Buoni propositi (e traiettorie)

rocket-launch-693239_1920

 

Al 2019 abbiamo destinato le nostre migliori saracche. Al 2020, dopo solo pochi giorni, vogliamo già bene. Attorno a questo 2020 avverto un’aura di fiducia diffusa e generica benevolenza che al 2019 non avevamo riservato. Io personalmente sono piena di buoni propositi e di progetti; e poi, non è difficile sperare che i prossimi mesi siano meno pesanti di quelli passati, visto che lo scorso settembre 1) la Piccolissima ha cominciato le elementari 2) la Pupa ha cominciato il liceo 3) il Pupo, la prima media.

Se tra di voi ci sono osservatori attenti, si chiederanno perché li abbia messi in quest’ordine. Beh, esprime il grado di fatica che ogni figlio ci impone. Per dire: la Piccolissima (ormai non più tale) non dà nessun problema, è molto contenta, dice che «la scuola è ssstrepitosa». Il primo giorno mi ha spiegato che le sue maestre si chiamano «Elena e Luccia». «Luccia?» le ho chiesto, mentre pensavo: il vero nome sarà Nuccia. Ma suo fratello è appassionato di pesca, facile intuire il motivo dell’equivoco. Non le ho detto nulla e comunque, qualche giorno dopo, è tornata da me: «Mamma, ho scoperto che Luccia non si chiama Luccia!». Vedi che lasciare che i bambini scoprano da soli i propri errori è sempre la cosa migliore, mi son detta. «Ah no, amorino? E come si chiama?». «Si chiama maestra!».

La Pupa, di recente ribattezzata “Capelli” perché con l’adolescenza la sua produzione tricologica è diventata esorbitante – sembra Rapunzel dopo che ha infilato due dita nella presa di corrente – ha affrontato con una certa dignità i primi mesi di liceo classico. Qualche volta non ha sentito la sveglia (che suona alle 6.40) ed è entrata un’ora dopo; nessuno di noi aveva capito che per iscriversi alla sua sezione (con “potenziamento di inglese”) bisognava essere madrelingua; ha avuto una brevissima crisi isterica con piantino d’ordinanza alla prima verifica su (100) verbi latini, ma per il resto tutto fila piuttosto liscio.

Il vero tema, al momento, è il Pupo, 11 anni appena compiuti, all’inizio di quello che gli esperti definiscono “processo di individuazione”. Mentre è impegnato a crescere e cercare sé stesso, ogni volta che deve fare i compiti (il che purtroppo avviene quasi tutti i giorni) prima di cominciare si butta a terra, prende a pugni il pavimento, strilla. Pur di non studiare farebbe (quasi) qualunque cosa, compreso portar fuori il cane, separare i fagioli neri da quelli bianchi, tagliare l’ananas a fette, scaricare la lavastoviglie, sistemare ossessivamente la bobina del mulinello della canna da pesca, togliere i capelli dalla spazzola senza farli andare in giro per il bagno. Se lo preghiamo di non pigolare si imbizzarrisce: «Siete voi che mi avete fatto con la voce squillante». Per il nervosismo e la frustrazione sono arrivata a dirgli cose orribili, tra cui «Vai ad abitare da un’altra parte». Subito dopo (ma anche subito prima, dipende) lui, con la sua dialettica feroce, comincia a provocarmi: «Ti sei pentita di avermi fatto nascere, vero?», al che io vorrei scomparire, estinguermi, trasferirmi in Kamchatka.

In questa fase il Pupo – che non è, evidentemente, più un bambino piccolo – è in costante, perenne, incessante movimento. Trova requie solo quando pesca e quando gioca a Lego: allora si concentra, anche se il Lego in particolare gli «fa venire caldo» (proprio in questo momento, giorno 5 gennaio, è qui davanti a me impegnato a impilare mattoncini in canottiera). La scuola è un castigo: per lui e per noi. Non voglio qui parlare delle volte in cui dimentica di segnare correttamente i compiti sul diario. Né del numero di tubetti di colla stick acquistati dall’inizio dell’anno a oggi. Né del compasso irrimediabilmente azzoppato dopo cinque minuti di utilizzo. O di certe comunicazioni degli insegnanti, tipo: «Vostro figlio si è offerto volontario in Scienze, ma non era preparato. Per non mortificarlo, visto che so che ci tiene alla materia, non gli ho messo un brutto voto» (grazie).  «Avresti voluto un figlio diverso da me, vero? Dimmi la verità», mi scruta il Pupo, bellissimo e lontano mille miglia. E a me, ormai senza parole, non resta che scrutarlo di rimando.

10 commenti su “Buoni propositi (e traiettorie)

  1. Ma quanti abbracci.
    Oggi pensavo che col procedere degli anni mi sto trovando in lutto per la mia bambina che c’era e non c’è più. Di continuo. Neonata, non più. Barilotta, trottolotta, non più. Altra neonata, già non più.. e dovrò salutare anche la seconda trottolotta. Dolore. Dolore e meraviglia perché accogliamo una nuova personcina in una nuova fase, ok, ma anche dolore.

  2. Avrei voluto “sgridarti” per la tua assenza (troppo lunga) ma come non capire il periodino…
    Forza e coraggio Paola, diciamo che…sei solo all’inizio :-) ma andrà meglio fidati, bisogna solo armarsi di tanta pazienza! Un bacino

  3. io invece ho una pupa in prima elementare ed una in 4 Liceo.
    non avrei mai pensato. e invece quella di prima elementare mi sta facendo tribolare.
    prendo un minimo di coraggio leggendo il tuo post
    sabri

  4. Paola, bentornata! Un saluto dalla stessa barca. Anche noi abbiamo un undicenne di modello simile al Pupo che a settembre ha iniziato la prima media. Abbiamo passato i primi due mesi partendo con l’ABC di come si prepara la cartella la sera prima: adesso realizza un’ incudine quasi perfetta. Questo dopo che lo abbiamo ‘facilmente’ convinto che il diario messo dietro a tutto ti si conficca nella schiena e rovina i preziosi libri e al terzo esemplare di flauto comprato, manco alla filarmonica. E come soffocare lo sgomento della verifica di scienze in cui ha disegnato uno sgorbio di gambero per la scheda di classificazione, scritto due misere parole a zampa di gallina e quella prof assurdamente generosa gli ha dato un 5 di bontà totale? Comunque anche lui è bellissimo, parola di almeno sette signore sopra i 70, nonne escluse, frulla di movimento, solo preferisce i Kapla.

  5. A parte la piccolissima sono messa esattamente come te. Figlia grande in IV ginnasio e figlio piccolo in prima media. Lei a scuola è sempre stata autonoma e indipendente e io non mi sono mai occupata più di tanto dell’aspEtto scolastico ….pensavo che con l’inizio del liceo sarebbe filato tutto liscio ed invece…lei che non è (per fortuna sua) mai stata abituata a sforzarsi davvero per ottenere buoni risultati, si è dovuta scontrare con l’ansia e la fatica dello studio ed è stata una tragedia. Ora abbiamo superato la fase del pianto isterico ma è stata dura. In compenso il ragazzo (che in questo momento sta costruendo una ghigliottina lego in canottiera) ha esaurito le sceneggiate con la fine delle elementari e sta affrontando la scuola media con un entusiasmo e una capacità di organizzare tempi e materiali ( lui che fino allo scorso anno era capace di andare a scuola senza mutande..) che ci ha sbalordito…..non brilla per risultati eclatanti ma se la cava in autonomia e destrezza. Alla fine forse è davvero solo una questione di tempi

  6. Che bello sei tornata! In bocca al lupo per tutto.
    Certo che il liceo classico con potenziamento d’inglese non può sentire! Cavolo se sti poveri figli devono potenziare l’inglese allora minimo minimo che aboliscano storia dell’arte o riducano i verbi in latino.
    Le medie per conto mio sono la scuola più difficile. Poi al liceo molto più facile (ma i miei non potenziavano un bel nulla).
    A breve ti faccio sapere com’è l’università

  7. Forse i maschi fanno più fatica a convivere con l’aumentare delle responsabilità :-)
    Con il mio in terza media ancora dobbiamo firmare note di dimenticanza, noto una certa somiglianza… speriamo nel riscatto al liceo!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *