che non ha accettato il tanto promozionato matrimonio riparatore (soprattutto 40 anni fa), perché del matrimonio ha sempre avuto rispetto. Sono nata da una grande amore, da persone meravigliose in sé e in coppia, ma non adatte a stare in tre. Mia madre ha scelto me, a scatola chiusa, invece di una vita piena come compagna di mio padre. Mio padre ha scelto semplicemente di essere libero. Tu dirai, e questa lunga digressione che senso ha? Desideravo solo portare la mia testimonianza di figlia, che molto ha sofferto per la lontananza da suo padre, ma che è grata, ogni giorno, anche ora, di essere cresciuta nella verità. Una verità che si è composta pian, piano (cioè man, mano che l’età mi consentiva di capire sempre qualcosa di più), che mi ha fatto piangere spesso, essere giudicata moltissimo, segnata in modo irreversibile, ma resa libera. E, con gli anni, forte.
    Nonostante l’antiesempio di famiglia canonica, ho per la famiglia in senso stretto (coppia/genitori/figli) profondo rispetto e mi sono sposata solo quando ho pensato di aver trovato l’altra metà del mio mondo. L’ho fatto in chiesa, perché sono credente, e l’ho fatto pensando a “nel bene e nel male, per tutta la vita”. Mio marito, al contrario, pensava più che altro a “finché la barca va”. Così oggi, con un figlio bellissimo di 4 anni, vivo la fine del nostro amore. Ho provato di tutto, fatto di tutto, accettato tutto. Poi, ho provato a guardare le cose dall’altro, come – guarda un po’ – mi ha consigliato il mio confessore e ho sentito che non c’era più spazio per la verità. Così, mi sto separando. E mi costa moltissimo, mi fa sentire sentimentalmente fallita, ma spero mi restituirà, pian piano, quel senso di dignità nel quale sono cresciuta. Ho una forte responsabilità: sono madre di un maschio, che domani sarà un uomo, che non può pensare che a una compagna si può chiedere di accettare tutto. Ho pensato che è inutile chiedergli di rispettare gli altri, se io gli mostro che non ho rispetto per me stessa.
    Sono e resto cattolica e non mi sento giudicata, ma solo sofferente. Ho trovato conforto nel mio sacerdote, che mi accompagna in questo cammino difficile e mi ricorda spesso cosa significa amare, perdonare e accogliere.
    Questo lungo post, solo per dirti grazie. Di aver condiviso la tua intimità con noi. Io mi sono sentita di ricambiare, mostrandoti la mia.

  54. @ arya: secondo me oggi non è più il tempo del “torna con tuo marito e fai finta di volergli bene” Questo accadeva in anni in cui il femminismo non aveva ancora detto la sua; adesso pero’, riguardo alle separazioni, mi sembra che prevalga un atteggiamento che somiglia di più a un “accanimento terapeutico” legato essenzialmente a questioni di orgoglio. In un’epoca profondamente individualista, il problema non è più far finta di voler bene a qualcuno ma fare i conti con il proprio FALLIMENTO in ambito matrimoniale. Tantissime persone usano questa espressione, ma fallisce una società per azioni, non l’amore, no? Allora forse tanti matrimoni che falliscono, appunto, magari si basavano su premesse poco (realmente) amorose. È solo un tentativo di analisi, spero che nessuno si senta giudicato, ma se io penso all’uomo che stavo per sposare e che, grazie a Dio, anzi no, grazie alla mia lucidità di un attimo, non ho sposato, mi rendo conto che quel rapporto tutto era fuorché amore. Era tutto sparato a 1000 e molto nevrotico, ma l’amore vive di altro. Vado via con questo pensiero sicuramente terribile: mia madre sosteneva che l’amore (intendeva quello di coppia) non è per tutti, non è sacrosanto come il diritto alla casa; si spera che capiti, ma non è detto che arrivi. Triste, no? Ma forse vero. Io mi interrogo ancora oggi…Paola LR

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