Alzare ogni giorno l’asticella

Quando, in anticipo sul tuo stupore
Ieri sera sono rientrata dal lavoro e mio padre, uomo in genere taciturno ai limiti dell’intollerabile, mi ha accolto dicendomi: «Guarda che le mamme dell’asilo stanno facendo una colletta per comprare dei vestiti a tua figlia. Quelli che indossa sembra li abbia rubati dai cassonetti. Fai qualcosa, ti prego». In effetti guardandola ho notato che la Piccolissima portava una maglietta slabbrata a righe viola, lilla e blu, da cui spuntava un body fantasia (sbiadita) Dumbo nelle tonalità del giallo; sotto, un paio di leggings marroni rimboccati perché troppo lunghi, con due strisce argento e verde, imitazione Adidas, sui fianchi.
Ma mio padre è un ragazzo tranquillo La Piccolissima, con il suo consueto e microscopico garbo, non ha dato segno di avvedersene e mi ha salutato allegra. La cosa buffissima è che tre giorni fa non parlava e non camminava, mentre nelle ultime ore ha cominciato all’improvviso a correre con andatura robotica e a pronunciare a caso vocaboli complessi come «Barbapapà» e un curioso «Cara, cara» che ripete ossessivamente, con la erre francese di suo zio (che poi sarebbe mio fratello). Se accostata alle pance nude del Pupo e della Pupa, s’impegna all’istante nell’esilarante scherzo denominato «ciccio pernacchia» (consiste nello spernacchiare a più non posso il malcapitato, lo conoscerete); in famiglia abbiamo stabilito che questi, per una bimba di 13 mesi, sono segni di intelligenza.
Certo bisogna farne di strada, da una ginnastica d’obbedienza Tornando però all’abbigliamento, ho chiesto a Mike Delfino a cosa stesse pensando quando ha deciso ieri mattina di vestire sua figlia come un incrocio tra Pippi Calzelunghe e Raffaella Carrà. Lui come a volte fanno i maschi ha subito tentato di rovesciare la prospettiva. «Primo: se non mi dici che vestiti metterle io al mattino li pesco a caso dall’armadio e questo è il risultato. Quale madre non si premura di pensare all’abbinamento giusto per i figli?».
Per quanto voi vi crediate assolti Per un attimo ho avuto sensazione che l’abbia vestita male apposta per essere sollevato dall’incarico. Poi ho pensato che Mike Delfino non è capace di siffatti contorti ragionamenti, non sono nel suo stile. Poi però si è divertito a ricordarmi i miei recenti insuccessi, e allora ho cambiato di nuovo idea e ho pensato che forse sì. «Proprio tu», mi ha detto, «tu mi accusi di imprecisione. Tu, che sabato hai perso le chiavi, per tacer del resto».
Siete per sempre coinvolti In effetti sabato mattina ho accompagnato il Pupo in piscina e il cane al parco lì accanto. Al momento di riprendere il Pupo mi sono accorta di aver perso le chiavi dell’auto in circa 40.000 ettari di verde. Problema: dove mettere il cane, a quel punto? Ho chiesto a una ragazza che stava arrivando in quel momento se poteva occuparsene, e gliel’ho lasciato senza fermarmi ad ascoltare le sue deboli proteste. «Il mio numero, se ti serve, è sulla medaglietta», ho urlato correndo verso la piscina. Ci sono arrivata con un infarto in corso, in ritardo, e ho trovato il Pupo in esilio sulla panca dei Bambini Dimenticati.
Su spinosi ricci di castagne Ritirare in ritardo i bambini in piscina è peggio che ritirarli in ritardo a scuola. In piscina i Bambini Dimenticati siedono in un angolo mesti e infreddoliti, avvolti dal loro accappatoietto ormai fradicio, la cuffia umida tra le mani, i piedi nudi, gli occhi gonfi di cloro e di lacrime. Per fortuna il Pupo è un tipo sportivo e quando gli ho spiegato cos’era successo ha accettato di lavarsi e vestirsi in fretta, senza imbastire le consuete scenate durante le quali si rotola sul pavimento degli spogliatoi in mutande e minaccia di non tornare più a casa.
Temprammo cuori e muscoli in battaglia Sei minuti dopo, mentre la sconosciuta custode di Laccio mi sollecitava al telefono («State arrivando? Io dovrei andarmene, il tuo cane è anche simpatico ma ho un impegno») io e il Pupo abbiamo intrapreso una folle corsa verso il parco. Dopo duecento metri, di tutte le direzioni possibili, mio figlio ha puntato diretto verso un cespuglio. A un metro dal cespuglio c’erano le chiavi. Non finivo più di baciarlo. «Grande!» gli urlavo per la felicità. «Ora ti compro quattro cioccolate calde». Abbiamo messo il cane in macchina – finalmente in grado di aprire il bagagliaio – e siamo tornati in piscina, spremendo il distributore automatico di bevande fin quando al Pupo non è venuto il diabete.
Oh ragazza dalle guance d’aurora Più tardi ho comperato una mousse di cipolla dal fruttivendolo-gioielliere del mio quartiere. Ci spendo molti soldi ma frutta e verdura sono buonissime e il proprietario sollecito e pure un po’ galante. Col suo sguardo intenso mi ha convinto a spendere tre euro e ottanta per un vasetto di pochi grammi di mousse superlativa, ma appena uscita dal negozio l’ho fatto cadere e si è infranto a terra. Tra l’altro erano cipolle di Tropea e hanno formato una pallotta brunastra e gelatinosa proprio nel mezzo del marciapiede. Hai voglia a raccoglierle.
L’avvenire di un mondo più umano Nel pomeriggio dovevo andare a prendere la Pupa e un suo amico da una gita scout. Pensavo che l’appuntamento fosse in un certo posto – dove si erano trovati quel mattino, per l’esattezza – ma quando sono arrivata era deserto. Allora ho riletto l’email che ci avevano mandato i Vecchi Lupi: «Ci vediamo alle 16.30 ma attenzione, non nel posto X di stamattina, bensì nel posto Y, a 12 comodi chilometri da lì, da percorrere nel traffico cittadino». Per fortuna sono riuscita a parlare al telefono con un altro genitore e ci ha pensato lui, a ritirare tutti i bambini. Sono tornata a casa a mani vuote, Mike Delfino mi ha guardato stupito: «Dove hai messo la Pupa?». «È una storia lunga», gli ho risposto mentre nella mia testa partiva una musica di Morricone e immaginavo di sfidarlo a duello in un film western. A questo punto sarebbe carino se voleste condividere alcuni vostri fallimenti, esilaranti o anche solo deprimenti. In cambio posso offrirvi la medaglietta del cane con il mio numero di telefono, nonché immensa, imperitura gratitudine.

Soundtrack (dò per scontato che possiate accedere a Spotify e cercare lì queste canzoni)
Verranno a chiederti del nostro amore, Nella mia ora di libertà e Le Storie di ieri di Fabrizio De Andrè
Tutto l’album Appunti partigiani dei Modena City Ramblers

65 commenti su “Alzare ogni giorno l’asticella

  1. Non ho racconti da condividere, mia figlia ha ormai vent’anni e non ricordo avvenimenti del genere, ma tu sei fantastica, per quello che ti succede, per come lo affronti e soprattutto per come lo racconti, con tanta ironia
    Un sorriso
    Anna

  2. Due sere fa tornavo dal mio corso serale di tedesco (abitando in Germania ne ho un certo bisogno) e da vera rinco non mi accorgo della mia fermata e mi rendo conto che l’ho passata senza fermarmi. Scendo a quella dopo e scopro che era l’ultimo treno, pioveva e la stazione era buissima. Mio marito a casa con i pupi e cellulare quasi scarico… Panico!!
    Poi qualcuno si vede a guardato giù e ha capito che notti e notti insonni, 2 bambini e mille altre cose fanno effettivamente distrarre un po e magicamente è arrivato un taxi. Sono tornata a casa un ora dopo e alla fine mi è andata pure bene :)

  3. ti copio un pezzo di un mio vecchio post. e non ho neanche la scusante dei figli perché non ne ho!

    Stamattina mi sono svegliata presto, il meeting iniziava alle 9 e prima volevo farmi una doccia, cercare di capire che fine avesse fatto Chantal, ritirare il badge…
    Alle 8 sono uscita dall’albergo e mi sono avviata. Il Convention Centre non è vicinissimo all’albergo, ma c’era il sole e a me piace camminare, così ho deciso di andare a piedi. Ho preso la strada che costeggia il fiume, ho guardato il cielo azzurro, e mi sono sentita felice… perché non c’è niente che ami quanto scoprire una città nuova, la mattina presto, da sola. Ho iniziato a pensare che forse io non sono fatta per stare in uno stesso posto per sempre, e neanche con una stessa persona per sempre. Ho pensato a quante città diverse ci sono al mondo, e a come sarebbe bello poterle visitare tutte. Ho pensato che magari potrei fare la scrittrice di guide turistiche, così sarei pagata per viaggiare! Ho pensato un sacco di altre cose, tipo che mi piace partire da sola ma che alla fine incontro sempre qualcuno con cui condividere il viaggio, o che una mattina sarebbe bello alzarsi presto e fare colazione all’aperto sul fiume, ma nel bel mezzo dei miei pensieri mi sono trovata davanti un cancello verde sbarrato che mi ha costretto a pensare a dove cavolo stessi andando!
    Sono tornata indietro un pezzo, ho chiesto informazioni circa 20 volte (troppo fico essere italiana qua) e finalmente ho raggiunto il Convention Centre. Solo che il Convention Centre era enorme, e io non avevo idea di dove fosse esattamente il mio meeting. Ho chiesto ma nessuno sapeva niente, ho guardato i volantini e del mio meeting non si parlava, e dopo un po’ un orribile dubbio ha iniziato a farsi strada nella mia mente: che il meeting fosse da un’altra parte? Individuato un signore intento a lavorare col suo portatile, l’ho supplicato di lasciarmi controllare su Internet la giusta locazione… ed è così che ho scoperto che il meeting si teneva nell’albergo accanto al mio.
    Sono tornata indietro di corsa (si stava facendo tardi, e poi ovviamente queste cose succedono solo quando ho i tacchi!) imprecando contro me stessa… perché è uno dei miei più grandi difetti, siccome sono sempre di corsa io non controllo le cose, io le assumo, ne faccio una ma sto già pensando a quella dopo, e non sapete quante volte mi sono ritrovata all’aeroporto 2 ore prima del necessario perché non mi ero presa la briga di controllare l’orario, o nel posto sbagliato perché avevo letto il nome frettolosamente, e finisco ovviamente col perdere molto più tempo nel tentativo di risparmiarne di quando ne perderei se spendessi 2 minuti a leggere le informazioni… e non sapete quante volte mi sono ripromessa di stare più calma, di respirare, di pensare a quello che sto facendo nel momento in cui lo sto facendo… ma niente, oh, non c’è verso, sembra al di sopra delle mie possibilità. E lì per lì mi è presa una gran rabbia verso me stessa… Poi però ho pensato che alla fin fine se sono fatta così ci posso far poco, sono rincoglionita, e allora? Ci sono mali peggiori al mondo… e quantomeno ho fatto una bella passeggiata sul fiume e conosciuto tanta gente simpatica (tutti quelli a cui ho chiesto informazioni).
    E al meeting sono pure arrivata in orario!

    1. Uguale a te!! Io quando viaggiavo tanto x lavoro arrivavo spesso in macchina nelle varie città intorno alle 19 e mi presentavo in hotel, aspettandomi di trovare una stanza! Non prenotavo MAI!
      Adesso sono ancora un po svampita, ma molto meno, con 2 figli devo proprio stare sul pezzo:) però condivido i tuoi pensieri sulla scelta di vita. Adesso sono in Germania, ma non mi dispiacerebbe cambiare ancora, ho sete di viaggi e avventure! (Se dovessi mai sposarti, cerca un uomo come te, se no sarai sempre infelice)

  4. ahah bellissimo. avrei potuto essere io la protagonista di questo racconto. una volta per dire dovevo andare a linate e sono andata a malpensa.

  5. Io non ho niente da raccontare perché sono un papà perfetto. Semmai vorrei sapere da te se hai ricompensato lautamente la ragazza che ti ha tenuto Laccio. Ma poi dico io, neanche un paio di chiavi trova sto cane? Ma che lo tenete a fare?

    1. no tu adesso sinceramente almeno una cacatella me la devi raccontare. la ragazza che ha tenuto Laccio è una santa ma come tutti i veri benefattori è sparita nel nulla un istante dopo che siamo arrivati. Forse potrei usare questo blog per lanciare un appello. «Ragazza che hai tenuto Laccio, fatti viva e avrai una ricompensa»

    1. oh mamma santa ma com’è possibile! almeno uno, piccolo, te lo devi ricordare! vale anche “ho zuccherato il caffè con il sale”, non devono essere tutti gravi come i miei.

  6. mi son chiusa fuori casa con felpona London, mollettone nei capelli, pancia sll’ottavo mese e scatolone di addobbi natalizi. Vale? E ho dovuto suonare ai vicini, che in svezia conta quanto mollare il cane a una sconosciuta.

    1. in realtà mi hanno aiutato a recuperare le chiavi, con un’operazione alla MacGyver! un filo umiliante visto che hanno 70 anni, ma han dato la colpa al pregnancy brain. Chissà se mi avrebbero accolto però…

  7. certo che ne ho … oh se ne ho … e ho un’amica con cui ci confidiamo le malefatte in gran segreto … la solidarietà fa molto bene :)
    l’ultima è che entro di lunedì al supermercato sotto l’ufficio e il cassiere mi guarda e mi dice “ma non è che lei ha dimenticato qui il bancomat venerdì?” cioè non solo lo avevo perso, ma non me ne ero neanche accorta durante tutto il fine settimana!

  8. Agli episodi fallimentari penso e ti faccio sapere in un secondo momento.

    In questa sede mi preme chiedere il vostro aiuto.
    In un afoso pomeriggio di giugno, in cui Margherita allora di un mese o poco più ci stava mandando ai matti ululando senza pace (nostra), chiudendo un cancello mio marito è riuscito a perdere la fede nuziale. Nell’erba. A nulla è valso gettarci immediatamente a terra, creare un reticolo tipo CSI, tagliare l’arba circostante con le fobicine (giuro). La fede, a distanza di oltre due anni, giace là da qualche parte. Dici che il pupo può farcela a ritrovarla? Possiamo coinvolgere anche Laccio, se serve.
    Speranzosamente vostra.

    1. dannazione ho dei testimoni! Laccio e pure il Pupo. Specifico anche che la ragazza in questione è originaria dell’Est e che continuava a ripetermi: «Non andare nel panicA, non andare nel panicA».

  9. Lì per lì mi viene in mente solo questa, però so di averne combinate altre.
    Una sera sono andata a cena da un’amica ed è scorso del buon vinello. Mi sono accomiatata assai alticcia e assonnata, e sono partita in macchina. A mezzo km da casa mi hanno fermato i carabinieri. Ho abbassato il finestrino e con gli occhi a mezz’asta ho detto al milite la mia frase di circostanza “scusi siccome non sento (è vero) può parlarmi lentamente?”. Costui dopo un attimo di incertezza mi ha mandato via :-) Ho parcheggiato e via a nanna.
    Due giorni dopo sono andata alla macchina e ho trovato il finestrino ancora abbassato.

  10. Tempo fa, uscita dal lavoro, ho trovato la macchina sommersa dalla neve. L’ho accesa per cominciare a scaldarla dall’interno e sono scesa a togliere la neve dai vetri con l’apposito strumentino. Quando ho finito, tutta soddisfatta ed infreddolita ho cercato di risalire in macchina. Bene, mi ero chiusa fuori la macchina con la macchina accesa. Sono dovuta tornare a casa a piedi e prendere le chiavi di riserva e dopo un’oretta sono tornata al parcheggio del lavoro dove la macchina era ancora accesa, ma bella calda calda eh….

  11. Beh, vediamo. Sempre di chiavi parliamo.
    Quel sabato mattina facevo quel che faccio di solito, ovvero portare il PupoSenior dai nonni. Premettiamo che di mio sono una perditempo, che il sabato sono ancora più perditempo del solito (echeddiamine, è fine settimana!), quel sabato sono uscita di casa ancora più in ritardo del solito (e ce ne vuole, eh) ben sapendo che i nonni se ne stavano speranzosi alla finestra attendendo l’erede.. più o meno da due ore. Esco inca##ata ed agitata, già immaginandomi i loro velati sguardi di rimprovero da eh-ma-sei-sempre-in-ritardo. Mi stampo un bel sorriso in faccia, mollo il pupo al nonname e vado al lavoro.
    Alla una torno a casa, al cancelletto cerco le chiavi, non ci sono. Alzo lo sguardo, ed eccole lì: a venti metri da me, appese alla toppa della porta, a perfetta portata di ladro.
    Marito fuori per lavoro e quindi irraggiungibile, ho dovuto chiamare mio padre, il quale ha prima tentato di scavalcare la recinzione. Siccome le doti atletiche della famiglia sono pari a quelle di un paramecio, alla fine ci siamo arresi e l’unica cosa che abbiamo potuto fare è stato…scassinare il cancelletto.

  12. Quando vivevo da sola in Irlanda, mi sono chiusa fuori casa. Banale!
    Meno banale che fossero le 10 di sera e vivessi nella campagna piu’ sperduta, ma siccome ero all’interno della proprietà di un magnate (lungo da spiegare), c’erano le guardie notturne che facevano la ronda.

    Ho camminato per ore alla ricerca di quella in turno, che quando è arrivata davanti alla porta ha dichiarato, senza lasciare spazio a repliche, che l’unico modo per entrare era di spaccare la finestrella sulla porta.

    Mi sono opposta con tutte le mie forze (e chi la ripagava poi?!) e dopo avergli fatto cercare tutti gli strumenti piu’ strani che riuscisse a reperire, gli ho mostrato come avrebbe fatto veramente mc gyver; ho infilato mano e braccio dalla fessura delle lettere e con l’aiuto di non mi ricordo piu cosa, ho sbloccato la chiusura da dentro.

    Mi ha portato grande rispetto da quel giorno! 😛

    Comunque molto strano che non ricordi altro, perchè questo genere di disastro sono il mio forte 😉

    1. uh ma paola, vedi che mio marito se n’è ricordate di carine..
      tipo quando ho dato a mio figlio TRE VOLTE la dose di antibiotico che avrei dovuto dargli. “amore fai aaaaam! bravo, ora un altro cucchiaio… aaaamm! e ora l’ultimo apri beneaaaaam! bravo”
      “certo che tre cucchiai.. sono tanti no?”
      io nel panico, lui il giorno dopo sano come un pesce. Do not try this at home!

      Per me invece, DIECI volte la dose consigliata di melatonina. Meno male che è una roba blanda..
      “dose da prendere, 1 mg, ovvero 4 gocce”
      sulla pipetta, una linea: “0,5 m….” non finisco di leggere perchè fa il giro e sono di fretta, ingollo una pipetta, 0,5, poi un’altra, 0,5, certo che sono molto piu’ di 4 gocce!
      Certo, c’era scritto 0,5 ML.
      Fosse stato un sonnifero ero ancora qui che dormivo. Da quel giorno l’armadietto farmaci è sotto chiave, per me.
      :-/

  13. Non ho figli, sono giovane e spesso sono ultra rimbambita… Non oso immaginare cosa succederà quando sarò lacerata dalla mancanza di sonno causa neonati strillanti :-/

    Non succede mai, ma durante un appuntamento con un cliente mi sono offerta di andare a fare il caffè per tutti. Forse era meglio stare zitta, visto che sono riuscita a versare della paprika (?) invece che dello zucchero nel caffè del mio capo, che dopo aver tossito per due minuti si è messo a ridere.

    Una sera torno da un viaggio di lavoro la sera tardissimo. Ero stremata e stanca, volevo solo infilarmi nel letto. Prendo un taxi e mi faccio portare a casa, per poi ricordarmi di avere dimenticato le chiavi sul letto. Non potendo suonare a nessuno dei miei vicini per via della tarda ora, ho ripreso il taxi e mi sono fatta portare a casa del mio ragazzo (dall’altra parte della città, la corsa a momenti arrivava a tre cifre), che mi ha calorosamente accolta a braccia aperte :)

    L’ultima che mi viene in mente è stato quando ero convinta di aver perso l’iPad aziendale all’aeroporto di Genova. Panico per tre ore circa, chiamate all’ufficio smarriti dell’Aeroporto, a mia mamma per farla andare in aeroporto eventualmente a recuperarlo in caso lo avessero trovato… Per poi vederlo lì, sulla sedia in camera mia, sotto una maglietta piegata male…

    Aiuto!!

    Giulia

  14. oddio, ma come ho fatto a dimenticarmi questa? una volta ho perso il (mio) portafoglio perché l’ho dimenticato appoggiato sopra ad una cabina telefonica dalla quale avevo chiamato una tizia di cui avevo ritrovato il portafoglio!

  15. Mio figlio stamattina ha dimenticato la cartelletta per l’ora di Arte (plastica, pesantuccia, formato A3, con maniglia) a casa. mi ha chiesto di portargliela a scuola. mi sono scapicollata fin lì solo per apprendere dalle commesse che “non accettano” consegne di cose dimenticate dai figli da parte dei genitori. così ora sono in ufficio, dall’altra parte della città, con la cartella sotto la scrivania. La scuola media è di Milano, si chiama Quintino di Vona e lo scrivo perché trovo che si comportino in modo assurdo.

    1. No, tranquilla, è normale, anche da noi non si può portare niente ai ragazzi -devono responsabilizzarsi-, anzi non potrebbero nemmeno chiamare a casa, a meno che stiano male…

  16. Stai serena, io e mia sorella siamo state dimenticate a scuola o a ginnastica (che si faceva nella palestra della scuola) almeno una volta all’anno. In quell’epoca in cui non c’erano i cellulari e mio padre faceva un lavoro per cui era sempre in giro in macchina.
    Lode sempre sia al bidello Roberto che ci teneva con lui nel gabbiotto del custode e ci impediva di sentirci Pollicino.

    @ilaria: la politica della Quintino di Vona è frequente in molte scuole medie e superiori ed ha due motivi:
    1) responsabilizzare i ragazzi
    2) evitare che tra le 8.30 e le 10 del mattino i bidelli (che sono sempre di meno e devono garantire la sorveglianza minima a piani e corridoi) siano impegnati nel fare la spola tra l’ingresso e le classi (dove entrano, interrompendo la lezione), non solo per portare libri, quaderni e cartellette, ma spesso anche solo la merenda.

  17. @lanoisette, hai ragione infatti il pischello in questione è decisamente poco sul pezzo. Ma sta di fatto che, in questa occasione, nella furia di uscire la mattina, la cartelletta non l’aveva proprio trovata: sua nonna nell’intento di “mettere un po’ a posto” l’aveva molto ben occultata in un angoletto perfido. Sarebbe pure stato disposto a scendere due rampe di scale fino al gabbiotto della custode e prendersela da solo, col consenso dell’insegnante, dal momento che il materiale gli serviva per un compito in classe. Ma l’elasticità è un concetto poco apprezzato, anche in una scuola felice e illuminata come quella. Sgrunt

  18. I tuoi racconti sono fantastici! La prima che mi viene in mente al volo è questa: ero sulla nave che ci portava in vacanza in Sicilia, raggiungo la cabina con i gemelli che hanno 14 mesi circa, camminavano da poco ed erano adrenalinici per la situazione nuova. Esco dalla cabina per recuperare il passeggino e mi chiudo per sbaglio la porta alle spalle. Loro dentro, io fuori. Corridoio deserto, marito in altre faccende affaccendato (credo a parcheggiare l’auto). Panico. Poi mi hanno aperto la porta con il passepartout e chiaramente i bambini non si erano accorti di niente!

  19. Mi inviti a nozze, cara!
    Sulla mia imperfezione mi sono creata un blog!
    C’è solo l’imbarazzo della scelta!
    Rimanendo in tema chiavi della macchina: io sono riuscita a chiuderle nel bagagliaio, assieme a una spesa faraonica di surgelati, macchina al sole di luglio, con figlio appresso di pochi mesi che piangeva perchè doveva essere allattato.
    Nenache a dirlo, le chiavi di casa erano in macchina.
    Risultato: quando siamo riusciti ad aprirla, con le chiavi di scorta, i surgelati erano…cotti.
    Abbiamo fatto il giro di parenti ed amici per regalare le cibarie edibili.
    I ghiaccioli….no!

  20. questi racconti del “chiudersi fuori” hanno tutti un loro certo non so che. sono affascinanti, davvero. mi piacerebbe raccoglierli e farne un pamphlet

  21. Qualche giorno fa accompagno a casa mio fratello a Milano, che ha appena traslocato. Lascio la macchina in fretta sotto il palazzo, in divieto ma non avevo alternative, la chiudo e sento un bibip insolito ma non ci faccio caso (bugia, ci faccio caso ma fa niente) e salgo. La mia è una di quelle odiose macchine – ereditata e che sta finalmente cadendo a pezzi – senza le chiavi, per aprire e chiudere si schiaccia un pulsantino sulla portiera. Mi trattengo giusto dieci minuti e scappo giù giù per le scale. Attraverso la strada e trovo la macchina, parcheggiata e con la portiera chiusa, accesa.

  22. Oh! Mi sovviene ora che mi sono anche chiusa fuori! Avevo ospiti a cena e ho pensato che per una volta sarebbe stato carino accoglierli sulla soglia anziché urlare “Ciao!” dalla cucina. Ma invece avrei proprio dovuto limitarmi a urlare “Ciao” dalla cucina, perché la porta mi si è chiusa dietro e i miei coinquilini che avevano un’altra copia delle chiavi erano in Italia e il mio ragazzo che aveva la terza e ultima copia si trovava nel Sud del Belgio a un paio d’ore di distanza… e io avevo TUTTO sul fuoco! Caso fortuito volle però che proprio quella sera io stessi sperimentando per la prima volta la cottura lenta a bassa temperatura… quindi quando alla fine siamo riusciti a entrare (suonando ai vicini, scalando la loro scaletta antincendio e infine saltando sul terrazzo che neanche Spiderman!) l’arrosto era giusto appena appena rosato.

  23. Io e marito ci ritroviamo a casa l’altra sera dopo il lavoro. Mi si e’ rotto il mop la sera prima, cosi’ diciamo usciamo e compriamone un altro (a chi dice che a Londra e’ tutta vita perche’ e’ Londra: mica tanto…). Siamo in coda alla cassa. Ma tu hai le chiavi di casa? No, io no. Tu? Nemmeno io. Bene. Benissimo. Torniamo e troviamo la padrona di casa (che vive nello stesso complesso ma non nel nostro building) che ha una copia. Ma solo della casa. Non del portone che si apre con una specie di contactless. OK. Suoneremo ai vicini. 3 appartamenti e nessuno in casa. OK. Rimaniamo ad aspettare. Troppo freddo. Decidiamo di andare di nuovo al supermercato. In un’ora ce ne siamo fatti 3 senza comprare nulla e secondo me sembravamo pure due che volevano rubare. Torniamo indietro e suoniamo. Quella del 4 era tornata. Ci apre. Rientriamo. =) Monica. Non vorrei essere anonimo ma non ho nessun altro account.

  24. io ho portato i miei figli alla festa di compleanno di un’amichetta.
    arrivaimo, in ritardo, trafelati, col regalo comprato all’ultimo.
    non c’è nessuno.
    ho sbagliato giorno.

    1. bellissimo. a proposito di feste ho saputo che in GB una famiglia ha inviato una multa alla madre di un bambino “per non essersi presentato alla festa di compleanno cui era stato invitato”. han chiesto 15 sterline mi pare.

  25. il mio fidanzato, oggi marito, altimenti detto il chercheur, tornava da unmese di avventurosissimo viaggio in paesi caraibici (mortacci sua) durante il quale si era fatto sentire pochissimo (arrimortacci sua) Andai a prenderlo baldanzosa ed emozionatissima (insieme alla mia amica il cui fidanzato viaggiava insieme al mio). Guidai dal paesino milanese fino a Mlapensa, cercai un parcheggio a pagamento, mi recai al tabellone degli arrivi per vedere se l’aereo atterrava in orario. Nessuna traccia dell’aereo. Preoccupata andai a chiedere al bancone della compagnia. Ci misi un bel po’ a riprendermi dallo shock nel realizzare che l’arrivo era per il giorno successivo. Non avevo tenuto conto del fuso orario

    p.s. Sto leggendo tutto il tuo archivio in stato febbrile e compulsivo, come si fa davanti al cofanetto di una serie televisiva. Che piacere e che grasse risate!! E che buonumore che mi metti!

  26. ahhhhh!!!!! le chiavi!!!!!!! dovrei cucirmele addosso!!!!!!!! Ti racconto questa perchè non è del tutto colpa mia: a mio figlio rubano il giaccone dalla macchina (la mia) parcheggiata davanti ad una nota discoteca della città. dentro al giaccone ci sono ovviamente le chiavi di casa, non essendoci anche i documenti e non potendo risalire quindi alla casa a cui andavano abbinate nessuno si preoccupa più di tanto, però lui è senza chiavi allo ci accordiamo perchè io gli lasci le mie in un posto convenuto vicino alla porta di casa. Poi io vado via, usando l’auto di mio marito che ha il telecomando del cancello non attaccato alle chiavi dell’auto. Rientro dopo svariate ore convinta di trovare le mie chiavi al posto solito…… apro il cancello con il telecomando e lascio fuori l’auto, entro, cerco le chiavi che naturalmente mio figlio ha pensato bene di tenersi in tasca, quindi mi trovo prigioniera nel cortile, con cinque gradi sotto zero, figlio dall’altra parte della città, marito pure lui non vicinissimo e……… una pipì che mi scappa da morire!!!!!!!!!! Quando i due marpioni sono arrivati, non li ho mazziati solo perchè dovevo andare di corsa al bagno!!!!!

  27. Quando andiamo in campagna, lasciamo sempre, regolarmente le chiavi di casa a Milano.. poco male, i miei hanno casa vicino e ci lasciano la loro copia.
    Però, presi orami da questa trascuratezza rituale, questa estate siamo partiti per la consueta vacanza calabra, lasciando tutti e tre i mazzi di chiavi a Milano…
    accorgendocene dopo sole 10 ore di macchina, in pieno agosto, alle ore 22… accaldati come dopo una passeggiata nel Sahara, pieni di pacchi e valigie…
    non sapete come è umido dormire in guardino.. ;))

  28. me ne è venuta in mente un’altra (sono quella che ha accompagnato i figli ad una festa il giorno sbagliato e mi sono dimentica di firmarmi).
    invitiamo la migliore amica di mia figlia di 4 anni a giocare da noi. Mi faccio lasciare la delega, compro la merenda per tutti, ritiro le bimbe alla materna, vado a prendere il piccolo al nido con le bimbe. Arriviamo a casa, parcheggio la macchina nel box, che perfortuna è sotterraneo e non ci bagnamo (che ovviamente piove che dio la manda).
    Sono proprio organizzate bene, ce la faccio.
    Con i tre zainetti, la merenda appena comprata, gli ombrelli, i tre bimbi tutti gasati che non vedono l’ora di giocare e una di fare la pipi, arriviamo con l’ascensore al nostro piano.
    Non trovo le chiavi di casa.
    Le cerco disperatamente in tutte le borse che ho, anche nello zainetti dei bimbi.
    Certo che non le trovo, le ho lasciate in macchina, chiusa nel box, che senza chiavi non posso aprire.
    v@le
    p.s. chiamo inpanicata il mio amore dimenticandomi che è all’estero per lavoro, mi risponde realizzo che è ancora via e faccio finta di niente.
    chiamo mia mamma che ha una copia del mazzo di chiavi, senza ricordarmi che è in vacanza in tunisia e sentendomi in angoscia mi richiama almeno 15 volte per sapere se ho risolto, mi fa fuori mezzo credito e quasi tutta la batteria (non ho risolto).
    tre ore dopo siamo salvati dalla suocera che al rientro dal lavoro viene in soccorso e ci apre la porta, 5 minuti prima che la mamma dell’amica arrivi a riprendersela.
    I bimbi subito raccontano tutto, siamo rimasti tutto il pomeriggio sulle scale, abbiamo fatto la pipì nel prato, sotto il portico.
    Indimenticabile.

  29. beh comunque io nella mia storditaggine non ho mai perso le chiavi, ne sono rimasta chiusa fuori…
    ho solo dimenticato di portare il materiale per l’inizio della scuola materna di Leone alla prima riunione di presentazione con le altre mamme, me ne sono resa conto leggendo il facebbok di un amica…
    Ora voglio vedere quando la terza arriverà che cosa riuscirò a dimenticare, visto che fino ad me la sono cavata bene…

  30. Una mattina io e mio marito siamo andati a sciare. Abbiamo chiuso la macchina con le chiavi dentro.
    Tornati dalla sciata, abbiamo cercato in tutti i modi di aprirla, anche chiamando i vigili e andando in giro per i bar del paese a chiedere se c’era qualche ex ladro che poteva aiutarci!
    Abbiamo provato con vari arnesi imperfetici da baristi e negozianti ed alla fine il vigile ci ha chiesto di mostrare i documenti, perché pensava che magari volevamo rubarla davvero.
    Abbiamo chiamato i suoceri, ma la seconda chiave dell’auto era a casa nostra e le chiavi di casa nostra, TRE mazzi, erano in auto e il quarto di scorta a casa dei miei che, giusto quel giorno, erano partiti per un weekend.
    Alla fine abbiamo rotto il finestrino.
    Ci siamo chiusi anche fuori casa due volte, sempre quando i suoceri ed i miei genitori erano entrambi via per svariati motivi, chiamando il fabbro, ovviamente di domenica, perché smontasse la serratura. Ci ha suggerito di non metterne MAI una di sicurezza, perché poi sarebbe dura da smontare!!!
    Il primo anno che ho lavorato in un rifugio d’estate, a 15 anni, ho distrutto due servizi di tazzine da caffè, uno un giorno e uno quello seguente,nello stesso modo: appoggiato il vassoio pieno sul bancone a metà, ho svuotato la parte sul bancone prima di quella sul vuoto.
    Ancora non so perché non mi hanno cacciata via a pedate subito!!
    Ah, nella stessa stagione ho pure messo per sbaglio la paprika nel caffè ad un cliente!!!!
    Una mattina della scorsa settimana, poi, ho portato il bambino a scuola in pigiama perché ero in ritardo!

  31. Uahahahah Paola sei la numero uno!!! Io l’altra sera sono riuscita ad andare a cena dai miei vicini(per fortuna proprio quelli della porta affianco) per manina con la mia piccola di un anno e mezzo, dimenticando sul divano il piccolissimo di 20giorni nella sua culletta tutto imbaccuccato e pronto x uscire!! Per fortuna i vicini mi hanno subito fayyo notare(tra grasse risate e diversi sfottò) che forse, ma proprio forse, mi mancava qualcosa!!! Facciamo che sono gli ormoni?!?! Ciao ciao notte

  32. Allora te ne scrivo tre (vale o sono fuori tempo massimo?).
    Numero uno: non trovo più la macchina uscendo dal lavoro. Accidenti era in sosta vietata me l’avranno rimossa. Passo tutta la sera a telefonare ai vigili e ai depositi di macchine rimosse e mi convinco che allora me l’hanno rubata. Così a notte fonda faccio la denuncia di furto d’auto alla polizia. Tornando verso casa mi viene in mente che forse non avevo parcheggiato l’auto dove pensavo ma nella via dopo. Infatti era lì… Torno di corsa a ritirare la denuncia di furto ma mi dicono che no non si può perchè l’hanno già spedita. È così inviano la seguente comunicazione: “l’auto, rubata stasera in via Xxx è stata ritrovata dopo mezz’ora nella via a fianco”.
    Numero due: torno da viaggio aereo con alcuni bambini e varie valigie. Scendo dal l’autobus e (no non dimentico un bambino alla fermata) torno a casa e l’indomani ricevo telefonata dai miei genitori a cui qualcuno ha recapitato la valigia dimenticata per strada (la valigia me l’avevano prestata i miei e sulla targhetta c’era il loro indirizzo).
    Numero tre: decido di provare il metal detector ricevuto in regalo dal figlio e lancio l’anello in un prato ai giardini. Non funziona. L’anello viene ritrovato dalla figlia dopo avere pronunciato il mantra “pensa come un anello, pensa come un anello , pensa come un anello”.
    C’è ne sono molti altri: carino quella volta in cui mi scappa la gatta in montagna e io inseguo e acchiappo il gatto sbagliato che non è molto contento nè amichevole eccetera eccetera eccetera
    Marianna

  33. Credo di poterti consolare dicendoti che non sei sola. Lo Gnomo ha 20 mesi, cammina, corre, fa disastri ed è iperattivo come i bimbi della sua età. Tutto ciò è “leggermente” stancante e stressante, ma ci fai l’abitudine a quella sensazione di mancanza di controllo sulla tua vita. Poi un giorno ti rendi conto che non controlli più nemmeno il tuo cervello….questo lo scenario: esterno sera, Gnomo, suo padre ed io decidiamo di andare a cena da amici e – non avendo la macchina – ne prendiamo una a noleggio al Car Sharing, come facciamo sempre in queste occasioni. A fine serata, riportiamo la macchina al parcheggio, pronta per l’utente successivo. Interno giorno: la mattina DOPO, come sempre di corsa preparo lo Gnomo per l’asilo, fuori c’è il diluvio universale. Nel momento finale del “infiliamoci il giubbotto per andare all’asilo dai bimbi”, cala su di me un velo di gelo misto a stupore, incredulità e “non ci posso credere”….e il passeggino dove sta??? Sperando in un miracolo di responsabilità maschile chiedo al padre con voce soave a dissimulare il panico “Amore…hai preso tu il passeggino dal bagagliaio dell’auto a noleggio ieri sera?”. Dal colorito grigio antracite del suo viso capisco che no, non l’ha preso lui il passeggino. Per farla breve, corri a scuola, molla lo Gnomo e – tra mille telefonate – corri al parcheggio a recuperare l’oggetto dimenticato in macchina, tutto sotto al diluvio e con la signorina del Servizio Clienti del Car Sharing che mi fa “per fortuna in macchina ha lasciato solo il passeggino e non il bambino”…..

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