Bambino amato ha molti nomi

E così il Pupo ha compiuto 7 anni, ormai da qualche giorno ma il tempo è tiranno e io non ho tregua. Se rileggo il post di auguri che avevo scritto per lui l’anno scorso, scopro con un misto di sollievo e sconforto che per tanti versi è lo stesso di prima: ha ancora paura del buio e dei mostri – ma non più di E.T. – e per andare in bagno deve ogni volta lottare tra pudore e terrore. Per risolvere il dilemma tende a portarsi dietro Laccio (“il cane che non è malaccio”), che per lo stress di starsene intrappolato in un cubicolo odoroso comincia a perdere peli stopposi e nerastri di cui dissemina graziosamente le piastrelle arancioni.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie Come l’anno scorso, per un motivo a me ignoto (e nonostante grazie al rugby stia diventando sempre più agile e coordinato) se il Pupo vuole fermarsi nel mezzo di una corsa quasi sempre si butta in ginocchio e rompe i pantaloni. Immaginate questa pallottola bionda che schizza in avanti velocissima e poi all’improvviso si schianta a terra strappando i jeans. La sarta cinese, di cui sono cliente fissa, alza le spalle ogni volta e dice: «Un altro?», con una smorfia che potrebbe anche sembrare un sorriso.

Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via La sarta cinese ha chiamato il suo piccolo negozio “Lucy”. Le ho chiesto se fosse il suo nome e mi ha risposto di no. «Come ti chiami, allora?». «Dong-Mei. Significa “inverno” ma anche “prugna”». Dong-Mei tiene sempre le spalle un po’ curve e per far capire che è una persona solidale e integrata ha messo una scatola di bottoni “usati, gratis” proprio sul bancone, a disposizione della clientela. Mi è simpatica anche se mi sgrida sempre, ma senza astio, perché non suono prima di entrare. «C’è il campanello lì, vedi? Con la scritta “suonare qui”». «Ma è aperto. La porta è aperta, a vetri, e tu mi vedi arrivare, ti faccio anche “ciao” con la mano e a volte mi rispondi con un cenno del capo». «È un peccato non suonare il campanello. Elettricità paga il condominio», mi spiega compiaciuta shakerando la sintassi, e poi fa un’altra piccola smorfia, che – ne sono quasi sicura – potrebbe proprio essere un sorriso.

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo In cosa è cambiato dunque il Pupo, mi sono chiesta, durante l’ultimo settimo della sua vita? Sa rispondere al telefono, e pure, ho scoperto, tenere a bada efficacemente le operatrici delle varie compagnie. Ieri, verso le sette, mentre io preparavo la cena lui ha sollevato la cornetta del nostro vecchio apparecchio a disco:

(Pupo) «Ciao. Chi sei? Sei la nonna?».

«…» (mormorio indistinto dell’operatrice).

«Che cosa? Cos’è una titolare di linea?».

«…».

«La mamma? No, la mamma sta dormendo. Sì, dorme sempre a quest’ora. È stanca».

«…».

«Sì, ci lascia da soli. Siamo in tre: io e le mie sorelle. Tutti soli. Ciao, bacioni». (Ha mandato pure i baci con lo schiocco).

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore Altri cambiamenti dell’ultimo anno: Il Pupo sa vestirsi in totale autonomia, ma ha comprensibili difficoltà con le stringhe. Sa preparare con la mia assistenza un’insalata di polpo. Sa scrivere in corsivo benché gli sia costato lacrime e sangue, sa stare seduto nei banchi per cinque minuti consecutivi anche se il suo continuo, randomico alzarsi gli è valso in classe il soprannome di “pistone”. Sa eseguire semplici consegne tipo portare il flauto in classe a sua sorella, non prima di aver reso sordi compagni e maestre. Sa chi sono Newton e Einstein, cosa mangia lo squalo balena, come si accoppiano le mantidi. Ma non sa cos’è successo a Parigi.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza A casa abbiamo la tv senza antenna, la usiamo per guardarci film e cartoni in dvd. Le notizie arrivano filtrate, a differenza di quando io ero bambina e mi ciucciavo in diretta i più atroci eventi tipo l’agonia di Alfredino Rampi, la strage di Bologna o l’uccisione di Aldo Moro: ero piccolissima ma l’immagine di quel bagagliaio ce l’ho fissa in testa. Mi domando: è meglio, per i Pupi, non sapere? È peggio? Un mio amico subito dopo Parigi ha convocato i figli di 7 e 9 anni per spiegargli cos’era successo, quella notte hanno avuto gli incubi e non volevano più dormire da soli.

Percorremo assieme le vie che portano all’essenza Sul meglio e sul peggio non ho una risposta. Se voi ce l’avete mi piacerebbe conoscerla. Fin qui ho esitato a scriverne, e ancora sospendo il giudizio. Quel che continuo a spiegare ai miei bambini è che il bene chiama il bene, e a questo dobbiamo restare saldamente aggrappati. Rifiuto ogni forma di intolleranza, cancello dagli amici di Facebook gli autori di commenti idioti, a tratti mi chiedo che mondo stiamo consegnando a questi figli del mondo, poi faccio un sospiro, mi affanno a cercare un ciuccio smarrito, scompiglio una testa di ricci, penso che dovrei proprio aggiungere un po’ di concime in quel vaso nel patio; e chissà che, finalmente, non crescano i limoni.

 

Soundtrack: Questa canzone, che conoscerete molto bene, è certo una delle più belle di Franco Battiato, il quale a sua volta è una delle persone più belle che abbia avuto la fortuna di incontrare. Andrebbe dedicata a tutte le persone che amiamo, e anche un po’ a noi stessi.

27 commenti su “Bambino amato ha molti nomi

  1. Paola rassegnati per quanto concime tu metta i limoni non cresceranno mai a Milano…:-)
    Vane ha 11 anni, ma di telegiornali a casa nostra non se ne vedono in sua presenza, anche se sono pronta a rispondere a tutte le sue domande, perchè fra compagni si inizia a parlare.
    A volte io e Tobia ci domandiamo se non la stiamo crescendo troppo “ovattata”: non ama la tecnologia, non usa computer, non richiede il telefonino e cosa “ancora più grave” nel dubbio amletico dell’esistenza e l’imminenza di Babbo Natale (inizia a sospettare) mi ha dichiarato con fierezza “senti mamma, io ci provo a scrivere la lettera…però se non passa cerco di non rimanerci male”, però alla fine io sono contenta così, contenta di ancora questi frammenti di fanciullezza, così preziosi da conservare e preservare per tutto il tempo che si può!

    1. ah, ecco, questo è un altro bel tema. anche la Pupa, 10 anni, non sa cosa sia la tecnologia. I suoi compagni hanno già creato una chat di classe su whatsapp e non avendo ancora (non tutti) i propri telefonini usano quelli dei genitori, perciò ci son finita dentro anch’io. un giorno ho mostrato alla Pupa i messaggi e lei mi ha guardato sgranando gli occhi: «Ma i miei compagni non hanno NIENTE ALTRO da fare nella vita?». Anch’io vorrei si conservasse così… nei limiti del possibile

  2. Auguri, meraviglioso Pupo. Sulla fiducia, anche da parte della Marghe.

    Sai, Paola, io mi reputo fortunata, perché Margherita ha solo 3 anni e non devo spiegarle troppo di quel che succede nel mondo. Qualche cosa sì, ma molto poco.
    Non so che cosa farei, se fosse più grande. Spero che per allora ci saranno cose diverse, da vedere al tg.
    Nel frattempo, siamo nella fase del “vero mamma che i buoni vincono e i cattivi perdono, SEMPRE?”. E vorrei tanto, tanto, che fosse la verità.

  3. Sabato Franci ha compiuto 8 anni. Nell’ultimo anno non ha imparato ad allacciarsi le scarpe e nemmeno a scrivere il corsivo. Ci abbiamo provato per un po’ eh ,tutto lo scorso anno a dire il vero ci abbiamo provato, e oltre che lacrime e sangue ci è costato anche qualche soldone , ma poi abbiamo capito che per queste cose potevamo anche (arrenderci) soprassedere e che l’ìmportante è che a scuola ci vada sereno . Per fortuna le maestre sono d’accordo con noi. Al momento definirei i suoi quaderni e la sua scrittura originali e alternativi, come del resto è lui. Per le tabelline invece ho deciso di non arrendermi, e continuo a fargliele ripetere , anche se ogni giorno è come riportare il masso in cima alla montagna, ogni tanto però qualche sassolino si incastra a metà del cammino e ieri per esempio 8×8=64 si è finalmente fissato nella sua mente.
    Il giorno dopo Parigi , gli ho spiegato quel che era successo (a proposito il ministro dell’istruzione a mandato a tutti gli insegnanti un avviso con obbligo di parlarne in classe subito il lunedì mattina successivo) ma lui alla tele guarda solo i cartoni animati e se entra in una stanza mentre c’è il telegiornale ordina subito all’adulto di turno di cambiare canale.
    Oltre a non arrendersi davanti alle tabelline, ho deciso che non ci arrendiamo nemmeno a sperare in un futuro meno fetente di quel che pare ora e l’altro giorno l’ho lasciato piantare in giardino i semi della mela che aveva appena mangiato, anche se fa freddo e stanotte è arrivato il gelo e anche se nel nostro giardino anche l’erba fa fatica a crescere. Non vedo altra scelta.

  4. Dopo gli ultimi avvenimenti, essendo incinta, ho pensato molto a cosa avrei fatto se il mio fagiolino fosse già qui con noi.. e credo che la cosa migliore sia spiegare. Magari cercando di trovare un modo adatto a loro per non turbarli troppo..amesso che questo sia possibile.
    Come te, nella mia famiglia d’origine i miei mi hanno sempre messo davanti alla realtà della storia.. anche io ho impresso immagini tv che mi hanno molto segnato, ma ho ancora più impressa la passione con la quale mio padre ci spiegava l’accaduto, cercando di farci capire le varie posizioni e insegnandoci a pensare.
    Credo che questo abbia contribuito non poco a formare il mio interesse verso certi argomenti di attualità e a formare il mio senso critico.

  5. Parlando da insegnante, non ho mai capito dove sta il problema del corsivo a tutti i costi. So che ogni tanto qualche bello spirito sostiene che non saper scrivere in corsivo priva le nuove leve di infinite capacità connettive e intellettive, ma fino al II secolo d.C. nessuno da noi scriveva in corsivo, e in Cina, Giappone e Russia tuttora non lo fanno (anche in Grecia, ma so che per un breve periodo nell’alto medioevo han scritto in corsivo) – e mi sembra che in qualche modo si arrangino comunque e non siano messi tanto male.
    Per quanto riguarda i telegiornali, da bambina a tavola ascoltavamo il giornaleRADIO, che trasmetteva le notizie ma senza immagini – il che ha i suoi vantaggi. Comunque, per quanto le notizie possono turbare, credo che le bombe in testa turbino di più, e comunque il terrorismo è una componente essenziale del mondo moderno, non chiedetemi perché, quindi tanto vale che ci si abituino finché è un problema degli altri. Il fatto che sia un problema degli altri può anche ad avere fiducia nella vittoria definitiva del bene, ma se fossi un genitore eviterei di insisterci molto perché cos’è il bene e cos’è il male cambia molto a seconda delle prospettive nel corso degli anni – anche se può forse risultare di una certa utilità cercare di lavorare sul concetto che piazzare bombe in giro è senz’altro da maleducati, indipendentemente dai motivi.

    1. ho molta nostalgia del giornaleRADIO, che non ho mai seguito – quand’ero piccola io già si guardavano i tg – ma di cui mia nonna parlava sempre in termini lusinghieri, come se tutto il male, nel mondo dell’informazione, fosse arrivato DOPO.

      1. Scusate se insisto con ricordi personali, ma di Alfredino ricordo anche la voce dal pozzo, proprio perché mio padre cenava più tardi da solo in cucina di rientro da lavoro e io spesso gli facevo compagnia. E quei maledetti radiogiornali da Fiumicino mi si sono impressi dentro, purtroppo.

  6. Paola, quello che dici riguardo a tv e bagagliai avrei potuto scriverlo io. Ho sognato pozzi profondi con bambini sprofondati dentro per anni. Sarà che io e Alfredino eravamo più o meno coetanei. Sarà che i genitori non si ponevano neanche il problema di cosa fosse adatto o meno alla visione dei figli. E questo è uno dei motivi per cui non ho la tv: per non violentare me stessa e i miei figli di immagini non sostenibili.
    Su Parigi è ancora più delicata la mia situazione, come puoi immaginare, essendo i miei figli anche francesi.
    A scuola non hanno detto niente al mio grande (coetaneo del Pupo). Era sabato mattina e tornando a casa da scuola ho affrontato l’argomento aspettandomi domande, richieste, angosce. I miei figli mi sono sembrati ancora troppo distanti da tutta questa realtà: hanno solo affermato che i terroristi son quelli che terrorizzano gli altri.
    Siccome loro non hanno chiesto niente, io non ho aggiunto altro. Verrà il loro tempo di chiedere e viverci dentro questo tempo. Io sono qui e ci sarò.

  7. Come te e Elenaelle, anch’io vedo ancora la me stessa bambina guardare la diretta del pozzo di Alfredino Rampi, e sentire un nodo allo stomaco che non si e’ mai più sciolto da allora. Non amo i bambini che crescono nell’ovatta, ma immagino che una sana via di mezzo tra loro e quello che ho vissuto io ci sia. La sto cercando, e per fortuna ho ancora tempo davanti (mio figlio ha solo 20 mesi). Nel dubbio, comunque, al momento la tv a casa non ce l’ho.

  8. Auguri Pupo! Ma davvero ha liquidato l’operatrice telefonica in quel modo? Meraviglioso!
    Per il resto, noi non guardiamo telegiornali (ma neanche altro) in presenza delle bambine, perchè io da piccola non sopportavo che nostro padre ci zittisse per seguire le notizie invece di ascoltare cosa avevamo fatto durante il giorno, ma anche perchè sono troppo piccole per vedere e sentire certe cose (la più grande ha cinque anni). Non voglio crescerle nella bambagia, ma aspettare che abbiano gli strumenti per capire senza spaventarsi troppo. Detto questo, io sono per la verità sempre e quando mi fanno una domanda ‘scomoda’ cerco di dire come stanno le cose con parole che possano comprendere. Credo che sia giusto spiegare e rispondere quando ci fanno domande, ma raccontare “a freddo” certe cose lo trovo inutile e forse anche leggermente dannoso.

  9. Auguri al Pupo!!
    Anche al mio sette sto’ corsivo è un filo indigesto: chi ha pensato così la E maiuscola doveva avere seri problemi!!!
    Noi i tg li guardiamo assieme, nel senso che vediamo le immagini con il volume a zero, la cronaca la facciamo noi adulti. Spieghiamo, raccontiamo, rispondiamo alle loro domande e…mangiamo poco…. Gli unici servizi in cui è consentito l’audio sono quelli sportivi, mia punizione per essere circondata da quattro uomini.
    Impe

  10. Da noi ne ha parlato all’indomani la maestra, con equilibrio e parole molto sagge, ennesima occasione in cui io l’ho apprezzata. Non ho avuto dunque nemmeno il tempo di chiedermi se fosse il caso.
    Ma i bambini parlano tra loro…Non basta spegnere la tv perché un fatto non arrivi alle loro orecchie. Davvero mi stupisce che due bimbi che frequentano le elementari possano non ascoltare nulla di tutto ciò… e io da bambina ho macinato dentro di me grandi domande che mi turbavano enormemente, senza rivelare il mio rovello ai miei genitori.
    Mi chiedo… chi non dice nulla, protegge i bambini o protegge il se stesso bambino che vorrebbe che queste cose non accadessero?

    1. Mi sento chiamata in causa anche se forse non è affatto così Anna, ma per quel che riguarda me di certo la scelta di non avere la tv non significa affatto isolarli, ma al contrario dare loro strumenti di capire. Immagini tragiche quotidiane scioccanti non servono se non a spaventare. Che la vita sia complicata e che ci siano persone povere e guerre e tutto il lato oscuro del mondo (e di noi stessi) cerco di comunicarlo quotidianamente.

        1. Scusate, mi è partita la risposta prima di aver terminato.
          Non intendevo letteralmente spegnere la tv, anche io evito di far vedere i tg ai bambini, intedevo dire che non è l’unico modo in cui i bambini possono venire a conoscenza di un fatto talmente enorme, quindi per me non basta che loro non vedano le news a casa per pensarli all’oscuro… e io temo moltissimo il modo distorto in cui una notizia possa giungere alle loro orecchie dalle parole di altri bambini. Quindi io sono per parlarne, in modo appropriato all’età, ma non tacere del tutto…di modo che se poi avessero altre cose da chiedere al riguardo, come effettivamente succede per tanti temi, il timone sia in mano a noi genitori. Spero di essermi spiegata meglio :-)

          1. ciao, grazie per il chiarimento. nel nostro caso, se i Pupi sentono qualcosa che li turba, anche minimo, vengono a chiedercene conto, non rovellano nessun rovello. In linea generale la tua preoccupazione è legittima – in coscienza io mi sento, nel caso specifico, piuttosto tranquilla.

  11. Ciao Paola, io vivo a Bruxelles con la mia famiglia e nonostante l’aria di terrore che si è respirata in questi giorni, siamo riusciti a mantenere un clima sereno in casa con i bambini. Le scuole sono state chiuse per un paio di giorni ma ho semplicemente detto alla mia grande che era una vacanza improvvisa e ce ne siamo stati in casa a giocare e colorare. Anche noi usiamo la tv solo per film e cartoni, quindi le notizie ci arrivano dal web…ma in questo caso mi sono spesso arrivate dall’Italia! Sembra assurdo, ma ricevo telefonate da amici e parenti che mi informano dell’operazione antiterroristica di turno! E da qui apprezzo la stampa belga che invece, sia per evitare ulteriori allarmismi sia per rispetto dell’operato delle forze dell’ordine, non continuano a pubblicare articoli su articoli per ogni foglia caduta…Infatti ci tengo a precisare che la situazione è meno tragica di come la passano i TG italiani!
    Le scuole ora sono aperte, ci sono più controlli all’ingresso, ma i bambini sono sereni ed è questo che più conta per me…ci sarà tempo per scoprire gli orrori di questo mondo.
    Un bacio e tanti auguri al Pupo

  12. Giulia, Il nostro diavoletto biondo ha compiuto quattro anni ad agosto. Guarda il tg con noi, ha comprensibilmente paura dei “tati col cappuccio nero” ma quando parla Papa Francesco sta zitta, ascolta assorta e mi cazzia se parlo (la cattolica in famiglia è mia moglie). Personalmente siamo per non nascondere le brutture del mondo alla piccola, ma semplicemente edulcorarle. I tati neri in Italia non ci sono, e se arrivassero sarebbero messi in prigione dai carabinieri. Anch’io sono cresciuto con Alfredino e il bagagliaio aperto della R4 in via Caetani, ma se non li avessi visti mi sarebbe mancato qualcosa…
    Il punto non è nascondere i pericoli, ma far sentire protetti lo stesso i nostri bimbi…

  13. Penso che ai bambini, perlomeno fino a 8-10 anni bisogna dare delle notizie filtrate. Le notizie come quelle di Parigi sono atroci per noi adulti figuriamoci per i piccoli. Quindi penso sia giusto tenerli aggiornati ma rendendo più leggere le notizie e secondo me evitando i telegiornali durante i pasti che dovrebbero essere un momento di comunione e unione in famiglia. Poi ovviamente dipende dall’età e dalla maturità del bambino.
    >>Originali Regali per Bambini

  14. Ciao
    Ma che bello il pupo che ti fa da segretario creativo!
    Grande differenza tra Laccio e gatto: i gatti di solito amano chiudersi in bagno con i padroni. Il mio gatto seguiva in bagno anche gli ospiti, complici le porte scorrevoli!

    Sull’informazione ai bambini, leggevo tempo fa che in Svezia c’era il telegiornale dei bambini: notizie del giorno filtrate per essere comprensibili ai piccoli. La trovo un’idea geniale. Non edulcorare troppo o tacere ma spiegare a misura di bambino.
    La mia pupa ha 4 anni e su Parigi le ho fatto un super sunto soft, ma ho preferito raccontarle io qualcosa piuttosto che farle apprendere da parole casuali ascoltate in giro.
    Per bambini del’ età del pupo ho trovato molto carino e ben fatto questo libretto a fumetti fatto da una rivista francese.
    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=981853151877430&id=874685745927505
    Me lo ha consigliato un’amica che abita a Parigi.

    Pero veramente credo che dipenda molto da come ti senti tu, se ti spaventa troppo parlargliene evita.
    Notte

  15. Ciao Paola, la vicenda di Alfredino Rampi non la dimenticherò mai .. per carità non mi ha complicato la vita, almeno non credo, ma in quei giorni l’ha sconvolta parecchio e no, non la farei vivere a mio figlio, cerco di tenerlo lontano da certe notizie a meno che non sia lui a chiedere, ma fortunatamente non capita spesso. E’ consapevole del fatto che esista sia il bene che il male e per ora questo è già abbastanza a mio parere.
    Ha 7 anni come il tuo e i comportamenti sono gli stessi e, se questo da una parte mi rincuora perché mi conferma che sta crescendo in linea con la sua età, dall’altra mi spaventa perché ho la sensazione che stia succedendo troppo in fretta.
    Ti leggo spesso e in silenzio, ma sempre con piacere.
    Buona giornata.

  16. Paola cara.
    Passare di qui è sempre un sollievo.
    Come (forse) sai neanche noi abbiamo la tv e anche io ricordo che quando avevo la tv, non solo da piccola, vivevo in un mondo di paura e paranoia che ora non esiste più. Sono otto anni che se il vento lambisce gli scuroni non mi nascondo sotto alle coperte pensando a un maniaco con un decespugliatore.
    Ho detto alle bambine di Parigi, perché so che a scuola lo avrebbero fatto e volevo arrivare prima. Non hanno avuto paura. Ho detto sai la gente è matta. Ho detto che siamo tutti fratelli, poi ho pensato che non c’era bisogno di dire che siamo tutti fratelli, che è sottinteso. Poi ho guardato il gruppo wozzup delle mamme e una aveva appena scritto che i musulmani devono tornare a casa. Allora oltre a dirlo alle bimbe, l’ho detto anche alle mamme musulmane che per me sono sorelle. E ho capito che, ahinoi, non era sottinteso.
    Le bimbe sono serene, ricevono e danno amore.
    Un abbraccio.

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