Bambini deboli, bambini forti

Sono i giorni convulsi dello slalom di fine anno scolastico, quelli in cui le collette per i regali di fine anno degli insegnanti si intrecciano alle richieste dei capi scout: «Diteci quanto sono alti i bambini, ci serve a capire se possono frequentare il parco avventura», leggo nella chat dei lupetti, so bene le misure della Pupa perché è appena stata dalla dottoressa ZiaBubu a fare il tagliando, le scrivo quasi subito, poi osservo fioccare a mitraglia i centimetri dei suoi compagni di muta e di branco: Emma 160, Pietro B. 178, Luchino 172, hai un bambino di nove anni alto 172 e lo chiami Luchino? mi chiedo, poi la stoccata: Eleonora 168, Pietro Z. 182, e non è tanto quest’ultimo a ferirmi quanto il 168 di Eleonora, che va a scuola con la Pupa dalla prima elementare: Scusate scusate, digito convulsamente, ma come fa Eleonora a essere 168, la Pupa è 140, 28 centimetri di differenza sono tanti, ma che figli avete fatto? La risposta è un putiferio di faccine col ghigno, I bambini bisogna misurarli con il braccio alzato, la misura è da terra al polso, girandole di ghigni e faccine piovono da nickname sconosciuti, io faccio un sospiro di sollievo, grazie ragazzi mi rincuorate, sapevo che mia figlia era bassa ma insomma.

Nothing brings me down  Mi chiamano le scuole dei Pupi perché sbaglio a riempire moduli o dimentico di consegnare avvisi firmati. «Signora, doveva restituire la liberatoria per il lavoro multiculturale sulle religioni», «Suo figlio oggi non ha portato il pranzo al sacco e c’è lo sciopero della mensa, riesce a venire entro mezz’ora?», «Signora, suo figlio dice di aver ancora male al pisello ma tenderei a non credergli, che ne pensa? Glielo passo, lei magari gli dica che è a Roma per lavoro e non può venire a prenderlo», «Signora qui è l’Istituto Comprensivo dei Bambini Grandi, sua figlia farà la prima a settembre, però lei ha segnato “panini” e invece doveva segnare “mensa”, quelli dell’indirizzo musicale non possono segnare “panini”, le rimando un modulo in bianco e mi mette “mensa”, che dice?». Faccio sogni confusi in cui ripeto piangendo a un insegnante vestito da prete confessore, mi perdoni se ho segnato panini, prometto che non sbaglierò più.

Sunny road  Abbiamo un cane nevrotico noto come Laccio, il cane che ti rompe un braccio da quando mi scappò e per inseguirlo caddi spezzandomi un polso. Laccio è un meticcio in cui collidono un cane corso e un bassotto, creatura disarmonica e frustrata che ancora non si rassegna a essere il quarto e ultimo tra i nostri piccoli: esprime assieme disappunto e sagacia diventando sempre più intelligente, ha imparato a sollevare il cancelletto Ikea che gli impedisce di salire ai piani superiori della casa, ma anche ad aprire la maniglia della porta a vetri e uscire nel patio – cosa che non credevamo possibile e per cui abbiamo più volte incolpato la tata (che comunque non è un fulmine di guerra). L’ultimo suo colpo è stato studiare come saltar fuori dal nostro patio per gettarsi direttamente nel giardino condominiale dove semina il terrore tra i bambini fifoni. Per farlo ha studiato uno strano rimbalzo sul tavolo da esterni dopo il quale si gira di schiena e oltrepassa il muretto in un unico gesto molto goffo ma efficace; per capirci immaginate una salamella che fa un salto a Fosbury e avrete più o meno un’idea della scena.

Today has been ok Il problema del Fosbury è che non sai come atterri; di certo non lo sa il cane-salamella che quando gli va bene finisce sul prato ma una volta si è schiantato sullo scivolo di plastica dei bambini e una volta sulla Piccolissima, pace per lo scivolo ma la bambina per amor del cielo cerca di evitarla, gli ho detto raccogliendo entrambi da terra, in tono severo. Si sono guardati un po’ strano ma nessuno dei due ha pianto e mi è sembrato un buon segno. Un giorno che era evaso una mia vicina zelante ha postato un messaggio sulla chat chiamata Emergenza cohousing, Laccio è uscito in giardino saltando il muretto del tuo patio, c’era scritto. Ma ti pare che sia un’emergenza? ho pensato. Ero in riunione con il direttore e l’amministratore delegato, non ho scritto niente e ho abbandonato il gruppo.

Thinking out loud Queste chat mi uccideranno. Ma mentre all’orizzonte, ancora molto lontano, s’intravede l’arrivo delle vacanze e con esso una tregua, il Pupo è impegnatissimo con la sua squadra di rugby. Siamo stati al Trofeo Topolino a Treviso, due giorni a fare il tifo e perdere la voce. Lui in campo ancora gioca poco, un po’ ha paura del contatto, un po’ si distrae. A un certo punto l’ho visto uscire in lacrime accompagnato dal Mister che lo teneva stretto stretto, e quando il Mister ti tiene stretto vuol dire che è successo qualcosa. Un altro bambino in effetti gli aveva tirato un pugno e l’aveva graffiato, lui sanguinava sul collo e sopra la clavicola, ha pianto un bel pezzo prima che potessimo consolarlo. «Guarda che il Pupo non piange perché ha male, piange perché sente male a causa tua, e c’è una gran differenza. Pensaci bene», diceva il Mister all’altro bambino, mentre lo sgridava. E c’è chi dice che i Mister non hanno cervello.

Heartstopper «Invece sono debole, mamma, sono debole, non so fare le mete» ripeteva sconsolato il Pupo mentre gli spalmavo un po’ di crema antibiotica, prima che tornasse in campo. «È questo che mi ha detto F., ed è per questo che mi ha picchiato».

Gioco a rugby da ottobre, con una squadra di mamme, e ho capito che è un gioco complesso perché in campo ci porti te stesso, e per farlo devi vincere la paura. Per imparare a placcare puoi farti male, per imparare a cadere devi mettere da parte la vergogna: sono la fiducia e il sostegno, e l’urlo di chi fa il tifo per te a farti volare oltre la linea di meta. Noi mamme che li abbiamo messi al mondo lo sappiamo molto bene, a quanto servono fiducia e sostegno e urla che vanno dritte al punto, ma i nostri piccoli lo stanno imparando, si azzuffano perché stanno crescendo. Poi i brutti incontri possono capitare, certo. Però a mio figlio ho detto, se in questi tuoi giorni sfavillanti qualcuno ti dice che sei debole, tu scrolla le spalle e rispondi col sorriso, perché domani la meta sarà tua. Domani la vita sarà tua.

 

Soundtrack: più che un consiglio, un obbligo: ascoltate Fisherman’s woman, di Emiliana Torrini. Lei è islandese, l’album è del 2005 ma sembra sospeso nel tempo. Sopra vi ho messo, sparsi, i titoli di alcune canzoni. Quando l’ascolto penso sempre: resilienza, resilienza, resilienza.

28 commenti su “Bambini deboli, bambini forti

  1. Non mi toccate il Pupo che divento una iena pure ioooo 😀

    No ma scusa adesso si misura l’altezza fino ai polsi alzati? Bene, io sono 1.85 e non lo sapevo LOL. Tutte le volte che a Mirabilandia mi hanno dato picche avrei dovuto farmi misurare l’altezza così. Genio.

  2. Ora, io ho scordato lo stesso giorno di dare l’avviso ai miei alunni dello sciopero della mensa e di pagare la gita del nido di mio figlio.
    Sono un disastro sia come maestra che come madre 😩
    Silvia

  3. “Queste chat mi uccideranno”, sottoscrivo in pieno.
    MI son cancellata da quella della materna per sopraggiunto limite di concentrazione. Forse ho fatto male non so. Non mi arrivano più notizie e la maestra del piccolo mi ha chiesto giuliva: “Ha cucito la testa del serpente vero?”.

  4. Paola,
    questo post mi ha capovolto dal ridere con la storia di Laccio, il cane salamella, e dei bimbi piu’ alti di mamma e papà: quindi non ho capito, Eleonora è davvero 168 a nove anni o ci sono genitori che trassano sull’altezza dei figli?! Ma che, davèro?

    Tra l’altro la storia del rugby mi affascina tantissimo, l’episodio del mister è illuminante.
    Posso chiederti un consiglio, siccome non voglio entrare a far parte del club dei genitori invasati che hanno i figli a cinque anni che fanno russo, violino, salto con l’asta e yoga, secondo te è troppo presto per iniziare il rugby a quattro anni?

    Ho trovato una società che inizia con i bimbi piccoli e immagino, ovviamente, che sia piu’ una propedeutica allo sport vero e proprio, la tentazione di iscriverci il mio pupo è fortissima.

    Grazie, un abbraccio!

    1. ma no Franz vedi che sei come me. i bambini andavano misurati dal piede al polso col braccio alzato!
      invece per il rugby può sicuramente avere senso iscriverli prima dei 6 anni (dunque nella under 6) perché non hanno nessuna paura di cadere a quell’età… forse a 4 appena compiuti si può anche evitare, magari più verso i 5 io direi.
      in realtà l’under 6 fa vere e proprie partite a misura di bambino! sono tenerissimi. comunque è tutto molto graduale e con un’attenzione al bambino pazzesca.

      1. Mio Dio, si sono come te, mi sarei presa uno svalango di faccine col ghigno pure io!
        Grazie per il consiglio, mio figlio compie 4 anni tra poco e pensavo di iscriverlo a settembre. Immagino facciano delle giornate di prova, sondero’ il terreno :-)
        Altrimenti, l’anno prossimo!
        Difficile resistere alla tentazione di vederli già giocare e fare cose “da grandi”.

  5. riderissimo!
    e grazie, perchè ho saputo oggi che non mi hanno preso la topa in alcuno dei due nidi a cui ho tentato di iscriverla – di cui uno aziendale: almeno ho avuto comunque una ragione per ridere.

    sulle chat: come uscirne senza offendere o passare per menosa&asociale e perdere amicizie? strategie?

    1. Cancellàti senza timore. Non c’è bisogno di dare spiegazioni. Le relazioni si coltivano da uno a uno: le chat di gruppo dovrebbero servire esclusivamente per ragioni di praticità!

  6. Mi capita ,ahimé più di quanto vorrei, vedere entrare mio figlio in casa in lacrime perché qualcosa è andato storto durante il gioco in cortile.Mi capita ,ahimé spesso, di dover trovare le parole per consolarlo, per suggerire strategie, trovare soluzioni, e non è facile. Mi capita di dovermi trattenere dall’intervenire direttamente per dirne quattro al bulletto di turno, e mi è capitato solo una volta di aver avuto voglia di andare a dirne ben più di quattro alla madre del pupastro, ma poi mica l’ho fatto, perché il mio obiettivo è aiutarlo a diventare più forte mica farlo sentire un debole. Mai mi è capitato di dire “ridici su” e credo che la prossima volta lo farò capitare.vediamo se funziona. grazie del consiglio.

    1. Non sono del tutto d’accordo.
      Dipende da situazione a situazione, ma se un bambino/a fa piangere mia figlia io intervengo eccome. C’è pericolo che si senta abbandonata, e che non abbia gli strumenti per reagire alle situazioni, o che l’altro non si renda conto di quel che ha fatto.
      L’intervento del mister ti sembra fuori luogo?

      1. certo che no, anzi , il suo intervento è stato opportuno. il bambino che tira un pugno o graffia va certamente ripreso, e mi sembra giusto che a farlo sia il mister.
        Mio figlio a volte torna a casa piangendo perché si sente deriso per qualcosa che ha detto o escluso dal gioco (quando il gioco è il calcio) o perché qualche bambino/a gli fa degli stupidi dispetti. io evito di intervenire direttamente , ma cerco di dargli gli strumenti per affrontare le difficoltà e trovare il modo di superarle, perché credo che riuscire a farsi rispettare , aumenti la sua autostima. vorrei evitare che si sentisse vittima, così come vorrei evitare che il monello di turno si sentisse forte nel suo ruolo di bullo , che è quel che succede quando un adulto gli si rivolge direttamente dicendo “perché hai fatto piangere il mio bambino?” . Dopodiché se qualcuno gli tirasse un pungo di sicuro due paroline a lui e ai suoi genitori le andrei a dire :-)

        1. i commentatori Inviterei a lasciare da parte le parti (politiche) e a valutare come questa guerra sia programmata per scopi che nessuno qui potrebbe mai condividere da entitá che nessuno vorrebbe mai (ri)conoscere. Cosa possiamo fare? A breve termine aiutatemi a spargere questa notizia. Stanno tentando di farci piombare nell'abulia e la rassegnazione é questo non puó essere accettato. A medio termine io penso che undovrebbe tagliare i vincoli di dipendenza da con un mondo morente che non ci ha mai dato la felicitá. ma è possibile trovarla?

      1. Ciao
        Siete sparite in due, tutto bene?
        Ma spersa ha chiuso il blog? (Disse la lurker preoccupata)
        La tua assenza la posso capire : scuole che chiudono, sessioni di esami… Ma da mamma mi preoccupo cosi di default
        Ciao
        V

        1. In effetti anche io sono un po’ in ansia. La leggevo sempre da anni… Nel caso non si possa dire quello che e’ successo le puoi dire che spero vada tutto bene per favore? Grazie! Monica.

  7. Forse non sai che la settimana scorsa il tuo Laccio dopo aver vagato per un po’ in giardino e’ uscito in strada quando non so chi è entrato. Nel nostro cortile gira tanta gente….la tua vagava dvagavaperata per il giardino quando il nostro amico Bruno lo ha trovato vagante in via Donadoni. Tutto sommato non è sempre negativo essere avvisati.

      1. grazie pia! era la concomitanza della riunione con l’amministratore delegato che mi ha diciamo un po’ spiazzato (poi anche a te dico, rìdici su, ché il mio obiettivo è far sorridere)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *