Amiche mie (e altri dilemmi)

Mia madre, se contasse bene i panni che ha lavato, probabilmente vestirebbe il mondo
«Sbrigati a scrivere questo post, che il libro diventa vecchio» (dice la mia amica). «Non posso, non ce la faccio, non ho tempo». «Dì la verita, il problema è che sei pigra». «Hai ragione. È colpa mia. Perché al mattino verso le cinque cinque e mezza, dopo aver allattato e riaddormentato la Piccolissima, potrei benissimo alzarmi, andare a correre al parco profittandone per portare fuori anche il cane Laccio (che non è un pagliaccio), tornare e fresca di doccia, dopo essermi passata la crema idratante su tutto il corpo e un po’ di contorno occhi che non guasta mai, preparare per il resto della famiglia ancora dormiente anche la colazione, magari qualche centrifugato, un po’ di yogurt fatto in casa, e poi spalmare artisticamente generose quantità di marmellata biologica sul pane impastato a mano la sera prima, e ancora mi avanzerebbe tempo per scrivere un’oretta, dopodiché potrei svegliare il mio amato con qualche dolce carezza di quelle che piacciono a lui, e poi sottrarre i bambini al sonno ricoprendoli di baci e cominciare allegramente la giornata insieme a loro. Invece sai che faccio, dopo aver allattato e riaddormentato la Piccolissima?». «No». «Mi riaddormento pure io».
I battiti del cuore Però, però, però: la settimana scorsa ho incontrato Silvia Ballestra, di cui sono sempre stata fan e che ha da poco pubblicato il romanzo Amiche mie, diventando definitivamente la mia eroina personale. Perché racconta di quattro donne – Carla Sofia Norma Vera – che, amiche mie, potrebbero esserlo davvero, preoccupate del cibo scadente della mensa scolastica, afflitte dopo una separazione, stritolate dal ruolo di madre-moglie oltre il quale (a volte) c’è il nulla, sconcertate da uomini-piacioni impegnati a corteggiare ragazzine. Di cosa parla il libro? «Di donne che in fondo non erano state raccontate né studiate. Insomma, non erano state celebrate seriamente».
I cani hanno la febbre tutto l’anno Mi piace di Silvia Ballestra che dopo tanti anni a Milano, dove sono nati i suoi due figli, le sia rimasto appiccicato addosso l’accento marchigiano, viscoso e birichino, sicché mi accorgo riascoltando l’intervista che certe sfumature delle parole le escono diverse da come escono dalla mia bocca, ma per il resto mi sento simile a lei e alle protagoniste di Amiche mie, che affrontano i fatti della vita «semplicemente, perché è così che va fatto: sono appena passate da una fase precisa, quando i bambini sono piccoli, in cui si è chiamate a essere madri. Del resto di alcune cose, tipo le gravidanze, lo svezzamento, è ovvio che si debbano occupare le mamme. Il punto è che quando hai finito di farle tenti di tornare in possesso della tua vita, anche lavorativa, ma sappiamo che molte donne, quando tornano, il lavoro non lo trovano più. Manca la via di mezzo. Ci sono quelle che il lavoro non lo trovano da principio, quelle che lo perdono perché hanno avuto un figlio, e però all’opposto sono tante anche quelle che lavorano troppo; c’è ancora quel detto lì, o i figli o il lavoro, e invece bisognerebbe trovare un compromesso».
Tutto nasce dal basso (e poi va su) Quando parla Silvia Ballestra inclina la testa di lato e fa un mezzo sorriso, «Io penso che dal basso possiamo e dobbiamo cambiare le cose. Alcune cose positive adesso stanno succedendo, dei segnali ci sono. Dopodiché certo ci vuole fatica, il nostro è un percorso di lotta». Addirittura? le chiedo. «Massì. In una metaforica partita a Risiko l’uomo ammassa carrarmatini, la donna si indebolisce. Ancora accade, fuori e dentro il mio romanzo. L’importante è non deprimersi, semmai arrabbiarsi. Socialmente con la mensa che non funziona, nel privato con i mariti. Sono stufa dei “Che bravo, quest’uomo che cucina. Che bravo, questo papà che cambia il pannolino”». Quante volte sentite ripetere questa frase o magari la dite voi stesse? (Se la dite, perché la dite?)
Tutto può succedere, su questo non ci piove Se chiedete a un bambino di disegnare la sua famiglia è facile che sul foglio ci finiscano una mamma ai fornelli che cucina, e un papà che guarda la tv. «Non sarebbe un male in sé se a volte, almeno a volte, accadesse il contrario. Sennò si genera infelicità, almeno credo. Io non potrei starci in un rapporto così». Le protagoniste di Amiche mie lo sanno bene. «Per Carla, Sofia, Norma e Vera la relazione di coppia non è un “sogno da realizzare” ma piuttosto un “progetto”. Mi piace la parola progetto perché ha dentro l’idea di qualcosa che bisogna sforzarsi di costruire, concretizzare, non è il sogno di Biancaneve. Mi interessava parlare anche di donne separate senza entrare nel giudizio sulle coppie, volevo almeno sfiorare il tema delle famiglie smembrate, poi lo so che chi rimane sul campo spesso ci rimane fra macerie, lì per lì è un vero choc, però è una fortuna, trovo, che il matrimonio non sia più una condanna “fine pena mai”».
E dopo un po’ mi hai lanciato la solita scarpa col tacco A proposito di ruoli, «È pur vero che il maschio, mentre tu litighi e gli dici le peggio cose, ribalti tutta la tua vita, metti in discussione il rapporto, minacci di andartene, arrivi per la rabbia a prendere selvaggiamente a pugni l’auto in cui sei seduta, è capace di non dirti nulla se non “Ehi, guarda che quello è l’airbag del passeggero”».
E tu già lo sai che ritorno da te Certe cose dunque, ci ricorda Amiche mie, non cambiano mai. «Però cose che un tempo erano ovvie oggi non sono più tali, come la moglie senza bancomat a cui il marito elargisce ogni settimana il denaro contato per fare la spesa, anche se è ancora vero il contrario: un marito che perde il lavoro e deve farsi mantenere dalla moglie entra in crisi profonda». La donna invece no. «Sa farsi bastare quel che ha. Un aspetto tipico del femminile postmoderno sono “i lavoretti”. L’altro giorno in piscina ho visto una donna con i suoi bambini che si tirava fuori dalle tasche dell’accappatoio decine di collane fatte da lei. Lo slogan è: “Almeno faccio qualcosa”». Da madre di figli maschi (due) come si regola nell’educarli? «Fatico tanto e dico a me stessa e alle “amiche mie”: non dobbiamo tornare indietro, dobbiamo ricordare le lotte delle donne che hanno combattuto per noi negli anni 70, siano benedette sempre. Però penso che piano piano anche i maschi stiano cambiando, sono ottimista da questo punto di vista. Grossi spostamenti ancora non si sono visti, lo so. Ma secondo me arriveranno». Allora da madre di figlio maschio (uno) mi chiedo e vi chiedo, questi cambiamenti sono proprio dietro l’angolo, oppure un po’ più lontano?   

Soundtrack: Capo Horn
Un raggio di sole
Dal basso
Tutto può succedere

37 commenti su “Amiche mie (e altri dilemmi)

  1. Noi non facciamo testo. La nostra è la famiglia all’incontrario: io lavoro e il mio compagno lavora meno e sta molto di più coi due figli, maschi.
    Però a volte non sopporto di sentirmi ricordare quanto sono fortunata… Che padre meraviglioso, che marito! E come cucina e come sa fare tutto!
    Per me riappropriarmi della mia vita lavorativa è stata l’unica strada per non impazzire. Secondo me ciascuno deve trovare la propria e sforzarsi di non giudicare il percorso altrui.

  2. io con il maschio dico sempre che ho una missione, quella di insegnargli la comprensione delle donne.. però certe volte mi rendo conto che non è colpa loro, dei maschi intendo, è che sono proprio “basici” in partenza, almeno nella mia esperienza rispetto alla femmina grande, che già da piccola era “sovrastrutturata”… vedendoli insieme mi rendo conto che siamo proprio profondamente diversi, e che ti ci puoi impegnare tanto, lavorarci sopra e portare a casa risultati, però certe cose, no, non credo che arrivino mai a capirle fino in fondo

  3. Sono completamente d’accordo sul fatto che gli uomini debbano avere un peso maggiore nella vita familiare e che le donne lo abbiano di più in ambito lavorativo..ma c’è qualcosa che non mi convince del tutto..secondo me il fatto che ci siano 2 ruoli distinti, anche a livello familiare, e non intercambiabili in tutto e per tutto ha una sua ragione d’essere. E non credo che questa “rincorsa” delle donne ad essere piu’ simili all’uomo (lavorando di più ad esempio) non porti a nulla di buono, ma anzi al doppio dello sforzo per essere ottime mamme, ottime mogli e anche ottime lavoratrici. Forse un tempo ci aspettavamo meno da noi stesse…con conseguente meno stress. Intendiamoci, concordo che l’obiettivo finale sia giusto, secondo me però la strada che stiamo percorrendo è sbagliata!

    1. Perdonami, ma è il doppio dello sforzo solo ed esclusivamente perché il carico domestico non è equamente distribuito. Non mi pare ci sia una legge di natura che impedisce agli uomini di dare una mano a casa, persino quando si tratta di figli. Qui dove sto io, in giro col passeggino ci vedi quasi solo papà in congedo parentale, e non mi pare stia cascando il cielo, anzi, si fanno più figli che in Italia. Tutti i padri che conosco si sono occupati anche di alzarsi la notte, cambiar pannolini e preparare biberon. (E per tornare ad alcuni punti del post, non ho mai sentito la frase “oh ma che bravo papà che fa tutto!”). Io questa cosa dei ruoli distinti davvero non la capisco, lo dico senza polemica alcuna.

    2. C’è una legge biologica per la quale è la femmina che è gravida, partorisce, allatta. I ruoli non sono intercambiabili. Non tutti. Ci sono barriere biologiche. Per fortuna.

    3. Beh, certamente, ma quello non mi sembra un ruolo, visto che è una fase che dura un tempo finito. Ma tutto quello che esula da quella fase penso sia possibile condividerlo (persino l’allattamento è stato condiviso dai padri che ho menzionato). A me pare la storia della barriera biologica non pare determini che gli uomini alla sera stiano sul divano e le donne in cucina. Quel che mi chiedo è quali siano i ruoli non interscambiabili nella genitorialità e vita famigliare.

    4. Per ruoli intercambiabili non volevo certo riferirmi ad azioni concrete come cambiare un pannolino o spingere la carrozzina, ci mancherebbe altro, ho scritto infatti che l’uomo dovrebbe avere maggior peso nella vita familiare!con il mio discorso intendevo che secondo me la strada che stiamo percorrendo, cioè quella di essere piu’simili agli uomini nella ricerca della parità tra i ruoli, come in ambito lavorativo, non mi sembra la strada giusta. Secondo me, ad esempio, invece che permettere alle donne di lavorare di piu’ si dovrebbe, almeno in certi periodi della vita in cui oggettivamente i figli hanno piu’bisogno della mamma, affiancare alle donne tutta una serie di aiuti che permettano loro di lavorare meno e dedicarsi di piu’ ai figli!

    5. Guarda, era proprio perché tu stessa dicevi che i padri dovrebbero aiutare di più con le azioni concrete che mi chiedevo quali fossero gli altri aiuti da affiancare alle donne. Ora tu dici che in una certa fase c’è bisogno principalmente della mamma, e quindi capisco meglio che cosa tu intendessi, ma lo stesso non credo sia una regola inviolabile. Credo che in quella fase i bambini abbiano bisogno dei genitori, punto, maschi o femmine che siano. E infatti qui in Svezia i genitori si alternano a casa fino ad almeno un anno di vita del bambino (e anche dopo) e la gente non ricorre all’asilo nido, proprio perché si considera molto meglio per i figli che stiano in famiglia piuttosto che con altri. In pratica, la società che equipare i ruoli, è anche quella che consente ai neo-genitori di lavorare meno e dedicarsi ai figli.

    6. arya quel che dici è sacrosanto. @lupa solitaria le barriere biologiche certo esistono ma tolti i primi mesi di vita del bambino in teoria non dovrebbe sussistere il problema. invece @milkfree io credo che dovremmo sempre aspettarci molto da noi stesse. cercare il nostro posto nel mondo. se poi decidiamo che quel posto è in casa a curarsi dei bambini, vabbe’… però mi pare proprio che nella vita debba esserci dell’altro. io voglio essere una brava lavoratrice oltre che una brava madre… non credo sia troppo. credo sia giusto.

  4. Speriamo sia dietro l’angolo!
    Se la globalizzazione ci portasse ad assomigliare ai paesi nordici, come quello di Arya?,abbiamo buone speranze.
    Certo essere mamme di maschi secondo me è utile al processo.
    Forse le donne lavorano di più degli uomini in nero? Per quello la statistica è sfalsata?

  5. Io temo che non sia proprio dietro l’angolo ma confido nella prossima generazione. Con l’esempio di mio marito e gli sforzi che faccio e farò nel crescere un maschio consapevole, credo che il nano potrebbe dare soddisfazioni…lo spero!
    Interessante questo libro…la tua intervista mi ha messo curiosità, grazie!!

  6. Guarda, io ci son sempre rimasta male perché a me ‘che brava mamma che sei, che cambi il pannolino’ non me l’ha mai detto nessuno. Mio marito, che di panni ne ha cambiati meno di me, invece se l’è sentito dire tante volte. Perché?

    1. E te lo chiedi? Perché “i ruoli non sono intercambiabili”, ti pare? Siamo nate donne suvvia, non stiamo lì a lamentarci…
      :-/
      (se non si capisce scherzo molto amaramente)

  7. Al nido e alla materna molti maschietti giocano con bambole e passeggino. Probabilmente hanno un modello intercambiabile, almeno in quello. Per il resto faccio l’avvocato del diavolo: dovremmo imparare a dare meno per scontati quelli che percepiamo come nostri doveri. E una bella dormita dopo aver allattato una piccolissima è tanto rigenerante e fa stare tanto bene. Grazie per questo post, mi hai incuriosita e compro il libro. Baci

  8. Il 46% e’ bello spiegato. La mia storia (demansionata dopo il primo figlio e licenziata dopo il secondo) non e’ certamente un caso isolato. E non lavoravo x la pizza&fichi snc ma x un primario gruppo finanziario italiano (quelli che sponsorizzano le quote rosa etc). X non parlare dei costi delle babysitter e del nido se non ci sono i nonni. Un lento cambiamento comunque c’è e sono speranzosa x mia figlia.

  9. Grazie Paola Popi. Anche a me la Ballestra piace molto. Fortunata ad averla conosciuta! Sono d’accordo tuttavia anche con Milkfree

  10. Cara Paola, mentre leggo il tuo post sdraiata sul divano mio marito stira il bucato. Sono una donna fortunata? Senz’altro perche’ in famiglia stiamo tutti bene, non perche’ ho “preteso” dal mio uomo di fare la sua parte. Sono diversa dalle altre donne allora? No, perche’ che ci accomuna tutte, lavoratrici o no, con mariti che aiutano oppure no, continuiamo a vivere di sensi di colpa… la vera realizzazione femminile per me deve necessariamente partire da li’, dalla liberazione del senso di colpa per l’aderenza, o l’allontanamento, da un ruolo che alle volte noi stesse ci assegniamo…
    Un bacio grande, Marina

  11. Secondo me la colpa è anche nostra, alle volte non vogliamo delegare, non vogliamo chiedere, forse c’è un pò di masochismo, ci piace sentirsi indispensabili e pensare che se non ci siamo gli uomini non riescano a fare i lavori di casa o badare ad un bambino. Ma noi glielo lasciamo fare o saimo sempre lì a guardare e a criticare?

  12. condivido il pensiero di veto4 e non credo proprio che gli uominidi siano “di natura” più lenti. A casa mia si fa tutto 50/50, son sempre stata chiara fin dall’inizio e mio marito sa fare e fa tutto in casa e con la bimba.
    Quello che dà fastidio, come hanno già detto altri sono i commenti del tipo “che bravo” o “che fortunata”. no, non sono fortunata, ho solo “preteso” quello che dovrebbe essere la normalità di una coppia, cioè pari diritti e pari doveri nella gestione della vita famigliare. non credo però che il cambiamento sia dietro l’angolo, perchè se guardo tra la cerchia di persone che conosco, sono di più le coppie in cui la donna fa tutto o quasi, rispetto a quelle con una distribuzione equa dei compiti casalinghi.

  13. eh, sì. e io stessa che “predico bene” in realtà mi rendo conto di avere/prendermi sulle spalle il maggior carico di lavoro in casa. per quanto io sia anche molto aiutata (da una tata), e per quanto Mike Delfino dia una mano, gli manca in un certo senso una visione globale. Poi mi rendo conto che ci sono cose che proprio non saprebbe fare. Ieri gli ho chiesto: «Ma se io morissi, come faresti a fare il cambio di stagione?».

    1. Io l’armadio di mio marito mi rifiuto di “gestirlo”, visto che già mi occupo della lavatrice (in modo molto sbilanciato) … risultato mi sento dire da mia zia: “come mandi in giro tuo marito?” perchè ha il colletto delle camicie rovinato … quanto mi arrabbio per frasi così … però per me può pure girare con i buchi, che già devo pensare al guardaroba dei nostri due figli! Non mi pare che il cambiamento sia dietro l’angolo.
      Io cerco sempre di chiedere, chiedere e chiedere (e lui quando chiedo, fa), però mi piacerebbe un po’ di autogestione. La visione globale è lontanta!
      francesca

  14. Il cambiamento c’è, ma a macchia di leopardo. E in piccola parte, devo dirlo, è colpa anche delle donne. Un po’ perchè noi stesse ci stupiamo se gli uomini di casa aiutano, cambiano pannolini o fanno la lavatrice. Un po’ perchè tanti uomini sono stati allevati da madri iper-donne, che gli hanno asciugato anche il mento, lavato le mutande oltre l’età dell’adolescenza e lasciato in frigo il pranzo pronto. Io sono una mamma lavoratricve, con orari tanto meno flessibili di mio marito. Lui, dal canto suo, è proprio QUEL figlio, di QUELLA mamma (lavoratrice per altro, che però si alzava alle 5 e non per andare a correre o incremarsi, ma per far trovare pranzo e cena e sistemare i vestiti al marito, nell’ordine in cui doveva indossarli (dalla mutanda alle scarpe…)
    Mio marito si è molto distaccato, e divide con me gioie e dolori della vita genitoriale, compresi i pannolini e i risvegli notturni, e partecipa alla vita casalinga con innegabile impegno, quindi me felice. Ma mi rendo conto che il suo sia un caso abbastanza infrequente tra amici e conoscenti…

  15. Ciao è da molto che ti leggo ma non ho mai commentata…innanzitutto ti faccio molti complimenti! Le tue vicessitudini le racconti sempre con una verve fenomenale.
    Per quanto mi riguarda ho 26 anni ,un maschietto di 2 anni e mezzo e una bimba di 10 mesi.
    Laureata e lavoratrice fino all’8 mese della prima gravidanza. ora che vorrei e dovrei ricominciare non trovo nulla nulla che si concili minimamente con l’avere due bimbi piccoli…
    Un compagno lavoratore instancabile ma con una mamma che fino al.giorno prima di abitare insieme gli disfava e preparava la borsa di lavoro.
    Io accanita sostenitrice del 50 e50 in casa e con i figli. Ma la realtà è poi:” io lavoro, tu sei tutto il giorno a casa con i bimbi”…. In più quando chiedo aiuto tempi biblici di attuazione quindi va sempre a finire che faccio.tutto io perché non ho tempo di aspettare!
    La mia missione è crescere i miei figli consapevoli,responsabilizzarli in casa e fuori….senza però adultizzarli ( come è capitato a me rimasta con papa e fratellino perché la mamma è mancata a 11anni)…..
    Con il mio compagno non mollo,siamo giovani e vorrei tanto fossimo d’esempio per le creature…

    E comunque mi odio moltissimo quando sono io sul divano a guardare la TV e lui fa la cucina o altro e a me vengono i sensi di colpa….mi ODIO!

    Forse avrei dovuto commentarti prima e non scrivere un papiro ora!

  16. uh camilla come sei severa con te stessa! complimenti a te che così giovane hai già una bella famiglia tutta tua. non ti sentire in colpa e concentrati per trovare un lavoro che ti piaccia! non so in cosa tu sia laureata ma alla tua età davvero hai tutte le opportunità di questo mondo. un grande in bocca al lupo con affetto e in ogni caso torna a commentarmi più spesso!

  17. io posso solo constatare l’enorme differenza tra i padri della mia generazione e i padri dei nostri figli. A me sembra ci sia stato un salto mostruoso verso la parità. Mio padre non sapeva neanche scaldare una fettina mentre mio marito sarebbe perfettamente autonomo per se e con i nostri due figli…nel caso morissi!! certo è andato un pò in crisi quando la piccola di 18 mesi si è presentata con secchio e spazzolone dicendo tutta fiera “papà!!” …ora non vorrei non mi pulisse più i pavimenti per non vedere compromessa la sua mascolinità!

  18. Eh, bella domanda! Secondo me stiamo arrivando al cambiamento (voglio sperarlo con tutta me stessa), ma per quanto riguarda le donne ultimamente mi sto domandando se significhi progredire costruire una carriera, farsi una famiglia e fare i salti mortali per “fare tutto” e tentare di tenere insieme le cose con quasi zero aiuti da parte dello Stato…
    Io per mia figlia non vorrei questo. Vorrei che fosse libera di lavorare E di avere una famiglia senza dover mandare i figli al nido dieci ore perchè non le concedono un part time…
    Per quanto riguarda i maschi, sto crescendo un figlio di due anni e mezzo che vede i genitori dividersi i compiti, per quanto possono.
    Ha un papà presente e sensibile, spero che il suo esempio gli sia utile.

  19. Sono così in fissa del dover dividerci i tempi del lavoro domestico che:
    se lui si chiude in bagno dieci minuti col giornale lo sbrano “mi lasci qua da sola con il marasma!!”
    e se io arrivo a fine giornata stanca passo la sera sul divano mentre lui dà un aspetto civile alla nostra cucina.

    Scherzi a parte, è incredibile quante ragazze giovani lavorino le loro 40 ore fuori casa e poi non pretendano che si divida il lavoro dentro.
    Ne avevo scritto qua:

    http://girandolaprecaria.blogspot.it/2013/08/il-tempo-delle-clave.html?m=1

    1. anche a me stupisce, e temo anche io, come dicevi nel tuo post, sia dovuto alla questione dello scettro del potere dentro casa, con l’immancabile nota di autoimmolazione.

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