Quando i bambini sono scappati di casa

Navighiamo a vista in mezzo a qualcosa che forse è una canzone, forse un racconto.

I ratti crescono morbidi e precari, con passo lieve e con molta luce; qualche ombra che si affaccia. S’impunta per esempio, contromano, la Pupa grande, ormai quasi tredicenne. Gira scoperta anche se fuori c’è la neve. Si muove indefinita ma tutto sommato baldanzosa, rammaricandosi perché deve lavare i capelli più spesso di quand’era bambina. Nel suo nuovo corpo, in continuità col passato, mastica ancora le unghie con ferocia; sembrano tante matite che qualcuno ha temperato troppo e male. Però gioca sempre coi Lego, ha molti amici e nessun amore se non noi. Dice.

L’altro giorno Mike Delfino le ha detto: «Ti voglio bene come a una foglia». Dopo più di dieci anni che vivono assieme, una tenera confessione, però a metà. Lei gli ha risposto: «E io ti voglio bene come a un papa», senza l’accento; da allora questo è il loro modo di salutarsi quando si vedono.

La Piccolissima a 4 anni non è più così piccola, ma la sua imprevedibilità resta una garanzia. Con suo fratello il Pupo litiga, dorme e architetta complotti. Per questa Pasqua siamo stati qualche giorno dalla mamma di Mike Delfino, che vive vicino a Treviso in una casa circondata da un parco. Il parco è cintato e i bambini possono giocarci al sicuro, non ci sono pericoli: si evita perciò di guardarli a vista come invece si farebbe a Milano. Solo che l’altroieri a un certo punto non sentivamo più il loro allegro vociare in sottofondo – ci abbiamo messo un po’ a capirlo, perché è più facile sentire uno schiamazzo che l’improvviso silenzio. Siamo usciti in punta di piedi con un misto di curiosità e fiato trattenuto, li abbiamo cercati nei posti consueti, vicino all’altalena, all’albero su cui di solito si arrampicano, nascosti tra i bambù. Ma non c’erano. Poi abbiamo aguzzato la vista ed eccoli là, due puntini, oltre il cancello che separa la casa dalla strada: stavano cercando di scavalcarlo per rientrare, il Pupo ci aveva lanciato sopra la Piccolissima e lei, in bilico, cercava di rotolare dalla parte giusta. Ma aveva la mobilità di una tartaruga spiaggiata e ci ha messo un po’; noi siamo rimasti a guardarla, zitti e concentrati, non davvero preoccupati (il cancello in quel punto è alto poco più di un metro). Poi finalmente è atterrata, plop!, in giardino, e solo a quel punto il Pupo, rassicurato, si è arrampicato anche lui e ha scavalcato, per raggiungerla. Si sono alzati con aria disinvolta scrollandosi di dosso erba e paglia, la Piccolissima si massaggiava un’anca, poi hanno alzato gli occhi, ci hanno visto e hanno capito di essere stati beccati.

(Voce severa): «Si può sapere dove siete andati, bambini?»

(Piccolissima): «A vedere il cagnolino Titol». (sarebbe Tito, il cane di un vicino, ndr)

(Pupo): «E le galline! Anche le galline».

«Ma vi pare il caso di andare in giro da soli?»

(Pupo): «L’importante è che siamo tornati».

(Piccolissima): «Sani e salvi».

Ci ho messo un po’ a farmi rilasciare qualche rassicurazione sul fatto che no, a Milano non si sarebbero mai azzardati ad allontanarsi da casa. E non so mai se sia una buona idea terrorizzarli con i racconti dei rapimenti di bambini; non mi piace che crescano pensando che il mondo è uno schifo, al tempo stesso come è ovvio desidero proteggerli; però in un angolo del cervello e del cuore ero orgogliosa della loro intraprendenza (ma non gliel’ho detto). Quante contraddizioni in tre righe. A voi è mai capitato, che vi scappasse un figlio? Per quanto tempo? Che gli avete detto? Siete stati segretamente orgogliosi di lei/lui?

P.s.: La Piccolissima ha un livido sull’anca. Se l’è procurato quando il Pupo l’ha lanciata sul cancello ma non ha versato una lacrima, oh no.

 

22 commenti su “Quando i bambini sono scappati di casa

  1. Ciao Paola! Che bel regalo il giorno del mio compleanno! :)
    Al momento non ho esperienze di fughe. I miei figli hanno 3 anni e mezzo e 7 anni e mezzo. Non so se ne sarei tanto contenta però. Non rispettare le regole non lo vedo come un segno di intraprendenza, piuttosto ammiro quando, il grande ovviamente, mi chiede e mi fa capire (di esserne all’altezza) di poter “allargare i confini”. In quel momento lo trovo responsabile e consapevole delle sue capacità. Dandogli fiducia poi si crogiola nella sua nuova conquista ed io sono felice della sua crescita.

  2. Bentornata, ci mancavi!
    Io invece mi sono fatta scappare un “ma lo sai che c’è gente che li porta via, i bambini?” in un momento di rabbia, quando mio figlio di sei anni ha accettato un palloncino da un mendicante al mercato, seguendolo per alcuni passi in direzione contraria a noi… sono pessima. Sono segretamente orgogliosa di lui quando la sera lo guardo dormire, e ripenso alla giornata trascorsa. Ma sul momento no, niente orgoglio, solo ansia. Vivo a Milano come te, e so che le brutte storie, a volte, capitano davvero. Ma mitici Pupi! Forse quando anche il mio piccolo crescerà un po’, anche loro le combineranno insieme così.

  3. Capisco perfettamente, è sempre bello vedere che si prendono una certa libertà, che hanno una scorta di coraggio. Solo che poi ce lo mastichiamo nel cuore e ci sembra incoscienza. I miei non sono mai scappati, solo persi di vista in qualche grande parco giochi, non ricordo la volta esatta che questa cosa mi ha procurato gli esordi di un infarto. 😉 Comunque mi viene anche in mente quando dicono bugie: vorremmo sempre la verità, ma la bugia è una fuga sintomo di autonomia. Un bacio!

  4. Mia figlia di 6 anni un giorno é andata a farsi un giro in bici da sola… io quando me ne sono resa conto sono uscita come una pazza e chiedevo a tutti se l’avevano vista, col cuore in gola. È riapparsa a casa tranquillissima dopo 20 minuti, mi ha raccontato dov’era stata (al cinema di quartiere a vedere se c’era qualcosa di interessante x bambini) e io l’ho sgridata ma poi mi veniva anche un po’ da ridere. Adesso ha nove anni e ogni tanto si trova con la sua amica a “fare un giro”. Vanno al supermercato e si comprano un gatorade. L’importante, l’ha capito anche lei, é dircelo prima.
    Specifico che vivo a Monaco, in Germania dove tendenzialmente i bambini delle elementari vanno a scuola da soli.
    Meno male che sei tornata! Ero quasi preoccupata (anche tu sei stata a farti dei giri senza permesso dei lettori, si potrebbe dire).
    Gabriella

  5. A quattro anni Vane ha deciso di farsi un giretto in spiaggia da sola… a Santo Domingo…! è bastato un attimo, solo un attimo, per perderla di vista e non trovarla più..sono state allertate le guardie del villaggio e io, trottola impazzita, non sapevo più dove cercarla.
    Poi mi è venuta una illuminazione, prima di pranzo si era lamentata di non poter rimanere ancora in spiaggia a giocare a bocce! così mi sono incamminata ed eccola li, felice e sorridente lanciare palle sulla sabbia.
    Prima mi sono bloccata ed ho ripreso a respirare, poi l’ho chiamata con tono imperioso per sentirmi rispondere uno scocciatissimo “ma sono quiiii!” …beh cornuta e mazziata proprio no! L’ho presa per un braccio e con l’altro ho assestato sonori sculacciate, alternate da frasi “non lo fare più” ecc…il risultato è che mi sono beccata gli insulti delle persone in spiaggia svegliate dal pisolo post pranzo!! praticamente una deblacle su ogni fronte! baci Paola

  6. Bentornata, finalmente!
    Confesso che ti invidio M. Delfino….
    Per quanto riguarda il tema del giorno, personalmente non ho mai “perso”i miei tre figli, nè i tre nipoti, seppure qualche ansia, quando al parco giochi uno di loro non era (non è) più in vista, non manca. Invece è successo a mio marito di perderne uno a una fiera (non ero potuta andare per lavoro) dove si erano fermati a guardare piccoli animali. Ha poi proseguito nella fiumana di gente senza accorgersi che il secondogenito (7anni), preso da ammirazione e carezze per i cuccioli, era rimasto lì. In panico ha allertato le guardie. Il bimbo è stato poi ritrovato, in lacrime, dal cognato.
    Per quanto risguarda le “scappate” qualche corsa in spiaggia , all’inseguimento , non è mancata…

  7. io mi sono persa da piccola, ai grandi magazzini. è stato fatto l’annuncio.
    dopo un po’ due ragazze mi hanno scorso, piccola e tranquillissima tra vestiti più alti di me, e mi hanno chiesto, “sei tu FBM?”.
    “sì”, ho risposto, e quando mi hanno detto “vieni con noi” le ho seguite fiduciosa, mano nella mano.
    mi hanno portato dalla mia mamma ovviamente, ma, che dire? beata incoscienza…
    … adesso che di anni ne ho 40 col cavolo che seguirei qualcuno che non conosco!!

  8. Quando avevo i due quasi gemelli al mare, avevano 3 e 4 anni, un giorno, trovando il cancello di casa non chiuso a chiave, uscirono mano nella mano; poco dopo li vidi, in fondo alla strada; per non spaventarli li chiamai senza urlare, e per fortuna una signora che si trovava davanti a loro capì la situazione e li fermò aprendo le braccia!

  9. Ciao!
    La sensazione di perso con consapevolezza una volta, da sola in montagna: ero scesa dal trenino turistico con bimba di 4 anni e bimbi di uno in braccio. Nel tempo in cui prendevo il passeggino del piccolo avevo perso la grande.. ansia c’era perché c’era veramente tanta gente.

    Perdite inconsapevoli parecchie – del tipo ..’a non era lì a giocare? E poi vederli al lato opposto del parchetto.
    Però in fondo sono bravi e sanno che non devono uscire dal parco giochi.

    Bentornata!!
    V

  10. per me è giusto e molto bello che i bambini abbiano voglia di esplorare il mondo circostante da soli ma è altrettanto giusto che prima di farlo sappiano che il mondo fa schifo e che se vogliono allontanarsi dalla famiglia devono fare attenzione a tutte le altre persone, nessuno escluso… perchè il mondo fa schifo davvero e non mi sembra che stia andando nella direzione migliore…
    Mia figlia che ha 9 anni lo sa da 5 che se vuole andare in giro da sola deve guardarsi le spalle perchè potrebbe essere rapita e da quest’anno sa che potrebbe essere anche violentata.

  11. Mi ricordo che all’età di 6-7 anni, ero in bicicletta in paese con i miei genitori. Loro si sono fermati a chiacchierare con una conoscente e io mi ricordo di aver pensato “vabbe mi incammino verso casa” e così ho fatto. Arrivata al nostro palazzo mi sono seduta sui gradini ad aspettare il rientro dei miei.
    Mezz’oretta dopo sono arrivati e ho preso tante di quelle sculacciate da mio papà e sorbito ore di pianti disperati di mia mamma (che al tempo non capivo perché fosse così triste).

    25 anni dopo capisco lo spavento che si sono presi. A mia discolpa posso dire che non volevo assolutamente scappare via 😉

  12. a me è capitato, un paio di volte con la figlia più grande (in spiaggia e a una festa al parco). io mi sono molto arrabbiata, non per la preoccupazione in sé, ma per il principio che non me l’abbia chiesto prima (entrambe le volte, l’avrei autorizzata; non ho problemi se fa qualche piccolo giro da sola (ha 10 anni) ma voglio sapere dove si trova (anche perchè invece, non vedendola più, mi sono preoccupata che fosse successo qualcosa)

    1. ah invece il medio (8 anni) lo scorso anno si è perso il papà sulle piste da sci. ha avuto il buon senso di fermare una signora e darle il mio numero di telefono (non ricordava quello del padre). io ho chiesto alla signora di accompagnarlo davanti alla scuola sci, e ho avvisato mio marito di andarselo a riprendere. ma lì mi sono arrabbiata con lui non con il bimbo (che anzi si è dimostrato piuttosto sveglio)

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