Carnevale e altre amenità

La mia bambina, principessa hawaiana
Lontani i tempi in cui la mia mamma ci cuciva a mano i vestiti – un anno in particolare, vestiti da caramelle fuzzia, gialle e verdi, facemmo un figurone – io, colpevole lavoratrice fuori casa a tempo pieno che guarda con invidia i blog delle madri feltro-artiste, creatrici di “scrap-books”, di bijoux e abbigliamento per bambini handmade solo con tessuti naturali, mi accontento di guardare da lontano certi grandi eventi della vita come il Carnevale, che crescendo mi è anche un po’ uscito dagli occhi, e di comprare al Conad un costume da Biancaneve floscio e vagamente deprimente. E’ con quello, che l’anno scorso si è vestita la Pupa. Del resto lei era tutta contenta, perciò non mi sono sentita in colpa.
Quest’anno sarebbe andata anche meglio: avevamo ereditato da non so più chi un costume da diavoletto, completo di forca di plastica con cui la Pupa ha più volte cercato di accecare il Pupo. Peccato che poi ci siamo dimenticati della sfilata di ieri, all’asilo.
A mia parziale giustificazione devo dire che ieri sono andata ad Acireale (partendo alle sette, e tornando alle nove di sera) a intervistare Marisa Raciti, ve la ricordate? Una donna fantastica (e per sovrannumero ottima cuoca) che oggi mi ha scritto una mail di solidarietà (…) in cui tra l’altro mi diceva “Il tuo viso, pallido come il mio, mi fa capire che sei molto attiva e attenta alle cose”. Non sa che abbiamo mandato la Pupa all’asilo senza vestito.
Mike Delfino, poveretto, è anche stato sgridato dalla maestra: «E’ una settimana che abbiamo appeso l’avviso della sfilata” (balle. L’hanno messo fuori martedì. E mercoledì l’asilo era chiuso per assemblea sindacale). Grande sensazione di fallimento. Io che in viaggio tra Catania e Acireale, in auto con un gentilissimo giornalista catanese che mi ha fatto da chaperon per tutto il giorno, cerco freneticamente di coordinare mia madre e Mike Delfino affinché parlino con l’asilo, portino alla Pupa il vestito da diavoletto, eccetera. Alle 12 e 30, la telefonata che aspettavo, da mia madre: “Abbiamo finalmente parlato con l’asilo. La sfilata è già stata fatta. A porte chiuse, nessun genitore, perciò non ti sentire troppo in colpa”. “Sì, ma la povera Pupa?”. “L’hanno vestita da principessa hawaiana. Pare abbia gradito molto”.
Vergognandomi come un cane, ieri sera all’aeroporto di Linate le ho comprato un giornaletto della Pimpa. Stamattina, esagerando come sempre si fa in questi casi, le ho pure chiesto se vuole l’abbonamento. L’ho accompagnata all’asilo in macchina cercando di essere piacevole, attenta, amorosa, premurosa più che mai. “Pupa, ti sei divertita ieri alla sfilata?”.
“Abbaftanza. E’ stata abbaftanza carina.”
(Tre minuti dopo) “E adesso perché sei così silenziosa?”
“Stavo pensando a Dio.”
“A Dio?”
“Sì. Mi chiedo dove sia, dove stia nascosto, perché non lo vediamo mai.”
“E che risposta ti dai?”
“Mi immagino che sia una minufcola ffumatura bianca nascosta in un angolo del cielo. Possiamo vederlo solo se guardiamo con molta attenzione. Ma lui c’è sempre e sa tutto. Sa anche che tra cinque giorni c’è lo fpettacolo dei dinosauri”.

8 commenti su “Carnevale e altre amenità

  1. Tesora, manda affa…i tuoi sensi di colpa per lo stupidissimo vestito di Carnevale…perchè se tua figlia ha di questi pensieri significa che, nonostante il lavoro, le corse e gli affanni, sei un’OTTIMA madre.
    Ti abbraccio forte forte forte.
    Daniela

  2. A proposito di carnevale: domenica a spasso col Topo e il dottor Ross, siamo passati in una piazza dove si incontravano i bambini travestiti. Il dottor Ross, ridacchiando consapevole dei miei limiti mi fa: “contenta che il prossimo anno devi travestire il tuo frugoletto?” (discutibile, avrà neanche un anno e mezzo e non gliene importerà niente, spero). Ribatto piccata: “Certo, ma da cosa lo travestiamo?” (notare il plurale di condivisione). Lui, riferendosi alle dimensioni assai ragguardevoli del bebé, spara un poco lusinghiero “da orco”. Io, punta sul vivo rilancio: “Ma no, al massimo da giocatore di rugby”. Così, il prossimo anno il mio bimbo vestirà i panni di Castrogiovanni, pilone della nostra nazionale. Certo come folletto non sarebbe credibile. Chissà però se gli piacerà.

  3. Ti diró,leggendo di queste cose, un po’ mi viene la nostalgia perché dove abitiamo quassú il carnevale non esiste. Quando ero piccola mi piaceva travestirmi, andare a vedere i carri, fare festa e buttare i coriandoli, vedere le mie nonne che prepravano i crostoli. Era un po’ come un preludio alla primavera.
    Mi sarebbe piaciuto far vivere tutto questo anche al mio piccoletto, ma non é possibile finché abiteremo qua. Preparativi simili li fanno per Halloween, peró secondo me non ha la stessa valenza perché Halloween festeggia l’addio all’autunno e l’entrata nella stagione scura e fredda, e non lo trovo altrettanto spensierato.

  4. che mito, la pupa! non ti chiedo se l’hai portata allo spettacolo dei dinosauri! 😉 quanto al costume……beh, io sono di quelle che si è rifiutata fino a ora anche di prendere il costume al conad… e ho delegato alla scuola (fin dai tempi dell’asilo) i festeggiamenti del carnevale. x la verità con leo avevamo preso una stoffa gialla e cucito (malamente, lui e il padre) un mantello da robin…. ma era gennaio.. e a febbraio non voleva + travestirsi da robin………però ho visto che a scuola leo aveva realizzato una stupenda maschera da lupo, e quindi mi sono messa l’animo in pace. peccato che il sabato grasso mi sia venuta la balzana idea di scendere ai giardinetti x mezzoretta………..cosa che non succede mai ovviamente nel week end, ma abbiamo incontrato proprio quelle volta due suoi compagni approdati ai giardini proprio x esibire due meravigliosi costumi sontuosamente rifiniti………il mio tesorino ha giocato con energia x un po’, e quando siamo andati via mi è venuto in braccio e è scoppiato a piangere sommessamente…………..sigh! così… ho deciso che anche io l’anno prossimo entrerò nel conad… :(

  5. ho vissuto lo stesso della pupa e, se ne ho ricordo nonostante fossi al secondo anno di asilo, vuol dire che non fu una gran giornata..arrivata senza sapere nulla perchè nei giorni prima raffreddoretossefebbre mi avevano impedito di giocare con i miei amichetti, fui portata dal nonno all’asilo quel giorno. erano tutti vestiti, tuttituttitutti, ricordo pure la maestra con la coda e i baffi da gatto..mi presero per mano e mi confezionarono una gonna di carta crespa rosa e un fiore nei capelli di carta verde..hawaiana anche io per un giorno, che lo insegnino alle maestre d’asilo in qualche libro? mah..

  6. “Una minuscola sfumatura bianca nascosta in un angolo del cielo” e’ una delle frasi piu’ belle che io abbia mai sentito. E non sono nemmeno religiosa.

    Un abbraccio!

    S.

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