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Bambini e asilo nido (e poi ancora bambini)

We really thought we had a purpose Non è per vederla diffidente e assieme sconsolata che mando mia figlia, aka la Piccolissima cui prima o poi dovrò dare un altro nome, all’asilo. Però mi suscita una grande tenerezza in questa foto che le ha scattato l’altro giorno la sua educatrice e si potrebbe intitolare: bambina con nido di capelli, al nido.

We were so anxious to achieve A 20 mesi ha riconosciuto il posto dalla strada, pur non andandoci da giugno: «Noooo! Noooo!», ha cominciato a urlare appena fuori, coprendosi la bocca con le mani, e una volta dentro, il corpo in iperbolica tensione, mi si è attaccata addosso, mentre io la spingevo e l’educatrice la tirava, e lei strillava. A un certo punto qualcosa ha fatto «Pop!», io sono uscita in strada e dalla finestra aperta ho sentito la maestra rivolgersi a lei con la bella voce stentorea che ogni maestra dovrebbe avere: «Adesso dimmi quali vestiti mettiamo alla tua bambola preferita, perché io non so proprio cosa scegliere». La Piccolissima si era già rimessa in tasca le lacrime e le ha risposto garrula: «Pepisc, coccoorrr, la-ò, papi-papi, iiiih».

We had hope Così mi sono detta: un altro glorioso anno scolastico ci aspetta. Magari, fosse possibile, non con 13 forme virali come quello appena passato. Poi mi son detta che non è mica facile scrivere di bambini in questo momento. In senso più ampio non è facile pensarci. Da quando, l’altra mattina, ho lasciato la Piccolissima al nido mi torna in mente di continuo la forza commovente con cui un bambino è capace di avvinghiarsi a te. Lo sforzo ridicolo e supremo che ogni bimbo prova a imprimere ai suoi muscoli per evitare di scivolarti via di dosso, e la sua fragilità.  Mi è venuta in mente la madre che su quei binari ungheresi, strattonata e malmenata dai poliziotti, fa scudo come può con il corpo al figlio neonato, sdraiato con lei sulle traversine, in maglietta e pannolino. Se vado oltre mi si spezzano il pensiero e le parole. Non ho un’opinione precisa e non capisco se pubblicare certe foto sia giusto oppure osceno o più probabilmente entrambe le cose, osceno e giusto.

Freely I slaved away for something better So che secondo Save the children tra gennaio e agosto sono arrivati in Europa almeno 11.250 minori, solo 3.000 dei quali accompagnati. All’età in cui la Pupa mi chiede di farsi i buchi alle orecchie ci sono bambini che attraversano il deserto da soli. Ho appena finito un’inchiesta per Gioia! su questo argomento, mi piacerebbe pubblicarla qui nei prossimi giorni. Intanto elimino dai miei contatti di Facebook chi posta commenti razzisti e mi domando come ancora ci sia in giro gente che ha il coraggio di farlo.

And all I ever wanted was to come in from the cold  Io non sono pessimista ma, secondo una ricerca non proprio confortante, l’esercizio dell’empatia negli Stati Uniti si è dimezzato negli ultimi anni. Ed è curioso il modo in cui, crescendo, educhiamo noi stessi a sopportare il male. Capita anche a voi di pensarlo? È come se inghiottendone ogni giorno una dose più consistente ci addestrassimo a sopportare la cattiveria, il peggiore dei veleni. Quest’estate, ascoltando il Pupo parlare con una bambina poco più grande di lui, ho capito che per fortuna è ancora molto indietro nel percorso (è indietro anche nell’acquisizione del senso della realtà, ma questa è un’altra storia). Ecco cos’è per lui la malvagità:

Sofia: «Quando arriviamo a casa giochiamo a palla?»
Pupo: «Non posso».
Sofia: «Perché?»
«L’ultima volta che ho giocato mi sono fatto molto male e sono stato un mese in ospedale. Un mio compagno di classe, che è molto malvagio, ha detto a me e a un altro bambino di andare a prendere la palla in un punto pericoloso del cortile e così io e il mio compagno siamo caduti. Il mio compagno è stato in ospedale tre mesi, è uscito la settimana scorsa, io invece solo uno».
«Ma non l’avete detto alla maestra, che era colpa del vostro compagno malvagio?»
«No, perché lui è malvagio ma non voglio abbandonarlo (sic). Mi scrive delle lettere tutti i giorni prendendomi in giro perché siamo andati a cercare la palla nel posto pericoloso che ci aveva detto lui, però non fa niente, perché anche se è malvagio, è comunque mio amico».
«Ma in che senso è malvagio? Ti picchia?»
«No, è molto peggio, fa delle cose bruttissime».
«Tipo?»
«Sull’autobus ruba il posto alla gente. Cioè tu ti alzi un attimo e lui ti ruba il posto, e non te lo ridà mai più».

Soundtrack: Questa canzone bellissima di Joni Mitchell riassume in fondo, in una frase, il senso di tutto. Fuori faceva freddo. Tutto quel che volevo era entrare.

18 commenti su “Bambini e asilo nido (e poi ancora bambini)

  1. finalmente, Popi , aspettavo il tuo bloghino, e me lo sono goduto in questo crepuscolo che profuma di fine estate con un frescolino impertinente che giocherella con le tue mani e piedi e ti fa cercare una copertina (sono ancora sul lago e ho davanti a me le montagne che stanno diventando rosa con il tramonto). E tu , buona estate ? ti seguo col pensiero e con tanto affetto.

  2. ma pensa…anche mio figlio manca completamente del senso della realtà…e della logica a volte.
    L’altro giorno dopo averla vista a mirabilandia ha detto che nella letterina di babbo natale scriverà che vuole una ruota panoramica come quella che c’è li e che la vuole mettere nel nostro giardino …
    e che farà pagare un biglietto di 5 euro a tutti i vicini di casa che vorranno salire…
    anche lui come il pupo è nato a novembre, anche lui è del segno dello scorpione…
    vorrà dire qualcosa?

    volentieri leggereò la tua inchiesta per Gioia. per il resto non saprei cosa dire.
    non avere il senso della realtà forse è una gran fortuna…

  3. No, non e’ per niente facile pensare ai bambini in questo momento. Io come te, almeno, non ci riesco. Mi sento impotente, in colpa, incapace di trasformare una forte empatia per chi soffre (sempre avuta, grazie al cielo) in un gesto concreto. Sono d’accordo con te sul cinismo, su quell’abitudine alla cattiveria che acquisiamo crescendo. Non so esattamente come fare a tenerla alla larga da mio figlio il più possibile, ma spero che educarlo a leggere parole come le tue e insegnargli a indignarsi verso chi ancora esprime pensieri razzisti sia un buon punto di partenza.

  4. Eccomi qui, come promesso, per un saluto…certo di cose da dire ce ne sarebbero tante, penso anche io che sia facile abituarsi al male, molto di più che al bene, anestetizzata..ecco io a volte mi sento così.
    A casa nostra da qualche settimana c’è ospite una dolcissima ragazza siriana, proprio una ragazza come tante da noi, laureata con un ottimo lavoro alle spalle, la passione per le extensions ai capelli, la moda i viaggi e con tanti desideri da realizzare, ora non sa nemmeno dove e cosa farà il prossimo mese…potremmo essere noi.

    1. ah ma dai, che cosa meravigliosa, che bravi. ma come avete fatto a ospitarla? cioè passando attraverso chi? è una cosa a cui sto pensando anche io ma fatico a capire quali sono i canali. quanto si fermerà da voi è già stabilito o lo deciderete in seguito? ho visto che la regione toscana ha attivato un numero verde per chi volesse fare una cosa simile, a milano invece ho trovato qualche info sul sito della caritas ambrosiana ma non sono chiarissime

      1. Ecco brava! Se puoi e hai voglia, spiega quali sono i canali con cui si può aiutare davvero. Le mie ricerche per ora si sono arenate nel “appena avremo indicazioni la contattiamo” , ma testardamente non credo che non so abbiano davvero informazioni.

        Non si riesce a guardare certe immagini senza commuoversi e senza pensare di provare a fare qualcosa.

      2. in realtà è nato tutto molto per caso e non abbiamo seguito i canali istituzionali…Dima (così si chiama) l’ho conosciuta a Milano, è arrivata a luglio perchè ha vinto una borsa di studio da parte dell’Università degli Studi per un corso intensivo di lingua italiana..ovviamente sapeva già quando è partita da Damasco che sarebbe stata la sua occasione per non tornare a casa ed entrare legalmente in Italia. Fra poco si recherà in Questura per richiedere lo status di rifugiata. Il marito, ingegnere agrario, è riuscito ad andare a Istanbul (altrimenti sarebbe stato costretto a partire per il Nord per combattere contro l’Isis come tutti gli uomini) a lui è stato negato il visto per arrivare in Italia (anche lui vincitore di una borsa) e si trova in stallo li, senza soldi e senza sapere cosa fare…per il momento Dima rimarrà da noi, poi vedremo il da farsi, certo l’ideale sarebbe riuscire a trovare una famiglia che possa ospitarla magari come ragazza alla pari in cambio di vitto e alloggio (e magari qualcosina per le sue spese personali) parla correttamente l’italiano e l’inglese e dolcissima con i bambini. Se posso permettermi Paola “sfrutterò” questa comunità virtuale per chiedervi aiuto per lei….fra poco arriverà il freddo e lei non ha abiti adeguati.
        grazie per l’attenzione

        1. certo ti aiuteremo – intanto sarebbe utile sapere che taglia porta questa ragazza. storia bellissima e voi bravissimi E non riesco a fare a meno di pensare al fatto che, banalmente, questa ragazza e suo marito vivono forzosamente separati. scriviamoci

        2. nel mio blog nei contatti trovi la mia mail, se vuoi. Sono di Milano, puoi scrivermi per i vestiti, e per magari qualcosa. Grazie Paola, scusate per lo sfruttamento del blog.

  5. Il Pupo è il mio mito. Ogni tanto spero che mio figli cresca con la stessa fantasia. No, meglio, che la conservi per così tanto tempo.
    Anche se in realtà il dubbio che mi attanaglia in questo momento è proprio l’opposto: come mostragli che lui vive in un mondo dorato e che dovrebbe baciare ogni giorno i giochi che ha, piuttosto che chiederne di nuovi? A che età è giusto mostrargli il mondo per quello che è, con tutto il suo carico di fatica e orrore? (magari senza l’orrore, ma la fatica si). Come è giusto che viva? Nella sua bambagia di erba e fango come momento di gioco o sapendo che c’è chi quei segni di erba e fango non può mica toglierseli di dosso tanto facilmente?

    1. cara gina, io lentamente racconto certe cose ai bambini. non l’orrore naturalmente, ma l’ingiustizia quella sì, e la necessità di combatterla con equità, coraggio e amore. faccio in modo che crescano imbevuti di questo, e sono loro stessi a fare qualche domanda quando per esempio portiamo vestiti e giochi ai migranti in transito. ci sono – purtroppo – mille spunti e mille modi per agganciare il discorso, senza far perdere ai piccoli la loro innocenza… Un’altra cosa molto interessante che consiglio a chiunque SIA IN TEMPO (=abbia figli abbastanza piccoli) è scegliere di non avere la tv in casa. noi ce l’abbiamo ma senza antenna, scegliamo cosa guardare e cosa far vedere. rispetto ai coetanei i miei figli hanno molte meno suggestioni negative, non sanno cosa sia la pubblicità, il marketing, il desiderio di un nuovo gioco visto in tv ogni due giorni… e naturalmente non vedono certe atrocità. scusate il commento chilometrico (ps la pupa, 10 anni, ha cominciato a leggere il giornale assieme a me)

    1. Si, è stata la prima cosa che ho pensato!! Ma siccome di Paola ho solo visto le poche foto che sono passate da qui, non volevo sparare una gran cavolata 😀

      Per il resto, sempre di grande ispirazione, Paola.
      Anche noi siamo senza TV e mi sembra per ora la miglior scelta educativa che si possa fare, ma mi chiedo – basterà?
      Voglio dire, i tuoi pupi, a scuola, non subiscono comunque le mode e le tendenze del momento, da parte dei compagni che invece la pubblicità la guardano?

      Io sono cresciuta schiava di quello che il piccolo schermo passava, e ora se c’è una cosa che voglio evitare a mio figlio è proprio questo rapporto malsano. Un mio amico dice che siamo esagerati e che la nostra generazione (che si è rimbambita di tv) tende a demonizzare troppo la tele; da un lato mi dico che in effetti non vedo tutti questi effetti nefasti, dall’altro la faccia da drogato di mio figlio davanti a peppa pig mi fa impressione.

      comunque, sono andata super OT e ci rientro dicendolo, che questa ragazza Dima me la metterei in casa senza problemi. Mi tenete aggiornata?

      Buona giornata

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