Bulli e Pupi

E così l’altro giorno il Pupo, aka il bambino-miele, 7 anni, è tornato dall’oratorio estivo sconsolato, «Mamma, ci sono dei bulli. Mi hanno spinto, mi hanno chiesto “Che ci-a-zeta-zeta-o vuoi”, sì, lo so! non devo dire quella parolaccia ma era per farti capire. Poi uno di loro che va in prima media ha detto a me e al mio amico Simone: “Andatevene, zingari, voi qui non ci dovete stare”».

Con le vene celesti dei polsi  «Ma perché proprio “zingari”, figliolo?» ho chiesto al Pupo. Quando lo chiamo “figliolo” sa che stiamo affrontando un argomento serio, o almeno ci proviamo. Si è stretto nelle spalle. «Boh. Penso che sia perché io e Simone amiamo raccogliere bastoncini, sassi, viti e bottoni e tutto quel che troviamo in cortile. Poi facciamo delle costruzioni».

Anche oggi si va a caritare  «Dunque lo zingaro, figliolo, secondo loro sarebbe uno che fa costruzioni in cortile». «Penso volessero sottolineare», ha detto proprio così, «che ho sempre le mani sporche e non mi fa schifo sedermi per terra a giocare». «E tu come ti sei sentito?». «Male perché mi hanno spinto, perché sono più grandi, perché dicevano parolacce, perché mi volevano lontano. E perché non sapevo cosa rispondere».

E se questo vuol dire rubare  La mattina dopo io e Mike Delfino siamo andati entrambi a parlare con la coordinatrice dell’oratorio e con il sacerdote. «Quel che hanno detto a nostro figlio è assieme razzista e insensato». Hanno convenuto. Un paio dei bambini-bulli sono stati lasciati a casa, altri opportunamente sgridati, ma col Pupo ancora non abbiamo finito di domandarci il perché di quello “zingaro”.

I figli cadevano dal calendario  In questi giorni più spesso del solito ci capita di riflettere su quanto conti il posto del mondo in cui senza merito o demerito nasci, il colore della pelle. C’è il razzismo e per fortuna anche il razzismo al contrario. Oggi ero in piscina con Mike Delfino e c’era il cartello “vietato tuffarsi”, ma tre bambini indiani guizzavano dentro e fuori come pesciolini proprio sotto gli occhi dei bagnini. Una signora secca secca si è lamentata per il gusto di farlo e ha aggiunto: «Certo che questi qua quando vengono pensano che la piscina sia loro». Ma il bagnino le ha risposto: «Signora, io non me la sento di impedirglielo. Il divieto serve a non disturbare chi nuota, ma la piscina è vuota e non danno fastidio a nessuno. Semmai, se non le piacciono, può andarsene lei».

A forza di essere vento   A forza di essere vento finisce che sogni un approdo riparato. L’altra sera sono andata zoppicando a comprare due cose in un supermercatino vicino casa, sulla porta c’era un cartello con la scritta “Vietato fare l’elemosina” e un ragazzo senegalese molto magro, in piedi proprio lì davanti, che tendeva la mano. Gli ho dato quel che avevo e lui mi ha chiesto: «Ti sei fatta male giocando a calcio?». Ho riso e gli ho detto, «No, a rugby. Un tizio mi è venuto addosso, sul ginocchio». Lui non si è scomposto: «Tu corri veloce, eh? La prossima volta però corri più veloce, così non ti prende». Ho pensato per un istante alla gazzella e al leone. Il punto, in certi casi, è proprio questo.

Questo filo di pane tra miseria e fortuna   Si fa pulizia su Facebook, come con gli armadi durante i cambi di stagione. Mestiere odioso e necessario: si sfrondano i commenti inopportuni; quelli che credevi amici, sorpresi a postare commenti razzisti, basta un paio di clic per eliminarli. Nella vita vera non è così facile – per fortuna qualcosa resiste e si ostina a essere di conforto. Ho chiesto al ragazzo senegalese, «Ma l’hai visto quel cartello, quello che dice “Vietato fare l’elemosina?”». «Il proprietario è mio amico, me l’ha messo perché così nessuno viene a farmi concorrenza», ha riso lui. Forte, anzi fortissimo.

 

Soundtrack  Sì, lo so che Khorakhanè l’abbiamo già usata altre volte, ma non c’è niente di più adatto, ora.

13 commenti su “Bulli e Pupi

  1. Certo che il proprietario è un bel para ci un elle o… :-)

    Comunque il pupo è tosto, niente da dire. I bulli contano sul fatto che le loro vittime non parlino.

    1. vero, parlare è difficile. quand’ero piccola io certo non si faceva più di tanto. oggi forse di più – e se tu, bambino, ne senti parlare in casa o a scuola dagli insegnanti forse hai anche più voglia di raccontarlo

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  2. Qualche mese fa mi sono ritrovato in una discussione interessante con tre teenagers – sostenevano che “zingaro” e “figlio di una negra” fossero da preferirsi ad altre espressioni tecnicamente volgari che però si sentono in continuazione usate dai genitori o su Italia Uno, quindi non possono realmente offendere. “Ma alla fine è come quando dico frocio a un mio amico, non è che penso davvero che vada coi maschi”.

  3. Idem anche per me è tempo di cambio di stagione su FB, Ho degli amici razzistissimi che non fanno altro che pescare siti dove le informazione sono strumentalizzate al massimo livello. C’è sempre qualche immigrato che combina qualcosa di brutto. Sempre.
    Qualche ignorantone l’ho eliminato. Qualcun’altro no. Sai perchè? Per togliermi la soddisfazione di segnalare agli amministratori quello che pubblicano, E spesso vengono oscurati. Tiè

  4. Bravi voi ad andare in discreto aiuto al Pupo. Si sarà sentito amato e supportato, anche solo per il fatto di poter parlare liberamente e ricevere ascolto e azione in cambio.
    A me affogavano i libri nelle pozzanghere, i bulli locali, e nessuno mi credeva. Quando mi credevano, dovevo “farmi le ossa” e “tirar giù la piva”, mai capito cosa intendessero. Cinque anni di inferno quotidiano, le elementari, a scuola come all’oratorio. Ricordo che a tavola una sera mio padre aveva proposto di allenarmi a sopportare gli insulti impersonando il ruolo del bullo, col solo risultato di farmi piangere ancora più disperatamente.
    Vent’anni e qualcosa dopo, giusto l’altro giorno, papà – che a quanto pare era il figo della scuola – ha ammesso la propria impreparazione di fronte ad una figlia invece “loser”. L’avevo perdonato già da secoli ma ho apprezzato.
    Sono contenta comunque quando sento genitori più sul pezzo. Spero di fare altrettanto se dovesse mai capitarmi.
    Ah, il mio “Simone” di allora è ancora oggi la mia migliore amica, ci-u-elle-o e camicia da quando avevamo tre anni. Gli auguro di tenersi stretto stretto un amico così, con cui sedersi per terra per sempre nonostante le teste di bullo.

    1. per me gli anni del bullismo furono quelli delle medie. io e una mia amica che si chiamava Lucia un giorno finimmo legate con le catene delle biciclette (!) a un palo nel giardino sul retro della scuola, per ore, prima che il custode si accorgesse di noi.

      1. simpaticoni i carcerieri. ma tranquilli che questi, per la legge della conservazione universale della giustizia, avranno delle sfighe inenarrabili prima o poi, o anche solo un certo non so che di malinconia che farà sembrare il loro cielo meno azzurro di quello che è. la cattiveria inflitta fa male all’anima, e noi invece siamo più forti, doppio tiè.

      2. ma è terribile Paola!! io una volta fui presa a calci per strada da due mie quasi coetanee , mentre andavo a catechismo, due sconosciute mai riviste.mi prendevano in giro perché portavo l’apparecchio ai denti.una delle due tra l’altro aveva una dentatura terribile. (mi son sempre immaginata che questa bambina fosse una psicopatica vendicatrice seriale che picchiava tutti i bambini portatori di apparecchi ai denti perché forse i suoi genitori non le avevano curato i suoi…ahahaha) .comunque , sta di fatto che , arrivata a catechismo, ho pregato e chiesto a Gesù di perdonarle e non ne ho mai , mai parlato con i miei genitori.
        non so dire se il mio silenzio fosse dato dal trauma, o se forse mi bastava averlo detto a Gesù :-) avevo dieci anni ed ancora mi sforzavo di avere una fede.

  5. Prendere le distanze ogni tanto da alcune persone non può che fare bene. Noi adulti un po’ di corazza ce la siamo fatta, ma mi fa tanta paura – e rabbia allo stesso tempo – leggere di episodi come quello dello zingaro in cui sono coinvolti i bambini.
    “Si crede perfetto ma il bullo è citrullo, un pollo convinto di essere un gallo” diceva un vecchio cd dello Zecchino d’oro…

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