Come scegliere la scuola per i pupi

Camminiamo su quella sottile linea rossa
Ogni volta che vado in piscina, il dilemma: meglio mettere gli occhialini e, all’uscita, trovarsi due trincee attorno agli occhi, sembrando per il resto della giornata più vecchia di 15 anni – oppure non metterli, e sembrare invece una tossica (senza contare il bruciore)? Alcune questioni sono davvero difficili da risolvere.
Adesso per esempio è venuto il momento di iscrivere i Pupi a scuola. Possibili alternative:
– scuola A, non “di bacino”. Elementare + materna a modino, senza infamia né lode, con un bel giardino fuori, struttura anni 70 con palestrina sfigata (soffitti bassi e colonne in mezzo); all’interno, in generale, un po’ scasciata, con quel senso di generale trascuratezza che ti danno gli stabilimenti balneari a fine stagione, avete presente? Utenza: media (40% circa di bambini stranieri). Non mi ha portato via il cuore.
– scuola B, “di bacino”. Cioè quella che ci spetta di diritto: elementare e materna su due lati diversi dello stesso isolato. Struttura primi 900, spazi ampi, soffitti alti, finestre enormi, luminosissima, palestra gigante, alle elementari tanti laboratori. Alla materna, in questo caso, i bimbi stranieri sono più del 70%. Alle elementari, il 55% circa.
In questa scuola B sono entrata in segreteria e ho detto: “Buongiorno, dovrei iscrivere mia figlia in prima”. Risposta, con sorrisone: “E noi l’accogliamo a braccia aperte”. Io: “Però in realtà sto pensando all’eventualità di trasferirla nella scuola A, dove vanno anche i figli dei miei vicini di casa”.
Alla segretaria è caduta la mascella.
Ho preso i moduli.
Sono andata a casa.
Ci ho ragionato per giorni.
Poi con Mike Delfino abbiamo iniziato a fare dei giretti in incognito, attorno e dentro entrambe le scuole. Saremo andati almeno quattro volte a ritirare i moduli. Per entrare nella scuola A, quella non “di bacino”, abbiamo dichiarato il falso (“Sì sì, abitiamo proprio qui dietro”) e siamo stati sgamati (“Signora, il suo nome non è in elenco”) e abbiamo peggiorato le cose (“Abbiamo appena cambiato casa, si vede che ancora non risulta”) e siamo stati guardati con compatimento (“Sì, vabbè”).
Poi ho fatto una specie di inchiesta, parlando con maestre, bidelle, mamme che avevano i figli qui e lì, eccetera.
Quel che ne ho cavato è che – dicono – alle elementari il problema della lingua non si pone. “Sono più bravi i bimbi stranieri dei nostri; questa poi è un’immigrazione di seconda generazione; a sei anni, l’italiano l’hanno imparato alla perfezione; poi non hanno la Playstation in mano tutto il tempo, non sono viziati; i bambini peruviani hanno grafie bellissime, armoniose, un’attenzione commovente per il segno-scrittura, i bambini cinesi invece si fatica a fargli fare l’intervallo perché nella loro operosità esistenziale temono, giocando, di perdere tempo.” Quel che ho sentito mi è sembrato bello; bellissimo che i nostri piccoli possano crescere confrontandosi con altre culture, abitudini, lingue – è come avere il mondo in casa.
Ma poi ci siamo chiesti: e la materna? 70% di stranieri, a tre anni: come fanno le maestre a gestire pupi di tanti paesi e tante lingue (nonché culture) diverse senza impazzire, e facendo pure divertire i bambini? La Pupa è cresciuta, fin qui, nell’ambiente protetto del suo asilo del centro città (dove abitavamo prima), e ha avuto un’esperienza bellissima. Ha lavorato la creta, la pasta di sale, il das, il pongo e il didò; padroneggia matite, pastelli, pennelli, acquarelli, colori a olio, a dita, tempere, carboncino, antico damasco, stucco veneziano. Fa inglese, ginnastica, frequenta la biblioteca interna, utilizza materiali di riciclo, costruisce micro-serre sostenibili, fa il compost, simula eruzioni vulcaniche con bicarbonato, limone e coloranti alimentari. Adesso, a suo fratello, che succederà?
Ce lo siamo chiesti.
Poi abbiamo avuto paura (soprattutto io).
Poi abbiamo avuto paura delle nostre paure (sempre io).
Poi abbiamo deciso.
Abbiamo fatto una mossa un po’ kombat, e li abbiamo messi nella scuola di bacino. Quella dove gli italiani sono in minoranza.

(È chiaro che mi interessa moltissimo conoscere le vostre esperienze in merito)

67 commenti su “Come scegliere la scuola per i pupi

  1. Ti leggo da tanto, ma non ho comemntato mai. Non sono mamma se non de relato (con la figlia del mio compagno ho un bellissimo rapporto), quindi magari non potrò capire il tuo ragionamento fino in fondo, ma il problema sarebbe? Che ci sono troppi stranieri?
    fammi capire, hai paura che tuo figlio non riceve la giusta educazione in mezzo ai figli degli immigrati? Già, perchè magari non è la sciccosa materna del centro, cribbio.
    Io non voglio giudicare, ribadisco che non ho figli e magari diventerò pure peggio, ma ti voglio solo raccontare la mia di esperienza.
    Da bambina ho fatto la primina, quindi sono entrata dritta in seconda tra una classe già formata. Unico posto libero il primo giorno di scuola: quello vicino ad una bimba di colore.
    Per me non era diversa da una bambina coi capelli rossi o con gli occhi azzurri, finché la mia nonna paterna (una vera strega come quella delle favole, la odiavo da bambina e la odio ora) mi disse: “Non ci stare vicina, puzza!”
    E io passai il giorno seguente ad annussarla, manco fossi un cane da tartufo. Poi andai a dire alla strega: “Ma non è vero, l’ho annusata ma sa di saponetta!”
    “Non importa, stacci lontano lo stesso” mi disse.
    Ecco, tu mi sei sembrata uguale.

  2. ah ma guarda Phoebe che sei fantastica. cioè, veramente fantastica. se pensassi quel che tu scrivi non li avrei iscritti lì, non ti sembra?
    è pur vero che a volte la gente – come te – legge senza leggere. come dicevo: la mia perplessità è sicuramente che alla materna, dove ci sono 27 bambini e 2 maestre per classe e in alcune ore della giornata la maestra è solo una perché qualcuno al governo ha ritenuto che basti così, le maestre stesse non siano in grado di gestire senza impazzire tutta questa complessità di pupi 3enni non ancora autonomi, che non sanno andare in bagno da soli, che non sanno mangiare da soli ecc ecc… e che non parlano l’italiano ma 4 o 5 lingue/madre diverse, contemporaneamente intrattenendoli e avviando un percorso di gioco e di crescita con loro. cioè la mia paura è che in quella materna, con quelle condizioni e soprattutto al primo anno, l’obiettivo primario delle maestre sia sopravvivere e far sopravvivere i bambini. e mi dispiacerebbe che per mio figlio la scuola fosse un parcheggio dove lo metto perché devo andare a lavorare.
    i miei vicini di casa, temendo questo aspetto, hanno chiesto per i loro figli il trasferimento alla scuola più “posh” (come diresti tu – in realtà non è proprio tanto posh, e nemmeno quella del centro città, dove va la Pupa lo è. sono tutte scuole comunali o statali con poche risorse, dove i genitori portano pennarelli, fogli, colori a loro spese).
    io non ho chiesto il trasferimento, proprio perché ho voluto credere che la situazione non solo gestibile, ma serena e proficua, anche nella materna con il 70 percento di bambini stranieri. però la paura che non sia così mi resta.
    forse però quel che dici tu è giusto – sinceramente, se non avessi avuto figli, anche io non avrei ben capito il problema.

  3. sono di torino e nella materna di mio figlio, che ha fatto 3 anni a novembre, abbiamo quasi l’80 per cento di bimbi stranieri. purtroppo le risorse scarseggiano, non esistono mediatori culturali, le maestre – parole loro – fanno una fatica bestia anche solo a comprendere le esigenze dei piccoli stranieri (es. “ho mal di pancia e non voglio mangiare la pasta con il sugo, voglio la pasta in bianco”). nel mentre, l’attività didattica diventa un’impresa colossale. insomma è come fare tutto in salita, il che per questi bambini così piccoli, di qualunque nazionalità essi siano, è un peccato.
    mi dicono che poi crescendo (tipo dal secondo anno) sarà meglio. speriamo!
    laura s.

  4. Premettendo che anch’io non ho figli (ma ho una sorella molto più giovane che sto vedendo crescere) anche a me ha un po’ perplesso il tuo discorso, mi spiego: non credo sia tanto il problema degli stranieri quanto il problema del numero limitato di insegnanti per bambino. Mi rendo conto che anche per quello non si può fare granché ma penso che le capacità di apprendimento di un bimbo straniero di quell’età gli permetteranno in fretta di non essere un “peso” più di un qualsiasi bimbo italiano un po’ più capriccioso degli altri. Mia madre è professoressa di italiano in una scuola superiore e ti assicuro che i problemi veri nascono quando un ragazzo di 17-18 anni arriva in Italia e viene inserito a caso in una delle classi, con un unico intermediario culturale per istituto. Quando i bimbi stranieri vanno a scuola da noi fin da così piccoli penso che l’unico prezzo da pagare possa essere quello di confrontarsi con culture spesso molto lontane dalle nostre e che magari noi adulti non ci sentiamo di amare o anche solo di apprezzare, ma per i nostri figli è un’occasione di crescita maggiore e di creare un paese migliore di quello che abbiamo adesso. Ricordiamoci che quei bimbi di 2 o 3 anni tra 10 anni parleranno italiano come i nostri figli e si sentiranno italiani forse più dei nostri figli. Dobbiamo cercare di non averne paura. :)

  5. Devo dire che leggere i tuoi scritti è per me sempre fonte di risate e riflessione, forse perchè in tante cose (essendo madre di due pupi) mi ci ritrovo e quel vecchio adagio “mal comune mezzo gaudio”, dopo una notte a cambiar lenzuola dal rigurgito catarroso, fa tanto bene al cuore! :-)
    La mia bimba più grande ha iniziato la prima elementare (il termine politicamente corretto è “ha intrapreso il suo percorso formativo alla scuola primaria di primo grado” e già qui i commenti si possono sprecare!) nella scuola del nostro Comune. Pur essendo un centro piuttosto piccolo abbiamo tutto l’essenziale: scuola materna parificata, scuola elementare e scuola media. Quando ha cominciato la materna la scelta è ricaduta sulla scuola locale non tanto per la qualità del servizio offerto, ma piuttosto per dare l’occasione alla bambina di integrarsi nel paese dove eravamo venuti a vivere (e dove quindi non avevmo ancora instaurato legami, finchè non hai figli non ti caga nessuno, almeno per noi è andata così).
    La classe era composta la 40-50% da bambini stranieri, ma le difficoltà maggiori le hanno i genitori (e le insegnati nel relazionarsi con i genitori) non tanto i bambini.
    Al termine del primo giorno di scuola mia figlia è tornata a casa felice dicendo “sai mamma che ho un compagno con la testina marrone? è simpaticissimo!” :-)
    Ora è appunto alle elementari, i compagni sono praticamente gli stessi e sai cosa ho capito? Che la differenza grossa, sostanziale, la fanno gli insegnanti… certo una struttura moderna e con materiale didattico all’avanguardia (o almeno presente) è utile, ma se la maestra non è valida non ci sono santi che tengano, nemmeno con una classe 100% italiana.
    Perciò hai fatto bene e ora non puoi che incrociare le dita, come faccio sempre io, spernado che la/le persone a cui affidi i tuoi figli siano all’altezza del loro difficile compito!

  6. cara Paola, io direi che hai fatto la scelta migliore! i bambini stranieri sono nati praticamente tutti qui e poi a 3 anni non sanno parlare, imparano tutti insieme all’asilo! io ho un’idea ottimistica della situazione. Poi andare alla scuola di bacino ti permette di portarli a piedi contribuendo a ridurre l’emissione di gas che incrementano l’effetto-serra e per la socializzazione dei bambini è la cosa migliore: è più facile trovarsi con gli amichetti a fare i compiti se abitano vicino a casa.

    mi rattrista che in molti spesso ti fraintendano..x me la tua posizione era chiarissima

  7. da insegnante ti dirò che il vero problema è quando ti arriva in classe ad ottobre, ma anche ad aprile, un filippino che non sa una parola di italiano e tu devi gestire la classe, cercare di inserire lui e subire i commenti della preside se non hai un voto da mettergli in pagella..il tutto senza nessuna risorsa..
    e non dico niente del governo perchè non voglio scrivere parolacce sul tuo delizioso blog

  8. Ciao, l’esperienza che ti voglio raccontare è quella che sta per vivere la mia prima nipotina, perchè il mio pupo ancora fa il nido e non ci siamo ancora confrontati con queste scelte.
    La nipotina, dicevo, a settembre andrà a scuola e mio fratello &consorte sono nella tua stessa identica situazione.
    Hanno anche loro scelto la scuola vicina a casa con un’altissima percentuale di stranieri, non prima aver parlato con le maestre e il dirigente scolastico, che gli ha dimostrato come, in TANTI ANNI di inserimento (è stata la prima scuola della città ad accogliere bimbi stranieri) siano riusciti a farne davvero una ricchezza e una crescita reciproca.
    Quindi il consiglio che ti voglio dare è cercare di capire che esperienza hanno fatto negli anni queste scuole e che turn over di insegnanti c’è: se scappano tutti, è già un segnale…

  9. yep. anche a me rattrista essere fraintesa dove il margine di fraintendimento mi pare proprio non ci sia. ho parlato di paure: mica paura del diverso – altrimenti, ribadisco, avrei iscritto i bambini al santa gemma, scuola di suore che ospita pupi dalla materna alle medie, tutti italiani o quasi. ho paura proprio di quella roba lì: che dal punto di vista pratico, in uno stato di fatto in cui mancano le risorse (2 insegnanti per 27 bambini di 3 anni è una roba ai limiti dell’eroico), gestire tanti piccoli provenienti da tanti posti diversi e con lingue diverse sia tanto faticoso da far passare in second’ordine l’obiettivo: educare i bambini a crescere assieme in un clima sereno. infatti a lauras (la seconda) dico che sono anch’io convinta che il problema non sussista, o quasi, dalle elementari in su.
    mi ha fatto molta tenerezza l’esempio dei bambini cinesi che non fanno l’intervallo o dei peruviani tanto attenti alla pulizia della scrittura. il che è peraltro indice della squisita specificità di ogni cultura; a dispetto della globalizzazione, le popolazioni (anche infantili) conservano tratti distintivi che ne raccontano l’origine, e questo per me è una straordinaria ricchezza.
    sui piccoli tanto piccoli, il mio timore è un altro. diciamo pratico/gestionale, poiché da mamma so quant’è difficile (oltre che bello) tenerne 2 ciascuno con le sue esigenze, figuriamoci 27 e che non parlano la stessa lingua. certo, la impareranno…
    d’accordissimo poi con wonderp: la differenza vera la fanno gli insegnanti. su quelli purtroppo non abbiamo informazioni precise: le sezioni sono diverse (credo 4) e non puoi sapere con chi capiti, né se gli insegnanti di quest’anno verranno tutti riconfermati l’anno prossimo. il che, micol ci insegna, è un altro problema del sistema-scuola.

  10. ciao!posso capire le tue preoccupazioni dal punto di vista di chi nella scuola ci lavora. Sono stata per 6 anni in una scuola con il 60% di stranieri e ti assicuro che è stata un’esperienza favolosa. Non facile certo, ma davvero ricca. Se ti chiedi come possano le maestre insegnare a tanti bimbi così diversi, ti rispondo…con l’unico linguaggio che tutti conosciamo…quello dell’amore. Imparare da tutti, anche quando non capisci una parola di quel che dicono, condividere esperienze diverse, riconoscersi tutti nella stessa identità, quella di essere bambini! E i bambini poi, sono tolleranti e non hanno paura del diverso se nessuno glielo ha insegnato! L’importante è che tu possa trovare insegnanti disposte all’accettazione, al confronto, a qualche sacrificio in piu’! e se la scuola non è strutturalmente fantastica, non preoccuparti, non giudicarla da questo. Chi ha voglia di fare, riesce anche con pochi mezzi!

  11. mio figlio ancora non ha l’etá della scuola, potrei pensare in un’asilo, ma non ha ancora 9 mesi. peró…son italiana, il mio compagno é spagnolo, viviamo in spagna e naturalmente il bimbo ascolta le due lingue in casa. dove viviamo c’è una gran comunitá inglese, come tutti i posti di mare spagnoli, oltre a gruppi di tedeschi, scandinavi, olandesi e argentini. Come sará la scuola? Io spero mista, nel senso di nazionalitá. Sará che da 7 anni lavoro a contatto di gente di tutto il mondo, che per me é normale ritrovarmi con un vicino inglese, uno tedesco, l’altro irlandese, e parlare 3 lingue giornalmente, ma son contenta che mio figlio cresca in una societá multiculturale, dove possa apprendere piú lingue senza fatica, e dove non sappia mai cosa sia il razzismo perché, idealmente parlando, lui vive a contatto di “tutto il mondo”.
    ora, non so come sia la situazione in italia, da anni non ci vengo, ma secondo me il contatto con bimbi stranieri fa solo bene, apre la mente, non crea paranoie future, e neppure domande indiscrete che solo noi adulti sappiamo farci.
    la miglior scuola é sempre la vita, le migliori esperienze son quelle con le altre persone, e i bimbi, diventati adulti, ricorderanno i volti e le parole dei compagni, non i libri e le materie che studiavano.

  12. Sai, io vivo a Londra. Ho una piccolina di due anni e mezzo che va ad un nido”di settore”, quello dell’universita’ dove lavora mio marito: persone in gamba, struttura piccola, bimbi ben seguiti, livello culturale alto.
    Devo fare le iscrizioni per le scuole primarie quest’anno 9ci sono liste d’attesa lunghissime), e vivo in una citta’ che di interculturale ha molto. Anzi, ti diro’, qui preferisco le scuole multietniche, purche’ siano buone (ci sono appositi report del ministero dell’istruzione). Molto meglio delle super-british, che rischiano di diventare settoriali sul serio e poco cotruttive intellettualmente…. Ma penso che Londra sia una citta’ molto molto diversa… Ci sono zone in cui le stesse scuole multietniche sono davvero scadenti. Secondo me comunque hai fatto la scelta giusta, solo il tempo e l’esperienza diretta, pero’, possono dirlo. Potrebbe essere una marcia in piu’, purche’ il livello di apprendimento dei bambini rimanga elevato. In bocca al lupo!
    Se passi a trovarmi sul mio blog (http://mammachecasa.blogspot.com) c’e’ un pensiero per te, anche se probabilmente lo hai gia’ avuto!
    Continua ad allietarci le giornate!

  13. oddio…ed io che alle prese con la prima gravidanza sono ancora indecisa sul passeggino da comprare! :S
    Che fatica essere mamma, che fatica prendere decisioni per i propri figli… ma che bello avere il mio +1!
    Appoggio la scelta della scuola multietnica, il confronto aiuta a crescere!

  14. ciao paola, ciao a tutti!
    mi intrometto anche io per dire la mia.

    inizio col dire che ti fa molto onore il fatto di riconoscere le tue paure e metterle/metterti in discussione… non è mica un reato porsi delle domande o avere dei timori! ingiusto sarebbe farsi guidare ciecamente da essi, e mi pare chiaro che tu non lo stia facendo!
    {tra parentesi: mi sembra chiaro che le tue paure non riguardino tanto la presenza di bimbi stranieri, quanto la gestione della classe!}

    per entrare nel merito della questione, io sono una facilitatrice linguistica / operatrice interculturale: cioè, ho speso gli ultimi otto anni della mia vita studiando e lavorando nel campo dell’intercultura, in particolare occupandomi di didattica dell’italiano come seconda lingua. al momento la mia “carriera” (uhhh che parolona!) langue, ed è un eufemismo grande come una casa, perchè le risorse non ci sono (o forse vengono mal impiegate, ma questo è un altro discorso!)

    la gestione di una classe di treenni così numerosa è di per sè complessa, ma per questo sappiamo a chi dare la colpa. con molti alunni stranieri la sfida è ancora più grande, questo è certo. però per la mia esperienza posso dirti che molto (o tutto?) dipende dagli insegnati coinvolti, come ha già detto bene maestra laura!

    siceramente se posso permettermi, la cosa che più mi lascai perplessa di tutto questo discorso, sono le parole di quell’insegnante… il suo discorso mi sembra quanto meno riduttivo e superficiale.
    ho conosciuto molti bimbi provenienti da molte parti del mondo, ho conosciuto bambini diligenti, svogliati, iperattivi, obbedienti, più o meno intelligenti… ma ti assicuro che in nessun caso c’è una relazione tra il comportamento e il paese d’origine! le differenze sono date dell’educazione ricevuta in famiglia, dal carattere, delle esperienza vissute… il discorso -francamente- non regge, soprattutto se si parla di bimbi nati in italia! in alcuni casi ho effettivamente riscontrato metodi di studio e atteggiamenti verso la scuola che potremmo dire “influenzati dalla cultura d’origine” ma solo da parte di ragazzi che avevano frequentato la scuola per diversi anni nei loro paesi. ho anche avuto modo di constatare che queste abitudini possono cambiare molto in fretta, specie se questo significa studiare meno o fare meno “fatica” 😉

    io non ero lì, non ho sentito le parole dell’insegnante, nè tanto meno la conosco di persona però… io starei “in guardia” quando i discorsi sono troppo generalizza(N)ti.

    spero di essermi spiegata, come si sarà capito questi argomenti mi stanno particolarmente a cuore… se volessi farmi qualche domanda, sarei ben contenta di provare a risponderti!

    e comunque -credimi- l’incontro e lo scambio reciproco potranno insegnare ai tuoi figli molto più di tante ore di storia e geografia (e non voglio assolutamente dire che queste non siano importanti, non fraintendetemi!)

    linda

  15. Forse il pupo non saprà usare i pennelli, fare il compost e le serre, ma l’esperienza di vivere i tre anni di materna a fianco a bambini stranieri sarà il regalo più grande!
    Bravi!
    Io ho fatto la stessa identica vostra scelta (con gli stessi identici dubbi iniziali).
    Scuola pubblica, sempre!
    (Sempre che lo prendano: abbiamo ancora le dita incrociate!)

  16. P.S. Dimenticavo una riflessione a latere: il mio pupo è anche lui mezzo straniero (padre francese) e già al nido che frequenta adesso ha diversi compagni misti (mezzi polacchi, mezzi inglesi, mezzi spagnoli, mezzi francesi come lui) e di genitori stranieri ma nati in Italia (cinesi, filippini e non ricordo che altro).
    Quindi la multiculturalità la vive sempre, anzi ne fa parte, ne è soggetto attivo!

  17. Chiudi gli occhi e iscrivi la bimba alla scuola più vicino casa.
    Tutto dipende dalla maestra.
    Se ti fa schifo la maestra sposta la bambina.
    Mio figlio è capitato male è sta pagando le conseguenze…la maestra non è neanche in grado di parlare con i bambini!!!
    Mio figlio piccolo sta nella stessa scuola; maestra bravissime. La classe va da Dio.

    Ciao
    Una straniera

  18. a parte il fatto che credo sia normale avere delle paure e che sia giusto esprimerle, soprattutto a “casa” propria.
    cmq, credo anche io che molto dipenda dalla maestra. quindi avrai conferma delle tue scelte strada facendo…

    in bocca al lupo, paola

    p.s. ma noi, poi, non ci siamo più viste…..

  19. Anche io, come Linda, sono una facilitatrice linguistica. Anzi, *ero* una facilitatrice linguistica perché quelle meravigliose risorse che non ci sono hanno fatto in modo che, dopo la nascita del mio criminale, andassi a fare altro per guadagnarmi da vivere.

    La questione, secondo me, è molto più complessa. A mio modo di vedere, il fatto che un bimbo sia straniero conta relativamente. Se dietro il bimbo c’è un ambiente aperto e stimolante, può capitare che uno straniero sia molto più “avanti” (che brutta parola) di un italiano. Per dire, una delle bimbe che seguivo prima di restare incinta ha imparato l’italiano in tre mesi. Contava di certo il fatto che la madre si era risposata con un italiano. Nello stesso periodo ho inserito due sorelle marocchine che alla fine dell’anno scolastico facevano fatica ad articolare una frase soggetto+verbo+complemento. Ho conosciuto la madre al corso di italiano per adulti: encefalogramma piatto.
    Poi, di certo,dipende anche da come lavorano le maestre tra loro, se il dirigente riesce a trovare i fondi per inserire un facilitatore, se il facilitatore viene aiutato dagli insegnanti quando ci sono problemi.
    In generale, penso che tu non abbia fatto male a rischiare, però…. in questo caso un augurio di buona fortuna è d’obbligo!

  20. Ma quali “tante lingue diverse”? Se il bambino è nato in Italia, anche se straniero, a 3 anni parla italiano esattamente come i suoi coetanei italiani. A meno che non fosse stato rinchiuso in casa ed isolato dal mondo esterno, ovviamente, ma questo non capita spesso (credo almeno).
    Anche se a casa si parla solo la lingua straniera, l’italiano i bimbi lo sentono dappertutto: in tv, al supermercato e in piazza giochi. E lo imparano in modo naturale prima ancora di cominciare la materna.
    “Tante culture diverse” – sì, ma non credo ci siano tutti sti problemi di lingua:P

    Tanti saluti dalla straniera dell’est (il peggio del peggio dunque:P) con un marito italiano e un pupo mezzo straniero di 18 mesi,

  21. uh, quanti commenti!!!
    ti dico la mia…ora il Dibab ciuccione va al nido privato, c’è solo una bimba straniera ed è lì nella bambagia, però al parco ci sono un sacco di bimbi stranieri e non si fa problemi nell’interagire con loro…fino al 2012 non avrò il problema della scelta della scuola materna, ma sinceramente il problema stranieri non me lo pongo troppo, mi pongo come te il problema qualità sulla quantità di alunni…un rapporto 27:2 mi sembra eccessivo! contando che tutti i bimbi arrivano da un rapporto 1:1 se erano a casa o 1:5/6 se erano al nido, sfido io a gestirli senza fatica!
    hai diritto ad avere paure…perchè pensi al bene dei tuoi pupi, mica perchè hai la paura del diverso…e la paura fa riflettere e prendere decisioni ponderate, non a casaccio!
    quindi, valuta e se i pupi si trovano male (e lo vedi poi a casa, dove scaricano qualsiasi cosa) vai di spostamento ragionato!
    ciao ciao!

  22. scusa paola se non leggo tutti i commenti, ma anche a me il tuo post è sembrato poco chiaro e tu in genere chiara lo sei, eccome, e anche a diversi livelli. per cui forse c’è qualcosa che non ho capito o che tu non hai elaborato. in ogni modo posso dirti la mia esperienza, la materna di entrambe le mie nane aveva una percentuale di molto più bassa di bambini presumibilmente figli di immigrati recenti, ma aveva in compenso diversi bambini italiani con disabilità più o meno importanti. devo dire che la varietà è sempre positiva a mio avviso e che le maestre/maestri della scuola materna italiana – benché spesso messi nelle peggiori condizioni – sono dei veri fenomeni, per cui stai tranquilla, sono sicura che il pupo si troverà bene. certo, mia sorella ha una scuola privata nido/materna di quelle bilingui superfighe amorevolissime piene di stimoli e quando porto le nane là (ma solo d’estate, perché mia sorella è buona e cara, ma meglio ognuno a casa sua), il clima è completamente diverso, e non per via delle nazionalità dei bambini (che lì sono ancora più varie, trattandosi di scuola bilingue) ma per gli strumenti che il privato riesce a metttere a disposizione di insegnanti e bimbi, dai laboratori agli arredi ai giochi…ma tant’è, questa ahimé, è l’italia…

  23. ciao,mia figlia alice ha iniziato quest’anno la scuola dell’infanzia. nel paese dove vivo ce ne sono due, sono andata a vederle e poi ho scelto quella più vicina a casa (per la qualità della vita,tipo andare a scuola sempre a piedi, e la possibilità di conoscere bimbi che abitano vicino) e che mi pareva avesse insegnanti più attente ai bisogni individuali dei bambini. recentemente ho scoperto che ho avuto anche fortuna, nella scuola comunale che ho scartato mettono i bimbi in castigo! ho anche rinunciato alla scuola staineriana che c’è poco lontano, per i criteri di “territorialità” che ho detto prima, e anca economici, e anca perchè mi pare che là non c’è la vita vera.
    riguardo al problema in oggetto, qui dove abitiamo non cè una gran percentuale di stranieri, ma rispetto al dubbio come faranno le maestre, non preoccuparti, i bambini se la cavano meglio di noi, e arrivo al punto: mia figlia ha scelto per amiche le due bambine albanesi della classe, che non parlano ancora italiano, come facciano a capirsi non so, ma tant’è.
    concordo con gli altri post che dicono che il problema è il rapporto numerico bimbi-maestre, e poi.. se dove vivi ci sono così tanti migranti, è quella che hai scelto la scuola “normale” dove i bimbi imparano a vivere nel loro mondo “reale”, no?
    auguri!

  24. @wide, a me hanno spiegato che nella materna non hanno i famosi facilitatori/mediatori culturali, come ci dicono anche le DUE mediatrici che han commentato qui sopra mancano le risorse. ecco perché penso possa essere difficile. poi certo che non ho elaborato bene, infatti ho parlato di dubbi/paure – che però si chiariranno solo quando comincerà la materna.
    @”straniera dell’est” (si firma così) che dice che i bimbi di 3 anni, anche se di altre nazionalità parlano perfettamente l’italiano, però rispondo: ma in che film? non lo parlano nemmeno i bimbi italiani! dice che lo imparano dalla tv: dipende da quante ore ce li tieni, davanti alla tv, ogni giorno. o al supermercato: mi permetto di dissentire. e anche al parco non mi pare che ci siano questi grandi scambi linguistici tra pupi sotto i tre anni.
    comunque facendo un riassunto parziale mi pare di capire che i problemi siano due:
    1. carenza di risorse soprattutto nella scuola materna, il che in situazioni più complesse e sfaccettate (vedi multietnie) crea qualche problema in più. avremmo i facilitatori culturali, ma non abbiamo i soldi per pagarli! (però paghiamo lo stipendio alla minetti) (scusate, non sono riuscita a trattenermi).
    2. bravura o meno degli insegnanti. e su questo specifico tema credo possiamo davvero fare poco o nulla se non affidarci alla sorte. e poi, come dice marika extraterrestre: “se maestra = schifo, cambia scuola”.

  25. Non ho mica scritto che “parlano perfettamente” italiano – queste sono parole TUE. Ho scritto che i bambini stranieri nati in Italia parlano italiano come i loro coetanei italiani (se non vengono isolati dall’ambiente esterno, per così dire).
    Sono d’accordo che i bambini di 3 anni non fanno grandi discorsi, ma la lingua la capiscono e riescono anche a parlarla, ovviamente per quanto sanno parlare i bimbi di 3 anni.
    Un altro discorso sono i bimbi che arrivano in Italia più grandicelli e devono imparare da capo, conoscendo già un’altra lingua, magari totalmente diversa dall’italiano. Non era forse un grande esempio con la tv, ma basta uscire di casa e la lingua la senti ovunque vai.
    Da quanto ho imparato all’università durante i corsi sull’apprendimento delle lingue dai bambini, i bimbi piccoli imparano la lingua che sentono tutti i giorni in modo naturale (ovviamente non la parlano da subito e perfettamente, essendo pur sempre bambini) e molto facilmente.
    Io sto cercando con tutte le mie forze di insegnare la mia lingua madre a mio figlio, ma cmq vivendo qui in Italia lui sente più italiano (non, non guarda la tv per ore) e la maggior parte delle parole che ha imparato a dire (gatto, acqua, caldo, ciao, nonno) sono in italiano. Anche se passa la maggior parte del tempo da solo con me ed non gli parlo certo in italiano.
    Ammetto di aver generalizzato un bel po’ (come ha scritto qualcuno, il tuo post non era del tutto chiaro e mi ha fatto un po’ innervosire) e volevo anche rimuovere il mio commento, ma non so se si puo’ fare(?).

    Straniera dell’est (sì, mi firmo così, perché?)

  26. cara straniera dell’est, la mia perplessità nasce dal fatto che accanto al tuo nickname hai scritto anche “il peggio del peggio” autoattribuendoti caratteristiche che nessuno, qui, ha mai nemmeno lontanamente pensato di affibbiarti. comunque per farti un esempio io conosco 3 bambini tra i 2 e i 3 anni cresciuti qui, nella zona dove abito io, figli di genitori egiziani e filippini. l’italiano francamente non lo parlano. peraltro le maestre dell’asilo mi hanno confermato che questa è la norma, spiegandomi che – appunto – lo imparano in seguito, nel corso dell’anno.
    una volta, dal pediatra, la segretaria mi ha chiesto se parlavo inglese perché non riusciva a farsi capire da una signora filippina che era lì con il suo bambino. ho fatto da interprete e abbiamo risolto il (piccolo) problema, ma è chiaro che quella della lingua può essere una difficoltà.
    a me pare che la situazione di tuo figlio sia un po’ diversa: tu stessa, pur essendo straniera, sei perfettamente bilingue, a giudicare da come scrivi. poi se ti vuoi arrabbiare per forza (ma perché? e con chi esattamente?) e innervosire, fai pure… ma a me sembra che dietro questi scatti ci sia qualcosa che ha poco a che vedere con me.
    io mi sono solo chiesta: come si può con poche risorse gestire la complessità? potrà mio figlio fare cose altrettanto belle di quelle che ha fatto la sorella? diverse, ma belle?
    una cosa che mi hanno detto alla materna dove l’ho iscritto è che non fanno attività extrascolastiche (teatri, gite di quartiere, mostre, etc), perché le famiglie non sono disponibili: bisogna versare piccole quote, non so, 2 euro, 5 euro, etc… e seguire minimamente i bambini. tipo: quando c’è la gitarella portarli tutti entro una certa ora, a volte preparare il pranzo al sacco, uno zainetto con dentro una bottiglia d’acqua e i cracker, cose così. ecco, nella materna di zona hanno rinunciato perché i genitori, molto semplicemente, non seguivano nessuna di queste indicazioni, magari non comprendendole.

  27. Sto seguendo da una settimana il blog di un papà italiano che vive e lavora in Svezia, e da quello che leggo il pluralismo culturale là è la normalità: non c’è la paura del “diverso”, sembra quasi che ci sia la curiosità. Secondo me hai fatto solo bene: non solo per la varietà che secondo me porta solo beneficio, ma anche perchè è la scuola vicino a casa, quella dove puoi farti gli amichetti, perchè è una scuola di quelle vecchio stampo ma che sembra dare “aria” alle classi.

  28. ciao, sono una mamma anch’io e anch’io da poco ho fatto domanda per la scuola materna di mio figlio. qui dove vivo il problema si pone relativamente perchè una nuova legge comunale ha imposto il massimo di 40% di bambini stranieri x classe (e se devo essere sincera quando ho letto la notizia mi sono irritata parecchio). non è poco ma certamente meno del 70% di cui parli tu. io ho capito perfettamente quello che scrivi, le tue paure e mi sembra chiaro che non è lo straniero in se che ti preoccupa ma la gestione della cosa in una scuola pubblica che ha sempre meno risorse ed insegnanti. la persona che ti ha frainteso nel primo commento probabilmente non ha letto fino in fondo il post, perchè se hai deciso alla fine di optare per quella scuola di certo non sei una persona chiusa verso gli stranieri. detto questo, io penso che al tuo posto avrei fatto come te, ponendomi il problema ma decidendo comunque di provarci. credo comunque che in generale la cosa più importante è che noi genitori stiamo attentissimi a quello che succede quando i nostri figli sono a scuola, e che siamo pronti ad intervenire nel caso in cui non ci piace il modo in cui gli insegnanti affrontano le situazioni. ti racconto infine di una coppia di amici, stranieri, che hanno una bimba della stessa età di mio figlio: non sono sicuri che andrà in una scuola pubblica perchè la bimba ancora non parla moltissimo l’italiano dal momento che non va al nido (in realtà secondo me lo capisce molto meglio di quanto credano i suoi genitori), non frequenterà il corso di religione (ma neanche mio figlio), ed hanno paura che per questi 2 motivi messi insieme la bimba possa sentirsi esclusa e abbia problemi di inserimento, proprio perchè temono che una sola maestra x 25 bambini non sia sufficiente per tenere conto delle esigenze particolari di tutti i bambini. io ho cercato di spiegare che sono solo paure infondate, che probabilmente è la loro insicurezza che gli fa vedere le cose più difficili di quello che sono. di base però sia nel tuo caso che nel loro, c’è una sfiducia nella sruttura, perchè è innegabile che il rapporto maestre/alunni che c’è nelle nostre scuole materne è davvero troppo basso.

  29. cara paola,la situazione che hai descritto accomuna anche me.mio figlio frequenta la scuola dell’infanzia da ormai 5 mesi e di tutte le perplessità iniziali,quella che mi è rimasta di più a distanza di 5 mesi riguarda la “qualità” delle insegnanti.purtroppo a volte l’impressione è che siano poco motivate forse anche a causa di tutti i problemi già noti che riguardano la scuola pubblica. vorrei se possibile approfittare per fare un piccolo sondaggio: ma anche negli asili dei vostri figli fanno vedere ai bambini i cartoni animati? e se si, con quale frequenza? io quando l’ho saputo sono rimasta piuttosto sconvolta.barbara

  30. Noi per scelta non abbiamo la TV a casa, figurati cosa ne penso di fargliela vedere all’asilo (siano pure cartoni)…
    Per fortuna al nido (comunale) non ce l’hanno e lo stesso dicasi per la materna di zona dove dovrebbe andare da settembre. Mo in altre materne private ho visto la tv niente meno che in sala mensa….

  31. @paola: “avremmo i facilitatori culturali, ma non abbiamo i soldi per pagarli! (però paghiamo lo stipendio alla minetti”
    SUPER CLAP, CLAP, CLAP! non c’è motivo di trattenersi, questa è la realtà… :-(

    non sono entrata prima in dettagli tecnici, ma visto che se ne è parlato non posso stare zitta. in merito all’apprendimento della lingua seconda (che è ben diverso dal processo di acquisizione sia della lingua materna, sia della lingua straniera…) si sentono tanti luoghi comuni, tanti miti da sfatare, ahimè spesso li sento uscire anche dalla bocca degli insegnanti :-/

    comunque l’esperienza e lo studio mi hanno dimostrato più volte che:

    A) non c’è un bimbo uguale ad un altro, non c’è una famiglia uguale ad un’altra, non c’è una storia uguale ad un’altra. mai dimenticarsene…

    B) l’apprendimento di una lingua non passa solo attraverso l’immersione nella lingua. altrimenti non si spiegherebbe perchè immigrati da tanti anni in italia, che non vivono in “isolamento” ma che passano la maggior parte del loro tempo con italiani, parlando italiano parlino la nostra lingua in modo molo scorretto, a volte al limite del comprensibile!

    C) non è vero che più un bambino è piccolo e più facilmente impara la lingua, anzi! è vero invece che più un bambino è piccolo più facilità ha nell’assimilare gli aspetti fonetici e di intonazione. è vero anche che più un bambino è piccolo… più tempo ha per imparare la lingua in modo corretto, mentre un ragazzino che arriva a 10, 12, 15 anni dovrà far fronte quasi da subito anche allo studio delle varie discipline.

    no voglio annoiare nessuno ma mi premeva molto dire queste cose, perchè è proprio credendo a questi “falsi miti” che ho visto insegnati, pur in buona fede, commettere degli errori.

    da tempo meditavo sul fatto di inaugurare una nuova etichetta sul mio blog proprio su temi interculturali. potrebbe essere interessante?

    un caro saluto a tutti!
    linda

  32. Argomento scottante!
    Concordo che tanto dipende dalla maestra, e comunque stranieri o meno, nell’asilo di mio figlio c’è uno spaccato di società: bambini educatissimi e seguitissimi, e bambini senza regole che hanno un vocabolario di parolacce più fornito del mio, ( bimbi di 3-4 anni).
    Direi che il problema è soprattutto l’educazione che i genitori danno ai bambini, ripeto: a prescindere dalla provenienza geografica.
    Condivido comunque i tuoi dubbi sulla materna così varia di lingue, ma maestra laura è stata molto tranquillizzante.

  33. Ciao Paola,
    nmon ti ho mai scritto ma ti seguo da un po’. Io sono una mamma expat, vivo in Germania dove é nata mia figlia che ha piú o meno l’etá del pupo, e mia figlia sta crescendo addirittura trilingue (italiano con me, spagnolo col papá sudamericano, tedesco al nido). Mia figlia per il momento non ha problemi con nessuna delle lingue e la manderó in un normale asilo pubblico. Viviamo in un quartiere piuttosto agiato di una grande cittá e gli stranieri sono soprattutto europei o americani che lavorano qui (come me, insomma: entrambi i genitori con una preparazione accademica, cultura generale, di “ceto cosiale mediao alto” come si diceva una volta).
    Come diceva qualcuna qui sopra, non é tanto una questione di “oh che bello la multiculturalitá, si impara cosí tanto dallo scambio con gli altri”; il dibattito sull’integrazione degli stranieri qui in Germania é fortissimo e molto sentito e io, da straniera, mi sento di dire che c’é straniero e straniero. Nessuno dei bambini tedeschi in classe con mia figlia ha dei problemi con lei, o con me, e conta che, per es., nel consiglio direttivo del nido, composto da 3 genitori, ci siamo io, una mamma francese e un papá tedesco. Diverso peró il discorso, per es., dei bambini turchi, che qui anche se sono ormai di seconda o terza generazione sono integrati poco o nulla. I bambini restano a casa a volte fino ai 6 anni, non solo parlano solo turco, ma crescono in ambiente con zero stimoli per i bambini, con genitori con molte preoccupazioni economiche che sinceramente non hanno tempo di occuparsi della gita, o non hanno i soldi, o non vogliono che le loro bambine vadano in gita con i maschietti (!!). è proprio un background diverso e con bambini che provengono da qwuesto genere di situazioni credo sinceramente che non sia cosí facile interagire.
    Per cui volevo dirti che secondo me hai fatto la scelta piú scomoda, piú coraggiosa e sicuramente piú giusta; credo che al tuo posto avrei fatto lo stesso, ma credo anche che osserverei con piú attenzione lo sviluppo del pupo e col tempo, se necessario, potrei anche meditare di cambiare scuola se vedo che le cose non sono cosí rosee come avevo sperato. Non é che dobbiamo cambiare il mondo a spese dei nostri bambini! ci sono cose che sulla carta sono magnifiche ma poi alla resa dei conti lo sono un po’ meno.

    Detto questo, ti dico anche, di cuore, in bocca al lupo e sono sicura che andrá tutto benissimo!!!!

    Gabriella

  34. Lavoro da tempo con famiglie straniere e sono sicura che la tua scelta sia più faticosa ma migliore! Magari la didattica sarà un po’ trascurata ma impareranno a convivere con la diversità, non solo etnica, sopratutto socio-economica. Per capire il mondo là fuori, gli sarà utile quanto la creta.
    per quel che vale: brava!

  35. wow che dibattito. grazie per il sostegno a chi ha avuto la pazienza di leggere bene, e di cogliere il nocciolo della questione. a me sembra che gabriella, qui sopra, abbia proprio centrato il punto. quindi osserverò con particolare attenzione quel che accade alla materna del pupo.
    sui cartoni animati che in alcuni asili fanno vedere ai bambini: anche io sarei sconvolta. come sono sconvolta dal fatto che in un’altra materna della mia zona ci sono bambini che arrivano fino in classe DENTRO quelle gigantesche macchinine radiocomandate, e le maestre lasciano che questo accada, come permettono a bambini di quattro anni di giocare col gameboy dentro l’aula, e in più li fanno andare in bagno da soli (e i bimbi tornano a casa sporchi). ma non si può fare niente? per dire: alla materna della pupa i bambini non possono portare nessun gioco da casa, solo libri e a patto che li leggano assieme agli altri… altrimenti la volta dopo non li possono più portare.

  36. Mio figlio Giovanni frequenta per il 2° anno, a Milano, l’asilo comunale di via delle forze armate 59, tristemente famoso come “l’asilo multietnico (come se a Milano fosse l’unico) che non vuole la festa di Natale”, a dicembre la vicenda ci ha portato su molti quotidiani (cartacei e online) e in TV. Se qualcuno è interessato a saperne di più e/o a ricevere gli articoli pubblicati a suo tempo, può scrivermi in privato, nel mio blog c’è il link alla mia mail. Due anni fa, all’epoca della preiscrizione all’asilo, eravamo stati tentati di iscrivere Giovanni all’asilo delle suore Mater Divinae Gratiae distante da casa tanto quanto l’asilo comunale (questo per dire che i dubbi vengono più o meno a tutti). Oggi, malgrado tutto, non mi pento della decisione presa e Cecilia, da settembre, frequenterà il medesimo asilo. Le difficoltà maggiori le abbiamo incontrate a causa della bassissima propensione al dialogo di funzionaria e P.O. (sorvolo sul problema del rapporto no. di bambini / no. di educatrici ma spesso nel privato è peggio, perché in alcuni casi non c’è alcun controllo), dei continui cambi di educatrici (precarie o malate) e della pigrizia di alcune educatrici (è chiaro che anche all’interno della stessa scuola le cose possono cambiare molto da sezione a sezione, all’asilo che frequenta Giovanni ce ne sono 7 e la sua è a detta di tutti, la più sfortunata, quest’anno hanno assegnato un’insegnante precaria e una di ruolo e quest’ultima è rimasta subito a casa in maternità, per non parlare dell’elevata propensione a scioperi e astensioni varie) non certo a causa delle presenza di tante etnie, le diversità dovrebbero aggiungere non togliere e io continuo a ritenere anche ai bimbi fa bene confrontarsi con queste realtà, che tra l’altro rendono il contesto molto allegro, anche se non si può negare che il problema dei bambini stranieri che non parlano affatto l’italiano esiste ed è cosa ben diversa dal non parlare perché si è pigri come accade ad alcuni bimbi tra i 2 e i 3 anni. Molte delle attività fatte dalla Pupa di Paola sono regolarmente svolte anche nell’asilo di Giovanni, ma è chiaro che alcune attività che comportano una parte attiva dei genitori possono essere penalizzate per mancanza di comprensione. Giovanni condivide l’armadietto con un bambino filippino, che all’epoca dell’inserimento non parlava una parola d’italiano, spesso suoi genitori hanno portato a casa lavoretti e altre cose di Giovanni mentre la sacchetta della biblioteca del loro bimbo spesso rimane nell’armadietto tutta la settimana come se non fosse chiaro che il libro scelto si porta a casa per leggerlo con mamma e papà.
    PS Il problema dell’andare in bagno soli non è il fatto di sporcarsi, ma il rischio di farsi male, e tanto, è già successo e la Cassazione di è già espressa in merito

  37. Premetto subito che non ho letto tutti i commenti, ma solo i primi.
    A me (mamma di due, uno in prima elementare e uno in prima media), verrebbe da dire, prima di tutto, che è facile giudicare male chi si fa queste domande, ma in realtà sarebbe solo ipocrita dire che se hai un figlio e devi iscriverlo ad una scuola, non pensi a tutto, e sì, anche al fatto degli extracomunitari. Perchè è inutile che ci raccontiamo la favoletta dello scambio culturale e della ricchezza che questi bambini portano.
    Questi bambini portano anche tanti problemi di gestione (io sono insegnante di scuola media), e situazioni familiari a volte molto poco rosee (i musulmani non trattano le donne con molto rispetto, per esempio).
    Quindi, ribadisco, non capisco cosa ci sia di male nel valutare anche questo aspetto quando si sceglie una scuola.
    A proposito, avrei scelto anche io la stessa.

  38. Vado? Ok vado…

    Allora io quando dovevo scegliere la scuola per First ho fatto uguale.
    La differenza è che qui, nella mia città, ci sono quattro scuole elementari e puoi iscrivere i nani dove ti pare. Le scuole ti mandano lettere per invitarti a sentire quanto ogni istituto sia migliore dell’altro, quanto son bravi etc etc…
    Io avevo un unica esigenza: il tempo pieno. Poi guardavo dove fosse “eseguito” meglio il servizio e quale scuola avesse le risorse migliori.
    Alla fine ho scelto la scuola che ho frequentato io, che negli anni è stata molto migliorata, è piena di progetti e laboratori e finora sono soddisfattissima.
    Però devo dirti che mentre sceglievo ho cominciato ad ascoltare pareri. Alla fine più ascoltavo più mi sentivo incasinata. Tipo che una mi diceva che si mangia la cacca col cucchiaino e l’altra che la cucina è da grand hotel. Giuro.
    Poi ho deciso di ascoltare il mio istinto e le mie paure…un mix esplosivo.

    Ieri ho avuto la conferma di aver fatto bene.
    Molte mamme della classe del nano, nonostante io trovi veramente (obbiettivamente) perfetto il lavoro delle maestre, sono andate a spettegolare in giro sul quanto la classe dei loro figli sia il male!
    Risultato: quest’anno in quella scuola non s’è formata la classe di tempo pieno grazie alle malelingue. Molte mamme che avrebbero bisogno di quel servizio son costrette a cambiare quartiere.
    Magari ti ho incasinato le idee…però il succo è: scegli secondo quello che ritieni più opportuno tu senza ascoltare pareri ma solo il tuo istinto.

  39. Ho letto ora i commenti sopra. Come vedi non ho toccato l’argomento stranieri semplicemente perchè nel tuo post non ho trovato modo di fraintendere le tue parole.
    Non so che scelta avrei fatto. Forse, però, avrei avuto le tue stesse paure legate a come avrebbero gestito la situazione le maestre e non alla “diversità” (ma quale diversità???)

  40. brava Paola! leggendo il post speravo che decidessi per quella di bacino. anche io credo che i bambini stranieri siano una ricchezza. Leo è sempre andato molto d’accordo con tale Leonardo Zhu, cinese con italiano perfetto, e con Wei Chen, cinese che lo scorso anno non sapeva una parola, e ora qualcuna sì. se sei tranquilla per le elementari (55%), la più alta percentuale della materna non mi spaventerebbe, alla materna si può anche giocare in libertà nella babele di lingue, o no? bacixxx

  41. Quanto mi piace questa discussione!
    E’ sempre cosi’ impegnativo fare una scelta per i nostri figli, che parlarne cosi’ apertamente aiuta tutte noi!
    Il succo di quello che volevo dire prima e’ questo: l’interculturalita’ e’ una grande risorsa per l’apertura mentale e la conoscenza del mondo, ma spesso porta con se’ problemi di gestione (lo dico io che vivo a Londra), e quando si tratta di apprendimento la cosa non e’ cosi’ scontata. Per questo capisco perfettamente i tuoi dubbi!
    Penso che tu abbia fatto la scelta giusta, soprattutto se e’ stato l’istinto a guidarti. Ripeto: bisogna prima provare. Se alle primarie il livello rimane buono, non e’ detto che sia la stessa cosa alla materna, dove il problema mi sembra piu’ il rapporto maestre/bambini. Ma anche li’ non e’ detto che, se le maestre sono brave, la situazione non sia gestibile alla grande!
    In bocca al lupo!

  42. ciao paola, snche io non ho mai scritto..ma ho comprato il tuo libro, anzi lho dovuto persino rodinare xchè da feltrinelli non lavevavno. Vabbè, secondo me il titolo “ero una brava mamma prima di avere figli” è semplicemnete fantastico e si addice anche a quelle persone che hanno commentato il post in modo poco empatico…
    tornando a noi, secondo me hai fatto un’ottima scelta!!! Io ho una bimba di 9 mesi e mi sento un mostro perchè sto per iscriverla al nido ( ma quanto vorrei tenerla tutta per me…!). Per ora ne ho visitati solo due e a dire il vero non mi sono nemmeno informata sulla percentuale di stranieri ( vabbè che per ora sono così piccoli che nemmeno parlano!). ciò che mi preoccupa è che questi bimbi sembrano tutti dei piccoli soldatini disciplinati…ma questa disciplina mi fa paura!!!!

  43. guarda, credo che quello della lingua sia un problema minore… i bambini nati in italia parlano italiano con la cadenza con cui lo parliamo noi. e se sono rimasti in casa segregati a contatto solo con connazionali sono nell’età per impararlo molto velocemente.

    credo che scegliere la scuola con meno stranieri, o peggio ancora la scuola delle suore impedisca a tua figlia di entrare in contatto con la realtà e con la sua ricchezza.

  44. ciao noi abitiamo quasi in centro a Milano e andiamo alla scuola pubblica. il dubbio viene a tutti e poi si sceglie spesso in base alla logistica e alla vita della famiglia. sono d’accordo anche io che la “storia” della materna la fanno le maestre e i genitori. SE c’è gente in gamba, anche con pochi mezzi, si possono fare miracoli. Nelle classi dei miei figli ci sono stranieri bravissimi e italiani rincretiniti, quindi non si può mai dire. I have a dream: una bella mamma medioorientale o africana che alla festa di compleanno cucini un mega cus cus. Ma dalle nostre parti gli stranieri non si mischiano molto e a me dispiace. Sono brave famiglie e avremmmo molto da raccontarci. Forse conoscerli di più fugherebbe molti dubbi e molte perplessità.

  45. E’ stato detto tutto e il contrario di tutto quindi volenti o nolenti è un tasto sentiamo tutti. Io ho un bimbo di 6 mesi quindi per ora è presto ma abito in un paesino con UNA scuola materna e UNA scuola elementare (e UNA media) quindi il “problema” di scegliere non si porrà. Ci saranno sicuramente da parte delle maestre delle difficoltà con i bimbi appena arrivati in Italia o che cambiano mille scuole per star dietro ai traslochi dei genitori. Purtroppo queste donne (e pochi uomini) ci sono abituati e si ingegnano (per esempio io dicevo “andiamo” in arabo – l’unica parola che so – a un bimbo arrivato da solo due giorni che parlava solo arabo, o mi sono ricordata come si dice nonna in russo per una anziana che era venuta a prendere il nipote). Spesso ho visto che i bimbi stranieri diventano i traduttori dei genitori. La cosa che fa veramente la differenza è l’individuo in se, ci sono genitori fantastici stranieri e genitori idioti, cafoni ecc italiani. Ci sono maestre fantastiche e maestre che farebbero bene ad andare a fare un altro lavoro.
    Ti auguro che con tutti i maledetti tagli (che interessano pure me visto che sono precaria) riescano a gestire al meglio il loro potenziale.

  46. ciao,lascio anchi’io la mia, e passerò più spesso perchè qui mi piace.
    Ho un figlio al nido pubblico, ci sono stranieri circa il 20%, pure io pensavo “ma come faranno che questi bimbi che ancora non parlano o quasi e comunque sono a cavallo di due lingue?” beh zero problemi, le maestre parlano in italiano e loro imparano veloci come dei treni, fra bimbi invece il problema è azzerato c’è quella comunicazione paraverbale ancestrale che tiene uniti i piccoli della specie! e le mamme che magari fanno lavori pesanti la sera al recupero nai hanno dei sorrisi che io che ho lasciato il mio culo in ufficio tutto il giorno non son capace di fare.
    Ho vissuto molti anni a torino e pensavo che un bambino alle elementari inserito in un contesto molto “straniero” sarebbe rimasto indietro con il programma, l’apprendimento e tutto il resto; lo pensavo perchè vedevo la lingua come ostacolo, gli altri imparano una cosa che lui già sa e lui che fa?
    oggi non ci penserei due volte a metterlo in classe con bambini stranieri, perchè ok la creta, il das, la musica, e tutte le attività che vuoi nelle quali la lingua non c’azzecca ‘na mazza i bambini cosa devono mai e poi mai imparare alle elementari o meglio cosa voglio che mio figlio impari? a scrivere, a leggere, l’astrazione matematica e un base di inglese corretto stop.
    la differenza la fanno le maestre!!
    se sono brave imparerà anche l’amore per la musica ( ma già a casa) per la lettura ( ma già a casa) e per le attività manuali e creative ( ma già a casa) e poi se in tutto questo avrà imparato anche usi e tradizioni di altri meglio, sarà meno stereotipato nei confronti di oggi è minoranza, e poi scusa vuoi mettere sapere le parolacce in almeno altre due o tre lingue sai come ti arricchisce?

  47. io abito a londra, e i miei figli fanno parte di quella percentuale di stranieri che rende la scuola meno appetibile ai locali.
    I miei figli sono tutti e due bilingui,e cosi lo sono tutti gli altri bambini stranieri in classe con loro, se non il primo di settembre, entro la fine di dicembre.
    NOn credo che l’orgine e l’essere stranieri determini avere la playstation o meno, essere bravi in matematica, o essere tanto carini, questi sono luoghi comuni poco utili.
    Quello che credo e’ che le maestre e i maestri che lavorano con gruppi di bambini diversi e sono motivate a portarli tutti allo stesso risultato sono piu brave/i di quelli che lavorano con una classe omogenea, monoculturale e monoreligiosa.

    E i bambini crescono piu’ intelligenti, piu’ bravi, se tutti se sentono storie diverse, versioni diverse del mondo.

    E poi l’ alternativa qual’e’? Una scuoletta per gli autoctoni e una per gli stranieri? E magari una diversa per chi e’ disabile? E una per le femmine e una per i maschi?

    Beh, scusa mi sono un po dilungata, ma volevo dire che hai fatto la scelta giusta.

  48. Cara Paola poni sempre in modo intelligente e a cuore aperto questioni fondamentali! il tuo blog è un luogo sempre + bello! bacibacibaci

  49. @mamma gialla: forse è meglio la disciplina che trovare il proprio figlio un giorno morsicato, un giorno col labbro spaccato, e pian piano vedere che l’educazione che faticosamente impartisci si affievolisce perchè alla materna fanno letteralmente quello che vogliono.
    A me è capitato.

  50. Carissima Paola, prima di tutto vorrei chiedere a Giulia (asilo di via forze armate 59) se può contattarmi o darmi la sua email (la mia è janeodlum@yahoo.it) perché anche io vivo nei pressi di via forze armate e ho un bimbo di quasi 3 anni (ora va al nido di via forze armate 175). Credo che al nido che frequenta benjamin (mio figlio è per un quarto irlandese visto che io sono mezza irlandese) gli italiani siano il 20% eheheh. E’ proprio la nostra zona che è abitata soprattutto da stranieri. E’ una zona molto popolare, dove le case (quasi tutte ex popolari) costano appena 2000 euro al mq. Il problema però è sempre l’educazione e subito dopo il livello culturale (nel senso che spesso la maleducazione va a braccetto con la mancanza di cultura, ma non sempre ovviamente). Nel mio condominio gli stranieri sono persone educate e gentili (a parte qualche peruviano brillo il sabato sera eheheh) il vero disagio lo creano gli italiani mezzi analfabeti e, diciamolo, un po’ criminali che bazzicano dalle mie parti. A spaventarmi è questo, non la diversità culturale, ma la maleducazione e la violenza. Mio figlio potrà magari non avere grandi dialoghi con bambini stranieri che possono non parlare tanto bene l’italiano ma questo per me non è un grande problema se c’è gentilezza ed educazione. Nella classe di benjamin la bambina più violenta e aggressiva è una viziata bimba italiana, giusto per dire.Sono d’accordo che le maestre fanno la differenza e in questo caso va un po’ a fortuna, quindi l’unica è stare a vedere. Per il rapporto numero bambini/numero maestre non si può che vergognarsi ma in questo momento l’italia ha tante cose di cui vergognarsi. Comunque, per me, hai fatto beme :-)

  51. Ciao Paola, che dire la scelta della scuola non è mai facile!!!
    Io devo dire che sono stata fortunata con l’asilo…. maestre bravissime e bidelli gentilissimi!!!
    Di bimbi stranieri da noi ce ne sono pochi, ma i bambini neanche notano la differenza!!! La mia popa ha in classe una bimba di colore e a dire la verità credo non si sia nemmeno accorta del colore della sua pelle!!!! Il vero problema è la comunicazione insegnanti genitori ma questa è un’altra storia!!!!

  52. Non sono ancora riuscita a leggere tutti i numerosi commenti,ma voglio portarti la mia esperienza perchè ti rincuorerà sicuramente. Abito in una città di media grandezza e l’asilo dove mia figlia frequenta l’ultimo anno si trova in un quartiere periferico, nella sua classe la percentuale di bambini di origine straniera è di 15 su 25. Ho scelto questo asilo perchè è di fronte a casa dei miei genitori, che la vanno a prendere tutti i pomeriggi, e poi perchè è una bella struttura con ampi spazi e un bel giardino dove giocare in estate. Essendo un asilo comunale, anche noi forniamo un paio di volte l’anno pennarelli, scottex, fazzoletti di carta e bicchieri di plastica. In classe con Susi c’erano un paio di bambini che il primo anno non parlavano l’italiano, alcune mamme che vedo la mattina hanno difficoltà a leggere gli avvisi o compilare i moduli. E’ chiaro che il primo anno dev’essere stato duro, per fortuna le maestre sono tutte esperte e sono riuscite a creare una classe unita con una bella atmosfera. Gli obiettivi del primo anno della materna sono essenzialmente acquisire autonomia e imparare a socializzare, certo per un bambino che non capisce la lingua è più difficile ma a quell’età i bimbi comunicano e giocano insieme poco verbalmente e tanto a gesti e sorrisi. Ti posso dire che già l’anno scorso ho visto questi bimbi, che il primo anno piangevano disperati, diventare più svegli e chiacchieroni degli altri, mentre per i bambini italiani avere compagni dai nomi esotici con le treccine colorate in testa è positivo, perchè il loro sarà davvero un mondo globalizzato e multietnico. E’ chiaro che un certo divario, ora che stanno cominciando a scrivere le lettere, c’è , ma le maestre ne sono consapevoli e vedo che saggiamente cercano di tenere a ferno gli entusiasmi di chi, come Susi, quasi sa leggere, e invece stimolano quelli un po’ più indietro. Un aspetto delicato è quello legato alla religione, ho notato che la festa e i lavoretti di Natale hanno una connotazione “ecumenica”, legata alla natura, ai colori, alla pace, più che strettamente alla nascita di Gesù, e credo che questa sia una scelta consapevole che le maestre fanno per non escludere o turbare i numerosi bambini non cattolici. Sinceramente, questo approccio mi piace, lo trovo aperto e moderno. ciao e complimenti per il blog!

  53. cavolo mi avete confortato sì! sul serio, e ve ne sono grata.
    @giulia dell’asilo di via forze armate, se puoi darci la tua mail come chiede jane grazie (cliccando sul tuo profilo non compare nessun indirizzo)
    @mamma gialla, sulla disciplina dei pupi piccoli… nella mia esperienza, dove c’è disciplina in genere vuol dire che le cose funzionano. chiaro che ci dev’essere anche gioco e divertimento! e atmosfera serena. ma questo come ha già detto qualcuno più sopra lo capisci da quel che i tuoi figli ti “riportano” quando tornano a casa

  54. Sono sempre l’anomimo “mamma di Susi” (non riesco a loggarmi! sono torda lo so), ho letto tutto e ti dico che anche nell’asilo di Susi, rispetto ad altri di quartieri più agiati della mia città, fanno solo un paio di gite all’anno(biblioteca, fattoria, museo) sempre in mattinata; non vanno in piscina; cinema-teatro un paio di volte. Tutte queste iniziative hanno un costo, sotto i 5/10 € che per noi possono essere irrilevanti, ma che per uan famiglia dove lavora solo il padre e magari ci sono 3/4 bambini (tutti i compagni “stranieri” di Susi hanno almeno un fratello e/o uno in arrivo)fanno la differenza. A Carnevale fanno la festa con mascherine create in classe, per evitare che si presentino bambini col vestito da 150€ e altri senza niente. Come hanno detto in tante, la differenza la fanno le maestre, e quelle dell’asilo di Susi sono davvero in gamba, intelligenti, preparate ma anche sensibili. Devi sperare di essere fortunata. Per le elementari ho fatto una scelta diversa (scuola privata con tempo pieno e dopo scuola anche fino alle 18), soprattutto per esigenze di lavoro e per alleggerire i nonni, dato che ho un altro bimbo coetaneo del tuo pupo. Ma ti assicuro che ho sofferto facendo questa scelta. E’ un discorso complesso e molto soggettivo, capisco i tuoi dubbi ma l’importante è vedere come si troverà la bambina e capire se è felice e a suo agio, alla materna per me conta soprattutto quello. Alle elementari la cosa si complica…

  55. Cara Paola, cara Jane, care tutte,
    Ecco blog: http://giuliascintillante.blogspot.com
    e mail:
    giuliafae@yahoo.it
    così è più facile.
    Credo che in forze armate 59 la % di italiani sia più alta che in forze armate 175 (conosco il nido che è nel comprensorio del consultorio pediatrico)(via forze armate è molto lunga e il panorama cambia molto andado verso i numeri più alti) ma la sostanza non cambia. Mi farà piacere leggervi, quando riesco, sono a casa con Nanni malato e la tata è andata a casa dicendo che non stava bene, anche questo è un aspetto dell’integrazione (è sudamericana)… ma delle tate parliamo un’altra volta, ok?

  56. ecco, ci tenevo a dire a paola e alle altre che mi avete rassicurata sulla disciplina dei bimbi all’asilo. Tuttavia non sono ancora convinta di lasciarci la mia topina di 9 mesi…sarà dura vincere il distacco!

  57. Cara @mamma gialla, forse il problema è il distacco dalla pupa, 9 mesi sono pochini, non la scelta della scuola. é un passo molto difficile specialmente col primo figlio.
    Mai nessuna scuola vi sembrerà all’altezza,

    Per ovviare al problema noi abbiamo deciso di fare entrambi il part-time, io la mattina il papà la sera. In modo che uno di noi stia sempre con il pupo ( il grande ormai è alla materna).
    Non è un’impresa semplice dal punto di vista economico, ma per il momento, con tanti sacrifici riusciamo ad andare avanti…
    In bocca al lupo.

  58. ciao a tutti, ho letto tutti i vs

    interessantissimi commenti. Il prox anno a

    quest’ora avro’ gia inoltrato la domanda di

    iscrizione alla materna x mia figlia e sin da ora

    penso e ripenso, come tutti voi, a dove mandarla.

    Valuto i pro e contro delle due, tre scuole che

    sono nella mia zona facendomi mille domande. Per

    me il “problema” stranieri non esiste visto che

    mia figlia ha un papa’ senegalese … semmai mi

    preoccupa un pochino come si porranno gli altri

    con lei, cmq questo si vedra’.
    Quello che invece mi ha colpito moltissimo e’ la

    questione relativa alle maestre … sono

    d’accordo che le maestre fanno la differenza, che

    se sono brave e’ tutto ok e senno’ vai di

    spostamento ragionato, come diceva una di voi.
    Ma possibile che non si puo’ fare nulla, se non

    affidarsi al caso e alla fortuna, per avere la

    garanzia di un’insegnamento decente?
    Vi sembrera’ banale e infantile ma proprio non mi

    va giu’ l’idea che io affido mia figlia ad una

    struttura che ha il compito di gestire al meglio

    la sua “crescita intellettuale” (diciamo cosi’

    va, perche’ non so’ proprio come altro descrivere

    tutto quell’insieme di cose che si fanno a

    scuola) e la scuola non garantisce sulla qualita’

    delle persone che si occupano di questo? immagino

    che chi vive a contatto giornaliero con la

    realta’ scolastica sia almeno minimamente

    consapevole dell’importanza del suo ruolo …

    oppure queste sono solo fantasie mie?? non so

    perche’ ma questa cosa mi mette tristezza…

    quando vedo l’entisiasmo e la felicita’ di mia

    figlia e dei suoi amichetti nell’apprendere ogni

    giorno cose nuove non posso pensare che si

    troveranno a combattere con qualcuno che se ne

    frega del loro entusiasmo e non vede l’ora di

    timbrare il cartellino x andarsene …

  59. Conni:
    sei grande Paola, hai fatto una scelta coraggiosa, nelle tue parole mi pare di cogliere anche la preoccupazione, più che legittima, di non riuscire a dare le stesse opportunità ad entrambi i tuoi figli.

  60. il mio patato frequenta il nido di una delle vie più multi-culturali di milano, 9 o o forse più nazionalità rappresentate nella sua classe, a 18 mesi va pazzo per il pollo al curry e nel suo buffo avvicinamento al linguaggio – tanto buffo quanto lento, siamo ancora sotto la soglia delle 20 parole comprensibili – inserisci talvolta curiosi franco-arab-indo-inglesismi! e quanta tenerezza, nel vederli, tanti piccoli tigrotti, scuri chiari ricci occhi a mandorla odori e sapori diversi, così vicini, insieme, senza barriere. Naturalmente non ci sono solo certezze, e spesso, inutile essere ipocriti, i dubbi vengono e sono parecchi. dubbi legati alle carenze del sistema, che non preparano a sufficienza educatori e personale di nidi, materne e scuole in genere ad affrontare questa multi culturalità. Dubbi e paure, il timore che il nostro piccolo non potrà usufruire di una scuola “avanzata”, anche perchè le poche risorse disponibili vengono di necessità usate per le emergenze e non per migliorare gli standar qualitativi, che forse in futuro sarà svantaggiato rispetto ai super preparati provenienti da scuole del centro, private o che so altro. E’ presto per dirlo, ma pensiamo che proseguiremo comunque su questa strada, perchè l’apertura mentale, umana la curiosità verso gli altri, la solidarietà e l’accoglienza non si imparano necessariamente nelle aule super accessoriate delle scuole “del centro”…e poi anche noi adoriamo il pollo al curry! Non ci sono risposte facili, come sempre, uffa!!

  61. ciao, condivido le tue paure, sono anche le mie. La mia perpelessità nasce dal fatto che nella materna alla quale mio figlio è stato assegnato il 35% dei bambini sono di origini italiane, gli altri di deverse etnie. In più, cosa che mi preoccupa maggiormente, la maggior parte dei bambini assegnati a questa scuola vivono in un quartiere molto molto povero, un quartiere di case occupate, un quartiere dove camminare, anche in pieno giorno, non rende molto tranquilli. Incontriamo questi bimbi al parco giochi, e già a 3 – 4 anni sono piuttosto aggressivi. Inoltre, ho da poco scoperto, che le classi sono misti con bimbi dai 3 ai 5 anni.
    Mio figlio fin’ora è vissuto in un mondo ovattato, un bell’asilo comunale, molto seguito dalle maestre. Temo che no sappia difendersi! e dalle maestre non ci si può aspettare molto dato il rapporto 28 a 2.

    Madre disperata

  62. 15 august 20unya1dS1nt din Bacau si am o varsta care a cuprins comunismul din Romania din plin. De aceea aceste teorii care ma stupefiaza sunt foarte bine cunoscute de mine. Istoria si geografia sunt pasiunea mea. Cu lamuriile care vrei sa mi le dai sunt bine cunoscute de mine avand cunostinte in Republica Moldova si din Regiunea Cernauti, Ucraina. Am citit comentariile tale si m-am lamurit ca esti un roman cu creirul spalat.  

  63. Själv hade jag väldiga problem att fÃ¥ behÃ¥lla min röda färg som jag ville ha! Jag gick frÃ¥n samma blonda ljushetsläge som du hade till brun o sen till rött. E hÃ¥ret poröst o slitet kan d va problem för d röda pigmenten att fästa i hÃ¥rstrÃ¥na. Men what the hell d e ju bara att prova, blir man inte nöjd sÃ¥ smackar man pÃ¥ en mörkare färg (med den lilla risken att d blir ”svart/sotigt” pga slitage)GL!/ lilla frisören

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